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Un vaccino contro il cancro?
Dario Vascellaro, N. 10 ottobre 2001
La ricerca internazionale è da anni impegnata nella lotta contro il cancro. Medici e studiosi lavorano per sconfiggere i tumori, diversi per tempi di diagnosi, cause e sintomi. Sono tante e differenti, infatti, le forme tumorali ed è questa stessa diversità che non ha permesso, sino a oggi, di trovare ununica soluzione capace di bloccare lo sviluppo delle cellule cancerogene.
Il sistema immunitario si attiva quando individua un antigene, cioè una proteina che segnala che una cellula è diversa da quelle normali. Dal momento in cui questo riconoscimento avviene, i linfociti T-citotossici, i particolari globuli bianchi che hanno il compito di distruggere le cellule anomale, danno il via allattacco nei confronti di tutte le cellule che posseggono quellantigene. Lo scopo del vaccino antitumorale è quindi di fornire uno stimolo antigenico dallesterno per aumentare i linfociti T specifici in grado di riconoscere esattamente le cellule che presentano lantigene e quindi distruggerle, senza danneggiare le altre.
Nel 1890, per la prima volta, William Cooley iniziò a trattare le neoplasie con estratti batterici (tossine di Cooley) per attivare, in modo aspecifico, la risposta da parte del sistema immunitario. Centanni dopo, le nuove conoscenze sulla regolazione della risposta immunitaria hanno permesso di creare vaccini contro la cellula tumorale molto più potenti, specifici e meno tossici per i tessuti normali. Diversamente dai vaccini a scopo profilattico, la cui caratteristica più importante è quella di stimolare una risposta soprattutto umorale, con i vaccini contro il cancro si cerca di ottenere una risposta antigene specifica da parte del compartimento T.
La battaglia contro il tumore è partita dalla Norvegia, dove i medici hanno sperimentato per la prima volta sulluomo un vaccino anti-cancro.
Il test dellOspedale Ulleval di Oslo interessa dieci pazienti affetti da cancro del pancreas ed è il risultato della collaborazione tra ricercatori norvegesi e americani. Finora il vaccino, basato sulle conoscenze sviluppate sullenzima telomerasi, è stato testato soltanto sugli animali e sulle cellule umane in vitro. Lottimismo - ha dichiarato il capo della squadra di ricercatori dellospedale, Gustav Gaudernack - è dovuto al fatto che se il vaccino avrà leffetto che speriamo, ci permetterà di avere la chiave per un trattamento alternativo, valido per tutti i tipi di cancro.
Il vaccino, speranze e rischi
Della telomerasi si sa che agisce sulle cellule cancerose, rendendole immortali e la speranza degli scienziati è che iniettandone una parte nel sistema immunitario, si attivi una reazione contro lenzima nelle cellule cancerose, abbreviandone il ciclo di vita. I dieci malati che hanno acconsentito di sottoporsi allesperimento sanno, però, che la speranza che li ha spinti a questa scelta è carica di potenziali conseguenze negative. Cè il rischio che la situazione dei pazienti possa peggiorare, spingendo il sistema immunitario a combattere le cellule telomero-positive, ha dichiarato il professore Nick Lemoine, dellImperial Research Found, una delle principali organizzazioni mondiali contro il cancro.
Ma Gaudernack ribatte di essere consapevole del rischio, che questo sarà verificato proprio nella prima fase dellesperimento. Tuttavia, mette in guardia il pubblico contro i facili entusiasmi. La cura contro il cancro non è dietro langolo ha avvertito. È tutto molto interessante, ma passeranno ancora molti anni prima di avere un possibile vaccino.
Anche secondo i ricercatori americani potrebbe essere la parte attiva dei telomeri, estremità dei cromosomi, la chiave per un vaccino anticancro da utilizzare contro tutti i tipi di tumori. La telomerasi è infatti in grado di attivare le difese del sistema immunitario. I promettenti risultati degli esperimenti su topi e cellule umane condotti da un gruppo di ricercatori della Duke University in North Carolina, sono stati pubblicati sulla rivista Nature Medicine.
Il vaccino testato dal team americano stimola una risposta immunitaria in grado di rallentare la crescita di alcuni tumori indotti nei topi, come melanoma, cancro del seno e della vescica. Piuttosto cauti nel commentare i risultati del loro lavoro, gli scienziati sottolineano che trattare i tumori in laboratorio è ben diverso dal curare gli uomini e dunque si è ancora lontani dal poter offrire un aiuto concreto ai malati di cancro, ma non nascondono lottimismo e hanno già cominciato a testare il loro vaccino su cellule umane: in laboratorio, le cellule hanno prodotto una risposta immunitaria in grado di uccidere una varietà di cellule tumorali dei pazienti. I risultati di questa ricerca - afferma Eli Gilboa, direttore del Centro per le terapie genetiche e cellulari della Duke University - rappresentano la prima conferma della possibilità di ottenere un vaccino anticancro applicabile contro tutti i tipi di tumori. E questa sarebbe davvero una svolta.
Una prospettiva che potrebbe cambiare con questa ricerca. Abbiamo cercato - spiega Gilboa - un antigene universale per poter trattare ogni paziente colpito dal cancro. La telomerasi potrebbe essere la chiave, anche se, non essendo un antigene potente, deve essere combinata con altri antigeni universali.
Gli scienziati della Georgetown University stanno sperimentando un nuovo vaccino che sembra poter aumentare laspettativa di vita dei malati di cancro, rispetto a quella degli altri trattati con metodi convenzionali.
Il vaccino, infatti, aiuta a stimolare il sistema immunitario designando come bersaglio la Cea, una proteina che si trova in diversi tipi di tumore.
La speranza di sopravvivere a tipi di cancro ricorrenti e trattati con la chemioterapia, la chirurgia o altri tipi di approccio è del 5%, sostengono i ricercatori. Dei 20 pazienti su cui è stato testato il vaccino, invece, dieci stanno bene dopo un periodo di tre anni.
Abbiamo visto - spiega il dottor John Marshall, del Lombardi Cancer Center della Georgetown - che potenzialmente in tutti coloro cui è stato somministrato il vaccino, possiamo creare delle cellule di tipo T. Queste sono in grado di scoprire e riconoscere numerosi tipi di cancro in cui sia presente la proteina Cea, e ucciderne le cellule.
Attraverso questo esperimento, i medici hanno appreso che il sistema immunitario sembra abbia possibilità limitate di combattere la crescita di grosse cellule tumorali, e per questo motivo, sostengono, i vaccini potrebbero essere usati al meglio come coadiuvanti di altre terapie convenzionali, anziché in loro sostituzione.
La sfida - dice il dottor Steven Rose, del National Cancer Institute - è adesso quella di rafforzare quelle reazioni immunitarie, in modo da causare il rigetto dei tumori letali, radicati e in espansione.
Se gli studi sul vaccino continuassero a dare buoni risultati, la nuova cura sarebbe disponibile sul mercato tra due o tre anni.
È in atto, poi, la sperimentazione di un nuovo vaccino, diverso rispetto a quelli precedenti, perché ad hoc per ogni paziente.
A essere sfruttate sono le HSP, particolari proteine che contengono gli antigeni tumorali. Grazie a un intervento chirurgico tali proteine sono asportate e manipolate. Effettuata la manipolazione vengono di nuovo iniettate nel corpo del paziente dove sono assorbite dalle cellule dendritiche.
Queste ultime, attraverso un processo di scissione, trasportano gli antigeni in superficie.
In questo modo le cellule tumorali sono immediatamente identificate e distrutte dai linfociti T, specifici globuli bianchi.
Le ricerche si stanno svolgendo in molti istituti statunitensi e anche lItalia partecipa alla sperimentazione. Presso molti istituti del nostro paese questo tipo di vaccini è già stato testato su ammalati di tumore al pancreas, al colon e alla pelle. Nel settore della ricerca dei vaccini anticancro, infatti, come in quello degli studi immunologici, gli italiani sono ai primi posti nel mondo e in Europa dietro la sola Germania. Gli esperti, però, non smettono mai di ricordare che la vera arma contro il cancro resta la prevenzione.
Vaccino antinicotina al via la sperimentazione
Un'industria di biotecnologie britannica ha annunciato di aver iniziato la sperimentazione clinica del primo vaccino al mondo contro la dipendenza da nicotina.
Il prodotto - sviluppato dalla compagnia Xenova Group plc, che sta lavorando anche a un vaccino contro la cocaina - viene somministrato mediante iniezione intramuscolare e mira a eliminare la dipendenza dal fumo di sigaretta impedendo alla nicotina di raggiungere il cervello e svolgervi il suo effetto psicotropo.
In proposito, ecco il parere del dottor Alfonso Judice, dirigente medico del Dipartimento di Neuroscienze dellUniversità di Pisa Sul piano del principio scientifico si tratta senzaltro di una novità interessante e di grande attualità, una via indubbiamente da percorrere con estrema fiducia. È in grado, infatti, di affrontare e risolvere il problema a monte. Attualmente, tutto ciò di cui disponiamo è il bupropione. Occoreranno però tempi non brevi e ulteriori prove di validità clinica, prima di poterlo eventualmente concretizzare sul piano pratico.
Per saperne di più sul vaccino contro il cancro:
www.nature.com/nm/
www. med.unipi.it/neuroscienze/
www.duke.edu
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