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Dalla guerra alla ricerca oncologica (Ospedale Besta)
Monica Melotti, N. 5 maggio 2000
Nella nostra era tutto scorre velocemente, sempre in una continua fase di rinnovamento, di ammodernamento, di cambiamento. Anche la medicina e la stessa neurologia hanno fatto passi da giganti: dagli interventi troppo radicali a quelli sempre meno invasivi, più sofisticati, che richiedono l'ausilio di competenze tecnologiche e softwaristiche. Sono diversi i centri di eccellenza in Italia, dove le équique specialistiche con i loro mezzi diagnostici e chirurgici guardano al futuro, strutture dove ogni giorno ci si impegna per dare garanzia e sicurezza al malato, per migliorare la qualità della cura e della chirurgia. All'inizio l'ospedale Besta era nato come centro per la cura dei feriti alla testa durante la prima guerra mondiale. Ma in alcuni decenni si sviluppò e crebbe fino a raggiungere risonanza nazionale grazie alla direzione di Carlo Besta (il primo direttore scientifico) che seppe riunire in un'unica struttura neurologia, neurochirurgia e neuroradiologia. Nel 1952 l'ospedale viene riconosciuto Istituto a carattere scientifico. Chi diede però la svolta definitiva fu Renato Boeri, direttore scientifico dal '77 fino all'87; in questa decina d'anni, egli cambiò l'immagine dell'Istituto, integrandolo con la realizzazione di nuove strutture di ricerca avanzate. Boeri aveva una visione moderna e internazionale della neurologia, in grado di valorizzare gli aspetti biologici della neuroscienze. "In sua memoria abbiamo fondato, nel 1996, l'associazione Brain, che ha lo scopo di finanziare progetti e programmi scientifici dell'Istituto" spiega il professor Stefano Di Donato, attuale direttore scientifico "Del resto Boeri e Besta sono la stessa cosa, Renato ha dedicato la sua vita all'Istituto, proponendo un modello unico di direzione che sapeva unire la partecipazione civile al rigore della ricerca, la passione per gli eventi sociali e il gusto della scoperta intellettuale. Ora, grazie all'associazione Brain, alla Fondazione Cariplo e al Ministero della Sanità, abbiamo ottenuto un grosso finanziamento che ci permetterà di aprire, a settembre, i nuovi laboratori di neuroscienze, nell'area della Bicocca". I nuovi laboratori di neuroscienze alla Biccoca Si tratta di 1400 mq di laboratori posti su due piani (sesto e settimo), che si vanno ad aggiungere, e non sono sostitutivi, a quelli della sede storica di via Celoria (sede dell'istituto). Il parco scientifico della Bicocca è un'area moderna di Milano con nuove costruzioni ad alto contenuto scientifico-tecnologico. "Un ambiente ideale per raggiungere importanti obiettivi di ricerca. Abbiamo già ottenuto la disponibilità di collaborazione di tre importantissimi istituti neurologici mondiali: l'Istituto di Neurologia di Londra, la Columbia University di New York e l'università Mc Gillis del Canada. Abbiamo anche avuto lettere di supporto da parte dell'Istituto Europeo di Oncologia di Milano e dal Tigem (Istituto Telethon di genetica e medicina)". Decisamente un'iniziativa importante che aprirà nuovi orizzonti nella ricerca scientifica. In questo nuovo insediamento è prevista l'attivazione di sette laboratori finalizzati allo studio della patogenesi delle malattie neurologiche. I nuovi laboratori sono: patologia cellulare, patologia molecolare, neurobiologia cellulare, biocitologia muscolare, fisiologia e biofisica delle membrane, neuroanatomia molecolare, terapia genica. "I programmi di ricerca del primo triennio comprendono lo studio di: epilessie genetiche, distrofia muscolare, atrofia muscolare spinale, miastenia grave, atassie spinocerebrali, demenze genetiche e altro" precisa il direttore scientifico "Lo staff principale sarà formato da un gruppo di ricercatori presenti nell'organico dell'Istituto, accanto ai capi laboratorio lavoreranno però circa venti giovani ricercatori, in parte selezionati mediante avvisi sulle maggiori riviste scientifiche internazionali. Da quest'anno abbiamo anche istituto un premio annuale riservato al migliore ricercatore del Besta, dall'importo di 15 milioni". E nel prossimo futuro? "La struttura dell'Istituto è veramente vecchia, risale al 1930, diventa quasi impossibile applicare l'intramuraria (il decreto legislativo che obbliga i medici che scelgono la struttura pubblica per esercitare la libera professione all'interno della stessa, ndr) per mancanza di spazio. La prossima sfida è quella di aprire il nuovo Istituto Besta, con diverse strutture cliniche e un numero maggiore di posti letto, sempre nell'area della Bicocca, dove già ci sono i laboratori".
La Tac intraoperatoria Sempre più la ricerca e l'innovazione tecnologica applicate alla diagnostica e alla terapia sono strumenti fondamentali per debellare le malattie, anche le più insidiose come quelle cancerogene. I tumori cerebrali poi sono tumori particolari a cui non si può applicare la radicalità, non si può asportare completamente la parte malata, perché si correrebbe il rischio di ledere delle funzioni vitali. Per la neurochirurgia quindi la precisione, l'esattezza millimetrica è di grande aiuto, è il modo migliore per assicurare al paziente quella garanzia di cui ha bisogno. L'esatta localizzazione della patologia cerebrale durante l'intervento chirurgico è la chiave fondamentale per il successo operatorio, perché se si commettono anche piccoli errori si possono causare deficit neurologici irreversibili. L'introduzione di sofisticati sistemi diagnostici computerizzati hanno portato una notevole diminuzione di questi errori. L'Istituto Besta, ha da poco acquistato, grazie sempre all'aiuto economico dell'associazione Brain, una tac intraoperatoria (costo 700 milioni) e si può vantare di essere l'unico centro di neurochirurgia italiano ad avere questa apparecchiatura. "Si tratta di una speciale tomografia computerizzata miniaturizzata e dotata di rotelle, che può essere spostata da un luogo all'altro" spiega il professor Giovanni Broggi, direttore del dipartimento di neurochirurgia all'Istituto Besta "Viene utilizzata per migliorare i controlli intraopertori ed ha una bassissima emissione di radiazioni. Il chirurgo può controllare il risultato chirurgico dell'asportazione di una lesione o di una malformazione prima che venga risvegliato il paziente. Il paziente ha così minori possibilità di subire delle lesioni alle strutture importanti e viene ridotto al minimo il rischio di avere deficit neurologici conseguenti all'intervento. Con questo sistema possono essere operati tutti i tumori cerebrali, ed è possibile effettuare l'impianto di elettrodi di stimolazione per il trattamento del morbo di Parkinson". In pratica il neurochirurgo opera all'interno dell'apparecchio e può controllare in diretta l'intervento su uno speciale video, con la collaborazione del neuroradiologo. In questo modo si può sapere esattamente e in tempo reale quanto i suoi strumenti sono lontani dal bersaglio chirurgico oppure se lo hanno già raggiunto. La Tac intraoperatoria non richiede una particolare manutenzione, né una particolare abilità da parte del chirurgo, la sola cosa richiesta è quella di avere una cultura di neurochirurgia moderna, il chirurgo deve essere abituato a lavorare in gruppo perché un aiuto importante viene anche dal neuroradiologo che deve interpretare le immagini sullo schermo. "La durata dell'intervento non viene ridotto, anzi può durare un po' di più perché viene richiesta maggiore precisione, in compenso viene ridotto il trauma operatorio, il recupero del paziente è più veloce perché avrà meno complicanze e di conseguenza diminuisce anche il tempo di degenza" continua Broggi "Inoltre la tac intraoperatoria è uno strumento che funziona a batteria e non reca alcun rischio né per il paziente né per il personale addetto visto le basse emissioni di radiazioni". La Neuronavigazione Nel futuro la mano del neurochirurgo sarà sempre meno guidata dal semplice controllo del campo operatorio e sempre più avanzerà seguendo le indicazioni provenienti dai monitor di macchinari precisissimi capaci di affondare lo sguardo nella profondità del cervello. La neuronavigazione permette di progettare correttamente l'intervento fin dall'inizio, studiare il tragitto meno traumatico alla lesione, e asportare la totalità della parte visibile con questi esami (tomografia intraopertoria e risonanza magnetica) radiologici della lesione. "Per quanto riguarda i tumori maligni del cervello, però, rimane sempre una parte di neoplasia caratterizzata dall'infiltrazione delle cellule tumorali nel tessuto circostante che non può essere asportato senza creare danni neurologici" spiega il professor Broggi "I sistemi attualmente in suo ricordano il sistema di navigazione satellitare (GPS) usato dalle navi e aerei. Un paziente viene preparato per l'intervento con l'applicazione di punti di riferimento autoadesivi sulla testa. Viene sottoposto ad un esame di tomografia computerizzata o risonanza magnetica prima dell'intervento. Le immagine così ottenute vengono trasferite su un calcolatore in sala operatoria con il quale si identificano le coordinate di questi ultimi punti di riferimento. Una volta che il paziente è posizionato per l'intervento, un gruppo di telecamere fisse, connesse al calcolatore del sistema di navigazione legge la posizione di questi punti di riferimento. Il sistema è così in grado di capire la posizione della testa del paziente nello spazio e di sovrapporre le immagini reali della testa del paziente con le immagini radiologiche ottenute dal malato prima dell'intervento. Il chirurgo, con un apposito sistema di puntamento letto dal sistema di navigazione può così vedere dove si sta dirigendo direttamente sulle immagini radiologiche. Viene così fornito un aiuto straordinario nell'identificare il tragitto più sicuro verso la lesione e per tracciare i confini della lesione stessa". Attualmente l'Istituto Besta dispone di tre sistemi diversi di navigazione e in più della Tac intraoperatoria. Un ulteriore possibilità offerta dalle tecnologie avanzate è l'uso di sistemi di navigazione robotizzati utilizzatili in sala operatoria accoppiati al microscopio operatorio. Si tratta di metodiche rivoluzionarie che permettono al chirurgo di tenere sotto controllo tutto l'intervento. Può, infatti, vedere come l'introduzione degli strumenti sposti o modifichi le strutture cerebrali. Soprattutto si accorge immediatamente di eventuali incidenti operatori, come un'emorragia nella profondità del cervello, di cui altrimenti potrebbe non avere nessun segnale diretto. Decisamente una maggiore sicurezza per il malato che ha sempre più certezze sull'esito positivo dell'intervento e meno probabilità di avere deficit neurologici conseguenti all'intervento chirurgico stesso. L'associazione BRAIN Annovera nomi importanti questa associazione, fondata nel 1996 da un piccolo gruppo di persone, i cui destini si intrecciavano alla storia dell'Istituto Besta. A cominciare da Grazia Neri (moglie di Renato Boeri, uno dei direttori scientifici del Besta, al quale è stata dedicata l'associazione), da Gabriele Mazzotta, dall'avvocato Cesare Rimini, da Guido Rossi, Massimo Riva, Piero Schlesinger e dalla presidente di Brain, Maria Piera Serra Molinaro. Lo scopo dell'associazione è quello di finanziare iniziative concrete finalizzate allo sviluppo della ricerca scientifica. Trovare le cause di gravi malattie che colpiscono ad ogni età, evitare altre sofferenze e permettere ai malati di guardare al futuro con maggiore speranza. Per questo Brain finanzia progetti scientifici, sovvenziona medici e ricercatori con le borse di studio e soprattutto cerca di dare impulso alla ricerca neurologica (i nuovi laboratori della Bicocca sono stati aperti grazie anche al suo aiuto economico. Inoltre ha finanziato l'acquisto della Tac intraoperatoria, ndr). E' quindi evidente che maggiore sarà il numero dei soci, maggiori saranno le possibilità per realizzare altri importanti progetti. Per sostenere Brain ci si può abbonare al periodico trimestrale Notizie Brain (costo iniziale 50.000 mila lire). Il versamento dovrà essere effettuato sul conto corrente postale 39639208 intestato a Brain - Via Celoria, 11 - 20133 Milano.
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