"> " />
 
 
 
Esegui una ricerca

Informativa privacy

Un programma a misura d'uomo

Dario Vascellaro, N. 1/2 gennaio/febbraio 2003

Si chiama Europa Uomo il movimento di opinione contro il tumore della prostata. Il suo obiettivo è, attraverso la lotta a questo tumore, allungare la vita media degli uomini che in Europa è tuttora inferiore di sei anni rispetto a quella delle donne. Europa Uomo è una coalizione europea di Forum Nazionali che avrà sede ad Anversa e raccoglierà testimonianze da tutti i Paesi del Vecchio Continente per far crescere la sensibilità dei cittadini europei sull’importanza della prevenzione del tumore della prostata. Il movimento intende coinvolgere testimonial di prestigio, come il Sig. Kamprad, l’imprenditore svedese creatore di IKEA, guarito dalla malattia. Inizialmente i Paesi che hanno aderito ad Europa Uomo sono stati sette: Francia, Germania, Belgio, Italia, Spagna, Portogallo e Irlanda; poi si sono aggiunti Norvegia, Svezia e Danimarca. Tra questi Belgio e Italia hanno già costituito il rispettivo Forum Nazionale.
"Il cancro della prostata rappresenta il 15% di tutti i tumori maschili ed è il secondo per mortalità dopo quello del polmone – dichiara il professor Louis Denis di Anversa, urologo di fama mondiale e tra i principali promotori di Europa Uomo. Tuttavia, per una forma antica di pudore non se ne parla a sufficienza, sia in ambiente medico che da parte di noi uomini".
"Le donne sono molto più consapevoli dell’importanza della diagnosi precoce – afferma Tom Hudson di Dublino, promotore ‘laico’ di Europa Uomo e per anni Presidente dell’Associazione Europea delle Leghe Tumori – e contro i tumori del seno hanno saputo lanciare grandi campagne di sensibilizzazione che hanno portato alla diffusione della mammografia e alla diminuzione di mortalità per questa malattia".
"La terapia del tumore della prostata ha compiuto notevoli progressi – commenta il professor Umberto Veronesi – tanto che negli Stati Uniti, dove il test del PSA (antigene specifico prostatico) è molto diffuso, la sopravvivenza che era del 56% nel 1976 è oggi del 74% ed i casi di tumore alla prostata non curati in tempo, e quindi con metastasi alle ossa, sono diminuiti del 56%". Europa Uomo è un’iniziativa avviata con il supporto della European School of Oncology di Milano che nel 1993 lanciò il movimento Europa Donna, oggi divenuta un’organizzazione molto attiva per la lotta contro i tumori del seno. "Abbiamo accettato volentieri di impegnarci anche su questo fronte – spiega il dottor Alberto Costa, Direttore della Scuola – perché abbiamo visto i risultati dell’iniziativa condotta con le donne europee e il successo legislativo ottenuto sia a livello europeo sia nei diversi Parlamenti Nazionali".
"Il Forum ha già in agenda un progetto articolato di informazione al pubblico, di formazione del personale medico e di creazione di ambulatori diagnostici e di centri di eccellenza con terapie all’avanguardia – conclude il professor Francesco Schittulli, Presidente della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori. La Lega ha attivato le sue 103 sezioni provinciali e i suoi 338 ambulatori diffusi sul tutto il territorio nazionale". Dell’iniziativa abbiamo parlato col dottor Stefano Zurrida, aiuto del prof. Umberto Veronesi all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano e coordinatore del progetto italiano di Europa Uomo, sostenuto dalla Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori e dall’azienda Astra Zeneca.
Dott. Zurrida, è vero, come la nostra rivista ripete da tempo, che la prevenzione può dare frutti insperati nella lotta contro i tumori?
"Abbiamo oggi la dimostrazione evidente che nel campo dei tumori la prevenzione ha giocato, gioca e giocherà un ruolo fondamentale nella diminuzione della mortalità per alcuni tipi di neoplasia: è il caso del tumore della cervice uterina, frequentemente diagnosticato in fase iniziale, cosiddetta in situ (CIN I, II, III) grazie all’uso diffuso del Pap-test; o anche il tumore della mammella che, grazie all’esecuzione sistematica della mammografia, la consapevolezza del pubblico femminile dell’importanza di scoprire un tumore di piccole dimensioni, la maggior preparazione dei medici e la sempre più elevata qualità degli strumenti tecnologici, viene diagnosticato in una fase in cui quasi non è ancora palpabile, quando sono presenti per esempio soltanto delle microcalcificazioni.
Si tratta di una prevenzione cosiddetta secondaria che con un termine più appropriato sarebbe invece definibile come anticipazione diagnostica, quella che gli inglesi chiamano "early detection". Purtroppo, infatti, non essendo a conoscenza di quali siano in molti casi le vere cause primarie di un tumore, non possiamo realmente prevenire: tranne per esempio nel caso del tumore del polmone da fumo di sigaretta. Negli USA, dove gli uomini da ormai molti anni hanno smesso di fumare, si registra una diminuita incidenza del tumore del polmone, cosa che non accade per la donna".
Come mai, nonostante il suo comportamento più virtuoso (in particolare per quanto riguarda il fumo), l’uomo pare essere più soggetto all’insorgenza di tumori?
"In effetti, l’uomo si ammala e muore di più di cancro, in generale, di quanto non accada alla donna. La scarsa sensibilità maschile ai problemi della salute è uno dei principali motivi per cui ancora nell’uomo non si sono ottenuti risultati così eclatanti come nelle donne e una delle ragioni per cui sulla scia di esperienze di successo come Europa Donna, è stato recentemente costituito un movimento di opinione contro il tumore della prostata formato da Forum Europei e denominato Europa Uomo.
Il cancro della prostata rappresenta uno dei tumori ormai più frequenti nel sesso maschile, con età superiore ai 50 anni. 17.000 nuovi casi in Italia con 7.000 decessi. Il 17% dei nuovi casi nell’Unione Europea".
La parola magica nella lotta contro i tumori sembra essere "screening". È utile anche per il tumore alla prostata?
"Di screening oggi si discute molto, soprattutto per il tumore della mammella, del colon e della prostata. Affinché una campagna di screening sia efficace, è necessario che uno dei marcatori di tali patologie porti a una diminuzione della mortalità e dell’incidenza della malattia diagnosticata in fase avanzata, come nel caso del tumore della prostata. Ma il termine screening è al momento inadeguato: si vuole portare avanti la sensibilizzazione alla diagnosi precoce."
Oggi gli uomini possono sottoporsi all’esame del PSA per riconoscere un’eventuale presenza di tumore dell’organo maschile. Come funziona e qual è stata la diffusione di tale esame negli ultimi anni?
"Il PSA rilevato nel sangue, nella sua frazione totale e libera, non è assolutamente indicativo della presenza di un carcinoma della prostata. Tuttavia, è l’unico test di cui per ora disponiamo e che in breve, grazie ad interessanti ricerche scientifiche, potrebbe essere affiancato da altri esami. In Austria, nella regione del Tirolo, lo screening del carcinoma prostatico ha dimostrato che eseguire il PSA totale e libero può portare a una riduzione della mortalità per carcinoma della prostata (almeno in una zona in cui i servizi di urologia sono a totale disposizione dei pazienti). Questo è dovuto a un’importante anticipazione diagnostica e a un trattamento efficace. Per rendere sempre più sensibile questo test, il PSA viene poi correlato all’età del paziente, viene valutato nelle sue due componenti (libero e totale) e il loro rapporto viene raffrontato al volume della prostata, ne viene valutata la crescita annua, tutto questo per ridurre il numero di biopsie inutili. Nel 1984 solo il 5.1% dei tumori prostatici è stato diagnosticato con il PSA, 10 anni dopo il 60% dei tumori della prostata sono stati diagnosticati dal PSA determinando un aumento di diagnosi delle malattie localizzate, quindi guaribili. Questa è chiaramente la conclusione della recente revisione della letteratura effettuata da Schröoder e Wildhagen dove si evince che "lo screening basato sul PSA anticipa la diagnosi di 6-10 anni e consente una notevole riduzione dello staging". L’efficacia dello screening in USA ha dimostrato una riduzione della mortalità dal momento in cui si è iniziato ad usare il PSA. E questo è importantissimo, ma anche dal punto di vista dell’economia sanitaria. È sempre brutto fare una correlazione tra salute e danaro, ma oggi più che mai lo Stato e le Regioni devono fare quadrare i conti: massimo livello assistenziale al minor costo. E nel caso di un tumore della prostata questo è macroscopicamente evidente: tumore non operabile, a lenta evoluzione sia locale che sistemica, metastatico frequentemente alle ossa, in pazienti anziani, alla fine allettati, sottoposti a terapie costose (non in tutte le nazioni sono mutuabili), che necessitano di riabilitazione e assistenza domiciliare… Per non parlare dei costi per gli esami strumentali del paziente in follow-up per una malattia metastatica, che si aggirano intorno ai 1.400 euro annui rispetto ai 700 euro per i pazienti sottoposti a terapia con finalità curativa".
A fronte di questi sviluppi della medicina, quali sono gli obiettivi principali di Europa Uomo?
"I 6 obiettivi principali di Europa Uomo sono:

  1. aumentare la consapevolezza dell’importanza sociale delle malattie della prostata;
  2. combattere il cancro della prostata per allungare la vita media degli uomini che in Europa è tutt’ora inferiore di sei anni rispetto a quella delle donne;
  3. promuovere iniziative per la diagnosi precoce del tumore della prostata. Non vi sono ancora giustificazioni scientifiche sufficienti a lanciare screening di massa come per il tumore del seno, ma si può fare moltissimo per sensibilizzare gli uomini a controllarsi periodicamente, soprattutto dopo i 50 anni;
  4. migliorare le capacità curative dei sistemi sanitari promuovendo la specializzazione degli operatori (la percentuale delle complicanze chirurgiche gravi, impotenza e incontinenza, è inversamente proporzionale al numero di interventi eseguiti annualmente da chi opera) e aumentando le attrezzature radioterapiche specializzate;
  5. rendere disponibili e rimborsabili in modo uniforme in tutta Europa i farmaci utili contro questo tumore;
  6. promuovere la ricerca scientifica non solo nel campo della cura, ma anche in quello della diagnosi e della prevenzione".

In particolare, nel nostro Paese, quali linee ha seguito l’attività del Forum?
"In Italia, grazie al coinvolgimento della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, uno dei due scopi principali è proprio quello della prevenzione e dell’anticipazione diagnostica; il Forum è già partito nel lavoro, seguendo, oltre agli obiettivi europei, anche tre aree strategiche: di comunicazione al pubblico, di formazione e informazione del personale sanitario e di organizzazione sanitaria.
Uno dei più grossi problemi è rappresentato dal coinvolgimento del pubblico maschile, tale da far abbandonare alcuni schemi comportamentali connaturati all’uomo che vanno dall’incoscienza e dal fatalismo di non eseguire degli esami di controllo, al pudore di non far sapere di essere stati ammalati e poi guariti. Un altro punto non irrilevante è quello della creazione della struttura in cui l’uomo, alla fine del suo percorso di autoconvincimento, si deve rivolgere con la fiducia di trovare personale preparato e formato al problema e tecnologia adeguata ad assicurare il massimo livello di assistenza con il rispetto, come al solito, della qualità di vita. Il progetto promosso dalla Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori nell’ambito di Europa Uomo Forum Italiano parte in anticipo rispetto agli altri Paesi europei (il Belgio ci segue da vicino). Parte come studio pilota – sociologicamente, epidemiologicamente, dal punto di vista sanitario/organizzativo – in tre Regioni italiane diverse: Lombardia, Lazio, Puglia. Vuole essere un test per stabilire come poi omogeneizzare in tutto il Paese la messa in pratica di una vera efficace anticipazione diagnostica per il tumore della prostata. Anche qui la Lega metterà a disposizione per ora, nel progetto presentato, i suoi 330 ambulatori periferici, ambulatori generali, ma che in questi anni verranno attrezzati con personale e strumenti per una nuova battaglia da affrontare e da vincere, come è stato per la donna.

Come si combatte il tumore della prostata
In caso di tumore della prostata, l’intervento chirurgico è favorevole per i sessantenni ai quali è stato riscontrato precocemente; per gli ultra settantenni, invece, conviene un trattamento con la radioterapia conformazionale che attraverso una Tac riesce a seguire esattamente la conformazione dell’organo malato senza intaccare gli altri tessuti. Dei 500 casi seguiti finora, con questa terapia, il 98% è guarito". Tra le altre novità anche la terapia con i protoni e gli ioni al carbonio. I tumori della prostata sono in crescita in tutto il mondo e il trend cresce proprio per l’aumento della popolazione anziana. L’Italia nel 2000 ha stabilito il record di anzianità tra i Paesi occidentali con 14,8 anziani su 100 giovani e sono 9.303.000 i maschi over 50. Solo però il 22% degli uomini tra 50 e 70 anni conosce il PSA, mentre negli Stati Uniti è conosciuto dal 48% degli uomini.

Tendenze più recenti di mortalità nell’Unione Europea
UOMINI
In aumento Stazionaria In diminuzione
Prostata Colon rettale Polmone
  Pancreas Stomaco
  Vescica  
  Cavo orale  
  Faringeo  
  Esofago  

La diagnosi precoce: quando serve, a cosa serve
Tipo di tumore Test da eseguire Sesso Età Frequenza
Cancro del seno Autopalpazione
Esame clinico del seno
Mammografia
F 20 anni e oltre
20-40 anni e oltre
40 anni e oltre
Ogni mese
Ogni anno
Ogni anno
Cancro della cervice uterina Pap-test ed esame delle pelvi F 18 anni e oltre, al di sotto di 18 se sessualmente attive Ogni anno
Cancro dell’endometrio Prelievo di cellule dell'endometrio F Nel periodo della menopausa e tra i soggetti "a rischio" A discrezione del ginecologo
Cancro della prostata Esame clinico
Esame ematico del PSA
Ecografia trans-rettale
M 50 anni e oltre A discrezione del medico curante
Cancro del colon-retto Test del sangue occulto delle feci
Retto-sigmoidoscopia
Esplorazione clinica del retto
Clisma opaco
Colonscopia
M/F 50 anni e oltre Ogni 3 anni
Controlli medico-diagnostici di varie forme neoplastiche Controllo della tiroide e delle linfoghiandole
Superfici cutanee
Cavità orale
Testicoli
M/F 20-40 anni e oltre Ogni 3 anni esame delle ovaie

Torna ai risultati della ricerca