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La psinconcologia

Dario Vascellaro, N. 7/8 luglio/agosto 2002

La diagnosi di una neoplasia ha un impatto drammatico nella vita di una persona e dei suoi familiari. Sintomi di ansia e depressione sono comuni e comprensibili: così il paziente deve affrontare delle cure pesanti per combattere una malattia grave, deve fare – o subire – delle scelte importanti, deve affrontare interventi chirurgici e terapie impegnative che potrebbero anche causargli menomazioni funzionali (temporanee o croniche), deve infine convivere con la paura della morte. Lo psicologo può esercitare un importante ruolo di supporto nei confronti del paziente e della famiglia per affrontare questi drammi.
Nei pazienti oncologici sono spesso presenti gravi sofferenze fisiche e traumi psicologici e sociali. In particolare, il disagio psicologico può iniziare nel momento in cui i pazienti vengono a conoscenza della diagnosi di cancro.
Il cancro rappresenta dunque, sempre, per il paziente e per la sua famiglia, ma anche per i terapeuti, una prova esistenziale sconvolgente. Questa prova riguarda tutti gli aspetti della vita: il rapporto con il proprio corpo, il significato dato alla sofferenza, alla malattia, alla morte, così come le relazioni famigliari, sociali, professionali.
Il trattamento del paziente oncologico deve avere come obiettivo principale quello di migliorare la qualità della vita e di limitare il rischio di conseguenze psicopatologiche tali da condizionare il futuro del malato. Il sostegno sociale rappresenta pertanto un elemento costitutivo del trattamento del paziente oncologico e rientra nelle responsabilità di ciascuna figura terapeutica: dal medico di medicina generale, al medico oncologo, all’infermiere, allo psichiatra e allo psicologo, all’équipe curante nel suo complesso.
Numerosi studi ne sottolineano la necessità e riportano le iniziative promosse in questo campo: ricerche epidemiologiche sulla prevalenza dei disturbi psicologici, ricerche sulla valutazione della qualità di vita, strategie utili per l’informazione al paziente, tecniche specifiche di sostegno psicologico, modelli di supporto sociale ecc.
Aspetti principali
La specificità della psiconcologia consiste nel rivolgersi a un paziente il cui disagio psicologico non dipende primariamente da un disturbo psicopatologico, ma è generato dalla situazione traumatizzante della malattia. Ciò implica il riferimento ad alcuni concetti psicologici fondamentali.
Il concetto di crisi è considerato come “momento di cambiamento”, nell’ambito del quale possiamo distinguerne altri tre:

  • l’esplicitazione del problema (qui troviamo: il cambiamento nel rapporto con sè stessi e con gli altri, la consapevolezza della propria vulnerabilità e dell’eventualità della propria morte), che ha il valore di una richiesta di aiuto e testimonia il fatto che le circostanze oltrepassano le capacità di autogestione del problema da parte del soggetto;
  • la mobilitazione della rete sociale prossima al paziente (familiari, curanti);
  • lo sviluppo di un nuovo equilibrio attraverso l'individuazione di soluzioni adattive e l'accettazione del cambiamento.

Il concetto di strategia di adattamento o coping, proposto dalla psicologia cognitiva anglosassone è lo studio delle strategie che un soggetto sviluppa per gestire o diminuire l’impatto di un evento che costituisce una minaccia per il suo benessere fisico e/o psichico. Esso dipende:

  • dalla valutazione cognitiva dell’evento e delle risorse disponibili;
  • dal comportamento che il paziente adotta per far fronte al problema sia in termini di intervento (attivo) che di evitamento (passivo);
  • dal tipo di controllo emotivo utilizzato.

Il concetto di adattamento psicologico plurifattoriale, proposto dall’affine psicologia della salute, distingue diverse categorie di fattori interdipendenti:

  • in relazione ai pazienti: i “predittori” (eventi di vita, status sociale, costituzione biologica, caratteristiche di personalità...), i “moderatori” (specifiche strategie di adattamento utilizzate dal soggetto nelle situazioni studiate, caratteristiche personologiche suscettibili di mutare nel tempo ecc.), il tipo di adattamento che ne risulta;
  • in relazione al trattamento: l’organizzazione delle cure, le tecniche terapeutiche utilizzate.

Le tecniche a mediazione corporea
Le tecniche a mediazione corporea, meglio conosciute con il termine di “tecniche di rilassamento”, utilizzano un linguaggio terapeutico-riabilitativo di tipo somatico e attraverso questo determinano nel paziente un effetto terapeutico globale, cioè non solo a livello somatico, ma anche psichico.
Le principali tecniche a mediazione corporea sono: le tecniche autogene, le tecniche ipnotiche, le visualizzazioni guidate, il biofeedback e il rilassamento progressivo.
Queste tecniche determinano in varia misura una serie di effetti generali sull’organismo, i più importanti dei quali sono:

  • induzione di uno stato di rilassamento;
  • distacco emotivo da situazioni particolarmente stressanti (soprattutto le tecniche autogene);
  • sviluppo di maggiori capacità di recupero sul piano psicofisico.

Queste tecniche si possono quindi utilizzare efficacemente:

  • per il controllo dello stress e dell’ansia;
  • per il controllo del dolore;
  • per il controllo degli effetti collaterali delle terapie antitumorali (soprattutto nausea, vomito e modificazioni dell'immagine corporea);
  • per favorire l’adattamento alla malattia;
  • per stimolare un atteggiamento combattivo nei confronti della malattia, soprattutto nella fase della riabilitazione e del reinserimento sociale.

In generale, se ne raccomanda l’uso nelle indicazioni suddette in associazione ai presidi farmacologici o, laddove questi ultimi siano controindicati, come valida alternativa terapeutica.
Possono essere praticate sia individualmente sia in gruppo. Quest’ultima modalità viene particolarmente raccomandata perché utilizza l’effetto sommatorio dei risultati individuali suddetti a livello psicofisico con tutti gli effetti socializzanti e di supporto emozionale dovuti all’apprendimento in gruppo.
L'intervento istituzionale nella psicoterapia
La presenza abituale di psiconcologi nell'ospedale permette una continuità di incontri formali e informali con i curanti: è così possibile scambiare informazioni a proposito dei pazienti, si può partecipare alle riunioni di servizio od organizzare gruppi di discussione su singoli casi con i medici interessati.
In particolare gli incontri di gruppo, che consentono di condividere tra tutti i componenti dell'équipe curante il carico emotivo, le esperienze, il punto di vista sul malato, devono essere considerati come un momento di lavoro in cui il “dire” e l’“ascoltare” hanno lo stesso valore del fare. Essi sono particolarmente utili per l’elaborazione delle situazioni di lutto, dopo la morte di un paziente. In queste riunioni lo psiconcologo contribuisce anche all’ottimizzazione dell’offerta delle cure, portando nel gruppo i bisogni del malato, discutendo sulle strategie informative, il consenso informato, gli aspetti etici ecc.
In conclusione, la dimensione psicologica e relazionale rappresenta un elemento di peculiare importanza in oncologia. I curanti, infatti, devono di volta in volta saper tollerare e contenere quotidianamente le reazioni emozionali e affettive dei pazienti e delle loro famiglie, sviluppando una particolare sensibilità rispetto alla percezione dei segni di disagio e dei limiti insiti nelle possibilità di adattamento del paziente stesso alla malattia.
Talvolta la necessità – anche legale – di informare il paziente può essere difficilmente conciliabile con il desiderio dei medici di incoraggiare quest’ultimo: la costante collaborazione con gli psichiatri e con gli psicologi che hanno acquisito una specifica esperienza sulla comunicazione in campo oncologico permetterà dunque di affrontare meglio tali questioni.
La psiconcologia risponde all’esigenza di una riflessione specifica sui processi psichici implicati nell’adattamento dei pazienti alla malattia e sulla valutazione della loro qualità di vita. Deve quindi fornire strumenti utili all’organizzazione della formazione di tutte le figure professionali coinvolte e proporre strategie efficaci nel sostegno psicologico al malato. Si tratta di un insieme di conoscenze e di una serie di competenze in costante evoluzione, sulle quali si fonda l’identità professionale dello psiconcologo.

Previsioni su nuovi casi di cancro al seno e decessi nelle donne in Usa
Età Casi di tumore
allo stadio iniziale
% Casi di tumore
in stadio avanzato
% Decessi %
< 30 100 0.2 900 0.5 100 0.2
30-39 1,600 3.4 8,000 4.2 1,200 3.0
40-49 10,800 22.9 35,400 18.4 5,000 12.5
50-59 12,500 26.5 46,800 24.3 7,300 18.3
60-69 9,400 19.9 33,100 17.2 5,900 14.6
70-79 9,400 19.9 43,000 22.4 9,800 24.2
80+ 3,300 7.0 25,000 13.0 10,900 27.2
Total 47,100 100.0 192,200 100.0 40,200 100.0

Indirizzi utili
Forum di Psicologia Oncologica
La partecipazione è riservata agli iscritti al forum degli Psicologi Professionisti e ai medici specialisti in psicologia clinica e/o in psicoterapia.
it.groups.yahoo.com/group/psico-prof/
Società Italiana di Psiconcologia
www.sostumori.org/sipo4.htm
Journal of the Psychological, Social and Behavioral Dimensions of Cancer
www.fondazionefloriani.org/IndiciPeriodici/Psychonc.htm
National cancer Institute
www.nci.nih.gov/cancer_information/coping/
International Psyco-Oncology Society
www.ipos-aspboa.org/iposnews.htm

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