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La ricerca in reparto (Istituto Regina Elena di Roma)
Grazia Leone, N. 4 aprile 1998
Il Regina Elena di Roma coordinata la ricerca scientifica europea. Tra i principali punti di forza di questo ospedale, diretto dal professor Francesco Cognetti, la messa a punto di importanti molecole nei chemioterapici, perseguita con l'obiettivo di limitare gli effetti collaterali del trattamento farmacologico in oncologia. L'Istituto Regina Elena di Roma, un dei sette centri italiani di ricerca sul cancro, sta sperimentando, insieme con altri 21 poli ospedalieri, l'MDB, la terapia messa a punto dal professor Luigi Di Bella. Di questo e della ricerca sui nuovi farmaci antitumorali condotta dal Regina Elena parliamo con il professor Francesco Cognetti, primario di Oncologia medica dell'Istituto e segretario del comitato che all'interno della Commissione oncologica nazionale ha pianificato le modalità per testare la MDB. Il professor Cognetti, inoltre, avendo proposto due dei dieci protocolli da studiare, fa parte del comitato che coordina la sperimentazione della terapia Di Bella nei vari centri. Professor Cognetti, come si sta svolgendo la sperimentazione della MDB al Regina Elena? "Su 600 pazienti sottoposti a questo studio in tutta Italia, 29 vengono seguiti nel nostro Istituto secondo quattro protocolli riguardanti i tumori del seno, esofago e area cerebrale. In assenza di situazioni cliniche da ricovero ospedaliero, i malati seguono il trattamento a casa, e sono visitati in ambulatorio almeno una volta la settimana. Solo fra tre o quattro mesi si saprà se la MDB è efficace e per quali neoplasie". Come saranno valutati i risultati? "Prima di iniziare il trattamento i pazienti sono stati sottoposti a una serie di esami che servono a individuare lo stadio della malattia e a misurare le lesioni tumorali. Queste analisi saranno ripetute a distanza di tempo per verificare l'eventuale riduzione o accrescimento delle parti malate. Un gruppo internazionale di esperti nominati dal ministro della Sanità Rosi Bindi controllerà lo svolgimento della sperimentazione e verificherà i risultati ottenuti". Le continue polemiche, la diffidenza di gran parte della che medica, lo scontro tra il ministro della Sanità e il Tribunale amministrativo regionale del Lazio obbliga gli ospedali a trattare gratuitamente con la terapia Di Bella i malati terminali che lo richiedono. Tutto ciò non rischia di compromettere la sperimentazione? "Sperimentare significa studiare con metodo rigoroso l'attività di una nuova terapia. E anche nel caso della MDB, le valutazioni non saranno soggettive, ma obbiettive. Prima che la sperimentazione, venga ultimata, però, è doveroso evitare false aspettative di guarigione. Talvolta, infatti, falliscono persino studi partiti sulla base di buoni risultati in ambito preclinico, recensiti sulle principali riviste scientifiche. A maggior ragione ci deve essere cautela attorno alla terapia Di Bella, basata finora su presupposti empirici, non scientifici". Molti rivendicano, però, la libertà di scegliere come curarsi... "La libertà di cura coincide con il diritto del paziente a conoscere le prospettive dei trattamenti cui viene sottoposto. Non è etico, secondo me, applicare - fuori della sperimentazione - una terapia di cui non si sono ancora perfettamente conosciuti l'efficacia e gli effetti tossici. Sperimentare è fondamentale per la ricerca scientifica. In Italia, però, la burocrazia si rivela spesso un freno in questo campo. Come porvi rimedio? "In effetti, oltre che per l'insufficienza dei finanziamenti, la ricerca in Italia viene assai limitata dall'attuale legge che prevede tempi lunghissimi di approvazione. Così, quando finalmente da noi parte una certa sperimentazione, questa a livello internazionale è già conclusa. Nel nostro Paese l'iter burocratico per avviare la sperimentazione di nuovi farmaci, campo del quale si occupa il mio reparto, prevede da 8 a 12 mesi. Rispetto agli altri Paesi - in cui di solito sono soltanto i comitati etici ad occuparsi dell'approvazione dei test - in Italia i tempi soro inaccettabili. Siamo in attesa, perciò, che il ministro Bindi mantenga la promessa, fatta all'Associazione italiana di oncologia medica, di varare un apposito decreto che risolva il problema". Nel caso della terapia Di Bella, quindi, è stata la pressione dell'opinione pubblica a stringere i tempi? La vicenda ha avuto un'evoluzione molto anomala. per la MDB, per esempio, si è saltata la fase uno della sperimentazione, iniziando direttamente dalla fase due. A cosa è dovuto questo strappo alla regola? "Bisogna premettere che la sperimentazione di un nuovo trattamento prevede quattro fasi. Nella prima di queste si determini la dose massima dei farmaci che l'uomo può tollerare. Nel caso della MDB, questi erano già stati assunti da diversi malati prima che la sperimentazione fosse avviata. Si è partiti, quindi, direttamente dalla fase due per osservare l'eventuale attività antitumorale della nuova cura sulle singole neoplasie. Se questa sarà riscontrata, nella successiva fase tre si confronterà l'efficacia della nuova terapia con quella delle cure tradizionali. L'ultimo passo è la cosiddetta verifica di sicurezza. I nuovi medicinali, cioè, vengono messi in commercio verificando che su larga scala non ci siano effetti tossici eventualmente sfuggiti alle prime analisi". Oltre la sperimentazione sulla MDB, quali altri studi si stanno svolgendo nell'Istituto Regina Elena? "Nel campo del trattamento medico dei tumori recentemente abbiamo messo a punto alcune molecole che hanno dato buoni risultati. Il Regina Elena è collegato con l'EDRTC, European organization for research and treatment of cancer, l'agenzia che da trenta anni coordina la ricerca scientifica sui tumori in Europa. Nell'ambito dell'Eortc il reparto che dirigo fa parte dell'Early cooperative study group, che si occupa di sviluppare nuovi farmaci. In particolare, ci occupiamo delle neoplasie della testa e del collo e della sfera ginecologica. Quali nuovi farmaci antitumorali sono scaturiti dalle ultime ricerche? "Recentemente abbiamo contribuito allo sviluppo i molecole importanti come i tacsani, già in commercio per la cura di alcune neoplasie, di cui ora si sta studiando l'efficacia sul tumore del seno in associazione con altri farmaci. Stiamo anche partecipando agli studi sulla garzelesina, di cui si sta saggiando l'attività su diverse neoplasie e i cui risultati e ancora prematuro divulgare. Inoltre, si stanno ottenendo buoni risultati - persino in presenza di metastasi con il taxotene associato sia a terapie convenzionali che innovative. Questa molecola su molte pazienti operate per tumore al seno con alto rischio di recidiva e discreta compromissione linfonodale ha favorito la regressione della malattia, prima condizione per dimostrare l'efficacia di un farmaco antitumorale. Gli studi sul taxotene sono condotti a livello nazionale e internazionale proprio al Regina Elena. Pur avendo raggiunto traguardi incoraggianti, la lotta contro il cancro si prefigura ancora lunga e impegnativa? L'aumento del numero delle guarigioni riscontrabile negli ultimi anni è dovuto oltre che ai progressi della ricerca, anche allo sviluppo della prevenzione primaria - che si occupa di rimuovere le cause del cancro e sensibilizzare la gente con apposite campagne informative - e di quella secondaria che punta alla diagnosi precoce delle neoplasie. Nello stesso tempo, però, l'incidenza del cancro e la relativa mortalità hanno subito un incremento. Ogni anno, in Italia, 270 mila persone si ammalano e 150 mila muoiono di cancro. Oltre che promuovere maggiormente la ricerca, si dovrebbe predisporre anche in Italia una capillare programmazione di screening, per evidenziate il rischio tumorale nella popolazione e intervenire con esami gratuiti di diagnosi precoce. Nel prossimo futuro cosa riserva la ricerca nel campo del trattamento medico dei tumori? "L'obiettivo principale continuerà a essere quello di limitare la tossicità della chemioterapia. Già ora alcuni effetti collaterali, il vomito per esempio, vengono controllati molto meglio di prima. Si sta, inoltre, valutando la possibilità che il trapianto di cellule staminali periferiche effettuato in seguito a alte dosi di chemioterapia limiti la tossicità del trattamento. Questa sperimentazione giunta ora alla fase tre - riguarda alcune neoplasie particolarmente sensibili alla chemioterapia come i linfomi maligni e il tumore al seno. Ricerche di grande interesse, inoltre, riguardano la terapia genica. In particolare, si sta puntando l'attenzione sugli oncogeni, proteine presenti nel nostro corredo genetico in grado di influenzare lo sviluppo delle neoplasie. Si stanno, quindi, studiando diverse molecole che inibiscono lo sviluppo delle masse tumorali da parte degli oncogèni.
Iter della sperimentazione di nuovi farmaci (fase 1 e 2) - dati forniti dal prof. Cognetti Italia 8-12 mesi Danimarca 2 mesi Olanda 1-3 settimane Usa I mese Giappone I mese Regno Unito I mese Svizzera I mese Francia Immediata Belgio Immediata
La Ricerca al Regina Elena La ricerca di base è nella globalità orientata allo studio dei meccanismi della trasformazione della progressione neoplastica. Un'intensa attività è finalizzata allo studio dell'immunologia delle interazioni tumore - ospite con produzione ed impiego di anticorpi monoclonali a fini diagnostici e/o prognostici. Sono studiati i meccanismi molecolari che controllano il ciclo cellulare ed il processo di metastatizzazione. Lo studio nel fenotipo neoplastico viene condotto con la finalità di definire le interazioni cellula tumorale/matrice extracellulare ed i fenomeni di chemioteresistenza e sensibilità. Vengono altresì effettuati studi sulle relazioni tra struttura e funzione delle proteine, sulla caratterizzazione di addotti del DNA e sul metabolismo dei farmaci antineoplastici con particolare riguardo al potenziamento dell'effetto terapeutico di agenti antitumorali; L'associazione del Virus Papilloma con neoplasie dell'apparato genitale femminile è studiata a livello molecolare al fine di chiarire i meccanismi patogenetici e sviluppare saggi diagnostici. Intensa attività è dedicata all'ideazione e costruzione di sistemi esperti d'ausilio sia nella ricerca sperimentale che in quella clinica. Ricercatori appartengono all'Editorial Board di riviste Internazionali. L'Istituto opera nelle aree tradizionali della ricerca clinica attuando protocolli standard o sperimentali, su patologie di alto impatto sociale, di tipo policentrico nazionale ed internazionale, valutati dal Comitato Etico. Una attività di ricerca, sviluppata pionieristicamente in Istituto negli anni '60, è rivolta a rendere ottimale l'impiego della ipertermia nel controllo della crescita neoplastica (melanomi, sarcomi).
Relazioni internazionali L'istituto è membro della Union Internationale Contre le Cancer (U.I.C.C.) e dell'European Organization of Cancer Institutes (O.E.C.I.), dell'European Organization for Research and Treatment of Cancer (E.O.R.T.C.): Early Clinical Trial Group. É centro di riferimento dell'OMS per l'Endoscopia Digestiva ed il carcinoma gastrico. Mantiene rapporti di collaborazione con N.C.I., I.A.R.C. e ricercatori Nord Americani ed Europei.
Servizi di Assistenza e Ricerca Clinica (S.A.R.C.) V.le Regina Elena, 291 - 00161 Roma
Servizi di Ricerca Sperimentale (S.R.S.) Via delle Messi D'Oro, 156 - 00158 Roma
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Tel. 06/49851 Telefax 06/49852502 - 49852388-49852 102
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