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Ridere, che passione!

Maela Officio, N. 5 maggio 2003

“Non può il mio cuore senza riso vivere
E innanzi al duolo che vi mina e estingue,
Meglio è di riso che di pianto scrivere,
Ché il riso l’uom dall’animal distingue.”

(Rabelais, "Gargantua e Pantagruele")

La risata, si sa, agisce positivamente sia a livello psicologico che terapeutico sul nostro organismo. Ridere stimola e favorisce la respirazione, aiuta a rilassarsi. Ridere, insomma, è un esercizio sano e salutare: è una ginnastica psichica, fisica, mentale ed emotiva. È provato scientificamente.
Nel riso si impegnano più di 60 muscoli, per piangere meno di 20.
Nella respirazione si usa il diaframma (pochi lo fanno normalmente), si rinnovano le riserve di aria nei polmoni (come durante lo sbadiglio).
Si mobilitano le fasce muscolari più profonde, soprattutto del ventre, creando un automassaggio rilassante.
Il cervello “perde” i pensieri negativi, la mente si distende, la vita sembra migliore. Come il sonno, il ridere migliora la nostra capacità di pensare lucidamente e esorcizza la paura.
Il ridere infine è un atto filosofico, un atteggiamento verso la vita.
Ridere nella storia
La “medicina” che basa la propria ragion d’essere sui benéfici effetti della risata non poteva che chiamarsi comicoterapia, appunto la cura del sorriso.
Riscoperta a New York negli anni ‘80, essa affonda le sue origini in epoche decisamente lontane.
Nell’Antico Testamento il lato comico è volutamente trascurato, poiché nasce da un’incongruenza, da uno scarto rispetto alla consuetudine, alla normalità, al prevedibile. Ergo, andava limitato e regolato. Il Medio Evo poi si afferma come epoca più buia: non dimentichiamo i monaci e Aristotele nel “Nome della Rosa”: la commedia era assolutamente proibita e perciò non si poteva ridere.
In epoca moderna, passando da Jaspers a Freud, è a partire dagli anni Sessanta che cominciano i primi studi sistematici sulle virtù terapeutiche della risata e nei successivi anni Ottanta compaiono a New York i primi clown-dottori. Michael Christensen e Paul Binder fondano nel 1986 “L’unità di clown-terapia” (The Clown Care Unit) per portare il sorriso negli ospedali pediatrici. La loro iniziativa fa il giro del mondo e nascono, ispirandosi ad essa, “Le Rire Medecin” in Francia e la “Fondazione Theodora” in Svizzera, rispettivamente nel 1991 e nel 1993.
Patch Adams
La vera popolarità della comicoterapia arriva con il film di Tom Shadyac “Patch Adams”, interpretato da Robin Williams. Il racconto si basa sulla vera storia del dottor Patch Adams – fondatore dell’Istituto Gesundheit nel West Virginia –, un medico che associa l’ideale della sua professione a un aspetto della sua personalità, l’umorismo. Grazie a lui la comicoterapia subisce nuovi impulsi e, addirittura, diventa un vero e proprio sistema, come spiega lo stesso Robin Williams: “Patch è un essere strano e piuttosto incredibile. Indossa grandissime camicie a fiori brillanti e cravatte che all’occasione rumoreggiano. È una persona provocatoria e insieme un medico delicato. Non ha mai voluto far parte del sistema, egli ha creato un nuovo sistema”.
Da allora clown e film comici sono entrati nel novero delle medicine in grado di stimolare il sistema immunitario e potenziare il processo naturale di autoguarigione presso molti ospedali nel mondo.
La Compagnia del Sorriso
In Italia, tra gli adepti della comicoterapia c’è Jacopo Fo, che con la “Libera Università di Alcatraz” offre corsi di vario genere per imparare a “non prendere le cose troppo sul serio” ed è promotore di un appello semiserio al ministero della Sanità per il riconoscimento della comicoterapia come filosofia e vera e propria cura da introdurre nelle strutture sanitarie.
E c’è la Compagnia del Sorriso, che organizza corsi per clown-dottori: insegna tecniche di mimo, di comunicazione verbale, di burattini e favolistica, simpatiche gags, ma soprattutto ci aiuta a coltivare un rapporto sereno con le persone che soffrono. L’obiettivo poi è sempre lo stesso: andare a caccia di sorrisi.
Dottor Truciolo, dottor Luli, dottor Tollino, dottor Provetta sono i pilastri del gruppo specializzato in buonumore. Colori e simpatia sono i loro tratti caratteristici, serietà e impegno è il loro punto di forza. Li possiamo incontrare presso i reparti pediatrici del Policlinico San Matteo di Pavia e dell’Ospedale di Voghera, le strutture geriatriche del Pio Pertusati e del Santa Margherita di Pavia, il centro di riabilitazione di Montescano e il centro disabili San Carlo di Castelnuovo Scrivia, la casa di accoglienza di Belgioioso… Insomma, ovunque ci sia bisogno di allegria.
Grazie al successo ottenuto dalle tante iniziative, hanno creato una grande compagine che conta oltre 80 volontari. E a testimonianza di quanto bene operano si possono citare addirittura casi di singoli pazienti, che ancora beneficiano delle loro attenzioni.
Mentre i nostri amici clown proseguono con successo la loro splendida avventura, in collaborazione con l’ANPO, ricordiamo che per ottenere la qualifica di volontario clown-dottore è possibile seguire un tirocinio di 3 mesi e partecipare a corsi base intensivi che si svolgono nell’arco di un fine settimana.

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