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La tradizione culinaria lombarda
Cristina Sampiero, N. 6 giugno 2001
Non si può parlare in Lombardia di ununica tradizione gastronomica:
la cucina lombarda si differenzia infatti a seconda delle province ed è
subito evidente che ben poco hanno in comune tradizionali piatti milanesi e
bergamaschi, cucina bresciana e mantovana. Vi è una gastronomia estremamente
diversificata: caratteristica attribuibile non solo alle differenti economie,
ma anche a diverse influenze storiche. È evidente che la regione, per
la sua ampiezza e complessità storica subì ed elaborò diverse
influenze culturali e quindi anche gastronomiche.
Una natura particolarmente ricca e varia, completata dalla presenza di fiumi
e laghi, offre una abbondante varietà di prodotti: carni, verdure, pesci
di fiume e di lago, riso e formaggi.
Famosa e di antiche tradizioni è infatti la produzione casearia lombarda
dalla quale provengono gustosi formaggi come stracchini, crescenze, robiole,
taleggi, caprino dolce e salato, mascarpone, gorgonzola, panna, ma soprattutto
il grana padano o lodigiano, più grasso del parmigiano reggiano e la
cui squisita caratteristica è la goccia che si forma con la stagionatura.
Il burro è il condimento base di tutta la cucina tradizionale lombarda
anche se lolio, oggi, si sta rivalutando. Accanto ad una cucina popolare
di origine contadina, si trovano le creazioni dei grandi cuochi delle famiglie
nobili e delle corti dei Gonzaga, degli Sforza e dei Visconti e le chiare influenze
del dominio austriaco. La si è spesso definita cucina povera
ma, in realtà, è un modo di cucinare ricchissimo di invenzioni
e di carattere, capace di creare piatti semplici sì, ma gustosi e saporiti.
Per la Lombardia si può dunque parlare di cinque gastronomie diverse:
milanese, lombarda-emiliana (Cremona e Mantova), lombarda-veneta (Bergamo e
Brescia), lombarda - piemontese - ligure (Lomellina e Oltrepò) e quella
di laghi e monti (Como e Valtellina).
Cucina milanese: tra i piatti tipicamente milanesi spicca il risotto giallo
allo zafferano. Sempre tra i primi, nota è la trippa.
Tipica è poi la cassoeula di carne di maiale (costine, cotiche,
salsicce insieme a verze), pietanza che richiede non solamente gli ingredienti
della stagione giusta, ma anche una cura particolare nella preparazione e nella
cottura. Noti sono i mondeghili, polpette fritte nel burro, e la
celeberrima costoletta o cotoletta alla milanese, con o senza osso: costolette
di vitello che, secondo la ricetta tradizionale, devono essere alte circa un
dito, passate nelluovo e nel pangrattato e fritte in abbondante burro.
Piatto la cui invenzione viene rivendicata dai viennesi, anche se
ci sono sostanziali differenze tra i due modi di cucinarlo: le cotolette viennesi
sono sottilissime, ben battute e molto larghe, passate prima nella farina e
poi nelluovo e nel pangrattato. Fra i dolci non va certo dimenticato il
panettone, dolce di origine antica, che la tradizione vorrebbe nato come pane
dei signori (pane di tono dal francese pan de ton), in realtà
non è improbabile che in origine il panettone sia di ambiente popolare
e che il suo nome significasse pane grande. È comunque certo
che fu, fin dallinizio, un cibo speciale preparato solo in occasione del
Natale. Così come, in occasione della Pasqua, i milanesi inventarono
la colomba.
Cucina cremonese e mantovana: la vicinanza dellEmilia Romagna ha decisamente
influenzato la cucina di queste due città e delle loro province. Insaccati,
marubini, torrone e mostarda sono i piatti tipici della cucina cremonese, semplici
ma forti di una tradizione secolare. I marubini, chiamati altrove agnoloni,
cappelletti, ravioli o tortelloni, vengono preparati in due versioni che si
diversificano per tipo di ripieno (con o senza carne) o per modo di cottura
(raramente asciutti, più spesso cotti e serviti nel brodo). Maggiormente
famosi nella cucina cremonese sono però il torrone e la mostarda. Il
primo, a base di mandorle toste, miele e albume, si dice inventato in occasione
delle nozze di Bianca Maria Visconti con Francesco Sforza nel 1441, ma in realtà
è probabile che sia di origine araba, arrivato a Cremona tramite i mercanti
di spezie e di stoffe che numerosi affluivano al tempo nella città. Le
fonti storico-gastronomiche cremonesi parlano frequentemente di
torrone, salumi e cotognata (pasta dolce di mele cotogne), ma mai di mostarda.
Bisogna aspettare il 1604, in un libro di cucina scritto in francese, per trovare
indicata la ricetta della mostarda di Cremona con frutta candita
e senape, mentre per tutto il Medioevo si era intesa per mostarda
il mosto cotto unito sempre alla senape. Famosi sono poi i tortelli di zucca
e, tra i dolci, la sbrisolona, il bussolano e la torta paradiso. Cremona e Mantova
sono rinomate anche per la fragranza del loro pane.
Cucina bergamasca e bresciana: chiaramente influenzate dalla gastronomia veneta,
queste due cucine sono state in parte trascurate dai manuali, ma hanno anchesse
peculiarità ben determinate. Piatti tipicamente bergamaschi sono i casonsei,
grossi ravioli di mollica di pane, salsiccia e grana, conditi con burro fuso
e, naturalmente, la celeberrima polenta e osej, entrambi piatti
tipici anche della tradizione bresciana; vi è poi la zuppa di pane e
verze, i malfatti della Valcamonica e il risotto alla pitocca. Tra i pesci vengono
cucinati con particolare cura trote e carpioni (particolarmente pregiati quelli
del Lago di Garda), sardine alla griglia, alborelle o aole fritte
o in saor.
Cucina pavese: nel pavese diverse sono le influenze: liguri, piemontesi e lombarde.
Riso, latticini e carne sono ingredienti essenziali di questa gastronomia, ma
rinomati sono anche i pesci di Po e Ticino: carpe, lucci, tinche, persici cucinati
in svariati modi. La produzione di insaccati eccelle nel salame di Varzi, di
denominazione di origine protetta, e di gran pregio sono anche coppe, pancette,
cotechini e piccoli cacciatorini. Tra i piatti storici
va ricordata la zuppa pavese: brodo con uova e formaggio a cui si aggiungono
fette di pane e crescione.
Cucina comasca e valtellinese: Como è definita la città dei missoltitt,
gli agoni del Lario, pesci pescati tra i mesi di Maggio e Giugno, fatti essiccare
al sole su appositi trespoli di legno e poi pressati in scatole di latta insieme
a foglie di lauro. Cucina per alcuni versi molto simile alla milanese, ha però
delle sue specialità nella polenta unta, negli aglioni, cotechini
allaglio, nei polli e nei fagiani ripieni, nelloca arrosto e, tra
le verdure, negli asparagi con pancetta. Tradizionalmente valtellinesi sono
i pizzoccheri, sorta di tagliatelle scure impastate con farina di grano saraceno,
cotte insieme a patate, verze e altre verdure e condite con burro fuso. Sempre
di grano saraceno è la polenta taragna condita con burro e formaggi freschi
di Valtellina.
Dunque cucina lombarda sinonimo di varietà e gustosità alla quale
ben si accompagnano i buoni vini di cui questa regione è produttrice
nelle sue zone vinicole principali: Garda, Valtellina e Oltrepò Pavese.
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