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Humanitas, modello d’avanguardia

Monica Melotti, N. 11/12 Novembre/dicembre 2001

La qualità dovrebbe essere la caratteristica che contraddistingue ogni ospedale. Strutture efficienti con moderne tecnologie dove al primo posto c’è la centralità del malato. Un ospedale più umano e gradevole, possibilmente immerso nel verde, come deve essere l’ospedale modello. Ecco, l’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano (Milano) corrisponde a questi criteri, addirittura c’è un decalogo con i principi del malato. L’Istituto nasce nel 1996 per volontà di un gruppo d’imprenditori privati che vogliono creare un ospedale policlinico tecnologicamente avanzato, dove le energie, le risorse e l’esperienza dei privati siano poste al servizio del pubblico. Humanitas nasce e cresce con questa missione. È aperto anche al servizio pubblico e sintetizza bene il concetto d’istituzione pubblico-privata. Dal marzo ’97 ha ottenuto l’accreditamento per le attività di ricovero e all’inizio del 2000 ha ottenuto l’accreditamento di tutti i servizi, ambulatoriali e di ricovero. L’Istituto sorge su una superficie totale di 80.000 mq, di cui 35.000 sono aree a verde e parcheggi. In quattro anni Humanitas è diventato, grazie alla qualità dei servizi offerti, uno dei primi ospedali di Milano per numero delle prestazioni offerte. Nelle 18 sale operatorie si svolgono interventi di alto livello di tutte le specialità chirurgiche, comprese cardiochirurgia, chirurgia toracica, vascolare ortopedia e neurochirurgia. La divisione di Oncologia medica ed Ematologia è fra le più moderne e all’avanguardia.
“Prevenzione Tumori” ne ha intervistato il direttore, il dottor Armando Santoro, che è anche il vice direttore scientifico di Humanitas. Il dottor Santoro, prima di questa avventura, ha maturato una solida esperienza all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e ha fatto diversi tirocini all’estero, in Francia (Parigi) e allo Sloan Kettering Cancer di New York.

Un Dipartimento all’avanguardia
Il dipartimento di oncologia medica funziona su un modello americano, con tempi di degenza ridotti al minimo e accoglienza ottimale. “Il paziente non deve sentirsi un numero, ma deve essere coinvolto nell’iter diagnostico e terapeutico” dice il dottor Santoro “La degenza media nel nostro reparto non supera i 5-6 giorni, e molte prestazioni avvengono in day-hospital. La maggior parte dei pazienti proviene dalla Lombardia, ma una buona parte sono extraregionali e non solo dal Sud, ma anche da regioni settentrionali. Vengono qui quei pazienti che richiedono prestazioni specialistiche, come la vaccinoterapia oppure le nuove metodiche di trapianto non mieloablative”.
L’attività del Dipartimento è infatti rivolta agli aspetti diagnostici e terapeutici delle varie patologie oncologiche ed ematologiche, in particolare ai linfomi non Hodgkin e malattia di Hodgkin, leucemie acute e croniche, mieloma multiplo, sarcomi e tumori rari. “Siamo un punto di riferimento per i trapianti di midollo osseo, o più correttamente di cellule staminali emopoietiche” spiega l’oncologo “Il donatore, che deve essere compatibile, viene cercato nell’ambito della famiglia. Noi effettuiamo trapianti solo tra consanguinei (trapianto allogenico) perchè non siamo iscritti al Registro Nazionale dei donatori. Le malattie che traggono beneficio dal trapianto sono: le leucemie acute e croniche, l’aplasia midollare, le immunodeficienze, la talassemia e le malattie metaboliche. Abbiamo degli studi in corso per i tumori renali”.

Mini-trapianto per chi ha superato i 50 anni
Le persone anziane affette da queste patologie (soprattutto i mielomi che insorgono in tarda età) prima avevano poche chance di guarigione perché non potevano sottoporsi al trapianto dato che i rischi erano troppo elevati, ma da qualche tempo grazie a un mini-trapianto di cellule staminali hanno una speranza in più. “Questa tecnica consiste nel sottoporre il paziente a una dose minore di chemioterapia, viene così ridotta la mortalità che deriva dalla tossicità dei farmaci” spiega Santoro “Non si riesce, però, ad uccidere tutte le cellule malate, allora dopo il trapianto di cellule staminali, per eliminare le cellule leucemiche, si infondono nel malato, per via endovenosa, delle cellule del donatore che attivano un processo d’immunoterapia. Questa procedura viene eseguita una volta al mese per 5-6 mesi e permette di distruggere le cellule leucemiche residue. Abbiamo così una mortalità vicina allo zero e una modestissima tossicità”.
Le nuove metodiche di trapianto non mieloablative consentono di curare pazienti anche fino ai 60-65 anni d’età. Il mini-allo trapianto, con terapia non mieloabalativa è una tecnica innovativa che, oltre a utilizzare la tecnica classica del trapianto, cerca di sviluppare un meccanismo di tipo imnumologico. Il paziente che riceve questo trapianto sviluppa una serie di resistenza/reazione sia verso le cellule del donatore, sia verso le cellule tumorali, a cavallo fra una chemioterapia e una terapia immunologica. Questa terapia è anche sperimentata in alcuni tumori solidi come quelli della mammella, rene, ovaio, e nei sarcomi a piccole cellule.

Le terapie Biologiche
Per l’oncologia Humanitas sta facendo un grosso investimento sia di ricerca che di applicazione clinica, senza finanziamenti pubblici, ma solo grazie a finanziamenti privati. “Per le leucemie mieloide croniche (LMC) abbiamo sperimentato una nuova molecola STI571 (glivec), non ancora registrata in Italia, ma che ha ottenuto ottimi risultati nelle leucemie mieloidi croniche e in un rarissimo tumore intestinale (denominato gist)” spiega il dottor Santoro “La medicina viene somministrata per bocca, due compressine al giorno e ha modestissimi effetti collaterali. La leucemia promielocitica, invece, viene curata con la vitamina A e si ottengono dei risultati addirittura superiori al trattamento chemioterapico.
C’è tutto un settore di sviluppo promettente di queste nuove molecole, ad esempio stiamo sperimentando un gruppo di molecole (in collaborazione con molti centri internazionali europei, americani, canadesi) che agiscono come inibitori della trasduzione del segnale (una fase di sviluppo tumorale). Questi principi attivi (anti EGF, Iressa) agiscono contro queste molecole che favoriscono la crescita del tumore, e hanno dato dei risultati concreti, nei tumori polmonari, pancreas, colon e tumori del distretto otorino e prostata. Inoltre sono molecole poco tossiche, spesso somministrate per bocca, che danno effetti collaterali limitati. In un prossimo futuro saranno combinati con la chemioterapia”.

Terapia genica

All’inizio ha generato molto speranze, sembrava poter curare, in un prossimo futuro, tutte le malattie, ma adesso c’è stato un certo rallentamento e molto obbiettivi appaiono più lontani. “La difficoltà della terapia genica è rappresentata dal vettore, cioè dal mezzo che dovrebbe mandare le informazioni al tumore” dice l’oncologo “Noi abbiamo la possibilità di modificare l’assetto genetico, ma quale sarà il vettore ideale? Il trattamento è prettamente locale e questo limita l’utilizzo della terapia genica, per il momento siamo ancora in una fase precoce di sperimentazione” E a che punto siete con la vaccinoterapia?
“Collaboriamo con un Centro di New York per una terapia precauzionale post chirurgica con un vaccino specifico, che però si può sperimentare solo su pazienti operati in Humanitas (per creare un vaccino specifico contro quel tumore occorre conservare un pezzo di tumore stesso), i tumori di elezione sono le neoplasie renali e i sarcomi.
Una nuova terapia per i linfomi follicolari
Nell’applicazione delle terapie biologiche in oncologia si stano sperimentando gli anticorpi monoclonali sui linfomi follicolari.
“Queste molecole hanno il vantaggio di essere mirati solo verso quelle cellule che esprimono il CD 20 (un antigene espresso dai linfomi)” dice la dottoressa Monica Balzarotti, aiuto alla Divisione di oncologia medica “Si tratta quindi di farmaci intelligenti che colpiscono solo il bersaglio.
L’approccio successivo è una combinazione di questi anticorpi con la chemioterapia, che viene potenziata dal principio attivo.
Un altro approccio è coniugare l’anti CD 20 con un composto radioattivo (nel resto del mondo la sperimentazione è già avviata, in Italia siamo solo all’inizio) con lo iodio 131 oppure il litrio 90. Questa combinazione viene iniettata per endovena, il meccanismo è semplice: l’anti CD 20 riconosce le cellule che esprimono il CD 20, la molecola però è in grado di uccidere, non solo le cellule CD 20 positive, m anche le cellule vicine neoplastiche. Si tratta di una sorta di radioterapia, mirata dentro il tumore, che evita gli effetti collaterali della radioterapia classica”.

Risultati positivi per i tumori al polmone
Il Centro sta sperimentando una nuova classe di farmaci per i tumori polmonari: gli antiangionetici e gli anti EGF (Iressa), che inibiscono la trasduzione del segnale. “L’idea è quella di combinarli con la vecchia chemioterapia per ottenere ulteriori miglioramenti nei risultati terapeutici” spiega Hector Soto Parra, aiuto alla divisione di oncologia. “La causa del tumore del polmone è multifattoriale per questo risulta più difficile trovare una terapia specifica. Una cura può funzionare per una parte di pazienti, ma non per tutti. I risultati ottenuti in Humanitas con questi trattamenti sul tumore al polmone non a piccole cellule (circa 50 pazienti) sono stati molto soddisfacenti. Il passo successivo è quello di applicare queste terapie anche al tumore dello stomaco, pancreas, colon e distretto otorino”.

I numeri di Humanitas
L’Ospedale sorge su una superficie totale di 80.000 mq, di cui 35.000 sono aree a verde e parcheggi. La struttura, molto compatta, ha al suo interno percorsi differenziati per i pazienti ricoverati, per gli ambulatori ed il day hospital e per i visitatori, razionalizzandone così il flusso. Sono state concepite aree omogenee, con collegamenti diretti con l’esterno e con l’interno, in modo da ridurre gli spostamenti solo a quelli strettamente necessari. I 110 ambulatori sono articolati in modo da avere aree di reception e di attesa centralizzate fornite di bar, telefoni pubblici, sportello bancomat ed edicola.
Gli ambulatori possiedono una dotazione strumentale di alto livello e sono collegati con le altre unità operative dell’Istituto; possono offrire 150.000 prestazioni specialistiche all’anno, ed oltre 65.000 prestazioni di diagnostica per immagini: in radiologia tutte le immagini sono digitali e quindi si possono elaborare, trasmettere elettronicamente a distanza, consultare contemporaneamente da parte di più specialisti. L’attività diagnostica per immagini è supportata da sale per la radiologia tradizionale, la mammografia, la TAC, la Risonanza Magnetica Nucleare, l’angiografia digitale, l’ecografia, la medicina nucleare e l’endoscopia.
Grazie alle rete informatica, il medico richiama al terminale le informazioni cliniche del suo paziente e le aggiorna al termine della visita, evitando così errori e perdite di tempo. Di recente anche il paziente può collegarsi in rete per avere i suoi referti on line.
L’unità di riabilitazione e recupero funzionale offre le più ampie possibilità di prestazioni di idrochinesiterapia, isocinetica e riabilitazione funzionale dei diversi organi e apparati.
L’organizzazione del Day hospital sia medico che chirurgico, è un esempio unico in Italia e tra i primi in Europa. I pazienti possono contare su un’organizzazione efficiente e continua, progettata appositamente per questo modello di cura. La nuova dialisi comprende 12 postazioni per emodialisi e la possibilità di dialisi peritoneale. È stata istituito da poco un reparto per le terapie palliative.
Le 18 sale operatorie sono accorpate in 4 blocchi, tutte al secondo piano, adiacenti alla terapia intensiva e sono state realizzate con sistemi avanzatissimi. Il processo chirurgico è stato progettato per poter assicurare perfette condizioni di operatività ed in particolare garantisce l’assoluta sterilità dell’ambiente.
Humanitas ha un totale di 473 letti.
Tutte le camere, a 1 o 2 letti, dotate di bagno privato, televisione, cassaforte e telefono, offrono le medesime elevate caratteristiche di comfort e sicurezza. Per completare la missione pubblica di Humanitas verrà realizzato un Pronto Soccorso ad Alta Specialità.
Entrerà in funzione nel 2003, avrà una superficie di circa 3000 mq e potrà accogliere circa 300 pazienti al giorno. Il Pronto Soccorso di Humanitas sarà realizzato in un nuovo edificio, collegato a quello esistente, che ospiterà il Servizio di Radioterapia con tre acceleratori lineari e il nuovo Day Hospital Chirurgico.

La struttura

  • 473 posti letto di cui
  • 28 postazioni di Terapia intensiva generale e cardiochirurgica
  • 398 letti di degenza ordinaria
  • 47 letti di day hospital chirurgico ed oncologico
  • 110 ambulatori
  • 18 sale operatorie
  • 80.000 mq superficie totale di cui 35.000 mq aree a verde e parcheggi.
  • 10 punti centralizzati di assistenza al cliente

Le persone

  • 210 medici
  • 430 persone occupate nelle attività assistenziali di cui 250 infermieri.
  • 60 addetti al servizio clienti

Alcuni dati dell’anno 2000:

  • 16.600 ricoveri ordinari
  • 17.700 accessi al Day Hospital oncologico e chirurgico
  • 298.000 prestazioni ambulatoriali
  • 1.72 peso medio
  • 168.500: base pazienti:

Nel 2000 sono stati eseguiti 14.000 interventi chirurgici di cui 1880 di Alta Specialità:

  • 870 di cardiochirurgia
  • 450 di chirurgia toracica
  • 360 di neurochirurgia
  • 170 di chirurgia vascolare
  • 110 di trapianto di midollo osseo

Glivec, una speranza per la leucemia mieloide cronica
Per curare questa terribile patologia è da poco stata introdotta una nuova molecola, STI571 (dove STI sta per Signal Transduction Inhibition, ossia inibizione della trasduzione del segnale). Glivec (nome commerciale) rappresenta uno straordinario progresso medico nel trattamento della leucemia mieloide cronica (LMC), perché ha la capacità di colpire "come bersaglio" una specifica proteina cellulare, che si esprime solo nelle cellule leucemiche e quindi risparmia le cellule non neoplastiche. La terapia della LMC ha attraversato diverse fasi: dagli anni ‘80 in avanti, a seguito dell’introduzione del trapianto di midollo osseo allogenico e poi dell’interferone, ha subìto il primo cambiamento radicale. Il trapianto si afferma rapidamente come l’unico intervento terapeutico che può guarire la LMC. Ma la morbilità e la mortalità del trapianto sono considerevoli e aumentano con l’età e se il donatore non è famigliare. Oggi il trapianto si può effettuare alla maggior parte di pazienti di età inferiore a 55 anni, con una percentuale di insuccessi e di mortalità tra il 30% e il 50% e con una percentuale di invalidità post-trapianto tra il 20% e il 30%.
Negli anni ‘80 viene sperimentato l’interferone che viene registrato prima in Europa e poi negli Stati Uniti (all’inizio degli anni 90’) e diventa rapidamente il farmaco di riferimento. L’interferone è più efficace della chemioterapia convenzionale, non è un palliativo e allunga significativamente la vita, può indurre vere remissioni. Tuttavia non più del 50% dei pazienti rispondono all’inteferone, che deve essere somministrato cronicamente per piccole iniezioni giornaliere e ha molti effetti collaterali e tossici che nel 25% dei pazienti incidono pesantemente sulla qualità della vita. Il nuovo farmaco, Glivec, risolve questi problemi. Rappresenta il capostipite di una nuova era e un modello per lo sviluppo di altri farmaci. Proprio per questa sua specificità nei confronti delle cellule neoplastiche è caratterizzato da un’efficacia straordinaria mai ottenuta fino ad oggi con altri farmaci e da un ottimo profilo di tollerabilità (effetti collaterali di lieve entità).
Novartis (la casa farmaceutica che lo produce) ha investito straordinarie energie per incrementarne la produzione e la disponibilità del farmaco, consentendo al maggior numero possibile di pazienti di accedere agli studi clinici e al farmaco. Il farmaco è stato registrato solo 32 mesi dopo la prima somministrazione del primo paziente, dimezzando i normali tempi di sviluppo. I risultati clinici molto positivi hanno portato la Food and Drug Administration a garantire priorità all’esame del farmaco. La documentazione depositata all'inizio di marzo del 2001 è stata esaminata dall'FDA dopo soli 8 giorni, un record di velocità nel panorama delle terapie oncologiche. Attualmente sono in cura più di 7500 malati, di cui circa 5000 fanno parte di un programma clinico allargato per consentire ai pazienti che potrebbero beneficiare di questa terapia, anche indigenti o non assicurati, di poter avere accesso al farmaco. Novartis ha, infatti, messo a punto un programma completo di assistenza ai malati che assicura che la terapia non sia negata per motivi economici.

Indirizzi utili
Istituto Clinico Humanitas, Via Manzoni 56 - 20089 Rozzano (Milano)
Tel 02.8224.6205 – 8224.8282
Sito Internet: www.humanitas.it

SU INTERNET
È on-line il giornale dell’Istituto aggiornato ogni settimana:
www.humanitasalute.it

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