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Lastenia del malato oncologico
Cristina Mazzantini, N. 4 aprile 2003
Spesso, una neoplasia e i trattamenti antitumorali, come accertato dalla migliore letteratura scientifica internazionale, possono essere così debilitanti da costringere i pazienti a letto, minacciandone ladesione alla terapia. La causa di questo decadimento è di solito lanemia, che compromette la qualità di vita di persone già duramente provate.
Per fare il punto sulle nuove metodiche e, soprattutto, per aggiornare gli operatori sul modo migliore di trattare la problematica, lEuropean School of Oncology (ESO), fondata da Umberto Veronesi nel 1982, ha organizzato a Roma il Congresso Internazionale su Anaemia and Cancer Therapy. Nella stessa occasione ha avuto luogo anche il 3° Corso dellESO, promosso dal professor Maati Aapro, direttore dellIstituto Multidisciplinare di Oncologia di Ginevra.
I migliori specialisti di fama mondiale hanno sottolineato la necessità di evitare che il malato si demoralizzi. Per questo, bisogna assolutamente intervenire al più presto con le terapie medico-farmacologiche e con quelle psicologiche.
La posizione unanime della classe medica è frutto diretto di molteplici studi che hanno dimostrato come una qualsiasi forma tumorale non si limiti soltanto ad attaccare uno o più organi del corpo. La stessa neoplasia, nel 63 per cento delle persone colpite (270 mila ogni anno nel nostro Paese), determina anche il calo dei globuli rossi e dellemoglobina, cioè lanemia. Questa si aggrava poi con i trattamenti radio-chemioterapici. La conseguenza principale è lastenia da cancro ovvero laffaticamento fisico e labbattimento psichico.
Molte verifiche vengono dai risultati delle principali ricerche internazionali, presentate a Roma. È emerso come una tale patologia interferisca almeno una volta a settimana durante i trattamenti soprattutto radio e chemioterapici nel 76 per cento dei pazienti. La novità? Una condizione di spossatezza può insorgere anche in presenza di unanemia lieve o, meglio, con emoglobina intorno ai 10-12 mg/dl di sangue, valore finora considerato clinicamente non influente dagli oncologi.
Gli specialisti hanno sottolineato poi come lanemia, assieme allastenia, possa compromettere notevolmente le attività fisiche, mentali, emotive, economiche e, specialmente, la prognosi stessa dei pazienti. Quali sono allora le maggiori conseguenze? In uno studio del National Institute of Health americano, condotto nel 2000 presso il National Cancer Institute, sulla qualità di vita di centinaia di pazienti oncologici e i loro familiari, è apparso quanto segue:
n oltre la metà dei malati a volte la stessa sorte capita ai familiari o alla persona che assiste è costretta immediatamente ad abbandonare il lavoro;
n il 35 per cento deve ridurre le proprie responsabilità per lo stress emotivo e la mancanza di energie, dovuta alla patologia oncologica e ai trattamenti;
n il 20 per cento dei casi è obbligato a prendere dei giorni di permesso, comunque a diminuire il proprio impegno lavorativo, in media di 4 o 5 giorni ogni mese.
Si tratta di cifre impressionanti. Ma ad allarmare sono altri numeri determinati dallanemia. Innanzitutto, è necessario ricordare come un tale malessere rappresenti una condizione importante nellindurre il malato a sospendere o a diminuire le dosi di farmaci fondamentali per la guarigione, con esiti gravissimi sulla prognosi. Infatti la riduzione della dose di chemioterapici può causare, secondo alcune stime riportate al congresso romano, fino a un 10 per cento di differenza nella sopravvivenza fra i pazienti non curati farmacologicamente in maniera adeguata e quelli che hanno ricevuto dosi ottimali. Sia nei casi di tumore molto pericoloso, come quelli del polmone (28 mila casi allanno in Italia, sopravvivenza media del 10 per cento), ma soprattutto in quelli ad alta guaribilità (superiore al 75 per cento) che colpiscono mammella, utero, testicolo, la cura dellanemia può quindi consentire un trattamento radio-chemioterapico a dosi piene, alzando la possibilità di guarigione. Inoltre gli esperti hanno rilevato che in alcuni pazienti non vi è un recupero completo dellenergia psicofisica, anche dopo diversi mesi dalla fine dei trattamenti.
È ormai assodato che la guarigione in molte neoplasie si verifica solo se la chemioterapia è assunta secondo le dosi e gli schemi ottimali. Curando lanemia, i medici hanno, oggi, uno strumento in più per ottenere che la terapia sia accettata nel miglior modo possibile e non comprometta una buona qualità di vita. Numerose indagini hanno inoltre confermato che lesercizio fisico, anche quello leggero, come una semplice camminata, presenta molteplici benefici nei pazienti oncologici per aumentare il livello di energia e migliorare la qualità della vita, oltre allo stato psicologico complessivo.
Sul tema, a margine del corso dellEuropean School of Oncology, è intervenuto il professor Silvio Monfardini, presidente della Società Internazionale di Oncologia Geriatrica, che ha confermato questa tesi. La chemioterapia nelle persone colpite da tumore è più efficace ed è meglio tollerata se viene prima corretta la condizione di anemia. Ha poi precisato: Sappiamo, perché gli studi lo dimostrano, che sfortunatamente la carenza di globuli rossi è una fedele compagna per oltre la metà dei malati di cancro (precisamente il 63 per cento, secondo le cifre ufficiali), ma non sempre viene valutata e corretta con le trasfusioni o con medicine efficaci. Quindi loncologo padovano ha suggerito: Dato che il 60 per cento dei malati è ultrasessantancinquenne, una particolare attenzione va rivolta alla cura dellanemia che provoca stanchezza, astenia, vertigini, nausea, tachicardia e ipertensione, e che perciò riduce drasticamente sia la capacità di reazione alla malattia che la possibilità di mantenere una vita il più attiva possibile.
A tali indicazioni ha risposto il professor Aapro, coordinatore dellevento ESO. Da 3 anni ci siamo accorti che trattare lanemia aumenta la qualità di vita del paziente e toglie la maggior parte dei sintomi di fatigue non dovuti alla chemioterapia o alla malattia. Di qui lidea di organizzare un corso ad hoc. Il lavoro da fare è tanto. A oggi infatti i pazienti trattati in Europa sono solo il 9 per cento di coloro che potrebbero trarre beneficio dalla cura dellanemia.
Quali possono essere, professor Aapro, le motivazioni di una percentuale così bassa di malati farmacologicamente trattati?
Le ragioni sono varie, ha risposto loncologo elvetico. Innanzitutto la comunità medica deve essere ancora sensibilizzata. In secondo luogo, il prezzo dei farmaci per la cura dellanemia è ancora molto alto.
Durante i lavori si è discusso sul perché un paziente diventi anemico, sui pro e i contro dei trattamenti disponibili e sui nuovi farmaci. Linteresse degli specialisti verso lanemia e la fatigue sta crescendo. Prevedo che in futuro questa condizione verrà trattata in modo sempre più efficace e con costi più contenuti, ha concluso il professor Aapro.
A proposito delle terapie farmacologiche e non, per il soggetto anziano, il professor Monfardini, uno dei maggiori esperti del settore, ha ritenuto opportuno fare alcune precisazioni. Oggi, grazie allattenzione verso anemia e astenia, trattiamo pazienti ultranovantenni già con un certo successo. Per confrontarsi sul problema dellinvecchiamento della popolazione in rapporto alla patologia neoplastica e alle possibili cure, il nostro esperto ha invitato i colleghi italiani e stranieri a ritrovarsi a Roma il 21 e 22 novembre prossimi per il Congresso sulloncologia in età geriatrica: Sarà questa loccasione opportuna per discutere dei risultati di farmaci antitumorali che sembrano, alla luce delle nostre più recenti acquisizioni, più tollerati e quindi più indicati nei pazienti anziani. Lappuntamento scientifico servirà per individuare quali molecole siano meglio tollerate e meno tossiche, soprattutto a livello cardiaco. Il nostro impegno futuro sarà quello di mettere a punto la terapia più indicata e su misura per lanziano, rispettando la sua condizione, le malattie correlate e le politerapie a cui spesso è sottoposto. Per la prima volta, saranno anche presi in considerazione gli aspetti etici e legali collegati alle modalità di richiesta del consenso informato, con le modalità tecniche più opportune. Talvolta si dimenticano vari aspetti, solo apparentemente marginali, ha sottolineato il professor Monfardini, come il verificare se lanziano abbia un udito sufficiente a percepire esattamente quello che gli viene comunicato oppure lutilizzo di moduli con una grafica idonea e caratteri più grandi sul documento, con cui si concorda linizio della chemioterapia. Piccoli accorgimenti, che gli esperti ritengono indispensabili per la migliore riuscita delle cure. Si tenga conto che oltre il 60 per cento dei tumori si verifica negli ultrasessantenni, il 45 per cento in persone oltre i 70 anni e che il dato è destinato ad aumentare nei prossimi anni.
I trattamenti per lanemia da cancro
A Roma, in occasione del Congresso Internazionale su Anaemia and Cancer Therapy, gli oncologi hanno dichiarato: Prima dellintroduzione (1991) di una molecola chiamata eritropoietina umana ricombinante, solo le trasfusioni potevano essere utilizzate per aumentare i livelli di emoglobina. Purtroppo le trasfusioni erano associate a molti eventi avversi e a rischi. E avevano inoltre un effetto solo transitorio e una capacità limitata di eliminare i sintomi dellanemia.
Quindi si può affermare, senza rischio di smentite, che leritropoietina, drammaticamente nota allopinione pubblica come EPO (utilizzata per il doping degli sportivi e non), rappresenta una corretta opzione fisiologica per la cura dellanemia. Si tratta, infatti, di una sostanza normalmente prodotta dal nostro organismo. È un trattamento ottimale per la terapia a lungo termine dellanemia associata al cancro e alla chemioterapia, poiché ha percentuali di efficacia dell80 per cento, è ben tollerata e non ha sostanzialmente effetti collaterali. Leritropoietina ha un effetto potenziante per altre molecole che si somministrano nei pazienti in chemioterapia per evitare labbassamento dei globuli bianchi (fattori di crescita dei granulociti), hanno suggerito gli esperti.
Negli ultimi anni, la comunità degli oncologi ha cominciato a discutere di terapia disegnata per ciascun singolo paziente, non solo per sconfiggere il tumore, ma anche per far convivere meglio con la malattia. Si è parlato molto anche del principio del trattamento palliativo per alleviare i sintomi e consentire una migliore tolleranza alla chemioterapia: si tratta di usare in modo combinato i farmaci più efficaci e convenienti per il minor numero di effetti collaterali. Un messaggio recepito dal mondo della ricerca che ha sperimentato nuove molecole, in grado di contrastare problemi frequenti come lanemia, malattia nella malattia, provocata dal cancro stesso e dalla chemioterapia.
I dati presentati a ottobre 2002, al Congresso della European Society for Medical Oncology (ESMO) di Nizza, hanno dimostrato che è possibile ottenere una rapida correzione dellanemia e ridurre del 50 per cento la necessità di trasfusioni, utilizzando una molecola denominata darbopoietina alfa. Questa è disponibile in Italia da marzo 2003 e ha unazione più prolungata e unattività più potente rispetto alla terapia farmacologica standard. Con la darbopoietina alfa si ottengono un aumento dei livelli di emoglobina, una sensibile riduzione dellaffaticamento da anemia e un miglioramento di benessere fisico dopo 12 settimane di trattamento. Un ulteriore studio ha suggerito che questa molecola può essere somministrata ogni 3-4 settimane e sincronizzata con i cicli di chemioterapia, al contrario delleritropoietina ricombinante.
I numeri dei tumori in Italia
Ogni ora, in Italia, si ammalano di cancro 30 persone e 18 ne muoiono. Secondo le ultime stime ogni anno sono 270.000 gli italiani colpiti da una neoplasia e 160.000 i decessi. Secondo le proiezioni più ottimistiche, nel 2010 saranno 400.000 i casi di tumore registrati, più di 1.000 al giorno. Un bambino che nasce oggi e morirà alletà di 78 anni (durata media della vita nel nostro paese) avrà visto ammalarsi di tumore 21 milioni di suoi connazionali. Numeri enormi, dunque, ma i progressi delloncologia ci permettono di guardare al futuro con minor terrore rispetto al passato. La messa a punto di nuove e più efficaci terapie consente fin dora di avere una guarigione nel 53 per cento dei casi. Anche la sopravvivenza è in netto miglioramento, con un guadagno medio di sette punti percentuali per gli uomini (dal 32 al 39 per cento) e sei per le donne (dal 50 al 56 per cento).
Complessivamente, nei due sessi il valore è del 47 per cento, cioè meno della metà dei casi supera il 5° anniversario dalla diagnosi.
LEuropean School of Oncology e le maggiori organizzazioni per la lotta al cancro
LEuropean School of Oncology, fondata dal professor Umberto Veronesi nel 1982, è la più antica e ben strutturata organizzazione non profit dedita esclusivamente a migliorare le conoscenze degli operatori sanitari, nel campo della lotta ai tumori. La sede centrale è Milano, ma lESO ha uffici in tutta Europa. Nel 1994 è stato creato lIstituto Europeo di Oncologia (IEO), rivolto allaggiornamento internazionale in oncologia, che è divenuto immediatamente il partner dellESO. Le due prestigiose istituzioni promuovono attività coordinate, raccogliendo le esperienze di specialisti oncologi di differenti lingue e culture e scambiandosi idee e conoscenze.
LIEO e lIstituto Nazionale Tumori di Milano gestiscono congiuntamente il sito START ovvero State of the Art, Oncology in Europe, (www.cancerworld.org), la prima banca dati europea sullo stato dellarte in oncologia e sui trattamenti antitumorali in Europa. START è nato con lobiettivo di condividere le informazioni sui migliori trattamenti per queste malattie, sulla base dei dati scientifici disponibili. Liniziativa è partita grazie allo sforzo cooperativo di 170 oncologi dellESO e dellorganizzazione Europa contro il Cancro (Europee Against Cancer). Sul sito è possibile, infatti, reperire tutte le informazioni rigorose e aggiornate sulla maggior parte dei tumori e sulle novità diagnostiche e terapeutiche.
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