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Intolleranza o allergia?
Maela Officio, N. 9 settembre 2001
Negli ultimi ventanni le speranze di vita di tutti i pazienti colpiti dalle varie forme di tumore è aumentata sensibilmente. E sicuramente migliorata è anche la qualità del loro modo di vivere. Molto si deve ai continui progressi compiuti dalloncologia mondiale con lausilio delle terapie antineoplastiche, tra le quali la chemioterapia.
La chemio, come famigliarmente usiamo chiamarla. Cosa sia è noto un po a tutti: una buona informazione ci aiuta a individuarla come frutto della chimica, ossia farmaci ottenuti per sintesi artificiale. I tempi e i modi di somministrazione variano secondo il tipo di cancro e le condizioni generali del paziente. La sua applicazione può avvenire in concomitanza con altri tipi di terapie (chirurgica, radioterapica
) e/o farmaci. Numerosi studi, poi, dimostrano che, rispetto al passato, sia meglio tollerata, grazie a un grado di tossicità più ridotto dei farmaci, e cè una maggiore probabilità di guarigione dopo il suo impiego. Quel che più colpisce, però, è che proprio in seguito a tali progressi abbia assunto anche un carattere palliativo, ossia lenisce i sintomi dolorosi dovuti alla malattia.
Nonostante tutti i risultati positivi e incoraggianti, le accuse mosse a questa terapia non sono mancate, neppure nel nostro paese. Il motivo delle obiezioni al suo impiego è dovuto in particolare agli effetti collaterali che persistono comunque, al di là del risultato finale. È indubbio, infatti, che lassunzione da parte del paziente di farmaci artificiali e sintetici comporti la convivenza, forzata e per lo più debilitante, con malesseri fisici difficili da sopportare. I cosiddetti effetti collaterali dipendono dalle dosi di farmaco assunte. In generale, il paziente avrà una minore resistenza alle infezioni, inappetenza, nausea, vomito o dolore alla bocca. Potrà sentirsi privo di forze, quindi incorrere nella fatigue, e perdere i capelli (alopecia). Infine, non sono esclusi casi dintolleranza sviluppata nei confronti dei composti chemioterapici. E il dubbio è che si possa manifestare anche unallergia.
Il nostro corpo viene ogni giorno a contatto con numerose molecole. Ogni molecola può dare allergia nel caso in cui il nostro organismo sia già venuto a contatto con una dello stesso tipo in precedenza. Quindi, potenzialmente si può essere allergici a qualunque sostanza e tutto può provocare in noi una reazione allergica, ma non dalla prima volta che la si assume, solo dalla seconda.
Questo perché il nostro organismo produce anticorpi una volta che conosce un certo tipo di molecola. E a partire dal secondo contatto possono scatenarsi fattori allergici, come lo shock anafilattico.
Per chiarire bene quali rischi, se esistono, si corrono nel momento in cui si viene sottoposti a cicli di chemioterapia, quindi quando si assumono sostanze antineoplastiche per via endovenosa, abbiamo chiesto il parere di due specialisti: la Dottoressa Rosanna Niniano, allergologa dellOspedale di Melzo, e il Prof. Lorenzo Pavesi, oncologo della Fondazione Maugeri di Pavia.
Entrambi concordano nellaffermare che, fino a oggi, non si sono mai registrati casi di vere e proprie reazioni allergiche ai farmaci chemioterapici. Tuttal più si è trattato dintolleranza verso certe sostanze. E ancora, entrambi escludono il rischio per il paziente dincorrere in qualche tipo di allergia.
Secondo la Dottoressa Niniano, infatti, «lunico caso in cui si possono verificare reazioni di tipo allergico è quello definito immunomediato, che corrisponde piuttosto a un effetto collaterale di un farmaco o a uno stato temporaneo del nostro corpo che non accetta una particolare sostanza. Ma non si parla di allergia. Siamo piuttosto di fronte a casi di pseudo-allergie, ossia bisogna prima dimostrare che siamo predisposti a una vera reazione allergica nei confronti di una qualunque sostanza. Normalmente si tratta di casi isolati e di stati temporanei».
Nel caso specifico di reazione ai farmaci la diagnosi non cambia. «Un farmaco svolge unazione farmacologica, quindi il principio è sempre lo stesso: se non entri a contatto con la sostanza almeno due volte non puoi avere reazione allergica. Tutto dipende dal nostro sistema immunitario».
Esso è costituito da un insieme di cellule che hanno il compito di creare una barriera difensiva contro virus, batteri e quantaltro attacchi la buona salute del nostro organismo. «Se un sistema immunitario è molto attivo può accadere che reagisca in maniera sbagliata, ossia riconosce come dannose sostanze che in realtà non lo sono. Al contrario, in un soggetto immunodepresso non dovrebbe succedere proprio perché il sistema immunitario non è più capace di difendere lorganismo (per esempio, pazienti con neoplasie). Nella fattispecie le sostanze chemioterapiche provocano effetti collaterali ma non si sono registrati casi di vere e proprie reazioni allergiche legati a questi farmaci. Non esistono dunque casistiche in ambito oncologico. Aggiungiamo che per via endovenosa, come nel caso delle chemioterapie, lassunzione di sostanze porterebbe a unimmediata reazione che, al contrario, non è di tipo allergico se non si manifesta in un periodo di tempo molto circoscritto (per esempio qualche ora)».
Il prof. Pavesi conferma: «Non ci sono casi in letteratura stando a quel che risulta. Lunico problema dato da una reazione allergica viene dalluso di taxani (derivato dal tasso americano). Nel trattamento con questi farmaci cè una certa probabilità dincorrere in uno shock anafilattico. Ma allora esistono delle precauzioni fondamentali da prendere per ridurre il rischio al paziente. Per esempio la premedicazione con cortisone. Infatti, le cause che hanno scatenato reazioni identiche (shock, edema di glottide
) sono diverse e non riconducibili a vere e proprie allergie. Intolleranza non è allergia.
Per esempio, reazione epidermica intesa come desquamazione si verifica ogni volta che una sostanza presente nei composti chemioterapici invade il tessuto epidermico. Come si sa, le cellule della pelle sono in continuo movimento e si riproducono velocemente. Se tale sostanza le invade (entra a contatto con loro) in maniera cronica e continua, è quasi sicuro che si producono ferite aperte simili a ustioni. Un esempio di farmaco di questo tipo è il cinque fluoro uracile (farmaco base), che per tali effetti viene somministrato per via endovenosa con infusioni diluite nel tempo».
Studi clinici e ricerche non sono mai stati abbandonati per trovare tipi di trattamento più efficaci contro il cancro, ma soprattutto per ridurre gli effetti collaterali delle varie terapie.
Ricordiamo che è buona norma mettere al corrente lo specialista, oncologo in questo caso, di ogni questione riguardante la storia del nostro stato di salute, per evitare ogni minimo rischio nel sottoporsi alle cure che suggerisce. Ogni paziente, infatti, reagisce in modo diverso. I medici pianificano il trattamento di ognuno tenendo conto della situazione personale del paziente, in modo da ridurre al minimo gli effetti indesiderati, e osservano attentamente le reazioni al fine di poter intervenire allinsorgere di qualunque problema.
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