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Alla scoperta del selenio

Dario Vascellaro, N. 4 aprile 2003

Il cancro è una delle più terribili malattie croniche e costituisce anche un eccellente esempio di come può funzionare in modo efficace la prevenzione protratta nel tempo. Naturalmente molti sono ancora i misteri che devono essere spiegati riguardo al cancro e alla strategia migliore per curarlo. Ciò nonostante, oggi si sa abbastanza sulle sue cause, la sua diffusione e la sua prevenzione.
Gli agenti che scatenano la malattia cancro sono i cosiddetti cancerogeni, ma non c’è fuoco che possa bruciare senza combustibile. Ci sono quindi altre sostanze chimiche e perfino alimenti che favoriscono l’insorgere e il progredire del cancro e questi agenti vengono indicati come “promotori tumorali”. Basta l’esposizione anche a un solo cancerogeno per accendere la miccia del cancro, ma per determinarne la diffusione occorrono molte e ripetute esposizioni agli agenti promotori.
La prevenzione si intraprende evitando, se possibile, gli agenti riconosciuti del cancro. Conviene stare lontani da sostanze quali tabacco, catrami, amianto, molti pesticidi e agenti analoghi. Poi occorre ridurre il più possibile i promotori, come per esempio i grassi nell’alimentazione. Il secondo passo nella prevenzione del cancro consiste nell’introdurre nell’organismo principi attivi naturali in grado di contrastare la proliferazione maligna finché c’è ancora tempo. Si tratta di vitamine e minerali, alcuni dei quali sono riconosciuti agenti anticancro. È il caso del Selenio.
Il Selenio è un minerale traccia, presente nel nostro organismo in quantità limitatissime, e tuttavia essenziale per una molteplicità di funzioni. Una di queste è certamente la difesa delle cellule dai radicali liberi: essendo infatti un potente antiossidante, ritarda l’invecchiamento dei tessuti in generale. La sua azione risulta maggiormente potenziata se è presente contemporaneamente la vitamina E.
Il National Research Council dell’Accademia delle Scienze degli Stati Uniti, durante gli ultimi anni, ha raccolto numerosi dati favorevoli alla supplementazione di Selenio nell’alimentazione. In effetti questo elemento è il più utilizzato dalla popolazione americana e da molti Paesi europei proprio per la sua azione antiossidante dovuta a uno dei più importanti enzimi che combattono i radicali liberi, il Glutatione Perossidasi. I benefici derivati da questa molecola sono molteplici: infatti oltre agli effetti anti-invecchiamento, è stato ormai dimostrato che il Selenio diminuisce il rischio di contrarre alcune forme di cancro, ma non è ancora chiaro quale sia il meccanismo alla base di questa proprietà.
Studi epidemiologici fin dal 1970 hanno dimostrato che esiste una relazione inversa fra l’assunzione di Selenio e la mortalità per cancro. Uno studio condotto per osservare l’associazione tra quantitativi di Selenio e incidenza del cancro alla prostata ha dimostrato che gli uomini che avevano un basso quantitativo di questo minerale erano tre volte maggiormente esposti al cancro della prostata rispetto a quelli con un maggior quantitativo. Lo studio condotto da Clark presso l’Arizona Cancer Center è stato il primo studio a evidenziare l’ipotesi che una supplementazione di Selenio possa ridurre il rischio di cancro.
Un gruppo di ricercatori ha scoperto che la selenometionina, una componente del Selenio, attiva il gene p53, che ha la funzione di arrestare la crescita di alcuni tumori. Il gene p53 ostacola lo sviluppo dei tumori inducendo nelle cellule anomale il “suicidio”, o impedendo loro di replicarsi. sI ricercatori hanno però scoperto che la selenometionina sembra favorire l’attivazione del p53 solo in presenza di un altro composto: il Ref1. Secondo quanto riportato nella rivista Proceedings of the National Academy of Sciences Early Editon, eliminando il Ref1 dalle cellule, il p53 non si è attivato.
Il dottor Martin L. Smith della Indiana University di Indianapolis, principale autore dello studio, ha dichiarato che tali risultati enfatizzano l’importanza di una corretta alimentazione per la prevenzione dei tumori. Il Selenio si trova in alimenti quali le noci, le verdure e i cereali integrati, ma la maggior parte delle persone non si attiene alla raccomandazione, da parte dei medici, di assumere almeno 50 mcg (microgrammi) al giorno della sostanza.
Mangiare cibi ricchi di Selenio, poi, protegge i fumatori dal tumore della vescica. Uno studio statunitense sui fumatori rivela che chi ne ha immagazzinato scorte sufficienti corre meno rischi di sviluppare questo tipo di tumore. E secondo i risultati, pubblicati sulla rivista Cancer Epidemiology Biomarkers & Prevention, il beneficio sarebbe ancora maggiore per gli ex-fumatori. Il consiglio, quindi, è di mangiare molto tonno, ostriche, sogliole, pollo e tacchino e noci del Brasile, l’alimento in assoluto più ricco di Selenio.
Delle interessanti proprietà del Selenio abbiamo parlato col dottor Ascanio Polimeni, medico chirurgo, specialista in malattie dell’apparato respiratorio e di psico-neuro-endocrinologia.
Dottor Polimeni, da quanto tempo si parla delle benefiche proprietà del Selenio?
Da quindici/vent’anni. Da una decina d’anni a questa parte il numero di ricerche è aumentato. Sono tutte pubblicazioni fondate su supposizioni: non abbiamo certezze, ma ci sono degli elementi per dire che il Selenio, in sinergia con altre sostanze nutritive, sostanze presenti nel cibo, nel terreno, nell’acqua, negli alimenti, può prevenire tutta una serie di patologie degenerative, in primis le patologie neoplastiche, specialmente il tumore del colon, il tumore del polmone, il tumore del seno, il tumore della prostata.
In che modo agisce il Selenio?
I meccanismi possono essere di vario genere. Innanzitutto sappiamo perfettamente che il Selenio, assieme ad alcuni amminoacidi, solforati, come la metionina, la cisteina, è il precursore della sintesi del Glutatione che è la sostanza antiossidante più potente presente nel corpo umano. Tale sostanza è capace di bloccare l’azione dei radicali liberi a livello delle varie strutture cellulari e anche delle mutazioni del genoma, del Dna. Sappiamo anche che il Selenio ha indirettamente, attraverso la sua azione di precursore del glutatione, una stretta correlazione con l’efficienza del sistema immunitario, in particolare dell’immunità cellulo-mediata che ci difende dai tumori e dalle malattie virali croniche come l’epatite C e l’Aids. Interviene, cioè, nell’attività dei cosiddetti natural killers che sono quelle particolari cellule del sistema immunitario che lavorano in maniera abbastanza autonoma e sono deputate ad aggredire, tra le altre, le cellule neoplastiche.
Poi i meccanismi coinvolti sono anche altri: il Selenio induce una inibizione dell’angiogenesi, favorisce la paptosi, cioè il meccanismo di morte cellulare che nella cellula neoplastica non è funzionante.
Come si può assimilare il Selenio e con quali sostanze agisce con maggiore efficacia?
Naturalmente, il Selenio agisce in maniera sinergica con altre sostanze come la vitamina E, in particolare tutto il gruppo dei tocoferoli alfa, beta, gamma e delta e dei tocotrienoli alfa, beta, gamma e delta (contenuti nell’olio di palma e nell’olio di riso), alcuni carotenoidi, in particolare il licopene per il tumore del polmone e della prostata. Sicuramente, il Selenio rientra nel discorso della prevenzione tumorale fatta con il cibo. Non per nulla, da più parti si predica di consumare molta frutta, molta verdura, tutti alimenti ricchi di Selenio che è diffusissimo soprattutto nei broccoli, nell’aglio (infatti, una delle proprietà immunostimolanti dell’aglio è legata alla presenza sia della cisteina, un amminoacido, sia del Selenio, un minerale, entrambi precursori del glutatione). Il Selenio lo troviamo anche nel grano, nella farina di riso integrale e in particolare nelle noci brasiliane che ne contengono una quantità, a seconda del suolo da cui vengono prodotte, che va dai 50 ai 100 mcg. Un altro alimento che contiene molto Selenio è il pesce oceanico. Non a caso, questi sono gli alimenti che i padri dell’oncologia mondiale consigliano di ingerire.
Qual è la dose giornaliera di Selenio che si dovrebbe assimilare?
Intanto parliamo del Selenio organico, non certamente del Selenio di sintesi che può essere anche tossico e che può dare effetti collaterali come problemi neurologici e caduta di capelli. Mentre prima si pensava a un fabbisogno pro die di 50-100 mcg, adesso la dose giornaliera è stata notevolmente aumentata: si può arrivare a 1400-1600 mcg al giorno, qualcuno parla anche di 2000 mcg. Invece, quando si fa un’integrazione bisogna stare attenti perché i prodotti in commercio sono a base di Selenio-cisteina, Selenio-meteonina, o selenite di sodio che sono dei minerali di sintesi che possono anche essere tossici. Gli effetti benefici del Selenio potremo insomma apprezzarli quando ci sarà la tendenza a consumarne quantitativi maggiori in forma naturale.
Nel nostro paese una terapia preventiva a base di Selenio è già sviluppata?
Il problema è che del Selenio se ne conoscono le qualità, le doti a livello di studio, però lo si ritiene spesso un metallo tossico, quando, lo ripeto, nella forma alimentare non è tossico. Purtroppo, l’industria farmaceutica ha in mano i prodotti di sintesi. Probabilmente le dosi consigliate negli integratori di sintesi non hanno quegli effetti benefici che possiamo avere senza effetti collaterali, ingerendone quantità maggiori, nella forma alimentare. È difficile riprodurre l’efficacia degli alimenti, come è difficile riprodurre l’efficacia terapeutica del latte materno. Una volta sintetizzato, il minerale, proprio perché liberato da certe sinergie, diventa più potente, ma anche più tossico.
Il Selenio, dunque, è sottodosato, soprattutto nell’alimentazione: il consumo di pesce, ad esempio, soprattutto in certe aree, non è diffuso ed è surclassato dal consumo di grassi.
Non si è ancora arrivati a utilizzare normalmente il Selenio in affiancamento alle terapie chemioterapiche, ma molti lo stanno facendo.
Ci sono dei centri all’avanguardia in Italia?
Direi di no. In genere chi si occupa di nutrizione o di medicina non convenzionale a un certo livello utilizza gli integratori, in supporto ad altre terapie omeopatiche o no, convenzionali o no. Non ci sono dei centri guida.
Sicuramente l’utilizzo del Selenio è più diffuso fra quelli che sono chiamati i medici “sciamani”, o non convenzionali. In Italia come terapia preventiva sono molto consigliati, come supporto alla chemioterapia, invece, sono molto rari.

Le proprietà del Selenio
Dove si trova
Carne e fegato, pesce e frutti di mare, legumi, cereali integrali, formaggi.
A cosa serve

  • Ha spiccate capacità antiossidanti, quindi protegge le cellule dall'invecchiamento.
  • Stimola il sistema immunitario.
  • Protegge dal rischio di tumori e di malattie cardiovascolari.
  • Ha proprietà antinfiammatorie.

Cosa succede quando manca
Premesso che il Selenio è un elemento che viene facilmente perso nelle fasi di raffinazione e cottura degli alimenti (se ne perde fino al 70 per cento rispetto all'alimento crudo), la sua carenza determina tutti i problemi legati all'invecchiamento precoce, quindi:

  • insorgenza della cataratta;
  • malattie cardiovascolari;
  • bassa resistenza alle infezioni;
  • maggiore predisposizione ai tumori.

Pesce, una fonte di Selenio
L’allevamento di specie ittiche arricchite di Selenio, per l’ottenimento di alimenti funzionali, rappresenta una grande potenzialità, in accordo con i risultati di un recente studio che ha coinvolto 8 centri di ricerca di 5 paesi europei.
È noto che il pesce è generalmente ricco di Selenio; tuttavia non è del tutto chiaro se questo minerale sia biodisponibile per l’uomo. Ciò dipende dalla sua forma.
Sono stati sviluppati diversi metodi per determinare la presenza di Selenio in diverse specie di pesce e i fattori che ne influenzano la biodisponibilità. I risultati hanno dimostrato che questo elemento è presente in una frazione proteica idrosolubile, che è più solubile nei pesci pleuronettidi (platessa, rombo, sogliola).
Le prove di allevamento hanno dimostrato che l’integrazione con Selenio della dieta di salmone, anguilla, pesce gatto, merluzzo e trota può essere effettuata impiegando lieviti arricchiti di Selenio e Seleniometionina.
Gli studi nutrizionali hanno valutato la biodisponibilità del Selenio nel pesce cotto e trasformato. I processi di trasformazione non influenzano la biodisponibilità di questo nutriente. Inoltre, l’assorbimento del Selenio dal pesce è analogo a quello dai prodotti di origine vegetale.
Un’ulteriore ricerca ha riguardato la possibilità di utilizzare le Selenioproteine del plasma come indicatori della biodisponibilità di questo minerale. Sono state identificate due Selenioproteine del plasma, e una di esse, denominata Selenioproteina P, è stata selezionata come bioindicatore.

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