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A tavola con il certificato

Cristina Sampiero, N. 10 ottobre 2001

In un epoca nella quale il consumatore è sempre più attento ed esigente, ci sembra interessante fare un pò di luce su tutte le nuove sigle e le nuove terminologie che ogni giorno leggiamo sui prodotti che acquistiamo. Vediamole nel dettaglio:

  • DOC - È il marchio nazionale che individua i prodotti a Denominazione d’Origine Controllata. Questo riconoscimento, attribuito a prodotti originari di una determinata zona e che nella stessa vengono fabbricati con materia prima locale e metodi di lavorazione tradizionali, viene oggi utilizzato quasi esclusivamente per il settore vinicolo.
  • DOCG - Il marchio DOC a sua volta si è arricchito del marchio DOCG, Denominazione d’Origine Controllata e Garantita, destinata ai vini già DOC e di particolare pregio.
  • IGT - Il marchio IGT, Indicazione Geografica Tipica, è legato ai vini prodotti in un’area specifica. Indica prevalentemente la regione d’appartenenza, ma in alcuni casi è riferito ad aree più ristrette.
  • DOP e IGP - La normativa europea ha istituito due livelli di protezione: la Denominazione di Origine Protetta, DOP, che può essere riconosciuta a prodotti agroalimentari, esclusi i vini, legati a un determinato territorio dall’origine, dalla tradizione, dalla materia prima e da tutte le fasi di lavorazione o trasformazione; l’Indicazione Geografica Protetta, IGP, che può essere riconosciuta a prodotti agroalimentari, esclusi i vini, la cui origine deve fare riferimento a uno specifico ambito territoriale, ma per i quali è sufficiente che anche solo una fase del processo produttivo avvenga nell’area geografica determinata.
  • PRODOTTI TRADIZIONALI - I prodotti tradizionali sono ottenuti con tecniche agricole e artigianali consolidate nel tempo. Sono caratteristici di un ambiente locale nel quale l'uomo agricoltore e artigiano ha elaborato alimenti eccellenti, utilizzando tecniche molto semplici, spesso familiari, evolute in armonia con la natura dei luoghi.
    Sono produzioni limitate proprio perché lontane nella concezione e nella storia dalle grandi logiche e dimensioni industriali. Questi prodotti, sulla base di disciplinari riscoperti e definiti dalle Regioni, sono iscritti nell’elenco nazionale dei prodotti agroalimentari tradizionali.
  • L’AGRICOLTURA BIOLOGICA - L’agricoltura biologica è l’insieme delle tecniche agronomiche e di allevamento fondate sulle naturali interazioni tra organismi viventi e azione dell’uomo, che escludono l’impiego di prodotti chimici di sintesi. È un sistema produttivo, spesso assai sofisticato, che mette al primo posto non la produzione fine a sé stessa (produrre il più possibile), ma la produttività nella salvaguardia della salute dell’uomo e dell’ambiente in cui vive.
    L’Agricoltura Biologica è un metodo di produzione regolamentato dalla CE fin dal 1991 con il Regolamento 2092 integrato, da ultimo, con il Reg. (CE) 1804 del 1999 che stabilisce le norme per la zootecnia biologica.
    Il metodo di produzione biologico esclude l’utilizzo di sostanze chimiche di sintesi sia nelle produzioni vegetali che negli allevamenti. Adotta invece una serie di misure agronomiche (letamazioni, sovesci, rotazioni colturali, consociazioni, inerbimenti, siepi ecc.) atte a prevenire sia l’insorgere di malattie nelle piante che l’impoverimento del suolo.
    Per gli allevamenti si prescrivono una serie di obblighi tutti tesi a garantire il benessere degli animali ed evitare l’insorgere di malattie (obbligo del pascolo e del movimento all’aperto, densità nelle stalle, alimentazione con prodotti biologici, cure omeopatiche, origine degli animali, ecc.).
    Il metodo di produzione biologico è controllato e certificato da Organismi di Controllo privati (in Italia attualmente sono 9), riconosciuti e autorizzati dal MIPAF (Ministero delle politiche agricole e forestali). Alcuni di loro hanno ottenuto anche l’accreditamento SINCERT (Sistema Nazionale per l’Accreditamento degli Organismi di Certificazione).
  • L’AGRICOLTURA INTEGRATA - La produzione agricola integrata è un sistema di produzione di alimenti che “integra”, appunto, risorse e meccanismi di regolazione naturale con l’uso delle sostanze chimiche di sintesi. Il loro utilizzo è controllato e ridotto il più possibile al fine di evitare apporti dannosi all’ambiente e alla salute dell’uomo.
    Per ottenere una produzione agricola integrata, i metodi agronomici, fisici, biologici e chimici sono equilibrati fra loro in un mix che permette di ridurre il numero dei trattamenti antiparassitari. I pesticidi sono spesso sostituiti dagli insetti predatori che contrastano quelli dannosi alle colture.
  • L’AGRICOLTURA BIODINAMICA - Questo tipo d’agricoltura si basa sia su cognizioni scientifiche che su conoscenze spirituali.
    Essa rappresenta in primo luogo una concezione del mondo nel quale l’agricoltura, il ciclo produttivo, l’ambiente, l’uomo, sono un insieme unico che deve svilupparsi in armonia. Si basa sulla filosofia antroposofica fondata nel 1924 da Rudolf Steiner nella cui teoria non si parla mai della natura lasciata a sé stessa quanto, piuttosto, del modo corretto di partecipare, da parte dell’uomo, al complesso degli eventi che in conclusione porteranno a un prodotto alimentare.
    L’obiettivo fondamentale di un’azienda biodinamica è quello di raggiungere l’autosufficienza di sostanze fertilizzanti, di sementi, d’animali. A eccezione di concimi organici ed eventualmente di farine di roccia, non è ammesso l’acquisto di altre sostanze.

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