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Leucemia: tutte le novità
Laura Bettinzoli, N. 9 settembre 2001
Per alcuni tipi di malattie, per esempio le diverse forme di leucemie e altri tumori del sangue, la ricerca sta facendo passi da gigante e molti scienziati sono convinti che presto potranno venire definitivamente sconfitte. Si sta infatti iniziando a identificare i geni imputati nella crescita e nella maturazione delle cellule del sangue che sono alla radice delle leucemie. E non solo i geni, ma anche le proteine e i passaggi metabolici che ne consentono lo sviluppo.
Prima tra tutte va ricordata la recente scoperta di un gruppo di ricercatori, coordinato dallitaliano Andrea Cerutti, della Divisione di Immunologia Molecolare della Cornell University di New York. Questi scienziati hanno scoperto che bloccando la molecola Cd30, al centro del meccanismo che indebolisce il sistema immunitario nelle persone malate di leucemia linfoide cronica, si possono rafforzare le difese dellorganismo e combattere le infezioni ricorrenti, prima causa di morte della malattia. La scoperta è solo allinizio della fase sperimentale (le applicazioni sulluomo sono ancora lontane e per gli studi sugli animali serviranno 1 o 2 anni), ma è comunque da ritenersi di grande importanza perché, grazie ad essa, si è compiuto il primo passo per comprendere il motivo per cui nelle persone colpite da leucemia linfoide cronica si riducono notevolmente le difese immunitarie e aumenta la suscettibilità alle infezioni batteriche: dietro la molecola nota si nasconde un meccanismo del tutto nuovo, nel quale le cellule cancerose interagiscono direttamente con le cellule del sistema immunitario modificandone il comportamento. Fanno perdere loro la capacità di attivare la risposta immunitaria e perfino di sopprimerla una volta che questa si sia attivata. «Gli studi preliminari finora fatti in provetta - ha dichiarato Cerutti - dimostrano che nella leucemia linfoide cronica il Cd30 può contribuire allimmunodeficienza tipica della malattia; la scoperta di questo meccanismo apre adesso delle possibilità teoriche per migliorare la risposta immunitaria, la prima punta a bloccare lazione del Cd30 e la seconda punta alla soppressione dei linfociti T alterati».
La pillola contro la leucemia
È in vendita negli Usa un nuovo farmaco, denominato Gleevec, che viene considerato dalla Federal Drug Administration larma del futuro per sconfiggere il tumore. Il 90% dei pazienti già trattati con il nuovo farmaco, nei primi sei mesi di trattamento, ha visto diminuire in modo considerevole il numero delle cellule tumorali e oltre il 63% ha visto scomparire ogni traccia di tumore (il farmaco uccide le cellule malate e lascia intatte quelle sane). La forma di tumore che per ora lSTI-571, nome scientifico del farmaco, è in grado di combattere è la leucemia mieloide cronica. La ricerca ha ormai appurato che alcuni tipi di leucemie, come quella mieloide cronica, sono causate dalla presenza nel Dna di particolari oncogeni; e il gene responsabile della leucemia mieloide cronica, per esempio, si chiama Bcr/abl. Il farmaco, a differenza dei normali chemioterapici, non ha la funzione di distruggere le cellule malate, ma di bloccare lattività delloncogene responsabile della leucemia (fa crescere enormemente il numero dei globuli bianchi nel sangue, causa di questo tipo di leucemia); già dopo sole 48 ore di trattamento loncogene scompare e le cellule ammalate ritornano normali. I medici consigliano una pillola al giorno e assicurano non ci siano controindicazioni ed effetti collaterali.
Questo farmaco viene già applicato in via sperimentale in alcuni centri italiani, ed entro la fine del 2001 dovrebbe essere messo in commercio anche in Italia.
Tutte le possibilità del trapianto di midollo
Quando il midollo osseo, la fabbrica del sangue, deve essere completamente distrutto dalla chemioterapia perché malato, è necessario dar modo al paziente di ricostruirsi le cellule del sangue. In particolare bisogna dargli nuove cellule staminali, che sono le cellule madri del sangue presenti nel midollo, e per di più dargliene dello stesso tipo genetico (istocompatibilità) per evitare problemi di rigetto. Questa tappa della terapia viene oggi risolta in vari modi, in base alla miglior fonte di cellule staminali disponibile caso per caso: in prima linea un fratello compatibile, poi, a pari merito, un volontario compatibile trovato nel Registro dei donatori oppure le cellule staminali tratte dal cordone ombelicale (anchesso può essere donato, anziché buttato). Sfruttata allinizio solo per i bambini, questultima possibilità sta diventando concreta anche per gli adulti da quando si è riusciti a moltiplicare in laboratorio le cellule presenti nel cordone, che non ne contiene a sufficienza.
Questa fonte di cellule staminali ha due vantaggi: crea meno problemi di rigetto e può essere disponibile in metà tempo (3 mesi) rispetto a un donatore non familiare.
Altra novità è il miniallotrapianto. Questa tecnica viene utilizzata da circa un anno nelle persone che devono essere sottoposte a trapianto di midollo osseo allogenico (cioè da donatore); si tratta di un normale trapianto preceduto, però, da una chemioterapia non troppo aggressiva, che ha solo il compito di favorirne lattecchimento.
Il paziente non viene ripulito dalla leucemia, ma le cellule leucemiche superstiti vengono poi eliminate dalla reazione immunologia di quelle trapiantate. La grande novità di questa tecnica di trapianto di midollo è che può essere messa in atto anche in persone al di sopra dei 50 anni, che sino ad oggi non avevano più possibilità di effettuare un trapianto di midollo.
In Italia il minitrapianto si esegue in malati che hanno 60 anni e oltre, in America vi si sottopongono anche persone che hanno superato i 70 anni. Novità anche per lautotrapianto (cellule staminali del paziente stesso prelevate prima della terapia), usato, però, meno frequentemente rispetto al passato. Le cellule madri, che prima di essere trapiantate vanno ripulite da quelle leucemiche, vengono ora prelevate non dal midollo osseo, ma direttamente dal sangue, dopo un trattamento che serve proprio a favorirne la fuoriuscita dal midollo.
Infine il trapianto da donatore aploidentico, cioè da un parente che è compatibile solo a metà. Questa tecnica, messa a punto da un gruppo di ricerca di Perugia, sta dando buoni risultati nelle leucemie mieloidi acute, mentre funziona meno bene nelle linfoidi acute.
Lenzima che genera la promielocitica acuta
Una vera rivoluzione nella terapia della leucemia acuta promielocitica si deve allequipe del dottor Pier Giuseppe Pelicci, responsabile del Dipartimento di Oncologia sperimentale dellIstituto Europeo di Oncologia di Milano.
Ha il merito di avere scoperto che lenzima che genera la promielocitica acuta ha un ruolo in tutte le forme acute di leucemia. Bloccare quellenzima con appositi farmaci inibitori potrebbe perciò essere una soluzione per curare anche gli altri malati di leucemia acuta; in effetti la fase sperimentale preclinica ha dimostrato che le cellule malate si sbloccano e cominciano a comportarsi in modo normale.
Di grande interesse sono, sempre dello stesso gruppo di ricerca, anche altri risultati tutti riguardanti il meccanismo di origine delle leucemie acute. Da un lato hanno scoperto come quel meccanismo riesce a svolgere il suo ruolo nocivo: elementi che nella cellula dovrebbero vivere da soli si fondono tra loro, formando un mega-complesso che altera lattività dei geni. Laspetto più interessante è che se si riesce a sgretolare quellaggregato, tornando ad avere molecole singole, la leucemia regredisce. La ricerca ora continua per trovare farmaci capaci di compiere questo sgretolamento.
Inoltre hanno scoperto che la fusione avviene tra una prima proteina che regola la differenziazione cellulare e una seconda che hanno identificato loro. Si tratta di una proteina coinvolta nella regolazione del gene P53, incaricato dellautodistruzione delle cellule con DNA difettoso. Quando questa proteina si fonde con la prima, il P53 viene inattivato ed è per questo che quella cellula continua a vivere e riprodursi, malgrado contenga il guasto da cui avrà origine la leucemia.
I centri italiani allavanguardia
nella tecnica del minitrapianto
- Genova
Centro trapianti di midollo osseo diretto dal professor Andrea Bacigalupo,
Ospedale San Martino, Tel. 010.352841;
- Milano
Centro trapianti di midollo osseo diretto dal professor Giorgio Lambertenghi,
Ospedale Maggiore Policlinico, Tel. 02.55033435;
- Ravenna
(solo per i tumori solidi), dipartimento di onco-ematologia diretto dal professor Giovanni Rosti,
Ospedale Civile, Tel. 0544.409245;
- Roma
Centro ematologia diretto dal professor Franco Mandelli, Policlinico Umberto I,
Università La Sapienza, Tel. 06.85791;
- Torino
Centro trapianti midollo osseo diretto dal professor Mario Boccadoro,
Ospedale Le Molinette, Tel. 011.6336355-6334418-6334419.
- Per maggiori informazioni:
Gitmo (Gruppo italiano trapianti midollo osseo) Tel. 010.355469;
Admo (Associazione italiana donatori midollo osseo) Tel. 02.39000855;
Adisco (Associazione donatrici italiane sangue cordone ombelicale) Tel. 06.4402955-02.55034050.
Indirizzi utili
- Ambulatorio del Centro trapianti di midollo dellOspedale Maggiore di Milano,
via Francesco Sforza 35, tel. 02.55033435-55033431, CTMO@polic.cilea.it.
- Ail, Associazione italiana contro le leucemie, sede di Roma
tel. 06.4403763; sede di Milano tel.02.76015897; numero verde 800.226.524. Sito Internet www.ail.it.
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