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La chirurgia mini-invasiva: il futuro dell'oncologia?
Cristina Mazzantini, N. 1/2 gennaio/febbraio 2003
Sempre più spesso alla scienza medica si richiedono maggiore precisione e minore invasività. Oggi, in parte ciò è diventato possibile. Per cui non è più una pretesa assurda quella del malato oncologico di guarire (realizzabile in media nel 60% dei casi, percentuale questa destinata aumentare con miglioramenti preventivi, diagnostici e farmacologi), ma soprattutto di venir curato nella maniera più dolce possibile, evitando interventi debilitanti e fortemente demolitivi. Come? Grazie allavvento in chirurgia neoplastica (e non solo) dellestendersi delle tecniche mini-invasive quali, per esempio, la laparoscopia. Negli ultimi anni, infatti, la tecnica del forellino, così come è conosciuta dal grande pubblico, si sta diffondendo in sala operatoria. A beneficiarne sono diverse forme di tumori. E non solo chirurgicamente. La sua utilità riguarda anche la diagnosi precoce che diventa, così, più precisa e appropriata, quindi seguita da una terapia sempre più mirata.
Il futuro delloncologia si chiama dunque laparoscopia. Ben presto, essa sostituirà egregiamente la chirurgia tradizionale, ovvero quella a cielo aperto, spesso assai cruenta e dolorosa, con il rischio di recidive. Infatti, asportando la massa tumorale, il chirurgo non sempre può evitare di mandare in circolo cellule cancerose in grado, in seguito, di formare nuovi tumori, anche in sedi differenti da quelli originarie. Invece, con lo sviluppo della nuova metodica, oggi sempre più sicura perché ampiamente collaudata, è stato dato uno scacco decisivo alla malattia. A riportare lottimismo hanno contribuito sicuramente gli innumerevoli successi degli oncologi negli ultimi decenni, successi che hanno riempito pagine e pagine delle più prestigiose riviste scientifiche internazionali. Il risultato eclatante è stato quello di salvare la vita a milioni di persone. Secondo le statistiche più recenti, si è addirittura quasi azzerata la mortalità di alcune forme tumorali, se diagnosticate precocemente. Di successi e dello sviluppo della laparoscopia si è ampiamente discusso a Roma, durante il 104° Congresso Nazionale della Società Italiana di Chirurgia (SIC), diretto dal professor Roberto Tersigni, oncologo, Primario di Chirurgia generale presso lAzienda Ospedaliera S. Camillo-Forlanini di Roma.
Per loccasione, migliaia di specialisti (cardiologi, ortopedici, diabetologi, chirurghi plastici e quantaltro) e operatori sanitari (radiologi, anestesisti e infermieri), indispensabili per lesito degli interventi, si sono riuniti per fare il punto sulla situazione e confrontare le proprie esperienze. Lobiettivo: fissare protocolli dintesa e discutere sui benefici delle novità e sugli errori evitabili.
Questanno, a primeggiare è stata loncologia, sia perché il presidente del Congresso è un oncologo sia perché negli ultimi tempi si sono moltiplicate le scoperte di nuove molecole (i farmaci biologici, per intenderci) e le conoscenze sui meccanismi dazione (nuovi geni), con la messa a punto di tecniche allavanguardia nella diagnosi (TAC spirale) e nella cura, come lestensione e il miglioramento della laparoscopia.
È proprio a questa tecnica che il professor Enrico Croce, presidente eletto della Società Italiana di Chirurgia, ha dedicato la sua lettura magistrale in apertura dei lavori. Così ha sostenuto: "Durante gli ultimi anni, nel trattamento chirurgico dei tumori è aumentato il rispetto per lintegrità fisica del paziente, con un graduale aumento del ricorso alle tecniche mini-invasive. La laparoscopia permette di potenziare le capacità diagnostiche. Essa consente, infatti, uno sguardo diretto sulla lesione grazie a una telecamera che perfeziona le immagini ottenute dalla diagnostica esterna ovvero attraverso ecografia, TAC, RMN o PET (tomografia con positroni). In questo modo è possibile anche praticare una biopsia e evitare interventi inutili a cielo aperto, quando il tumore è inoperabile". Essenziale diventa la valutazione del livello raggiunto dal tumore. "La laparoscopia consente di completare la stadiazione del tumore ha chiarito ancora il professor Croce e fa capire al chirurgo levoluzione della neoplasia, valutando anche piccole metastasi peritoneali o epatiche che, al di sotto di certe dimensioni, non vengono evidenziate dalla TAC. Si può anche constatare il rapporto del tumore con i vasi, praticando unecografia e un eco-doppler in diretta, nel corso della laparoscopia. Questa ecografia interna o intralaparoscopica è una metodica innovativa per una diagnosi tempestiva del tumore allinterno delladdome".
Finora questa tecnica ha trovato le sue maggiori applicazioni nei tumori del colon retto. Ma questo primato sta per finire. Sono ormai numerosi gli studi scientifici che accertano come altre neoplasie possano avvalersi di tale metodica. La tesi è stata confermata dal professor Croce che ha così aggiunto: "Le tecniche mini-invasive trovano uneccellente applicazione nelle neoplasie digestive, nei piccoli tumori dello stomaco, nei piccoli tumori endocrini e nella stadiazione dei linfomi. Inoltre sono sempre più applicate nellasportazione della milza e nei tumori dellarea uro-genitale maschile e femminile". I vantaggi per il paziente sono innumerevoli. "Con la laparoscopia diminuiscono i giorni di degenza dopo lintervento e le complicanze legate alla ferita. Diminuisce il dolore post-operatorio e, grazie alla ferita piccola praticata, si risparmia anche nellutilizzo di sangue. Si ha poi una più veloce ripresa delle funzioni intestinali per i tumori che interessano quellapparato. Ci sono anche prove scientifiche che testimoniano un maggior rispetto dellintegrità immunitaria del paziente rispetto alle tecniche tradizionali".
Tutti gli esperti presenti al Congresso hanno concordato sul fatto che un organismo colpito da tumore è più fragile. Perciò loperazione può essere considerata un vero e proprio trauma per il malato. Non è raro, quindi, che si vengano a sviluppare reazioni di tipo infiammatorio, così da modificare alcuni tipi di cellule, come i linfociti e le interleuchine, e ridurre ulteriormente le difese immunitarie indispensabili anche per contrastare il tumore residuo. A tal proposito il professor Croce ha ricordato: "Esiste uno studio effettuato sui tumori T3 del colon, in fase avanzata, che ha dimostrato una migliore sopravvivenza dei pazienti operati con le tecniche laparoscopiche, presumibilmente grazie a una maggiore reattività immunitaria. Lintervento chirurgico", ha concluso loncologo, "è spesso preceduto da un trattamento di radiochemioterapia che consente di aggredire le lesioni neoplastiche, ridotte già prima delloperazione dalle terapie neo-adiuvanti. Essenziale è anche lapporto di nuovi farmaci, molto più mirati per i vari tipi di tumore".
Nellincontro romano si è discusso di altri temi, come la possibilità di sviluppare il day hospital anche in ambito neoplastico. Si tratta, comunque, di un argomento delicato che divide fortemente gli specialisti, soprattutto oncologi. Ci sono infatti molti medici che vorrebbero consentire ai pazienti di tornare a casa entro le 24 ore dallintervento, in modo da far riprendere al più presto le normali attività sociali e lavorative. Ma spesso, purtroppo, la patologia neoplastica non lo permette.
Anche se è ormai appurato, da una vasta letteratura, come tornare al lavoro in tempi brevi rappresenti un grande vantaggio per tutta la collettività. A tal proposito il professor Tersigni, chirurgo oncologo dellAzienda Ospedaliera S. Camillo-Forlanini di Roma, ha puntualizzato: "Tutto questo è possibile grazie alla day surgery, la chirurgia di un giorno, che consente di eseguire alcuni interventi attraverso una breve ospedalizzazione, inferiore cioè alle 24 ore. Levoluzione delle metodiche e i progressi compiuti in campo anestesiologico, con limpiego sempre più diffuso delle tecniche di anestesia loco-regionale, hanno permesso lo sviluppo e la diffusione di tale metodologia. La day surgery rappresenta un modello culturale alternativo, funzionale, organizzativo e gestionale che ben si inserisce nel concetto di modernità assistenziale. I vantaggi per il paziente sono rappresentati dalla breve ospedalizzazione, quindi da un veloce ritorno agli affetti familiari e un altrettanto veloce reinserimento nelle attività lavorative. Vi sono poi innegabili vantaggi per le aziende sanitarie che vedono ridursi costi di gestione, giorni di degenza e liste di attesa".
Con tali argomenti il professor Tersigli ha trovato ampi consensi nella folta platea. Ma sorge spontanea una domanda: "Quali interventi si possono eseguire grazie alla chirurgia di un giorno"? Ecco come ha risposto il presidente del congresso: "Cè unalta percentuale di interventi chirurgici effettuabili in regime di day surgery. Per esempio: quelli che riguardano le ernie della parete addominale (inguinale, ombelicale, epigastrica, laparocele), la patologia proctologica (emorroidi, ragade anale, fistola anale, sinus pilonidale, condilomatosi), le varici degli arti inferiori, i noduli della mammella, le fimosi, il frenulo corto, il varicocele, lidrocele, i noduli della tiroide e della paratiroide, la chirurgia del tessuto sottocutaneo e le linfoadenopatie. È chiaro che i pazienti avviati al trattamento chirurgico in ricovero breve dovranno essere selezionati per valutarne lidoneità fisica, rispetto alle condizioni generali e alla patologia chirurgica da trattare". Dunque, si tratta ancora di una chirurgia applicabile solo ad alcune patologie (anche tumorali), ma che in futuro potrebbe avere sviluppi sorprendenti. Nellattesa, la chirurgia tradizionale è ancora la soluzione migliore.
Una casa daccoglienza per i malati con neoplasie
Di recente a Roma è stata inaugurata una nuova casa daccoglienza per i malati seguiti in day hospital e per i loro parenti non residenti in città. Labitazione, gestita da due associazioni di volontariato (SANES e CILLA), è situata allinterno dellAzienda Ospedaliera S. Camillo-Forlanini di Roma. Si tratta di una struttura con cinque stanze da letto, più una cucina agibile, capace di accogliere fino a 15 persone. Agli ospiti che hanno la disponibilità per pagare sarà richiesto un contributo di soli 10 euro al giorno, mentre per tutti gli altri il servizio è gratuito.
"Alloggi di questo tipo sono scarsi sul territorio italiano, soprattutto nel Centro-sud. E rappresentano unassoluta rarità dentro gli ospedali", precisa il dottor Antonio Di Lorenzi, Primario Emerito di Ematologia e presidente della SANES, che così prosegue: "Le case daccoglienza sono fondamentali, soprattutto per i nostri pazienti che hanno bisogno di trattamenti prolungati nel tempo, a volte oltre i sei mesi".
Il Progetto Amazzone
Il professor Umberto Veronesi, a Palermo, in occasione della quarta edizione delle Giornate Internazionali Progetto Amazzone ideate e dirette dalle dottoresse Anna Barbera e Lina Prosa, dove si sono incontrati i massimi esperti delloncologia mondiale, ha presentato una nuova tecnica per il cancro alla mammella. Denominata ROLL (Radioguided Occult Lesion Localization), si tratta di unapparecchiatura capace di localizzare con precisione le lesioni neoplastiche non palpabili, aiutando il chirurgo a rimuoverle con la massima accuratezza. "Labbiamo impiegata in più di mille donne con ottimi risultati", ha annunciato Veronesi. "Adesso stiamo sperimentando anche la radioterapia intraoperatoria. Ovvero diamo le massime dosi consentite nel momento stesso dellintervento, per evitare la necessità di ricorrere alla radioterapia nella fase postoperatoria". Lillustre oncologo ha concluso ringraziando la ricerca per le armi innovative messe a disposizione contro i tumori: molecole sempre più efficaci e con sempre meno effetti collaterali che porteranno a nuove proposte di farmacoprevenzione.
Un robot in sala operatoria
Al congresso di Roma si è discusso di una nuova figura che entra a pieno titolo in sala operatoria. Si tratta di un robot, un assistente preciso, affidabile, che non conosce fatica o errore. Può eseguire suture di precisione. I suoi movimenti sono perfetti. Tuttavia esso non ruba la scena al chirurgo, che resta il regista principale. "È un ottimo esecutore, ma è sempre il chirurgo a guidare i suoi movimenti", ha chiarito il professor Enrico Croce, presidente eletto della Società Italiana di Chirurgia. "Senza la mente, il sapere e la creatività del chirurgo, il robot non saprebbe cosa fare. Per aumentare la sicurezza del paziente e raggiungere risultati insperati, occorre dunque puntare su un buon chirurgo che sappia guidare un altrettanto efficiente robot, grazie a tecnologie sempre più avanzate".
Di sicuro, comunque, il robot sta scrivendo una pagina nuova nella storia della medicina e specialmente della chirurgia. "Prima il chirurgo entrava con le sue mani nella pancia del paziente", ha spiegato il professor Croce. "Poi, con lavvento della laparoscopia, a operare sono gli strumenti attaccati alle mani del chirurgo. Ora, grazie alla chirurgia robotica, sono le mani stesse del chirurgo a trasmettere movimenti di precisione alle pinze operatorie del robot. Ma, più delle mani, è la sua testa a guidare lintervento, da una console posta a distanza del malato, addirittura in unaltra città, come è avvenuto negli Stati Uniti per un intervento di colecistectomia a distanza".
La preoccupazione comune è che si possa interrompere il rapporto umano tra paziente e chirurgo. Ma non è così, come ci ha rassicurato loncologo: "Il rapporto umano, quasi magico, tra chirurgo e paziente sopravvive allinvadenza della tecnologia. Latto chirurgico non può mai prescindere dalla comprensione e dalla fiducia reciproca tra medico e paziente.
Non è giusto enfatizzare oltre misura il ruolo del robot, una macchina che non ha sentimenti e nemmeno la capacità di decidere i tempi e i modi di un intervento chirurgico, la cui regia, ripeto, è tutta nella professionalità del chirurgo".
Lesperto ha concluso: "È cominciata una nuova era per la chirurgia in cui sarà sempre più rilevante il ruolo delle nuove tecnologie, quindi anche dei robot in sala operatoria.
Limportante è che si tenga presente linteresse del paziente, il suo diritto a un intervento che sia sempre più sicuro, preciso e meno traumatico".
Una sonda radioguidata salva dal tumore
Agli esperti riuniti a congresso è stata presentata una nuova metodica per trattare ladenoma, un tumore solitamente benigno, localizzato su quattro piccole ghiandole del collo: le paratiroidi. A Roma, precisamente allOspedale San Camillo-Forlanini, si esegue un intervento allavanguardia. Finora, per il chirurgo era molto difficile individuare queste ghiandole che, non solo, sono molto piccole, ma non hanno una posizione sempre uguale nel collo. Per scoprirle e asportarle era necessario un intervento lungo, in anestesia totale, effettuando unaincisione molto vasta.
Il professor Roberto Tersigni ha annunciato che léquipe da lui coordinata, insieme al dottor Piero Marini, ha eseguito un particolare intervento. Unora prima delloperazione, al paziente si inietta un radiocomposto. Il chirurgo, con una sonda (come un tempo faceva il rabdomante con una bacchetta, per localizzare lacqua), si avvicina al collo del paziente. Un bip bip lo guida fino allindividuazione della ghiandola della paratiroide colpita da tumore. A questo punto, con unincisione inferiore a un centimetro, la ghiandola viene asportata. Particolare importantissimo: lintervento avviene in anestesia locale. Il paziente, nello stesso giorno delloperazione, se ne può tornare a casa. In Italia, sono in tanti a essere colpiti dalladenoma alla paratiroide. La malattia può causare gravi conseguenze, perché provoca uniperproduzione di calcio con rischio di gravi danni cardiovascolari, ossei e muscolari.
Indirizzi utili
- Fondazione Maugeri, chirurgia generale e mininvasiva
prof. Catona
tel.: 0382.592298
Tel. segreteria: 0382.592292
e-mail: acatona@fsm.it
- Società Italiana di Chirurgia (SIC)
V.le Tiziano, 19 - 00196 Roma
tel.: 06.3221867 fax: 06.3240676
www.sichirurgia.org
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