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La storia di Javier
Maela Officio, N. 3 marzo 2003
Javier ha cinque anni. È un bimbo vispo, appassionato di macchine e motori: invidiabile la sua collezione di automobiline, che tappezzano tutto il pavimento della camera da letto. Ha un viso molto simpatico: sfoggia spesso un bel sorriso, ha tanta voglia di vivere. Forse questo calore, la gioia interiore, li ha ereditati dai genitori: mamma Claudia e papà José. Venezuelani.
La loro famiglia si è trasferita in Italia, dopo che Javier si è ammalato. Pavia è diventata la città adottiva, perché qui vive già da tempo la sorella di Claudia e perché qui hanno trovato qualcuno in grado di curare la malattia del bambino.
Ad allietare il periodo italiano ha contribuito anche Juan Pablo: un anno fa, con lui, ha preso vita un grande gesto damore.
Facciamo un passo indietro. Dalletà di otto mesi Javier vive a stretto contatto con la realtà ospedaliera: una grave forma di leucemia lo costringe a sottoporsi a esami, cure e ricoveri. La febbre e poi le analisi cliniche mettono in evidenza uno stato di salute abbastanza compromesso. In Venezuela cominciano i cicli di chemioterapia che dureranno per tre lunghi anni. Ma durante questo tempo ci si rende conto della necessità di un trapianto, al più presto, per non incorrere in un peggioramento della malattia.
Nellottobre del 2001 Claudia e José lasciano la casa, il lavoro e tutto ciò per cui hanno lottato fino a quel momento, per raggiungere il Bel Paese: resta loro la speranza di vedere Javier guarito. Infatti, il professor Franco Locatelli e i suoi collaboratori dellOncoematologia pediatrica, presso il Policlinico S. Matteo di Pavia, hanno organizzato tutto per effettuare il delicato intervento di trapianto di midollo sul bambino. LANPO, da parte sua, ha messo a disposizione una casa accogliente per rendere meno gravosa la loro permanenza. Non resta che aspettare: a distanza di pochi mesi, nel gennaio 2002, nasce Juan Pablo, e dal cordone ombelicale si procede al prelievo delle cellule staminali destinate a Javier.
Ormai si vive lultimo atto di questo dramma, o almeno così si pensa. Trascorrono due mesi durante i quali si continua con i controlli e le cure per accertarsi che il piccolo paziente sia ormai guarito. E in giugno arriva la conferma: la leucemia è stata sconfitta. Juan Pablo e Javier insieme ai genitori possono finalmente tornare in Venezuela.
La parentesi felice dura poco. Solo venti giorni più tardi, nel luglio scorso, si ripresenta la malattia. È recidiva. Javier purtroppo deve ricominciare con i cicli di chemioterapia, le trasfusioni. E poi si affacia di nuovo la necessità di un trapianto di midollo. Per la seconda volta, il 2 dicembre, si effettua lintervento.
Oggi abbiamo incontrato delle persone che ancora vivono le ansie dellattesa. I medici preferiscono non pronunciarsi sullesito di quanto finora hanno operato e quindi della malattia. Claudia e José però sono fiduciosi, hanno riposto tutte le loro speranze nelle cure delléquipe del professor Locatelli e non rinunceranno di certo allidea di riportare a casa, in Venezuela, entrambi i loro figli sani e con un futuro luminoso davanti.
Da parte nostra, ci auguriamo che la guarigione di Javier sia vicina e che vinca presto la sua battaglia per la vita.
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