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Cosa può fare la cosmesi

Laura Bettinzoli, N. 7/8 Luglio/agosto 2002

Su una rivista è stato scritto che “i coloranti che sono usati nei cibi, medicinali e cosmetici, sono ottenuti dal catrame di carbone”. Le controversie derivanti dall’uso dei prodotti che contengono componenti tossici sono molte, soprattutto nel campo della cosmesi, e addirittura alcuni esperimenti sugli animali hanno dimostrato che certi prodotti potrebbero essere cancerogeni.
“La tossicità di queste sostanze – spiega il dottor Giulio Tosti dermatologo dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano – può essere evidenziata in laboratorio, su cavie o con esperimenti in vitro, utilizzando alte concentrazioni di questi ingredienti del prodotto e con tempi di esposizione molto lunghi. Molte di queste sostanze se somministrate per periodi lunghi a concentrazioni elevate possono, infatti, dare degli effetti di tipo cancerogeno. Dalla mia esperienza di medico dermatologo posso dire che sono frequenti i cosiddetti fenomeni di sensibilizzazione e di fototossicità, ma non di cancerogenicità. Non bisogna dimenticare che, su tutti gli ingredienti contenuti nei vari prodotti cosmetici, vengono fatti degli studi piuttosto approfonditi.
È anche vero, però, che in passato, in alcuni prodotti di origine naturale che venivano utilizzati nella cura della psoriasi (una delle malattie cutanee più frequenti) era contenuto l’arsenico. Erano farmaci molto efficaci, ma poi si è visto che l’utilizzo dell’arsenico ad alte concentrazioni oltre ad avere degli effetti di assorbimento con dei veri e propri sintomi da avvelenamento, quando veniva applicato per molto tempo, in maniera regolare e ripetuta, poteva dare degli effetti di tipo cancerogeno. L’arsenico e anche i mercuriali, cioè quei prodotti contenenti mercurio impiegati per la cura di alcune malattie della pelle, si sono dimostrati molto tossici, e vi sono una serie di lesioni precancerose legate alla esposizione di queste sostanze. Oggi però questi componenti non vengono più utilizzati.
Gli effetti cancerogeni, dovuti ad esposizione cumulativa, si manifestano dopo molto tempo, alcune volte dopo decine di anni; è quindi necessario un periodo molto lungo per avere dati sicuri su tali effetti da parte di alcune molecole contenute nei prodotti di uso quotidiano”.
“Quello che io so – aggiunge il dottor Alessandro Testori codirettore della Divisione di Chirurgia Generale e responsabile dell’Unità Melanoma dello IEO di Milano – è che esistono sostanze utilizzate per indurre il tumore della cute nelle cavie di laboratorio e che queste sono dei derivati del catrame. C’è un grosso problema nell’ambito della sperimentazione clinica e cioè che il melanoma è uno dei tumori che generalmente non colpisce gli animali perché questi sono coperti dai peli, e quindi per poter sperimentare i nuovi farmaci o le nuove sostanze in studio per la cura di alcune forme tumorali dobbiamo ricorrere all’induzione della neoplasia, nella cavia, mediante l’uso di queste sostanze”.
Oltre ai mercuriali e ai derivati del catrame ci sono altre sostanze che sono state messe sotto accusa. Il Polyethylene Glycol (PEG), il Propylene Glycol (PG) impiegato, oltre che come tensioattivo e solvente, anche in molti prodotti per il make-up, per capelli, lozioni, dopobarba, deodoranti, colluttori, dentifrici. Il Sodium Lauryl Sulfate (SLS) e Sodium Laureth Sulfate (SLES) anche questi usati come detergenti e tensioattivi presenti negli shampoo per auto, nei prodotti per pulire i pavimenti dei garages e negli sgrassatori dei motori, sono ampiamente utilizzati nei cosmetici, dentifrici, balsamo per capelli, e in circa il 90 per cento degli shampoo e prodotti che schiumano.
L’Urea (Imidazolidinyl) e DMDM Hydanton sono due conservanti che rilasciano la formaldeide; ed è proprio la formaldeide ad essere sotto accusa, sembra infatti che possa irritare l’apparato respiratorio, causare reazioni alla pelle e provocare palpitazioni cardiache.
“La formaldeide – spiega il dottor Massimo Mosconi dermatologo allo IEO di Milano – è un forte irritante; danneggia molto la cute e credo anche che l’inalazione di formaldeide non faccia assolutamente bene. Ci sono alcune creme contenenti Urea (agente molto emolliente ed idratante) prescritte per alcune patologie e molte volte utilizzate in terapia per cuti particolarmente secche. Noi medici, però, consigliamo sempre di utilizzarle per un breve periodo di tempo, proprio perché c’è un assorbimento di questa sostanza da parte della pelle che a lungo termine può risultare molto dannosa.
Come ha ricordato il mio collega, un’altra sostanza pericolosa è sicuramente il catrame, in quanto può provocare degli epiteliomi. Il catrame che un tempo veniva utilizzato per curare la psoriasi associato alla terapia con i raggi ultravioletti è stato dimostrato che può aumentare la frequenza della comparsa di epiteliomi spinocellulari e vasocellulari sulla cute; ora il catrame è stato abolito e tolto dai vari prodotti, come alcuni shampoo e creme che lo contenevano e che associate a cortisonici venivano utilizzate per curare patologie cutanee particolari”.
Secondo il dizionario degli ingredienti dei cosmetici “molti coloranti provocano sensibilità e irritazione alla pelle” così come i profumi. Molti deodoranti, shampoo, creme solari, creme per la pelle e il corpo e prodotti per i bambini contengono profumi. La voce profumi in un’etichetta può indicare la presenza fino a 4000 diverse sostanze, e molti di questi componenti sono tossici.
“La maggior parte dei prodotti per cosmesi – continua il dottor Mosconi – contiene profumi. Che i componenti dei profumi siano tossici o cancerogeni non è stato provato. È possibile parlare di tossicità di un prodotto, intesa come aumento della sensibilità della cute verso agenti esterni quali il sole o altri prodotti che si applicano sulla cute, dopo che se ne sono applicati altri in precedenza, quando questi vengono utilizzati in modo non corretto. I profumi contenuti nei deodoranti, nei prodotti dei bambini, negli shampoo possono dare molti problemi di irritazione alla cute; ma che i componenti dei profumi siano cancerogeni non ne siamo ancora certi; potrebbe essere possibile; c’è da dire però che l’uso di questi prodotti nella maggior parte dei casi non è costante e continua a tal punto di indurre un’alterazione cellulare”.
“I prodotti cosmetici non devono contenere sostanze farmaceutiche – dice il professor Plinio Richelmi, specialista in medicina del lavoro e in psichiatria e insegnante di tossicologia presso la facoltà di medicina e chirurgia all’Università di Pavia – e inoltre, per legge, tutte le sostanze devono essere certificate; ogni sostanza contenuta nei prodotti ad uso cosmetico deve avere una scheda tecnica che viene poi approvata dal Ministero della Salute: l’industria cosmetica deve dimostrare, attraverso dei test, che le sostanze non siano irritanti e allergizzanti. Se un cosmetico contiene sostanze che rientrano nelle schede tecniche già accettate dal Ministero questo viene messo in commercio, altrimenti, per qualsiasi altro ingrediente non già studiato lo stesso organismo ministeriale provvede a verificarne la non tossicità. Io non ritengo proprio che il Ministero accetti schede tecniche di sostanze cancerogene”.
“Fino a 5 o 6 anni fa – aggiunge Richelmi – non esisteva questa regolamentazione, per cui prima si potevano utilizzare sostanze spesso poco studiate e sperimentate. Se devo essere sincero, come tossicologo, mi preoccupano di più i prodotti di tipo naturale, erboristico e ayurvetico piuttosto che quelli chimici sottoposti a molteplici controlli. Vi posso fare un esempio: pochissime persone sanno che l’olio essenziale di salvia può provocare alterazioni al neonato e che quindi è sconsigliato alle donne in gravidanza; nonostante questo ci sono intere linee di cosmetici alla salvia (creme, profumi, talco ecc.); mi ricordo inoltre di un prodotto dimagrante in commercio qualche anno fa che conteneva anche l’olio essenziale di salvia e questo veniva usato anche dalle gravide per non ingrassare troppo durante il periodo di gestazione.
Spesso, inoltre, le cosiddette medicine alternative, non vengono sottoposte a controlli approfonditi. Per i prodotti cosmetici, a mio avviso, vi sono due problemi: uno è la diminuzione di lipidi a livello cutaneo e quindi una maggiore secchezza e da qui gli effetti tossici sulla cute e il problema delle allergie. Ma come si fa a fare un’indagine epidemiologica sulla cancerogenicità dei cosmetici? Se si deve fare un indagine si devono avere due o tre variabili, in questo settore di variabili ce ne sono milioni.
Come cosmetico pericoloso per la cute posso segnalare il Minoxidil, che veniva utilizzato per la ricrescita dei capelli; ebbene se questo prodotto venisse assorbito dalla pelle diventerebbe un farmaco cardio attivo e potrebbe dare alterazioni cardiache”.
Tra i prodotti cosmetici dichiarati pericolosi per la salute c’è anche lo sbiancante della cute particolarmente diffuso in Africa, in Asia e negli Stati Uniti.
“Sembra – dichiara il professor Richelmi – che vengano vendute milioni di confezioni di creme contenenti sostanze sbiancanti la pelle in Africa e in Asia. In alcuni paesi di questi continenti, in particolare quelli più poveri, vengono vendute addirittura creme al cortisone.
Le case cosmetiche più serie, al posto del cortisone usavano l’Hydroquinone (HQ), sostanza abbastanza sbiancante e che non serve solo per i cosmetici ma anche per reazioni chimiche che vengono usate in alcune industrie chimiche.
L’Hydroquinone è stato utilizzato fino a un paio di anni fa e veniva venduto principalmente in America e in Europa alle popolazioni nere e gialle che volevano avere la pelle più chiara.
Non so se ci possa essere una correlazione ma voglio ricordare che nel 1999 ci sono stati negli Stati Uniti un milione di nuovi casi di tumori cutanei. I risultati dei test fatti su questa sostanza hanno indotto la Comunità Europea a ritirarla subito dal mercato”.

Il mercato cosmetico nazionale e internazionale

ripartizione percentuali dei consumi
nei canali distributivi in italia

canali distributivi ripartizion
in percentuale
Farmacia 10,2
Profumeria 30,5
Istituti di bellezza 2,4
Porta a porta 5,4
Vendite per corrispondenza 0,5
Grande distribuzione e negozi misti 42,1
Vendite parrucchieri donna 1,2
Consumi parrucchieri donna 1,6
Consumi parrucchieri uomo 1,5

Secondo i dati forniti dall'Unipro, il settore cosmetico in Europa si muove in linea con l'andamento del prodotto interno lordo di ogni singolo paese. Complessivamente l'industria cosmetica europea fattura ogni anno 20,5 miliardi, mentre gli Stati Uniti raggiungono 18,4 miliardi e il Giappone 12,4.

Che tipo di fototipo hai?

  • Albini e persone con capelli rossi o biondi e pelle color latte (fototipo I) · alto rischio d’eritemi e scottature, non si abbronzano mai.
  • Soggetti biondi o castano chiari con carnagione pallida e bambini (fototipo II) · si abbronzano con difficoltà.
  • Soggetti con capelli castani (fototipo III) · meno soggetti a scottature, sviluppano una leggera abbronzatura.
  • Soggetti bruni o castano scuri con carnagione olivastra (fototipo IV) · difficilmente si scottano, si abbronzano sempre con facilità.
  • Soggetti con incarnato scuro e capelli scuri (fototipo V) · possono abbronzarsi senza rischio d’eritema.
  • Soggetti con carnagione pigmentata (neri e medio orientali) e con capelli scuri (fototipo VI) · la pelle è in grado di difendersi da sola dai raggi UV, non si scottano mai.

Progetto PREM: occhio ai nei
“Il melanoma – spiega il dottor Alessandro Testori – è un tumore cutaneo che deriva dalla trasformazione maligna dei melanociti ossia quelle cellule che normalmente determinano la pigmentazione della pelle. Può insorgere su cute apparentemente sana o dalla modificazione di un neo o nevo preesistente e l’incidenza di questa neoplasia è in netto aumento in tutto il mondo, infatti, negli ultimi 15 anni, il numero dei casi di melanoma è praticamente raddoppiato”.
La diagnosi precoce del melanoma riveste un’importanza fondamentale nella cura e nell’ottenimento di sempre migliori risultati in termini di sopravvivenza sui pazienti affetti da questa patologia.
A questo proposito molte strutture ospedaliere lombarde hanno pianificato un programma di prevenzione secondaria e informazione sanitaria (PREM) finalizzato a raggiungere la popolazione tramite il coinvolgimento dei Medici di Famiglia. Le strutture ospedaliere specialistiche che hanno aderito al programma “PREM” identificheranno 60-100 Medici di Famiglia operanti nei pressi di ogni ospedale e li sensibilizzeranno attraverso una serie di attività di aggiornamento, come un libretto con immagini di lesioni cutanee e una breve documentazione sulle metodiche caratterizzate da diagnostiche e terapeutiche inerenti i tumori cutanei. Allo stesso tempo si prevede di raggiungere la popolazione distribuendo una serie di informazioni per i pazienti che si recheranno per qualsiasi motivo dal loro Medico di Famiglia con un manifesto “Occhio ai nei” e un dépliant con alcune nozioni basilari sull’importanza della diagnosi precoce dei tumori cutanei. “Non è una campagna di screening – spiega il dottor Alessandro Testori condirettore della Divisione di Chirurgia Generale e responsabile dell’Unità Melanoma dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano – ma una campagna di educazione sanitaria finalizzata alla diagnosi precoce del melanoma”.
Il progetto PREM ha inizio proprio in questi giorni con durata di almeno un anno e coinvolgerà i Centri sottoelencati:

  • Istituto Europeo di Oncologia
  • Ospedale Niguarda Ca’ Granda di Milano
  • Ospedale San Paolo – Clinica Dermatologica di Milano
  • Osp. A. Manzoni – U.O. Dermatologia di Lecco
  • Osp. S. Antonio Abate di Gallarate
  • Ist. Ospitalieri Di Cremona
  • Osp. Riuniti di Bergamo – Clinica Dermatologica
  • Osp. Policlinico di Milano – Clinica Dermatologica di V. Pace
  • Osp. di Circolo Macchi di Varese
  • Ospedale di Como
  • Ospedale di Mantova
  • Società dei Medici di Famiglia SNAMID e SIMG

Quanto conta la protezione del solare
La prima regola per essere sicuri sotto il sole è quella di scegliere con la massima attenzione il solare da usare. Di prodotti solari in commercio ve ne sono di vari tipi: creme, gel, oli, lozioni, spray, emulsioni. La maggior parte hanno dei filtri che proteggono dai raggi UVA e UVB e la scelta del prodotto dipende dal tipo di pelle, dal grado di protezione desiderato, dall’intensità del sole e dal genere di attività praticata sotto il sole. I filtri più utilizzati sono quelli chimici che contengono sostanze chimiche in grado di assorbire i raggi ultravioletti di determinate lunghezze.
È, però, necessario che nel solare siano associati più filtri, perché se l’esposizione ai raggi UVB può provocare eritemi e scottature, gli UVA intaccano le fibre di collagene e di elastina, accelerando il processo di invecchiamento cutaneo. I filtri più sicuri sono quelli “fotostabili”, che mantengono inalterata la capacità filtrante del prodotto per tutto il tempo di esposizione al sole mentre con filtri non fotostabili c’è un rischio maggiore di eritemi e scottature, perché la protezione offerta dal prodotto si riduce durante il periodo di esposizione e, addirittura, la sua degradazione, dovuta alla luce e al calore, può dar vita a sostanze chimiche potenzialmente irritanti per la pelle (a fine stagione è meglio gettare i prodotti già utilizzati poiché il calore riduce l’efficacia del prodotto). Inoltre si può scegliere tra:

  • i prodotti idrorepellenti (water resistant, waterproof) che sono efficaci anche se si suda o si fa il bagno;
  • gli autoabbronzanti che conferiscono alla pelle una colorazione tramite una reazione chimica molto superficiale e senza la presenza degli ultravioletti;
  • i solari a schermo totale che contengono combinazioni di filtri (chimici e fisici) i quali assorbono l’intero spettro degli ultravioletti, dunque i raggi UVA e UVB.

Indirizzi utili
Istituto Europeo di Oncologia
Via Ripamonti, 435, 20141 Milano
Tel. 02/574891
www.ieo.it

SU INTERNET
www.benessere.com/bellezza/pelle/abbronzatura.htm;
www.melanoma.org/ (the melanoma research foundation);
www.mpip.org/ (melanoma patient’s information page);
www.anagen.net/pelle.htm (informazioni generali sulla pelle).

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