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Anemia e stanchezza, ovvero la "fatigue"
Cristina Mazzantini, N. 9 settembre 2001
Qualificati oncologi clinici italiani si sono riuniti a Roma, in giugno, per il I Convegno Nazionale su La fatigue nel paziente oncologico, organizzato da Ortho Biotech della Johnson & Johnson, con il patrocinio dellAssociazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM).
Nonostante luso di un termine francese per lassenza di un corrispettivo italiano, altrettanto incisivo, la problematica è sicuramente di notevole importanza. La dimostrazione? Secondo le ultime stime, il 78% dei pazienti sottoposti a trattamenti antitumorali soffre di fatigue. Ma che cosè esattamente? Il professor Francesco Cognetti, direttore del Dipartimento di Oncologia Medica IFO di Roma, chiarisce: «Per fatigue gli oncologi intendono quel disturbo, comune alla maggioranza dei pazienti con tumori avanzati e sottoposti a chemio e radioterapia, che consiste in un esaurimento di energia, con estrema stanchezza, debolezza e spossatezza. Questi sintomi, però, non interessano solo la condizione fisica.
Coinvolgono anche la sfera intellettuale, affettiva e psicologica della persona».
Durante lincontro romano, gli esperti hanno accettato lultima revisione dellInternational Classification Disease del 2000 (ICD 10) secondo cui la fatigue è ormai considerata come una vera e propria malattia correlata al cancro, a differenza del passato.
Fino a qualche anno fa, infatti, essa era ritenuta solo un sintomo.
Questa revisione sicuramente può aprire nuove prospettive che potrebbero migliorare le terapie oncologiche. A tale proposito, il professor Riccardo Rosso, direttore della I U.O. di Oncologia Medica presso lIstituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova, sottolinea: «La maggiore causa della fatigue è lanemia, cioè un numero insufficiente di globuli rossi nel sangue». Peraltro recenti studi hanno documentato come lelevata incidenza dellanemia, già esistente nel 60% dei pazienti prima della terapia, raggiunga livelli superiori all80% (a seconda del tipo di tumore e di trattamento) durante la chemio e la radioterapia. Inoltre, si è rilevato che soltanto il 9% di coloro che dichiarano di essere afflitti da fatigue è stato sottoposto a una terapia specifica per contrastare il problema.
Dunque si riconosce lanemia come principale causa della fatigue. Ma non è la sola. Infatti nei pazienti neoplastici, trattati o meno, gli oncologi possono individuare altre cause che provocano o aggravano questa invincibile stanchezza. E sono fenomeni più o meno comuni: disordini del metabolismo, depressione, immobilità. «A seconda dei casi, ognuno di questi fattori contribuisce in maniera diversa alla manifestazione della malattia», puntualizza il professor Rosso che aggiunge: «I meccanismi fisiologici sono correlati a una diminuita disponibilità di substrati metabolici, dovuti ad anemia e ipossiemia, aumento del fabbisogno energetico (crescita del tumore, infezioni, febbre), produzione anormale di sostanze che danneggiano il metabolismo, quali le citochine o gli anticorpi».
Dalle cifre internazionali, inoltre, è giunta la conferma di quanto la fatigue possa influire sulla qualità della vita del paziente oncologico e come essa incida anche sul livello socio-economico.
«Il paziente affetto da fatigue spesso non è in grado di svolgere la sua normale attività quotidiana ovvero camminare a lungo, pulire casa, fare la spesa. Nè può lavorare. Problema, questo, che coinvolge anche i familiari, soprattutto quando si tratta di un soggetto giovane che è capo famiglia», precisa ancora il professor Cognetti. «Da una ricerca condotta da Gregory Curt, vice-direttore del National Cancer Institute di Bethesda (pubblicata nel 2000 da The Oncologist), su centinaia di pazienti statunitensi, risulta che più della metà è costretto ad abbandonare il lavoro, mentre il 35% deve ridurre le proprie responsabilità per lo stress emotivo e la mancanza di energie dovute alla patologia». Aggiunge Cognetti: «Nella valutazione dellimpatto economico della fatigue, non va dimenticata la figura familiare o la persona che assiste, a volte costretta a lasciare il proprio lavoro per dedicarsi al malato o, molto più frequentemente, obbligata a prendere dei giorni di permesso (nel 20% dei casi) o, comunque, a ridurre il proprio impegno lavorativo».
Si è dunque discusso a lungo su quanto la fatigue possa compromettere la capacità lavorativa del malato neoplastico, il suo benessere fisico ed emotivo, oltre ai rapporti con i familiari e alle conseguenze sulle attività sociali e il ritmo di vita. La soluzione? A proporla è lo stesso professor Cognetti, con il consenso di tutti i partecipanti al convegno di Roma: «Migliorare la qualità della vita del paziente oncologico è anche uno degli obiettivi del Summit mondiale contro il Cancro che, nato a Parigi lo scorso anno, sotto il patrocinio dellUNESCO, intende sensibilizzare e favorire la coscienza collettiva in tutto il mondo per eliminare il cancro.
Attraverso la firma della Carta di Parigi, che focalizza in 10 articoli i principi e le finalità del Summit, tutti possono contribuire al raggiungimento di questi obiettivi».
Il professor Rosso, riferendosi allart. VII della Carta che recita: Migliorare la qualità della vita, ha poi annunciato liniziativa che sta promuovendo lAIOM sul tema. Si tratta di uno studio sulla valutazione della fatigue che coinvolgerà 1500 pazienti italiani. Partito alla fine del 2000, lo studio durerà un anno e i risultati saranno pubblicati nel primo semestre del 2002. In conclusione, gli oncologi dovrebbero dare una risposta chiara al quesito emerso dalle ricerche finora condotte ovvero sulla necessità di curare la fatigue. A tale proposito è intervenuto il professor Rosso: «Correggere lanemia è la principale esigenza del medico. Preciso però che le trasfusioni sono normalmente utilizzate solo nei casi di anemia grave, a causa dei rischi a quelle collegati. Perciò, quando i livelli di emoglobina sono di entità inferiore, i medici tendono a non intervenire». Sicuramente gli specialisti dovranno rivedere la loro posizione, anche alla luce dei recenti dati che hanno dimostrato una stretta correlazione tra anemia da cancro lieve o moderata, compromissione della qualità della vita e fatigue.
Che fare? Il professor Rosso spiega: «Per risolvere questo problema, studi controllati e studi in aperto hanno dimostrato lefficacia della somministrazione di epoetina alfa. Infatti, circa il 70% dei pazienti oncologici in cura chemioterapica, a cui è stata somministrata epoetina alfa, ha ottenuto una risposta completa. Il miglioramento della qualità della vita è risultato pari a circa il 30%, rispetto allinizio del trattamento, ed è stato direttamente proporzionale allincremento di emoglobina».
Lanemia e lutilizzo dellepoetina alfa
Per anemia sintende la riduzione del numero di globuli rossi al di sotto dei valori normali che sono circa 4 milioni e mezzo per luomo e 4 milioni per la donna, precisa il prof. Salvatore Di Giulio, primario di Nefrologia e Dialisi presso lAzienda Ospedaliera S.Camillo-Forlanini di Roma.
Che aggiunge: I sintomi dellanemia sono: sensazione di stanchezza, affaticabilità, difficoltà ad affrontare degli sforzi normali, a volte anche affanno, e sintomi più generali che possono essere la perdita dei capelli e dellappetito.
Lanemia, in realtà, è una patologia che genera sintomi connessi alla mancanza di ossigenazione nel sangue. Infatti, frequentemente lanemia è dovuta alla carenza delleritropoietina ovvero un ormone naturale, presente normalmente in una persona sana e determinato dal rene per stimolare la produzione di globuli rossi, puntualizza ancora Di Giulio che è stato tra i primi, in Italia, ad aver studiato e utilizzato lepoetina in pazienti in dialisi, già dalla fine degli anni 80.
Data la sua grande competenza, gli abbiamo posto alcune domande precise. Che cosè lepoetina alfa? È una molecola realizzata attraverso la tecnica del DNA ricombinante ed è del tutto simile alleritropoietina naturale (endogena). A chi va somministrata? È da ricordare, innanzitutto, che si tratta di un farmaco che occorre a tutti quei pazienti in cui lanemia è dovuta a carenza di eritropoietina. Per esempio, nei soggetti in dialisi oppure in pazienti oncologici trattati con chemioterapici. Quando, invece, è bene non darla? Senzaltro a tutti coloro che hanno unanemia attribuibile alla carenza di ferro oppure a chi ha perdite ematiche intestinali (dovute a tumori non diagnosticati). Sono possibili reazioni avverse? Sicuramente. Poiché si parla di un farmaco e, come tale, non esente da effetti collaterali. Infatti si sono verificati casi di ipertensione arteriosa, episodi di trombosi e crisi convulsive. Da settembre 2000, lepoetina alfa può essere utilizzata anche in Italia per il trattamento dei pazienti oncologici sottoposti a qualsiasi tipo di chemioterapia.
La Carta di Parigi contro il cancro
Sotto il patrocinio dellUNESCO si è tenuto a Parigi il Summit Mondiale contro il Cancro, alla presenza di politici, economisti, oncologi, rappresentanti dei pazienti, personaggi dello spettacolo e dellindustria. In tale occasione è nata la Carta di Parigi contro il Cancro che focalizza i suoi obiettivi e principi per combattere e vincere il male del secolo in 10 articoli:
- I diritti dei pazienti oncologici sono diritti umani
- Eliminare gli stigmi associati al cancro
- Promuovere la conoscenza e il progresso scientifico
- Assicurare il diritto alla buona qualità della cura oncologica
- Intensificare la prevenzione del cancro
- Rendere prioritari lo screening e lidentificazione precoce
- Rafforzare la posizione del paziente oncologico
- Migliorare la qualità della vita
- Sostenere ogni strategia locale
- Sviluppare alleanze
Indirizzo utile: www2.mdanderson.org/app/paris/charter.html
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