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Prevenzione verde
redazione, N. 5 maggio 2003
La nostra salute dipende anche da come ci comportiamo a tavola. Studi accreditati hanno evidenziato che abitudini alimentari sbagliate favoriscono addirittura linsorgenza di un terzo di tutti i tumori: tanti quanti ne provoca il fumo. Questo è stato il tema del Convegno Giornata della prevenzione oncologica, tenutosi il 29 marzo scorso, a Segrate. Il Convegno, organizzato dal dottor Emanuele Galante dellAssociazione Segratese per la lotta contro il cancro, ha riscosso molto successo. Laula era gremita e tante sono state le domande ai prestigiosi relatori. Il professor Franco Berrino, direttore di Epidemiologia allIstituto dei Tumori di Milano ha aperto il convegno rimarcando limportanza della dieta nella lotta al cancro. "Due regole doro: eccedere in frutta, verdura e cereali, poi limitarsi in tutto il resto", ha precisato. "Dove la dieta è povera di vegetali i tumori sono molto diffusi: un esempio è lincidenza del cancro al colon nel Nord America. Viceversa, e indipendentemente dal contesto sociale e dalla latitudine, è dimostrato che il consumo elevato di alimenti verdi riduce i casi di tumore dellintestino, prostata e seno". Questa capacità preventiva dipende dal fatto che frutta e verdura contengono vitamine e una miriade di pigmenti, ormoni ed enzimi. Tutti principi attivi antiossidanti, capaci cioè di bloccare lattività dei radicali liberi, sostanze organiche nocive che, se non controllate, oltre a favorire le cardiopatie destabilizzano il Dna, aumentando il rischio tumorale. Un altro punto cardine della prevenzione è la dieta mediterranea, in grado anche di prevenire i rischi cardiovascolari. Ne ha illustrato i principali benefici il professor Salvatore Panico dellUniversità Federico II di Napoli. "Nella dieta mediterranea riveste una grande importanza il consumo di olio di oliva e del pesce", ha spiegato. "Questi due alimenti grazie al loro contenuto di acidi eco-esa pentanoici assicurano la migliore difesa alle nostre arterie. Numerosi studi scientifici hanno dimostrato che laumento del colesterolo è parallelo al graduale e progressivo abbandono delle abitudini alimentari tradizionali, a favore di cibi ricchi di grassi saturi che, invece, intervengono nellaumento del tasso colesterolemico (leggi Ldl o colesterolo cattivo) e possono predisporre alla malattia aterosclerotica e alle sue complicazioni".
La dieta macrobiotica
Un momento interessante del Convegno è stata la testimonianza di Mario Pianesi, direttore di UPM (Un punto macrobiotico), affetto da diabete ed epatite C che, grazie alla dieta macrobiotica, è riuscito ad avere una buona qualità di vita. La dieta macrobiotica è stata ideata nei primi anni del Novecento dal giapponese George Oshawa, che affermava di averne tratto le regole alimentari dai monaci zen. La macrobiotica ritiene indispensabile una corretta alimentazione in accordo con l'equilibrio universale Yin-Yang per mantenere una buona salute. "Assumendo ogni giorno in giuste proporzioni i cibi che fanno parte dei due grandi gruppi Yin e Yang, si può raggiungere uno stato ottimale di armonia psicofisica", ha detto Pianesi. "Il fine è quello di permettere a tutti di vivere una vita lunga attraverso unalimentazione che permetta di stabilire un rapporto armonico tra il nostro ambiente interno e quello esterno. La cucina macrobiotica bandisce lo zucchero bianco, gli alimenti raffinati e trattati industrialmente, carni, salumi, uova, latticini, bevande alcoliche (anche l'aceto), bibite dolcificate, caffè, grassi animali, margarine, miele e frutti tropicali. Consiglia invece di alimentarsi con cereali integrali cotti, zuppe di verdure, verdure stagionali fresche, legumi, pesce magro, semi oleosi, mandorle, arachidi, noci. I cibi possono essere insaporiti con un po di sale marino, oli di sesamo, mais, girasole, soia, oliva spremuti a freddo". Per le sue caratteristiche del tutto particolari, la dieta macrobiotica deve essere prescritta da un esperto per evitare errate associazioni o squilibri nutritivi.
Conclusioni
Il convegno si è concluso con gli interventi della dottoressa Valeria Pala dellIstituto Nazionale dei Tumori di Milano e del suo maestro Franco Berrino. La dottoressa ha fatto un veloce excursus storico partendo dallalimentazione dei nostri antenati preistorici fino ai giorni nostri. Oggi, noi occidentali assumiamo molte più calorie di quante effettivamente ne abbiamo bisogno e quindi siamo più grassi con i relativi danni che lobesità porta (diabete, tumore dellendometrio, del colon, del rene). Il professor Berrino, invece, ha voluto chiarire laspetto degli integratori alimentari, oggi molto reclamizzati dalla pubblicità. "Queste pillole non accrescono la protezione conferita agli alimenti naturali. Anzi, rischiano addirittura di aumentare il rischio tumorale. In quantità limitate gli antiossidanti proteggono le cellule sane dai radicali liberi. Un overdose può invece mantenere attive anche le cellule alterate nel Dna, potenzialmente cancerogene".
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