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Autotrapianto di fegato: oggi è possibile
Lara Bettinzoli, N. 1/2 gennaio/febbraio 2003
Il 19 dicembre del 2001 è stato eseguito presso la Divisione di Chirurgia epato-pancreatica dellOspedale San Matteo di Pavia, il primo trattamento di fegato ex-situ. Intervento nuovo e mai applicato in altre parti del mondo.
Come si è arrivati alla realizzazione di un intervento tanto delicato e davanguardia? Lo abbiamo chiesto direttamente allautore del prodigioso evento, il professor Aris Zonta, direttore della Divisione di Chirurgia epato-pancreatica dellOspedale San Matteo di Pavia.
Noi medici di questa divisione ci occupiamo della chirurgia del fegato e del pancreas, compresa la chirurgia oncologica epato-pancreatica (chirurgia delle vie biliari, colecisti, coledoco ecc.), oltre che tutti gli altri ambiti della patologia chirurgica. Ci interessiamo alla chirurgia avanzata, sperimentale, allavanguardia; non in tutti gli ospedali è possibile fare sperimentazioni perché questo comporta costi e rischi elevati, in termini economici, di sofferenza e per il paziente per esempio; ma proprio grazie a queste sperimentazioni abbiamo tentato e portato soluzioni innovative. La chirurgia avanzata offre soluzioni a patologie e a situazioni cliniche che altrimenti verrebbero rifiutate da alcune strutture perché ritenute non più fattibili. Ad esempio una patologia neoplastica che si è evoluta silenziosamente e che viene riscontrata dal medico solo quando è molto avanzata viene, per lo più, considerata non più suscettibile di trattamento, né dal punto di vista chirurgico né dal punto di vista radioterapico o chemioterapico. Questi pazienti vengono abbandonati a se stessi. Credo, quindi, che proprio su questo settore si giochi il futuro delle prospettive terapeutiche più avanzate. Salvare delle vite a un livello di malattia così avanzato è quasi impossibile, ma almeno dobbiamo cercare di migliorare la qualità della vita del malato, non fargli spegnere la fiammella della speranza, e allungare il tempo della sopravvivenza. A questo proposito, posso citare un caso che ho seguito personalmente e che mi ha molto coinvolto. È stato portato da noi un paziente portatore di unestesa neoplasia dellapice polmonare, rifiutato da un altro ospedale perché con tumore troppo avanzato. Il male aveva preso tutti i vasi, le arterie e i nervi. Mi sono appassionato al caso clinico del paziente. Facemmo allepoca un grosso intervento, asportammo tutta la parte superiore del polmone, una scissione della parte ossea interessata dalla neoplasia, una scissione della parte arteriosa, liberazione dei rami nervosi. Lintervento andò bene. Solo dopo un anno ebbe una recidiva locale, che purtroppo non riuscì a superare. Ma gli allungammo la vita di un anno. In quellanno di vita tutti i progetti che erano stati bruscamente interrotti a causa della malattia sono stati portati a termine e si sono potuti realizzare.
Le origini e i casi clinici
Il professor Zonta fondò nel 1968 il laboratorio di chirurgia epatica sperimentale. In origine, la prima stanzetta era nel sotterraneo del Policlinico spiega Zonta poi la seconda nel sottotetto, dove sperimentavamo sui maiali. Con quale scopo? Quello di dedicarci alla ricerca chirurgica nel campo del fegato. Fu una grande palestra di applicazione di metodiche innovative con la finalità della chirurgia epatica demolitiva. Inizialmente ci siamo dedicati alla progettazione clinica su animali da esperimento; le nostre sperimentazioni ci portarono al trapianto di fegato e a una particolare metodica sulla quale ci siamo soffermati: lautotrapianto. Abbiamo applicato in sede clinica un concetto semplice: togliere il pezzo rotto e ripararlo; seguendo questo principio siamo arrivati allautotrapianto del fegato, ossia alla sottrazione di un organo e ridonazione dello stesso al paziente. Quando una malattia del fegato è tale da richiedere una perfetta pulizia e uneventuale ricostruzione delle parti lese per effetto dellasportazione della parte malata, lavorare lorgano con emorragie è quasi impossibile, ecco perché nasce la necessità di toglierlo e ripararlo ex-situ.
La nuova metodica ha dimostrato di avere importanti potenzialità esecutive e la sua applicazione ha già fatto registrare diversi successi.
Quando iniziammo queste sperimentazioni racconta il professor Zonta ancora non cerano dei precedenti, e per la prima volta le applicammo sulluomo nel 1991, quasi in condizioni di urgenza.
La paziente ci pregò di sperimentare su di lei questa metodica. Era una donna di 44 anni che aveva da tempo unenorme massa epatica, inizialmente diagnosticata come un adenoma (tumore benigno). Rilevammo invece una grande ulcera sanguinante nel duodeno e dopo un prelievo bioptico la diagnosi fu di carcinoma pancreatico. La paziente presentava un quadro clinico drammatico: sanguinamento, tumore del pancreas e grande massa epatica.
Per prima cosa durante lintervento, togliemmo la testa del pancreas, poi facemmo un epatectomia, ossia togliemmo tutto il fegato e lo mettemmo sopra il tavolo operatorio, lo ripulimmo della parte malata, ricucimmo tutte le parti lese e lo rimettemmo in sede. Il fegato rimasto era veramente molto piccolo, praticamente come quello di un bambino. Lintervento si protrasse per circa 19 ore, tra il 5 e il 6 luglio del 1991. Oggi, dopo più di 11 anni, la paziente sta ancora benissimo.
A questo primo intervento di autotrapianto di fegato ne seguirono altri 7: di questi, 2 (che risalgono a circa 4 anni fa) riguardarono una patologia neoplastica benigna, che ebbe esiti molto positivi, e gli altri delle neoplasie maligne.
La metodologia dellautotrapianto continua il professor Zonta può essere fatta in due modi: in ex-situ (si prende il fegato lo si pone sul tavolo da lavoro e si cerca di togliere le parti malate) e in-situ (il fegato viene escluso dal circolo, viene sezionato il vaso principale della cava, ma gli altri vasi, quelli del lido del fegato vengono mantenuti intatti, e lorgano viene lavorato in sede, ovviamente dopo avere eliminato il sangue, lasciandolo parzialmente attaccato allorganismo; alla fine si ricuce la parte che era stata sezionata). La nostra ultima esperienza di autotrapianto risale al 19 dicembre del 2001. In questa occasione abbiamo realizzato un nostro sogno, quello di trattare il fegato ex-situ.
Lorgano non solo subì un trattamento chirurgico, ma anche una terapia radiante: è stato radiato con un neutrone. È un fatto completamente nuovo questo, rivoluzionario, mai applicato nel mondo; ed è stato effettuato al San Matteo di Pavia, in collaborazione con lIstituto nazionale di fisica nucleare (Infn) della città. Oltre al professor Zonta, regista delloperazione, il team coinvolto nelleccezionale esperimento comprendeva quattro chirurghi: il professor Ubaldo Prati, direttore della Chirurgia sperimentale, il dottor Mario Alessiani e le dottoresse Laura Roveda e Adele Sgarella, dirigenti di primo livello del reparto di Zonta. La metastasi aveva interessato lintero fegato. Non avevamo nessuna esperienza preliminare, così per scrupolo trattammo una di queste metastasi con la termoablazione (radiazione con radiofrequenza) e portammo il fegato nel reattore nucleare. In genere, questa metodica viene usata per i tumori diffusi, inoperabili, in pratica può essere applicata dove il problema oncologico è grave e diffuso (i tumori epatici possono avere diversi stadi: un primo stadio di attecchimento iniziale, quasi microscopico, una seconda fase di manifestazione clinica, e una terza fase, quella espansiva, esplosiva, nella quale la metodica può diventare indispensabile). Il nostro malato oggi sta molto bene, è venuto proprio in questi giorni a fare dei controlli. È stata una grande battaglia, è stato in rianimazione tre settimane, e a distanza di un anno non cè alcun segno di malattia neoplastica. Non ha fatto più chemioterapia e dove prima cera il tumore oggi cè tessuto sano.
Lintervento al pancreas
Altrettanti interventi sono stati fatti nella chirurgia pancreatica. Il tumore pancreatico si sviluppa in maniera silente e asintomatica, e quando viene diagnosticato lo stadio della malattia è già avanzato.
Noi abbiamo pensato aggiunge Zonta che anche per i tumori pancreatici giudicati non operabili (attualmente solo un terzo di tutti i tumori del pancreas può essere operato) sia possibile utilizzare la chirurgia. Abbiamo fatto degli interventi e abbiamo ricostruito le varie parti, così ci siamo addentrati in una chirurgia pancreatica molto avanzata, con la quale si eseguono interventi pancro-epatici, ossia contemporaneamente demolitivi sul pancreas e sul fegato. Ma cè un altro filone che i medici della Divisione di Chirurgia epato-pancreatica stanno portando avanti a livello nazionale: quello dellalimentazione interale, della quale si occupa il professor
Paolo Dionigi dellequipe di Zonta.
Molta della nostra chirurgia ha attinenza con il tubo gastroenterico e molte malattie incidono sul deperimento dellorganismo perché impediscono di alimentarsi. Sinnesca così un circolo vizioso: la persona malata non si alimenta e quindi peggiora, peggiorando provoca un ulteriore danno allorganismo fino alla totale debilitazione.
Il grande tributo che è stato dato nel campo della chirurgia gastrointestinale è la possibilità di supplire a questa funzione, attraverso una nutrizione non più orale, ma per via parenterale.
Il problema è proprio quello di riportare il paziente dopo lintervento chirurgico alle migliori condizioni generali, e si sa che cè un legame tra stato di nutrizione e ripresa nel periodo post-operatorio: il paziente ben nutrito in genere ha una risposta immunologia migliore, in quanto ha tutti gli anticorpi per combattere agenti batterici o tossine con cui può venire a contatto; questo significa tra laltro minor degenza e minor costo per lospedale e lente. Il paziente mal nutrito presenta invece più complicanze nel periodo post-operatorio. I vantaggi che derivano da una nutrizione forzata nei pazienti che non possono alimentarsi sono sicuramente notevoli. Questa metodica dellalimentazione artificiale sia parenterale (per via endovenosa) sia per via enterale (sfruttando il tubo digerente quando questo è parzialmente ancora utilizzabile introducendo gli alimenti dal punto in cui il tratto gastrointerico può essere utilizzato) è stata proposta nel 1968 negli Stati Uniti e si basa sullintroduzione di un catetere venoso centrale che permette di somministrare una quantità di nutrimenti sufficiente allindividuo. Quando viene applicata questa metodica? Nel periodo pre e post operatorio spiega Dionigi perché in taluni casi vi possono essere delle complicanze dellintervento chirurgico che richiedono la sospensione dellalimentazione orale. Una volta alcuni pazienti erano destinati a morire solo per il fatto di non potersi nutrire, oggi invece sopravvivono.Lintervento è piuttosto complesso: si toglie tutto lintestino, si abbocca quel poco intestino residuo sano e il paziente viene alimentato per via parenterale anche a domicilio.
Vi posso raccontare di un caso molto particolare: una giovane donna in un momento di depressione tentò il suicidio con lacido muriatico; arrivò da noi con la bocca, lesofago, lo stomaco e lintestino bruciati. Operammo e togliemmo lo stomaco, una parte del duodeno che era bruciata e inserimmo un tubo. La donna sopravvisse, ma con la totale impossibilità di nutrirsi. Allora mettemmo un sondino che comunicava dallansa intestinale con lesterno. Dopo sedici anni, siamo intervenuti chirurgicamente per rimuovere questo sondino; abbiamo collegato il colon alla bocca e oggi può nutrirsi normalmente.
I centri di riferimento per la cura del tumore del fegato
- Ancona
Ospedale Regionale di Torrette,
tel. 071/5961-5964271
- Bologna
Università Policlinico SantOrsola-Malpighi,
Clinica Chirurgica,
tel. 051/341541-341700
- Milano
Ospedale Maggiore Niguarda,
tel. 02/64441
Ospedale Sacco,
tel. 02/357991
Ospedale San Raffaele,
tel. 02/26431-26432661
- Padova
Università, Clinica Chirurgica,
tel. 049/8212210-8212250-82122560
- Pavia
Policlinico S. Matteo tel. 0382/5021
Fondazione Maugeri, Clinica del Lavoro
tel. 0382/5921
- Roma
Università La Sapienza II Patologia Speciale Chirurgica
tel. 06/4450741-4450742
Università Cattolica, Policlinico Gemelli,
tel. 06/30151-30155187
Azienda Ospedaliera S. Camillo-Forlanini
Unità Operativa di Radiologia Vascolare
Interventistica (direttore prof. Lorenzo de Medici)
Tel. 06/58704474-5
- Torino
Ospedale Mauriziano Umberto I, tel. 011/50801
Ospedale San Giovanni Antica Sede,
Divisione di Chirurgia Oncologica,
tel. 011/5754866-5754860
Indirizzi utili
- Istituto di Chirurgia Epato-pancreatica Irccs Policlinico San Matteo
Direttore: Professor Aris Zonta
Medici Ospedalieri: Dottor Basilio Jemos, Dottor Stefano Nazari, Dottor Ubaldo Prati, Dottoressa Adele Sgarella
Medici Universitari: Dottor Mario Alessiani, Dottor Giovanni Fraipont
V.le Golgi, 19, 27100 Pavia
Centralino: 0382/5011-5021-5031
Segreteria Direzione: 0382/502530-526214
- Associazione italiana per lo Studio del Fegato,
tel. 06/3720557
e-mail: a.i.s.fit@agora.stm.it
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