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Una storia lunga breve

Maela Officio, N. 7/8 luglio/agosto 2002

Le stanze. Delle aule. L’ospedale. Una scuola.
Siamo andati al Policlinico San Matteo di Pavia, nel reparto di Oncoematologia pediatrica, diretta dal prof. Franco Locatelli.
Quello che stupisce entrando è che non sembra di trovarsi in una clinica per malati di tumore, ma in una struttura educativa per bambini. Il corridoio del reparto dà quasi un senso di sollievo: pochi metri e tante stanze ne interrompono la monotonia. L’ambiente è luminoso: invece di muri impenetrabili ci sono pareti cristalline. Come tante finestre che permettono di affacciarsi sulle stanze.
Inevitabilmente la curiosità dell’occhio non riesce ad andare al di là delle trasparenze: sospesi sulla superficie di vetro, i disegni dei piccoli degenti danno forma a geometrie di carta variopinta. Fantasia. Come a scuola.
La stanza dei medici è arredata con lo stesso stile. Non si vedono scrivanie, ma banchi. Non importanti poltrone, ma piccole sedie. E le sagome bianche che si muovono intorno ricordano gli scolari col grembiule, non i dottori con il camice. Invece.
Ci accomodiamo nello studio del primario. I disegni sono rimasti fuori, dentro ci tengono compagnia i libri. Tanti. Insostituibili.
Il motivo della nostra visita il professor Locatelli lo conosce. Due ragazzi dell’ex-Unione Sovietica, malati di leucemia. Leucemia linfatica acuta il primo. Leucemia mieloide acuta l’altro.
Da gennaio a giugno hanno ricevuto le cure dell’équipe di Oncoematologia pediatrica e del professore. Nello stesso periodo sono stati ospitati in una casa dell’ANPO, per rendere la loro permanenza in città meno gravosa.
Le notizie sul loro stato di salute sono positive.
Il professor Locatelli ci rende partecipi della loro storia e ci racconta come sono giunti nel nostro Paese. Hanno affrontato il lungo viaggio verso l’Italia perché le cure chemioterapiche alle quali erano stati sottoposti fino a quel momento non erano più efficaci.
Prima la malattia, poi la ricaduta. Le speranze diminuivano. Presso il reparto del Policlinico sono stati sottoposti a un trapianto di midollo, grazie a un donatore compatibile. L’esito si è rivelato favorevole alle aspettative: dai controlli sembra che le cellule nuove abbiano attecchito.
Ora la remissione della malattia. All’inizio dell’estate hanno fatto ritorno a casa, ma la certezza di una completa guarigione si avrà dopo un anno. Intanto saranno seguiti a distanza dall’ospedale pavese.
Un anno. Dieci minuti di colloquio per esaurire mesi di lavoro. Lungo breve.
E poi ancora un anno. I due ragazzi conteranno i mesi, le settimane, i giorni. Si avvicinerà il momento del controllo ultimo. In un giorno come oggi, finalmente, avranno la risposta definitiva. Ancora un minuto, il preludio della fine. Breve lungo. Poi, sarà “passato”.

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