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La scuola in ospedaleMaela Officio, N. 11/12 novembre/dicembre 2002 La realtà dellospedale è sempre più dinamica. Se un bambino o un ragazzo è costretto a interrompere le proprie attività sociali a causa di una malattia e a entrare quindi in ospedale, magari per lunghi periodi, oggi corre meno rischi di rimanere emarginato dagli altri coetanei. Questo si deve allimpegno di chi ha saputo cogliere la forte esigenza di comunicazione che i giovani degenti esprimevano nei gesti, nelle parole, negli atteggiamenti. Il progetto della scuola in ospedale nasce proprio con lintenzione di prestare loro le cure necessarie, senza mai dimenticare il loro ruolo di bambini e di persone. A Pavia, nel reparto di Oncoematologia pediatrica del Policlinico S. Matteo, questa realtà esiste già da ventanni. Parlando tempo addietro di questo reparto, labbiamo definito una sorta di modello educativo allinterno di un ospedale. E pare che non siamo i soli a esserne convinti: dal Ministero della Pubblica Istruzione fanno sapere che in Lombardia la scuola polo di riferimento regionale è proprio quella del Policlinico pavese. Per approfondire la nostra conoscenza sullargomento siamo andati a incontrare gli addetti ai lavori, le insegnanti che vivono ogni giorno la loro esperienza di educatori in clinica. Con entusiasmo ci spiegano i loro progetti e la loro organizzazione didattica. Intanto è importante sottolineare che lobiettivo primo è di assicurare, ai bambini o ai ragazzi costretti a vivere la sofferenza della malattia, una continuità nel loro processo di crescita e di educazione. Per quel che riguarda la scuola ospedaliera pavese questanno cè anche una novità: si tratta dellistituzione di una scuola media inferiore e superiore accanto alle già accreditate scuola materna ed elementare. I programmi vengono decisi normalmente con la scuola di provenienza del singolo paziente, ma per lo più sono personalizzati tenendo conto delle sue esigenze. Il calendario che si segue è quello scolastico, mentre gli orari e il lavoro dei docenti, non ancora istituzionalizzati, vengono stabiliti da una gestione interna e in accordo con le esigenze di ogni operatore coinvolto. Tra le varie attività proposte si trovano anche una proiezione cinematografica organizzata una volta al mese in reparto, in collaborazione con il cinema Politeama di Pavia. Periodicamente poi, i docenti organizzano visite e brevi escursioni guidate alla scoperta dei monumenti di Pavia e della sua provincia, alle quali possono prendere parte i piccoli degenti del servizio Day Hospital e i loro familiari. Il compito degli insegnanti però non si limita alla consueta partecipazione didattica. Infatti devono essere preparati ad accogliere e a conoscere i bisogni e le aspettative del bambino o del ragazzo, al fine di favorirne, da un lato, un più rapido inserimento nella realtà ospedaliera e di creare il clima necessario allavvio del rapporto educativo; dallaltro, di facilitare, in un secondo momento, il suo reinserimento nella scuola di appartenenza. Lattività degli insegnanti inoltre presuppone una stretta collaborazione con léquipe medica e infermieristica coinvolta nel progetto di assistenza. Possiamo concludere riflettendo sul fatto che la scuola in ospedale dovrebbe aiutare il bambino, la bambina, il ragazzo o la ragazza a creare un percorso cognitivo, emotivo, sociale che gli consenta sia di mantenere i legami con il proprio ambiente di vita sia di comprendere la realtà di vita nella struttura medica. È necessario quindi ristimolare il desiderio, risvegliare la voglia di imparare, ridinamicizzare gli alunni nelle loro attività intellettuali per renderli capaci di realizzare i loro progetti personali e dominare lhandicap della malattia. Le scuole polo di riferimento per ogni regione italiana
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