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Il naso elettronico e tumore al polmone

Cristina Mazzantini, N. 7/8 Luglio/Agosto 2001

Tra qualche anno il medico curante sarà in grado di capire se siamo malati o meno dall’odore. Non solo. Sarà anche capace di diagnosticare il tipo di malattia e lo stadio di progressione così da poter mettere in atto, al più presto, la strategia terapeutica più opportuna. Ad “annusarci”, nello studio medico o nell’ambulatorio ospedaliero, sarà il “Libra Nose”, un “naso elettronico” realizzato dal Progetto Sensori e Microsistemi (PSM) del CNR e dall’Università di Tor Vergata di Roma.
Questo dispositivo olfattivo dalle molteplici funzioni è già impiegato in diversi settori dell’industria agro-alimentare e potrà avere un ruolo fondamentale in campo medico, soprattutto per quanto riguarda la diagnostica. Ad avvantaggiarsi saranno patologie come la schizofrenia, il diabete, il cancro al polmone, le malattie infettive, quelle epatiche e le problematiche legate all’infertilità.
Ma cos’è il naso elettronico? “È un dispositivo assai complesso, diviso nelle identiche dieci parti in cui è strutturato il sistema olfattivo degli esseri viventi (specialmente dell’uomo). Tutti questi segmenti sono stati poi sintetizzati e posti in correlazione tra loro”, spiega il professor Arnaldo D’Amico, direttore del Dipartimento d’Ingegneria elettronica all’Università “Tor Vergata”. “Alla fine si è riusciti ad avere un’immagine olfattiva che è simile a quella che si ottiene nel cervello umano”. Il professor Corrado Di Natale, uno dei responsabili del progetto, precisa: “È uno strumento che si presenta come un piccolo cilindro, alto circa 15 cm. e con un diametro di 10 cm. All’interno si trovano otto sensori, spalmati di metallo porfine (composti stabili presenti in natura come complessi metallici, ndr), e una pompetta aspirante per catturare gli odori da sottoporre ad analisi”.
Se ne è ampiamente discusso il 26 giugno a Roma, presso l’Accademia Lancisiana, durante il simposio su “L’applicazione del naso elettronico in medicina: la diagnosi del cancro del polmone”. Il professor Claudio Roscioni, primario medico emerito dell’Azienda Ospedaliera romana S. Camillo-Forlanini ha dichiarato: “Nel 1994 sono venuto a conoscenza degli studi diretti dal professor D’Amico sulla messa a punto di un naso artificiale, con il quale poter individuare e testare i vari odori con una sensibilità superiore a quella dell’olfatto umano”.
Proprio per questo si è suggerito all’équipe del professor D’Amico di indirizzare la ricerca verso una malattia di interesse generale come il cancro del polmone. Va ricordato che si tratta di una patologia ad alta malignità, di notevole diffusione, di difficile individuazione in fase presintomatica e per la quale una diagnosi precoce potrebbe anticipare un intervento chirurgico risolutore. “Non è mai stata descritta in letteratura l’esistenza di “messaggi odorosi” emessi dal cancro del polmone”, ha sottolineato il professor Roscioni, “ma ho ritenuto che il tumultuoso e irregolare proliferare delle cellule neoplastiche avrebbe potuto provocare la comparsa di un odore caratteristico e specifico nell’espirato profondo dei malati”. Ha poi aggiunto: “Per la selezione dei pazienti con tumore polmonare, ma esenti da malattie concomitanti, mi sono rivolto ai colleghi dell’Ospedale Carlo Forlanini e in particolare ai professori Marcello Maroncelli, primario della Divisione di Otorinolaringoiatria e Massimo Martelli, primario della Divisione di Chirurgia toracica”.
Per questa sperimentazione con il naso elettronico, avviata nel dicembre del 1998, sono stati arruolati 42 malati e 18 soggetti sani (appartenenti al personale medico e infermieristico dell’ospedale), tutti volontari, che hanno dovuto osservare alcune condizioni (v. box). I pazienti sono stati suddivisi in 35 in attesa di intervento chirurgico e 9 già operati, due dei quali durante la sperimentazione.
I risultati dello studio sono stati a dir poco sorprendenti. Infatti il naso elettronico ha giudicato come malati i 35 soggetti in attesa d’intervento (quindi il 100% dei casi). Cinque dei soggetti già operati sono stati identificati come esenti da malattia, mentre i restanti 4 sono stati classificati come inseriti in un gruppo “diverso”. Dei 18 volontari, ovvero il gruppo di controllo, 17 sono stati identificati come esenti da segnale patologico e uno solo è stato giudicato “diverso” (probabilmente perché non si è attenuto rigorosamente alle condizioni imposte dal protocollo).
“Nella casistica esaminata, però, i pazienti erano pressappoco allo stadio di sviluppo del tumore. Avremmo voluto controllare la metodica nella fase iniziale di malattia per poter raggiungere l’obiettivo di un’auspicabile diagnosi precoce, che avrebbe potuto salvare la vita ai pazienti. Così magari da permettere di anticipare l’intervento chirurgico”, ha concluso il professor Roscioni.

Le regole da osservare per il prelievo
Il prelievo è stato effettuato al mattino, in ambiente ben areato, non affollato e in assenza di fumo da sigaretta. Si è poi fatto insufflare al paziente l’espirato profondo in un palloncino di plastica del volume di 4 litri, privo di qualsiasi odore. I pazienti, data l’alta sensibilità del sistema, dovevano scrupolosamente osservare le seguenti condizioni:

  1. Non mangiare nulla (comprese caramelle, liquirizie e similari) e non bere, eccezion fatta per l’acqua pura dalla cena del giorno precedente.
  2. Osservare una dieta blanda, con alimenti facilmente digeribili e priva di aglio, cipolle ed erbe aromatiche, nei due giorni precedenti il prelievo.
  3. Non fumare da due giorni;
  4. Lavarsi i denti o usare collutori non profumati soltanto dopo l’ultimo pasto del giorno precedente;
  5. Se possibile, non assumere farmaci da almeno due giorni.
  6. Nelle 48 ore precedenti l’esame, non usare profumi, belletti, saponi o dopobarba profumati, alcool, etere e ammoniaca.
  7. Sciacquare la bocca con acqua pura 20 minuti prima del prelievo.

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