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La sanità che funziona (IOR)

Mariagrazia Villa, N. 4 aprile 1998

Con le sue sette sedi lo I.O.R. ha una diffusione capillare su tutta la Romagna. Si occupa di finanziare la ricerca scientifica e di dare assistenza domiciliare gratuita ai malati oncologici. Storia di un istituto che può essere preso modello della sanità che funziona.
Non è un medico, il dottor Vincenzo Erroi, Direttore dell'Istituto Oncologico Romagnolo, ma un dirigente d'azienda. E forse, proprio per questo, e la persona giusta al posto giusto.
Laureatosi in Giurisprudenza all'Università di Bologna, ha conseguito ben presto numerose specializzazioni in Relazioni Sindacali, Gestione del Personale, Amministrazione, Direct Marketing, Tecniche di Comunicazione, Pubblicità e Relazioni Esterne e Pubbliche, ed ha avuto una lunga esperienza nel settore della dirigenza degli enti "no-profit", prima di approdare alla sede centrale dello I.O.R., a Forlì, nel 1985, a neanche 36 anni.
"Prevenzione tumori" l'ha intervistato, per farsi raccontare la storia, i caratteri e le finalità di un Istituto che, già medaglia d'oro al merito della Sanità Pubblica. può essere giustamente preso ad emblema di una regione che funziona. Basti di re, tanto per fare un esempio, che in Emilia Romagna, dove da tempo è stata lanciata una campagna di screening dei tumori femminili, non solo nei casi di urgenza certificati dal medico di base i tempi d'attesa per una mammografia, o un pap-test presso le strutture pubbliche non superano mai i 30 giorni, ma vi e anche un camper (al cui acquisto ha contribuito lo I.O.R.), che giunge nelle piazze di ogni città e paese, tipo mercato, e consente a tutte le donne che lo desiderino di sottoporsi gratuitamente a questi esami.
Com'è sorto lo I.O.R., dottor Erroi?
Alla fine degli anni Settanta, l'avvocato Salvatore Lombardo, che aveva la mamma malata di cancro, andò a trovare un suo amico oncologo, il professor Dino Amadori, attuale Presidente dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica, e scoprì che stazionava in un sottoscala con le pazienti sottoposte a chemioterapia che si tenevano la flebo con le mani. Scattò allora l'idea di fare qualcosa. I venti soci fondatori partirono con una quota sociale di 2 milioni e si organizzarono secondo quest'ottica: collaborare con la Sanità Pubblica per quei settori di intervento non sufficientemente coperti, senza mai porsi un alternativa, o in concorrenza. Non solo cominciarono ad attirare fondi, ma puntarono anche sulla creazione di una struttura di volontariato, che è ancora la nostra forza. Avvalendoci di molte figure professionali costose che lavorano gratuitamente, il peso della struttura sul totale della nostra raccolta di fondi non supera il 19%.
Com'è strutturato?
Oggi lo I.O.R., con le sue sette sedi, è diffuso capillarmente in Romagna, investendo i territori delle province di Forlì, Ravenna e Rimini, e si occupa in prevalenza di finanziare la ricerca scientifica e, in secondo luogo, di garantire un'assistenza domiciliare gratuita agli ammalati oncologici
Concretamente, come si articola il vostro impegno nei confronti della ricerca?
Il progetti di ricerca scientifica finanziati dall'Istituto, non avendo una nostra. struttura ospedaliera, vengono fatti in collaborazione con i Primari e i ricercatori delle varie Divisioni di Oncologia della Romagna e sono correlati alle specificità dei tumori presenti sul nostro territorio.
La ricerca clinica ha come scopo l'affinamento delle metodiche di cura sui pazienti neoplastici. Gli studi prendono in esame specie diverse di tumore evidenziandone i comportamenti ed impostando i programmi terapeutici. In questo ambito, abbiamo inserito, fra gli altri, importanti filoni di ricerca concernenti il cancro della mammella, dei polmoni e dello stomaco. La ricerca di tipo loco-regionale e orientata, invece, allo studio e all'individuazione delle cause che determinano le forme tumorali più diffuse in Romagna. A questo proposito, fondamentale importanza riveste il Registro Tumori di Romagna, perché per mette di ottenere in tempo reale, giorno dopo giorno, il polso della situazione. Altri progetti riguardano la ricerca farmacologica, finalizzata all'utilizzazione mirata di farmaci, ai possibili potenziamenti della loro azione in associazione ad altri farmaci, o all'ottimizzazione dei dosaggi. Infine, il discorso sulla prevenzione, con la ricerca di tipo immunologico, che tende a mettere a punto metodi ed interventi idonei a migliorare le
difese naturali dell'organismo nei confronti del tumore. Ogni anno, lo stato di avanzamento dei progetti viene poi verificato dagli scienziati che compongono il Collegio dei Consulenti, presieduto dal Premio Nobel professor Renato Dulbecco".
Quali sono le forme neoplastiche più diffuse in Romagna, e quali i fattori di rischio?
Sono due: il cancro dello stomaco e del polmone. Per quest'ultimo, la causa accertata di rischio è il fumo. I nostri epidemiologi hanno comunque rilevato che, in alcune strade di Ravenna accanto al porto, c'è un'incidenza maggiore del cancro del polmone e questo farebbe ipotizzare che, al di là del fumo, esistano altre concause, come l'inquinamento dovuto alle industrie. Per il tumore dello stomaco, invece, è probabilmente la dieta, perché la tradizione gastronomica della Romagna, ricca di grassi animali, non è certo l'ideale per la prevenzione oncologica. E l'utilizzo di fitofarmaci e pesticidi in agricoltura, anche se da una nostra ricerca su soggetti che utilizzavano pesticidi di qualsiasi genere, si è visto che l'incidenza della neoplasia fra i soggetti cosiddetti a rischio e il campione di controllo era praticamente uguale".
Che tipo di assistenza domiciliare offrite?
"Questo servizio, istituito dallo I.O.R. nel 1986, è molto importante, perché offre a quei pazienti, che sono giunti ad una fase critica o terminale della malattia, la possibilità di fruire dell'assistenza sanitaria fra le mura domestiche. Avviata inizialmente a Forlì, è andata via via estendendosi ai territori di Riccione, Faenza, Rimini, Ravenna, Cesena e Lugo. Il modello adottato si basa su due componenti autonome: sanitaria l'una e volontaria l'altra. Fanno parte della prima équipe, medici che prestano la loro opera in regime di rapporto libero professionale con lo I.O.R., i quali fanno da tramite con la parte pubblica dell'assistenza sanitaria, le Divisioni di Oncologia e i Day Hospital, e mantengono stretti contatti col medico di famiglia.
Questi medici domiciliari instaurano col paziente un rapporto continuativo, fatto anche di visite quotidiane. I volontari costituiscono, invece, la parte non sanitaria dell'assistenza domiciliare e vengono richiesti nel 20% dei casi. Preparati attraverso corsi di formazione sulle diverse discipline attinenti ai problemi oncologici - terapia medica e del dolore, cui palliative, etica, psicologia, riabilitazione - i volontari aiutano il paziente e la sua famiglia, fornendo un supporto materiale e morale".
Quale iter si deve seguire, e quali requisiti occorrono, per poter accedere all'assistenza domiciliare dello I.O.R.?
"Nel 1994, l'Emilia Romagna ha emanato una normativa che regola l'assistenza domiciliare ai pazienti oncologici. Secondo questa normativa regionale, il medico di famiglia, opportunamente retribuito, si può occupare dell'ammalato terminale, così come se ne possono occupare le divisioni ospedaliere, oncologiche e non solo, e le organizzazioni di volontariato, come lo I.O.R. Circa il 70% dei medici di famiglia ha accettato; in questo caso, l'ammalato può richiedere, attraverso il proprio medico, l'assistenza domiciliare gratuita dello I.O.R. Nel rimanente 30% dei casi, il paziente può rivolgersi direttamente ai medici domiciliari dell'Istituto. Anche i requisiti per accedere all'assistenza domiciliare sono stabiliti dalla normativa, ma uno dei criteri di base è che l'aspettativa di vita non superi i quattro mesi".
Sul piano psicologico, in quale modo aiutate la persona ad affrontare una fase così delicata della vita?
"Abbiamo due psicologhe strutturate, che svolgono un lavoro di supporto sia alla famiglia degli ammalati neoplastici sia ai volontari che svolgono assistenza.
Questi vengono inizialmente selezionati, e ad esempio non vengono ritenuti idonei coloro che hanno subito un lutto in famiglia da meno di un anno; seguono uno specifico corso di formazione; vengono sottoposti ad un test, per verificare se hanno la solidità di reggere il servizio; ed anche durante l'assistenza al malato, vengono regolarmente seguiti. Inoltre, cerchiamo di fare in modo che, in ogni famiglia, vada il volontario più vicino al vissuto culturale della stessa. Per cui, se l'ammalato terminale è un noto ateo, evitiamo di mandargli un volontario che, pur essendo stato addestrato al rispetto assoluto dell'altro, sia una persona di alta religiosità".

L'istituto Oncologico romagnolo
L'Istituto Oncologico Romagnolo è un'organizzazione di volontariato che si propone di organizzare un'efficace lotta contro il cancro in Romagna. É nato allo scopo di affiancare l'attività delle strutture pubbliche nella lotta contro i tumori ed integrarle laddove esse non operano in modo specifico. stato ufficialmente iscritto all'Anagrafe Nazionale delle Ricerche e gli è stata conferita dal Presidente della Repubblica la Medaglia d'oro di Benemerito della Sanità pubblica. L'Istituto ha bandito numerose borse di studio per Medici, Biologi e Tecnici per la realizzazione dei suoi programmi di ricerca; ha organizzato direttamente e favorito la realizzazione di numerosi convegni scientifici di alto livello. Ha acquistato e concesso in uso gratuito alle unità operative che collaborano con esso strumenti e macchinari di alto livello tecnologico, destinati ad attività di ricerca, diagnosi e terapia. Già da alcuni anni organizza e attua interventi di diagnosi precoce dei tumori del colon-retto e della tiroide Ha inoltre istituito,. in collaborazione con le Aziende U.S.L. della Romagna ed i Medici di Famiglia presso i comuni di Forlì, Faenza, Cesena, Riccione, Ravenna, Rimini, Lugo e relativi circondari, un servizio gratuito di Assistenza Domiciliare rivolto ai pazienti impossibilità a recarsi presso le strutture specialistiche competenti. Tale servizio simile si avvale dell'opera di un gruppo operativo sanitario, composto da medici ed infermieri professionali, al quale vengono affiancati, dopo opportuni corsi formativi, numerosi Volontari.
L'Istituto intende proseguire i programmi di ricerca nel campo della biologia del carcinoma della mammella; sviluppare le ricerche nei settori dell'autotrapianto di midollo e degli anticorpi monoclonali; rafforzare gli studi clinici per ha realizzazione dei migliori programmi terapeutici e lo studio dei rapporti tra inquinamento ambientale ed oncogenesi, con particolare riferimento al territorio romagnolo.
Si regge sulla collaborazione e l'opera di volontari che prestano il loro tempo per svolgere compiti semplici, ma indispensabili; sui proventi di manifestazioni promozionali organizzate direttamente o da parte di privati cittadini; su donazioni e lasciti; sulle offerte in memoria di defunti o a favore dell'Istituto; sulle quote di associazione. É possibile fare offerte e associarsi allo I.O.R. recandosi presso una delle sedi a fianco elencate, o mediante versamento presso le principali banche romagnole o sul C.C postale n. 10839470 (intestato I.O.R-Forlì).

La struttura
L'Istituto Oncologico Romagnolo è sorto nel 1979, come cooperativa a carattere popolare, con l'intento di porsi a fianco della struttura pubblica di un rapporto di fattiva collaborazione, per integrarne le attività nei settori privi di interventi specifica: epidemiologia, prevenzione primaria, ricerca clinica ed ambientale, informazione medica ed assistenza domiciliare ai malati neoplastici. La notorietà dei promotori, medici oncologi e professionisti, e la serietà degli scopi hanno consentito una rapida evoluzione dell'Istituto.
Indirizzi utili:
Istituto oncologico romagnolo
sede centrale
Forlì
Largo de Calboli, 14
casella postale 358
tel. 0543/35929
fax. 0543/21467

o e-mail: i.o.r@fo.nettuno.it
ohttp://www.icot.it/ior

sedi a:
Cesena
Faenza
Lugo
Ravenna
Riccione
Rimini

Oggi, a diciotto anni dalla sua costituzione, lo I.O.R. contra sei sedi, oltre a quella centrale di Forlì
(largo De Calboli, 14 - tel. 0543/35929)
Cesena
(via Uberti, 14/c, tel. 0547/24616)
Faenza
(corso Mazzini, 153; tel. 0546/661505)
Lugo
(via Tellarini, 96; tel. 0545/32033)
Ravenna
(via Girolamo Rossi, 20; tel. 0544/34299)
Riccione
(piazza Matteotti, S.: tel. 0541/606060)
Rimini
(via Bastioni Occidentali, 8/10;
tel. 0541/781189).
Il 65% dell'attività dello I.O.R. riguarda la ricerca scientifica, che impegna sette gruppi operativi guidati dai Primari Oncologi degli ospedali delle sette città romagnole, e il 35%, l'assistenza domiciliare ai pazienti neoplastici. Gli investimenti dello I.O.R. sono stati per il 1997: 2.140 per la ricerca, 1.310 per l'assistenza domiciliare e 800 per le attrezzature scientifiche (cifre espresse in milioni di lire). L'Istituto si avvale della collaborazione di 800 volontari e dell'apporto di 3.880 soci, 7.000 aderenti e 90 borsisti e collaboratori tecnicno-scientifici (interni ed esterni). I malti neoplastici assistiti gratuitamente in Romagna sono stati, a partire dal 1986, ben 4.865, di cui 1081 solo nel 1997 e 268 soltanto a Forlì.
1997: qualche cifra
Attività I.O.R.:
il 65% ricerca scientifica
il 35%, l'assistenza domiciliare ai pazienti neoplastici.
1081 malati neoplastici assistiti gratuitamente

Investimenti I.O.R. nel 1997 (in milioni di lire):
2.140 ricerca
1.310 assistenza domiciliare
800 attrezzature scientifiche.

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