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Oncologia in famiglia
Cristina Mazzantini, N. 7/8 luglio/agosto 2002
Ancor oggi, nonostante i progressi scientifici e farmacologici, la diagnosi di tumore è vissuta dal paziente e dai suoi familiari come una condanna a morte. Negli ultimi decenni, per modificare una tale concezione sono intervenuti frequentemente i media nazionali più importanti. Ma i risultati non sempre sono stati esaltanti. Invece è ormai accertato dalla letteratura scientifica internazionale che un malato oncologico ha più possibilità di guarire se crede la sua patologia curabile. Dunque il fattore psicologico incide molto sulla prognosi della malattia neoplastica. Pertanto è bene evitare lisolamento quando si scopre di avere un tumore, rivolgendosi al proprio medico di famiglia.
A tale proposito, per Prevenzione Tumori abbiamo intervistato due esperti come il dottor Mario Falconi, segretario nazionale della Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale (FIMMG), e il senatore Luigi Fabbri, medico di base a Pavia.
Sapendo che oggi il 60-70% dei malati oncologici guarisce, ovviamente secondo il tipo di tumore e lo stadio in cui esso viene preso, qual è il ruolo del medico di base?
È una figura indispensabile, chiarisce il dottor Falconi di Roma. Dobbiamo ricordare che il paziente oncologico più di qualsiasi altro malato ha bisogno di una persona di fiducia che lo segua, che lo rincuori, ma soprattutto che dia voce ai suoi diritti. Anche il senatore Fabbri concorda con il collega romano, aggiungendo: Il ruolo del medico di base nel caso specifico, ovvero del malato neoplastico, è quello di regista o meglio di coordinatore di tutte le figure che devono prendersi cura del paziente: dallinfermiere alloncologo medico, dal chemioterapista allanestesista e persino al nutrizionista (per i tumori dellesofago e dello stomaco). A noi, medici di famiglia, spetta peraltro il compito di seguire il malato domiciliato. Anche se ciò, spesso, può rappresentare un aggravio per il nostro lavoro.
Nella sua risposta il senatore Fabbri focalizza lattenzione su un elemento fondamentale, ovvero sulla necessità del paziente oncologico (soprattutto se terminale) di ricevere una costante assistenza domiciliare.
Qual è, dottor Falconi, la sua posizione al riguardo?
Sono pienamente daccordo con il collega di Pavia e anzi aggiungerei, riferendomi alla mia lunga esperienza nel campo, che il medico di famiglia riveste un ruolo indispensabile, soprattutto in quelle zone dove non esiste ancora unassistenza territoriale. Per esempio, nella mia regione, il Lazio, le associazioni dei malati oncologici ricoprono solo il 10% dellassistenza e per gli altri cè ancora il caro e buon medico di medicina generale.
Dunque, per far fronte alle carenze istituzionali, il medico di base ricopre anche mansioni che non gli competono?
Purtroppo sì. In più, alla Federazione spetta lincarico di denunciare alle istituzioni competenti (Ministero della Salute, per primo) una situazione assistenziale deficitaria, a dir poco inadeguata per un Paese sviluppato, sottolinea Falconi. In Italia troviamo pazienti, soprattutto quelli che vivono al Nord o nelle grandi città, che sono curati e assistiti in maniera encomiabile. Anzi, direi da specialisti, in centri e con tecnologie che fanno invidia a quelli americani ed europei. E poi ci sono malati, specialmente quelli residenti nel Centro-Sud, che non dispongono neppure dei servizi di assistenza minima. È proprio in campo oncologico che si può osservare con chiarezza lesistenza di due Italie ben distinte. Per ridurre le differenze, fino a quando le istituzioni non interverranno concretamente, a noi medici di famiglia non resta altro che rimboccarci le maniche e aiutare tutti quei malati più sfortunati.
Dottor Falconi, la sua descrizione non è certo tra le più lusinghiere per il nostro Paese. Però lei sottolinea la possibilità della sua categoria di aiutare il paziente di serie B (utilizziamo volutamente il gergo calcistico). Ma in che modo?
La nostra Federazione, come detto in precedenza, può denunciare alle istituzioni competenti dove sia presente regioni, città e paesi italiani una forte insufficienza di servizi. Ma non solo. Infatti tutta la nostra professionalità può essere messa a disposizione, soprattutto per i malati allettati. Vorrei fare un esempio concreto. Da poco abbiamo stipulato un protocollo dintesa con lAssociazione di malati oncologici diretta dal professor Aldo Tirelli di Aviano (uno dei massimi centri oncologici italiani). Così, si è istituita una stretta collaborazione tra specialisti e medici di base.
Il segretario generale della FIMMG mette in evidenza come in Italia i malati neoplastici siano curati in maniera differente.
Senatore Fabbri, qual è la sua esperienza medica?
Come medico del Nord sono più fortunato, perché a Pavia ci sono due centri oncologici deccellenza, come la Fondazione Maugeri e il Policlinico San Matteo. Inoltre, nella mia carriera medica ho sempre avuto ottimi rapporti di collaborazione con gli specialisti.
Da questa intervista emerge quanto il medico di base sia fondamentale per lassistenza del malato neoplastico e dei suoi familiari. Ma non è stata però citata la terapia del dolore.
Certamente uno dei compiti principali del medico è quello di alleviare la sofferenza del paziente, puntualizza il dottor Falconi. Oggi è più facile grazie al decreto legge dell8 febbraio, stipulato dallex ministro della Sanità, Umberto Veronesi, che semplifica la prescrizione e la somministrazione degli oppioidi (farmaci per eccellenza per lenire il dolore neoplastico). A tal proposito, però, cè ancora molto da fare.
In conclusione, ci piacerebbe sapere qual è, secondo voi, lerrore più comune commesso dal malato oncologico.
Di solito, dopo aver ricevuto la diagnosi di tumore, il paziente o il familiare si mettono in cerca dei centri oncologici più idonei per essere seguiti dai migliori specialisti. Però lo sbaglio più frequente è quello di allontanarsi dal proprio medico di fiducia, perché invece proprio in questa occasione è necessario intensificare il rapporto, risponde il senatore Fabbri. Spesso, quando mi rivolgo a colleghi, sottolineo il fatto che non bisogna lasciarsi sfuggire il paziente, perché dopo è difficile ritrovare lintesa e ciò può comportare una aggravamento della malattia (come è riportato dalla letteratura scientifica). È bene ricordare che il paziente può essere confuso, demoralizzato. Quindi può affidarsi al primo che possa aiutarlo. Invece, come già detto, noi medici di base abbiamo un ruolo fondamentale per la cura del paziente oncologico: dobbiamo indirizzarlo al centro più adatto per il proprio tumore e, una volta dimesso dallospedale, siamo sempre noi che lo dobbiamo prendere in carico affinché riceva le cure migliori. O comunque poterlo accompagnare anche al trapasso, lenendo il dolore e facendo sì che la morte sia la più dolce possibile. Se lo abbandoniamo, gli facciamo solo del male, precisa infine il senatore Fabbri.
Sullargomento delicato interviene anche il dottor Falconi che ricorda: Se ci lasciamo sfuggire il malato non riusciremo più a seguirlo. Inoltre noi dobbiamo essere come degli amici competenti in grado di aiutare a superare o a sopportare il male. E soprattutto affermare con forza che il cancro è una patologia curabile.
Oncologia 2002, il futuro oggi
Al Sud ci si ammala di meno di tumore, ma si muore di più. Secondo gli ultimi dati disponibili, nel Nord Italia su ogni mille persone 11,5 sono malati neoplastici, mentre al Sud la percentuale scende al 4,5 per mille. Tuttavia il tasso di mortalità è superiore del 50% nel Meridione rispetto al Nord. Dalla denuncia di questa drammatica disuguaglianza è nata la Campagna per i diritti dei malati oncologici del Mezzogiorno che sarà presentata a Napoli durante il Congresso Oncologia 2002, il futuro oggi, dal 18 al 21 settembre prossimi. Lobiettivo è.quello di sensibilizzare lopinione pubblica e promuovere iniziative e passi concreti per superare questa inaccettabile disparità. Testimonial della campagna è Piero Marrazzo, giornalista e conduttore-autore della trasmissione televisiva Mi manda Rai Tre. Lincontro scientifico napoletano è organizzato dallUniversità Federico II e presieduto dallon. Giuseppe Petrella, vice-presidente della Commissione Affari Sociali della Camera, con la partecipazione dei più accreditati esponenti della ricerca nazionale e internazionale. Oltre alle finalità di aggiornamento medico, il congresso si qualifica come unoccasione per approfondire i temi legati allinformazione e alla comunicazione con i pazienti.
Un nuovo Hospice per i malati terminali
Una risposta al dottor Falconi, che nella nostra intervista si è lamentato delle carenze in Italia, specialmente nella regione Lazio, arriva dalla nascita a Roma di un Hospice per malati terminali. Questa struttura, già sostanzialmente attiva, raggiungerà la completa operatività a luglio ed è finanziata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Roma e diretta dallAssociazione Volontari Circolo di S. Pietro. È il primo Hospice integrato della Capitale, situato presso la Casa di Cura Sacro cuore di via Poerio 100 (centralino 06/588.991), che apre le porte, gratuitamente, ai pazienti bisognosi. La struttura dispone di 34 posti letto in stanze singole, di cui 29 nel Nucleo Cure Palliative (Hospice) e 5 nellUnità per la terapia del dolore, oltre 10 accessi giornalieri nel centro diurno aperto, 9 ambulatori specialistici, day hospital, chirurgia ambulatoriale e un nucleo di assistenza domiciliare.
Le potenzialità dellHospice sono enormi: oltre 2.000 pazienti assistiti allanno e più di 12.000 giornate di degenze disponibili in Cure Palliative e terapia del Dolore.
Percentuale di decessi
per tumore tra il 1992-1999, negli USA |
| Fegato |
2,4% |
| Polmoni (donne) |
0,8% |
| Esofago |
0,7% |
| Non-Hodgkins |
0,6% |
| Melanoma |
0,1% |
| Pancreas |
-0,1% |
| Reni |
-0,2% |
| Vescica |
-0,3% |
| Cervello |
-0,5% |
| Leucemia |
-0,5% |
| Ovaie |
-0,9% |
| Colon retto |
-1,7% |
| Polmoni (uomini) |
-1,8% |
| Laringe |
-2,0% |
| Seno |
-2,4% |
| Cavità Orale |
-2,5% |
| Cervice uterina |
-2,7% |
| Stomaco |
-2,8% |
| Hodgkin's |
-3,5% |
| Prostata |
-3,5% |
| Fonte: National Cancer Institute |
| Tassi di mortalità tra il 1997 e il 1999 in italia |
| Livello territoriale |
Tasso generico
di mortalità
(per mille ab.) |
Tasso di mortalità
infantile
(per mille ab.)
|
Tasso di mortalità
tumore
(per mille ab.)
|
| Anno |
1999 |
1997 |
1997 |
| Piemonte |
11,7 |
5,1 |
3,2 |
| Valle d'Aosta |
10,7 |
5,9 |
3,1 |
| Liguria |
13,8 |
5,5 |
3,7 |
| Lombardia |
9,7 |
3,9 |
3,1 |
| Trentino Alto Adige |
8,8 |
4,2 |
2,7 |
| Friuli Venezia Giulia |
12,3 |
3,4 |
3,6 |
| Emilia Romagna |
11,6 |
4,9 |
3,4 |
| Marche |
10,5 |
5,7 |
3,0 |
| Toscana |
11,8 |
4,8 |
3,3 |
| Umbria |
11,2 |
5,0 |
3,1 |
| Lazio |
9,4 |
5,7 |
2,6 |
| Campania |
8,2 |
6,4 |
2,0 |
| Abruzzo |
10,3 |
5,2 |
2,5 |
| Molise |
10,8 |
4,9 |
2,5 |
| Puglia |
8,0 |
6,1 |
2,0 |
| Basilicata |
9,1 |
6,9 |
2,0 |
| Calabria |
8,6 |
5,9 |
1,8 |
| Sicilia |
9,4 |
7,5 |
2,1 |
| Sardegna |
8,6 |
6,1 |
2,2 |
| Italia |
9,9 |
5,4 |
2,7 |
Indirizzi utili
FIMMG:
www.fimmg.org
tel. 06/54896625.
Sen. Luigi Fabbri
www.luigifabbri.it
SU INTERNET
www.ncl.ac.uk/
(trenta pagine di link a informazioni sul cancro adatto sia per il pubblico che per gli addetti ai lavori. Comprende risorse elencate per Paese e una guida al cancro);
www.wellnessbooks.com/
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