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L’avanguardia scientifica: IEO e INT

Monica Melotti, N. 9 settembre 2002

La ricerca scientifica italiana avanza, grazie ai preziosi contributi di molte strutture ospedaliere. Vi sono però alcuni Irccs (Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico) che hanno una marcia in più, che riescono a dare un contributo fondamentale alla lotta al cancro. Tra questi, due hanno sede a Milano: l’IEO (Istituto Europeo di Oncologia) e l’INT (Istituto Nazionale dei Tumori). Vediamo, allora, le loro novità scientifiche più importanti in campo oncologico.
L’IEO festeggia otto anni di ricerca
L’IEO è nato nel 1994, per volontà di un grande uomo, l’oncologo di fama mondiale Umberto Veronesi, che ne è anche il direttore scientifico. Fin dall’inizio si è posto come punto di riferimento per la lotta contro il cancro, ma soprattutto per la ricerca. Un piano intero dell’istituto è infatti dedicato ai laboratori di oncologia sperimentale, all’epidemiolgia e alla bistatistica e quasi tutte le attività mediche si svolgono nell’ambito di un programma di ricerca.
Anche quest’anno alla tradizionale presentazione delle novità scientifiche, i risultati sono stati più che positivi. La degenza media è stata ridotta a quattro giorni (nella media degli standard europei), sono state incrementate le attività di day surgery e day hospital, c’è stato un allargamento dei laboratori di ricerca, numerose le pubblicazioni scientifiche (176) su testate prestigiose, i ricoveri sono aumentati del 5% e oltre 12.600 pazienti si sono rivolte all’ IEO per interventi chirurgici o semplici controlli diagnostici. Ma la festa di compleanno dell’Ieo è stata anche l’occasione per presentare le ultime strategie per combattere il cancro.
Tumore del polmone, se precoce guarisce
Solo in Italia ogni anno sono 35.000 i nuovi casi e oltre 30.000 le morti causate dal tumore del polmone, il big killer numero uno.
Il fumo è il principale responsabile di questa epidemia. L’IEO raccomanda ai 18 milioni di fumatori italiani uno strumento efficace e non invasivo per la diagnosi precoce del tumore del polmone. Se, per ipotesi, si potesse eliminare totalmente la sigaretta, probabilmente il tumore del polmone sarebbe una malattia piuttosto rara. In ogni caso la diagnosi precoce gioca un ruolo fondamentale nella cura della neoplasia e gli studi in corso in Istituto indicano come la “Tac Spirale” del torace riesca a individuarla in fase molto iniziale, quando la chirurgia può ottenere eccellenti risultati.
Questa indicazione emerge dai dati preliminari di un importante studio dell’Istituto che ha reclutato un campione di 1.000 forti fumatori di età superiore ai cinquant’anni i quali, una volta all’anno per 5 anni, effettuano una TAC Spirale del torace; nei casi in cui è necessario un approfondimento diagnostico viene effettuata una PET (tomografia a emissione di positroni). In occasione di ogni esame radiologico avviene anche un prelievo di campioni biologici (sangue, urine, escreato) per uno studio parallelo sulla possibilità di identificare in modo specifico il DNA alterato (i cosiddetti marcatori tumorali).
“La TAC Spirale del torace – ha spiegato Ugo Pastorino, direttore della divisione di chirurgia toracica – è un tecnica radiologica che permette di analizzare tutto il volume del polmone misurandone la densità punto per punto con grande accuratezza, senza bisogno di iniettare un mezzo di contrasto endovena. I tempi di esecuzione sono decisamente rapidi: la scansione dura 12-18 secondi, oltre ai pochi minuti necessari al paziente per assumere la posizione corretta sul lettino. Rispetto alla radiografia del torace la TAC Spirale presenta un grande vantaggio: rileva la presenza di tumore in stadio iniziale con una frequenza sette volte maggiore”.
I risultati dei primi due anni di studio confermano che la TAC Spirale effettuata una volta all’anno permette di diagnosticare i tumori del polmone di dimensioni inferiori ai due centimetri, che hanno l’80% di probabilità di guarire con un intervento chirurgico conservativo. Inoltre l’uso selettivo della PET ha permesso di migliorare ulteriormente la diagnosi evitando in molti casi interventi o procedure di indagine.
Connessioni genetiche: longevità e tumori
Già nel ’99, un gruppo di ricercatori dell’Istituto Europeo di Oncologia, guidato da Pier Giuseppe Pelicci, aveva rivelato che l’eliminazione del gene P66 determinava un allungamento della vita e una maggior resistenza allo stress ossidativo. Ora il gruppo ha scoperto inaspettate connessioni fra i geni che ci difendono dai tumori e quelli che ci fanno invecchiare.
Hanno cioè dimostrato che l’attività del gene P66, che controlla la durata della vita, è collegata a quella del gene oncosopressore P53, che ci protegge dal cancro.
“Siamo giunti a questa scoperta studiando i meccanismi molecolari alla base della funzione del gene P66”, spiega il professor Pelicci. "Ormai è chiaro che, se si elimina P66 (come è stato fatto nel topo), vengono prodotte meno sostanze ossidanti, diminuisce l’incidenza di malattie degenerative e la vita si allunga. Ma siamo andati più a fondo, cercando di capire quali altre molecole contribuiscono alla funzione di P66. E qui è venuta la sorpresa: il gene che istruisce P66 a produrre sostanze ossidanti è P53 (il gene che ci protegge dai tumori, tanto che la sua perdita è sempre causa di tumori maligni)”. I ricercatori hanno scoperto che quando una cellula è sottoposta a uno stress ossidante (come avviene quotidianamente), P53 invia un segnale a P66, istruendola a produrre sostanze ossidanti, che se in eccesso portano alla morte della cellula. In pratica P53 ha due funzioni distinte, una di provocare l’invecchiamento (tramite P66), l’altra di proteggerci dai tumori. Queste scoperte pongono però interrogativi inquietanti: perché abbiamo dei geni (P66) che aumentano il danno cellulare e ci fanno quindi invecchiare più rapidamente? L‘invecchiamento è forse il prezzo che paghiamo per aver imparato a difenderci dai tumori oppure la generazione del danno (a carico del DNA) è stato indispensabile per l’evoluzione della nostra specie?
Studio Hot, per proteggere le donne dal cancro al seno
Si chiama H.O.T. (acronimo per Hormones Opposed by Tamoxifen), un programma di ricerca nazionale per la prevenzione dei principali disturbi della menopausa a cui partecipano oltre 50 centri clinici italiani. Il principio su cui si basa lo studio è quello di associare basse dosi del farmaco Tamoxifen, che ha già provato la sua efficacia nella prevenzione del tumore del seno, alla terapia ormonale sostitutiva che ha, a sua volta, dimostrato di essere in grado di combattere efficacemente i sintomi fastidiosi della menopausa e di proteggere la donna dalle malattie legate all’invecchiamento. “La terapia ormonale sostitutiva”, spiega Veronesi, “ha dimostrato di essere in grado di eliminare i sintomi della menopausa, di ritardare l’invecchiamento e diminuire il rischio di malattie gravi come l’osteoporosi”.
Tuttavia anche questa valida cura ha come tutte degli effetti collaterali, fra cui un leggero aumento del rischio di sviluppare un tumore del seno. Noi oncologi, però, abbiamo uno strumento, il farmaco Tamoxifen, in grado di proteggere le donne da questo rischio, senza obbligarle a rinunciare a un trattamento per loro benefico”.
Le 8.500 donne che aderiranno all’iniziativa, attraverso gli oltre 50 centri di coordinamento distribuiti sul territorio nazionale, assumeranno la terapia ormonale sostitutiva consigliata dal loro ginecologo, alla quale verrà aggiunto (in metà dei casi) il Tamoxifen a basso dosaggio (5 mg al giorno). Verrà inoltre offerto loro un programma di controllo del seno accurato e sistematico: dopo gli esami di ingresso effettueranno esami radiologici regolari e completi per tutti i cinque anni di durata della ricerca e per i cinque successivi. Lo Studio H.O.T., realizzato in collaborazione con un gruppo di ginecologi italiani, è promosso dall’Istituto Europeo di Oncologia ed è sostenuto da American Italian Cancer Foundation e da altre associazioni scientifiche.
L’obiettivo dello studio è di dimostrare che il Tamoxifen a basso dosaggio annulla quelle percentuali di aumento di rischio di cancro mammario legato alla terapia ormonale sostitutiva.
INT di Milano: prima di tutto il benessere dell’uomo
È uno dei più vecchi Irccs e ha sempre rivendicato la propria natura scientifica, riaffermando necessità che le attività assistenziali erogate siano funzionali al proprio progetto di ricerca.
Lo scopo primario della sua attività è il benessere dell’uomo e per questo ogni anno cerca di mettere a punto procedure diagnostiche e terapeutiche innovative più affidabili e meno invasive rispetto allo standard attuale, e di trasferire alla pratica clinica nel più breve tempo possibile le novità emergenti dal laboratorio. “Le condizioni di lavoro realizzate in Istituto sono una garanzia per il raggiungimento di questo obiettivo perché qui convivono ricercatori di diversa cultura”, dice Natale Cascinelli, direttore scientifico, “che si occupano in modo esclusivo d’oncologia garantendo un approccio globale al problema cancro”. La misura della creatività di un ente di ricerca può essere data dai brevetti registrati: negli ultimi due anni l’INT ha registrato quattro brevetti. Inoltre il numero di pubblicazioni scientifiche è aumentato dalle 240 del 1999 alle 283 del 2001 ed è salito anche l’Impact factor (l’indice che valuta il contributo scientifico).
Tra le novità di quest’anno c’è un’apparecchiatura particolare, che è stata testata per eseguire interventi di dissezione dello scavo pelvico per tumori del retto distale. In questi casi è indispensabile il controllo assoluto delle complesse strutture nervose di questo distretto anatomico per mantenere la funzione dello sfintere anale, della vescica e, nel maschio, degli organi genitali. Una telecamera opportunamente posizionata consente a tutti i chirurghi una visione senza interferenze delle strutture da risparmiare, offrendo al paziente il massimo delle garanzie. Inoltre la visione ottimale (e tridimensionale) delle strutture da risparmiare riduce i tempi dell’intervento chirurgico e consente attività educative migliori.
Un’altra apparecchiatura tecnologica, che è stata testata con soddisfazione, è il sistema BLISS. Si tratta della più sofisticata tecnologia di telepatologia: sono stati inviati con successo 241 preparati istologici da New York via Internet. La diagnosi posta sulle immagini digitali è stata confermata assolutamente uguale a quella formulata dallo stesso patologo sui preparati originali nel 92% dei casi.
Diagnosi più precoci per il carcinoma della mammella
È il primo big killer per le donne: ogni hanno si registrano 31.000 nuovi casi. Come in ogni neoplasia, la diagnosi precoce gioca un ruolo fondamentale. La prima chance è la diagnosi dello stato dei linfonodi regionali. Questa informazione è essenziale per la programmazione della chemioterapia cosiddetta adiuvante. L’approccio ottimale odierno è la cosiddetta biopsia del linfonodo sentinella, ma è stato studiato un approccio diagnostico non invasivo. “Uno studio preliminare pubblicato lo scorso anno aveva indicato che la PET era in grado di dimostrare la presenza di localizzazioni secondarie anche di piccole dimensioni nel contesto dei linfonodi ascellari e che il valore predittivo negativo è molto alto e che il fallimento diagnostico è limitato a localizzazioni microscopiche”, continua Cascinelli. “Si può quindi concludere che la PET debba essere il primo approccio diagnostico: i soggetti con PET negativa dovranno essere sottoposti a biopsia del linfonodo sentinella. Se questa indagine dimostrerà localizzazioni secondarie si dovrà procedere ad uno svuotamento ascellare, in caso contrario non saranno necessarie ulteriori azioni. Se la PET dimostrerà un accumulo di radioattività si procederà ad uno svuotamento ascellare”.

Lo IEO raddoppia
L’Istituto Europeo di Oncologia diventa sempre più ospedale modello. Da qui il progetto che prevede di costruire accanto all’edificio esistente (high care, limitato esclusivamente al momento acuto della malattia con attrezzature avanzate), due nuove strutture. Una di circa 10.600 mq ospiterà il day center con nuove sale operatorie, degenze diurne, servizi diagnostici e studi medici. L’altra di 20.000 mq sarà un centro alberghiero congressuale dotato di vari servizi di supporto. Ed è proprio la struttura residenziale che rappresenta la grande novità: si tratta di un albergo residence destinato ai malati che hanno concluso la fase terapeutica acuta della malattia (low care) e ai familiari dei pazienti ricoverati (tenendo conto soprattutto delle persone che vengono da fuori Milano). Il centro congressuale, invece, avrà diverse sale per conferenze e riunioni
Ci saranno anche spazi commerciali: negozi di prima necessità, edicole, bar, spazi per bambini, un asilo nido per i figli dei dipendenti e una nursery per l’accoglienza temporanea dei bambini dei pazienti in terapia presso l’Istituto. Quando si realizzerà tutto questo? Allo Ieo assicurano nel giro di tre anni.

Trapianto di fegato:
Una citazione merita il programma di trapianto di fegato. Fino adesso sono stati eseguiti in istituto ben 198 trapianti di fegato con risultati più che soddisfacenti in termini di sopravvivenza. I criteri sviluppati dall’Istituto sono stati accettati dalle più prestigiose associazioni nazionali ed internazionali. Le prossime ricerche saranno concentrate ad evitare la terapia immunosoppresiva.

Tassi di incidenza standardizzati per tipo di tumore – Femmine – Anni 1990, 1995
TUMORI 1990 1995
Stomaco 1,13 1,47
Colon-retto 1,76 2,68
Trachea, bronchi e polmone 0,74 0,85
Melanomi della pelle 6,83 2,67
Mammella 11,61 15,35
Collo utero 5,81 6,14
Corpo utero 1,16 0,56
Ovaio 1,72 2,33
Vescica 0,47 0,54
Rene 0,60 0,69
Encefalo ed altri SNC 1,66 2,10
Tiroide 0,65 3,13
Linfomi non-Hodgkin 4,06 3,00
Linfomi Hodgkin 2,88 2,85
Mieloma multiplo 0,02 0,04
Leucemia 1,95 2,22
Tutti i tumori tranne quello della pelle escluso il melanoma 46,89 51,64
Fonte: ISTAT

Prevalenza dei tumori nella classe di età 15 – 44 anni in Italia per sesso e tipo
di tumore – Anno 1992 (stima del numero di casi e dei tassi grezzi per 100.000)
TUMORI TASSI PER 100.000
  maschi femmine
Stomaco 7,4 5,5
Colon-retto 13,1 13,0
Trachea, bronchi e polmone 5,0 2,6
Osso 5,1 4,7
Tessuti molli 6,3 10,5
Melanoma della pelle 16,2 36,1
Mammella - 110,0
Collo utero - 23,8
Corpo utero - 6,4
Ovaio - 19,5
Testicolo 47,6  
Vescica 12,9 3,4
Rene 15,4 15,4
Encefalo ed altri SNC 12,3 9,6
Tiroide 22,1 45,1
Linfomi Hodgkin 36,6 44,8
Linfomi non-Hodgkin 38,7 62,1
Mieloma multiplo 0,4 0,8
Leucemie 14,1 16,1
Tutti i tumori selezionati 253,2 429,4
Fonte: ISTAT

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