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STOP al cancro!

Cristina Mazzantini, N. 11/12 Novembre/dicembre 2001

Il cancro è una patologia che in molti casi si può prevenire. Infatti a determinarlo maggiormente sono il fumo e le abitudini alimentari errate. Queste ultime se appropriate e corrette, secondo recenti stime analitiche, potrebbero prevenire circa il 30-40% dei tumori. Come? Sarebbe sufficiente migliorare la dieta, seguire una costante attività fisica e tenere sempre sotto controllo il peso corporeo.
Queste semplici regole sono state esposte da Edward Giovannucci, Professore Associato in epidemiologia del Dipartimento di Medicina presso l’Università di Harvard in America. L’occasione è stata offerta dal Forum Internazionale su “La prevenzione dei tumori”, svoltosi a Roma il 24 ottobre e organizzato da CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) e Lega Tumori di Roma, alla presenza del ministro della Salute Sirchia.
All’evento hanno partecipato i maggiori esperti di fama mondiale che hanno illustrato i dati più aggiornati sulle morti per cancro, sulle cause e sulle nuove scoperte. In attesa di farmaci specifici, gli oncologi hanno discusso soprattutto di prevenzione perché attualmente questa rappresenta la migliore arma disponibile per sconfiggere la malattia.
L’argomento è stato affrontato dal professor Giovannucci che ha affermato: “Una dieta appropriata potrebbe impedire l’insorgenza di 3-4 milioni di diversi casi di tumore ogni anno, il che significa applicare concretamente la prevenzione primaria, sino a oggi un concetto più che una realtà”. Lo scienziato italoamericano ha poi precisato: “I benefici che derivano da una dieta corretta traggono origine da un controllo delle proprie energie caloriche e dalla riduzione dell’obesità (l’attuale società americana è rappresentata da una notevole percentuale di obesi), che ridurrebbero di molto l’incidenza di tumori. In modo speciale, quelli del colon e della mammella”.
Le diete prese in considerazione sono soprattutto quelle che privilegiano notevoli varietà di frutta e di verdura perché possono prevenire diversi tipi di neoplasie, grazie alle diverse componenti chimiche presenti in queste sostanze, tra cui gli antiossidanti e le vitamine del gruppo B. Dati scientifici, tra i più interessanti e attuali, mettono in evidenza i potenziali benefici dei folati, della vitamina E, del Selenio e dei carotenoidi, e in modo speciale del Licopene. “Ulteriori evidenze scientifiche suggeriscono che i folati, e probabilmente altre vitamine del gruppo B, migliorano il quadro biochimico dell’organismo, consentendo una valida difesa contro gli effetti deleteri dovuti all’alcol”, ha puntualizzato ancora Giovannucci. “Aumentano altresì le difese immunitarie contro i tumori del colon-retto e della mammella”.
L’esperto ha quindi concluso: “Se sarà possibile diffondere questo messaggio e convincere la popolazione dell'assoluta esigenza di un tale tipo di dieta (mediterranea, se possibile), si potrebbero prevenire diversi tipi di tumore applicando, in termini pratici, il concetto di prevenzione primaria”.
Il concetto è stato ripreso dal professor Dileep G. Bal’ presidente dell’American Cancer Society, che ha ricordato: “La prevenzione contro i tumori può essere suddivisa, com’è noto, in primaria (cioè eliminare le cause che determinano il cancro), secondaria (rappresentata da programmi di screening e diagnosi precoce) e terziaria (cioè quelle metodiche che tendono a limitare lo stato di invalidità, con la messa a punto di sistemi riabilitativi del paziente)”. Il nostro esperto però si è limitato ad analizzare le prime due. Sottolineando che: “La prima è più un termine che una realtà di fatto, anche se noi sappiamo bene che i due maggiori fattori di rischio, il fumo e la scorretta alimentazione, da soli, rappresentano i 2/3, cioè il 75% di tutti i tumori. E la prevenzione primaria, da sola, può ridurre l’incidenza, quindi la mortalità dovuta al cancro. Vi è oggi un’estesa letteratura scientifica che suggerisce il modo mediante il quale si deve applicare la prevenzione contro i tumori, sia nei confronti del singolo che della comunità”. In ciò rafforzando quello che in precedenza aveva dichiarato il professor Giovannucci. Ancora il professor Bal ha sottolineato: “Per passare alla prevenzione secondaria basti ricordare i notevoli miglioramenti ottenuti con gli screening e la diagnosi precoce della cervice uterina e della mammella, che debbono essere oggi diretti in modo molto più aggressivo, anche contro il cancro del colon e della prostata, tuttora in continuo aumento”.
La diagnosi precoce e i trattamenti terapeutici, specie per il colon-retto, rappresentano un impatto estremamente positivo per l’intera comunità. È importante tener presente che sia la diagnosi che le terapie influiscono solo sulla mortalità, ma non sulla genesi di questi tipi di neoplasia. “Non dobbiamo dimenticare (questo è uno dei principali compiti e scopi dell'American Cancer Society) l’impegno di diffondere i risultati della scienza tra la gente comune, cioè di portare alla conoscenza di tutti le scoperte di laboratorio e di trasferirle, poi, nel più breve tempo possibile dai centri di ricerca alla fase clinica”, ha precisato ancora Bal.
Negli Stati Uniti, un argomento di notevole preoccupazione è rappresentato dall’elevata incidenza e mortalità dei tumori sia tra la popolazione di diversa etnia che tra le classi socio-economiche più povere. “Dobbiamo quindi considerare questo problema, cioè la prevenzione dei tumori, come fondamentale anche da un punto di vista di giustizia sociale. Infatti, non applicarla rappresenterebbe non solo una scadente politica sociale, ma anche una grave mancanza di ordine morale”, ha concluso il professor Bal.
Per quanto riguarda la situazione italiana, il professor Giuliano Quintarelli, presidente della Lega Tumori di Roma, ha rivelato una posizione critica dopo gli ultimi dati ISTAT (1997) secondo cui ogni giorno nel nostro Paese ci sono 428 decessi per tumore. Ha così dichiarato: “A tutt’oggi non è stata ancora impostata da parte delle istituzioni una politica d’informazione sanitaria mirata alla prevenzione oncologica ed estesa alla comunità. Ragion per cui, si perseguono idee preconcette sull’argomento cancro che, a tutt’oggi, è ancora definito “male incurabile o malattia inguaribile”. L’ignoranza sull’argomento, insieme al timore che questa particolare patologia incute, crea quei tabù per cui molti preferiscono non sapere, facendosi cogliere del tutto impreparati dall’eventuale insorgenza di neoplasia”.
Ha poi precisato: “Degli oltre 100 tumori più frequenti che colpiscono l’uomo, tutti si manifestano con una caratteristica comune: l’insorgenza soggettivamente inavvertibile e la tendenza a diffondersi nell’organismo. Pertanto, se la loro crescita non è arrestata in tempo utile, nonostante i notevoli miglioramenti ottenuti in questi anni nell’ambito delle terapie, l’evento finale è l’exitus”.
Nel nostro Paese, purtroppo, all’aumentata incidenza segue costantemente un’aumentata mortalità nelle fasce d’età più anziane. È indubbio che una situazione così pesante sia dovuta a una totale mancanza di informazioni corrette sul problema cancro. Anche per questo motivo, dal National Cancer Institute e dal National Institute of Public Health statunitensi risulta che, su 50 nazioni, l’Italia si trova al 10° posto in graduatoria come mortalità per tumori. Un primato assolutamente da correggere. Inoltre, appare interessante paragonare la situazione oncologica italiana con quella degli USA, soprattutto perché in quel Paese vi è un aumento d’incidenza rispetto al nostro, anche in considerazione della multietnia, delle differenze razziali e degli stili di vita. “In sintesi, in Italia nonostante i notevoli progressi nelle terapie, vi è tuttora un’insufficiente presa di coscienza circa l’enorme importanza della prevenzione. Basti pensare alla scarsa frequenza con cui le donne si sottopongono al più semplice dei controlli, come il Pap-test e la mammografia”, ha specificato il presidente della Lega Tumori romana.
Qual è la situazione europea? Sembra che nella Comunità europea le percentuali di mortalità dovute al cancro, aggiornate secondo l’età, hanno raggiunto il loro plateau nel 1988, attorno al 1990 per quanto riguarda gli Stati Uniti. Mentre, in anni più recenti, vi è stata una progressiva diminuzione di mortalità di circa il 5-10%. Questa tendenza generale è però rappresentata negli Stati Uniti anche da un aumento per organi (esofago, fegato, tessuto linfatico, neoplasie dei connettivi), mentre si osserva una notevole diminuzione per tumori del polmone, del colon, della mammella, della prostata, dello stomaco e della cervice uterina. Questi dati sono stati forniti dal professor John C. Bailar III, direttore del Department of Health Studies dell’Università di Chicago, che ha poi spiegato: “Le ragioni di questa diminuzione di mortalità sono dovute a una maggiore attenzione alla diagnosi precoce, piuttosto che allo sviluppo di terapie più efficaci, sebbene vi sia stato un notevole miglioramento delle terapie nei confronti delle neoplasie infantili e per certi tipi di tumori nell’adulto”.
Questi cambiamenti rappresentano importanti lezioni per sviluppare e migliorare le strategie nella ricerca. Circa 50 anni d’impegno per cercare la giusta cura dei tumori hanno avuto un impatto molto più ridotto delle modifiche degli stili di vita, di un’educazione più attenta, rivolta sia agli specialisti che alla comunità, sull’importanza della diagnosi precoce.
Nonostante ciò, il professor Bailar ha sottolineato: “Le percentuali di mortalità sarebbero notevolmente più ridotte se avessimo messo più impegno nella ricerca per la prevenzione”. Ha quindi chiarito: “Vi è tuttora l’impellente necessità di una svolta fondamentale affinché le risorse finanziarie, finora dirette a una ricerca esclusivamente mirata alle terapie, siano rivolte alla prevenzione e, in modo più ridotto, alla diagnosi precoce”.
Infine, il professor Francesco Schittulli, presidente nazionale della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori ha aggiunto: “Le vie da percorrere per arrivare a sconfiggere il cancro sono essenzialmente due: prevenzione e ricerca. Lunga, affannosa e spesso tardiva appare quest’ultima, rispetto alla prevenzione che, se correttamente e speditamente eseguita, porta a una sensibile riduzione della mortalità per cancro”.
Allo stato attuale, l’obiettivo da perseguire per la Lega Italiana è la realizzazione di due grandi progetti di prevenzione, mirati verso i quattro big killer responsabili di oltre il 50% della mortalità: tumore della mammella, del colon-retto, del polmone e della prostata. È un’impresa senza dubbio ardua, ma possibile. Si tratta di definire percorsi educativi, legislativi e operativi, sia per quanto riguarda la prevenzione primaria (lotta al tabagismo e controllo della cancerogenesi ambientale e professionale), sia per quanto concerne la prevenzione secondaria, o meglio l’anticipazione diagnostica dei tumori della mammella, del colon-retto e della prostata.
Più che i cospicui investimenti economico-finanziari, occorre una razionale ridistribuzione delle risorse, già esistenti a livello umano e tecnologico, e un sinergismo d’azione operativo. Prevenzione primaria (finalizzata a ridurre in particolare la produzione e il consumo di tabacco), campagna screening, costante e corretta informazione, aggiornamento e formazione professionale, sono strumenti idonei per l’abbattimento di questa malattia. Che, anche se oggi privilegia i Paesi più industrializzati, inevitabilmente coinvolgerà sempre più i Paesi in via di sviluppo, se non si creeranno le premesse per impedirne la diffusione.
“Eppure non si ha ancora la sensazione che il mondo politico, economico, e non solo, riescano davvero a percepire le dimensioni del problema e il dilatarsi del fenomeno. E le conseguenze che ne deriveranno. Il mondo scientifico, dal canto suo, fortemente impegnato nella ricerca di nuovi presidi diagnostici e innovative terapie farmacologiche, è poco incline a investire realmente nella prevenzione”, ha denunciato il professor Schittulli. “L’impegno della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori è di non abbassare la guardia e diffondere sempre più la cultura della prevenzione, come antidoto alla malattia per una migliore qualità di vita”.

Le posizioni del CNEL
La collaborazione del CNEL alla realizzazione di un Forum su “La prevenzione dei tumori” potrebbe suscitare delle perplessità nei non addetti ai lavori. Per dissipare ogni dubbio, riportiamo per intero la relazione del dottor Melino Pillitteri, presidente della Commissione Politiche del Lavoro e Politiche Sociali del CNEL di Roma.
La nostra partecipazione è da attribuire a due ordini di motivi:

  1. la constatazione della maggiore incidenza delle patologie tumorali attribuibili alle esposizioni professionali, cresciuta dal 4% nel 1970 al 10-15% alla fine degli anni ‘80, valori superiori alla media europea e denunciati dall’INAIL come inferiori alla realtà
  2. il fatto che la complementarietà della prevenzione primaria e secondaria sia l’arma più corretta per sconfiggere la patologia tumorale, nonostante il graduale incremento di molte sostanze chimiche, potenzialmente cancerogene, di cui l’uomo è ed è stato circondato (l’amianto ne è un esempio).

La prevenzione deve essere un valore assoluto per tutta la popolazione e, in particolare, per quelle categorie di lavoratori considerate a rischio. I presupposti legislativi esistono e sono:

  • l’art.20/87 del Codice civile impone al datore di lavoro “di adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale del lavoratore”;
  • la legislazione comunitaria inoltre prevede l’obbligo di redigere un documento di valutazione dei rischi, in tutti i luoghi di lavoro, e un registro di raccolta dei dati relativi ai tumori professionali.
  • Indubbiamente l’articolo del Codice civile è una norma aperta che supera molte lacune della normativa antinfortunistica, ma che non è in grado di adeguarsi tempestivamente a qualsiasi nuovo fattore di rischio, mentre conferma l’esistenza del diritto soggettivo del lavoratore a operare in un ambiento sano.

Riteniamo quindi che la strategia migliore sia quella del perseguimento di quattro obiettivi:

  1. creazione di una cultura della sicurezza, attraverso l’informazione e la formazione di tutte le categorie dei lavoratori sull’opportunità di adeguare il proprio stile alla prevenzione primaria (astenendosi per esempio dal fumo) e, quindi, a sottoporsi a check-up periodici (secondaria);
  2. incentivazione delle aziende a sottoporre il proprio personale alle prevenzione secondaria;
  3. utilizzazione di tutte le risorse economiche disponibili, considerando il grande beneficio che la prevenzione oncologica apporterebbe ai costi sociali di malattia e degenza ospedaliera del paziente;
  4. maggiore preparazione su questo tema nei medici di base.
Componenti chimiche antiossidanti Alimenti
Folati Verdura a foglie verdi, legumi, agrumi, fegato,
pane integrale…
Gruppo della vitamina B Carni e pesce, uova, latte e derivati, pane, pasta,
riso, cereali, patate, lievito di birra, soia…
Vitamina E Tutti gli oli (d’oliva, di girasole, di mais…)
Selenio Carni e pesce, cereali, latte e derivati
Carotenoidi (Licopene) Frutta e verdura color giallo-rosso (pomodoro
e derivati, fragola, papaia, uva, anguria…)

Livello di prevenzione Come applicarla
Primaria
  • lotta al tabagismo
  • controllo della cancerogenesi ambientale e professionale
  • seguire una dieta appropriata
  • seguire una costante attività fisica
  • tenere sotto controllo il peso corporeo
    per ridurre l’obesità
Secondaria
  • programmi di screening e diagnosi precoce
    (mammografia, Pap-test…)
  • check-up periodici

Indirizzi utili

  • Centro di Prevenzione e Diagnosi Precoce di Milano
    V. Clefi, 9 20146 Milano
    Tel. 02/43 06 95 11 Fax 02/48 00 62 52
  • Lega tumori di Roma (diretta dal prof. Quintarelli)
    V. di Villa Severini, 54 00191 Roma
    Tel. 06/3297730 - 06/3295240
  • Fondaz. Maugeri Pavia (chirurgia mininvasiva)
    Professor CATONA Tel. 0382 - 592298
    Segreteria Tel. 0382 - 592292

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