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Testiamo il papilloma virus
Monica Melotti, N. 6/7 giugno/luglio 2003
Il Papilloma virus, nome in codice Hpv, è un nemico temibile per le donne. Ne esistono più di 100 tipi, di questi circa 35 infettano il tratto genitale. LHpv, secondo i più recenti dati mondiali è presente nel 99,7 per cento dei casi di cancro del collo dellutero, una delle più comuni cause di mortalità per tumore nella popolazione femminile. Le donne devono sapere che oggi hanno a disposizione uno strumento in più, il test Hpv, in grado di prevenire il tumore del collo dell'utero, e nel futuro un vaccino, per ora in fase sperimentale.
In Italia questo tipo di tumore colpisce, ogni anno, 3.700 donne e ne uccide 1.800. Il test permette una prevenzione più mirata perché identifica il gruppo (circa l80 per cento della popolazione femminile) che ha un rischio trascurabile di ammalarsi, e quindi può controllarsi a intervalli più lunghi, e il sottogruppo che si deve controllare con maggiore frequenza. In combinazione con il Pap-test, questo esame garantisce dunque la diagnosi tempestiva del tumore della cervice uterina, che è lunico tipo di cancro curabile al 100 per cento se identificato nelle sue fasi iniziali.
La trasmissione dellHpv
La trasmissione del virus avviene prevalentemente per via sessuale, come dimostrato dal mancato rilevamento del virus nelle donne che non hanno mai avuto rapporti sessuali. LHpv ha sviluppato nella sua evoluzione la capacità di sfuggire al sistema immunitario, spiega il professor Antonio Perino, direttore della cattedra di fisiopatologia della riproduzione umana dellUniversità di Palermo e Presidente della Società Italiana di colposcopia e patologia cervico-vaginale. Il suo Dna si integra con il nucleo della cellula nel quale è penetrato e genera un meccanismo che va a provocare anomalie nella regolazione del ciclo cellulare. Il risultato è unaumentata e incontrollata proliferazione delle cellule che generano poi il tumore. Linfezione è oggi considerata la malattia a trasmissione sessuale a più elevato rischio oncogeno sulla cervice uterina. Il virus è un fattore causale per lorigine di questo tipo di tumore, ma anche per quelli che interessano, anche se in misura minore, il retto, la vulva, la vagina, il pene, lorofaringe. I fattori associati a una maggiore probabilità dinfezione sono: un elevato numero di partner sessuali, unelevata promiscuità sessuale del partner, la giovane età del primo rapporto. Da unindagine attuata negli Stati Uniti su persone sessualmente attive di età compresa tra i 15 e i 49 anni, è emerso un dato allarmante sulla diffusione del virus: solo il 25 per cento non aveva incontrato lHpv. Un altro studio su donne di 20 anni, attuato sempre negli Usa, ha fatto osservare unincidenza di acquisizione del virus del 43 per cento in tre anni. È stato calcolato che il rischio per le donne di età compresa tra i 20 e i 70 anni di infettarsi con questo virus, almeno una volta nella vita, è superiore all80 per cento.
Il test per la diagnosi
Il test dell'Hpv è un esame semplice e indolore che si effettua con le stesse modalità del Pap-test, ma è più sicuro ed è in grado di dare informazioni su stadi tumorali ancora più precoci rispetto ad esso: rileva addirittura il rischio di sviluppare in futuro la malattia. Lesame è consigliato dopo i 30 anni e si effettua con un prelievo di cellule dal collo dellutero come per il Pap-test, dice Mario Sideri, Direttore dellUnità di Ginecologia preventiva dellIstituto Europeo di Oncologia. Questo campione cellulare, anziché essere raccolto su un vetrino, è immerso in un liquido particolare e poi analizzato in laboratorio utilizzando apposite strumentazioni ampiamente diffuse in Italia e in grado di coprire il fabbisogno nazionale che rilevano il DNA virale e quindi la presenza del virus del Papilloma. La maggiore sicurezza del test Hpv deriva da due fattori: il primo è che, essendo un esame molecolare di laboratorio, non dipende dalla valutazione della morfologia della cellula e quindi non è soggetto allesperienza di chi analizza. Le possibilità di errore umano sono dunque ridotte a zero. Il secondo è che numerosi e autorevoli studi scientifici hanno dimostrato che, in quasi il 100 per cento dei casi, il Papilloma è la causa del carcinoma cervicale, con unassociazione causa-effetto addirittura superiore a quella dimostrata tra fumo di sigaretta e cancro del polmone.
Rischio comunque non significa malattia. Il 70-80 per cento delle donne che contrae il virus del Papilloma allinizio dellattività sessuale, dopo 6/24 mesi, lo elimina mediante le proprie difese naturali, proprio come si elimina il virus del raffreddore. Queste donne, che risultano negative al test, sicuramente non hanno e non avranno a breve lesioni tumorali o pretumorali alla cervice uterina e possono estendere lintervallo di controllo, cioè ripetere Hpv e Pap-test, a 3 o forse 5 anni. Chi risulta positivo al test non è detto che svilupperà un tumore della cervice, ma potrebbe. Dovrà quindi semplicemente effettuare i controlli dopo un anno.
Il tumore del collo dellutero
Oggi sappiamo che esiste un legame certo fra virus del Papilloma e tumore della cervice e la disponibilità di un test in grado di rilevare questo virus, è importantissima per la salute delle donne. Va precisato che solo il Pap-test non riesce a identificare una larga quota dei soggetti portatori del virus. Allinizio si pensava che il tumore cervicale originasse dallectropion cervicale, la cosiddetta piaghetta: per questo motivo negli anni 60 si è praticata la cauterizzazione (comunemente detta bruciatura), spiega Sideri. In questo modo si pensava di praticare una prevenzione del tumore; in un secondo tempo ci si è resi conto che solo alcune rare forme di ectropion, riconoscibili con la colposcopia e lapplicazione di acido acetico, conteneva le lesioni benigne pre-tumorali definite displasie cervicali o CIN. Il Pap-test permette di identificare le pazienti portatrici di queste lesioni che attualmente vengono trattate con il laser o la radiofrequenza. Non tutte le pre-cancerosi, però, evolvono in tumore: la grande maggioranza scompare o persiste senza mai dare luogo al cancro. La scoperta della presenza dei coilociti (linfezione da Hpv) nei Pap-test e nelle pre-cancerosi cervicali, dapprima fu interpretato come la prova dellesistenza di due forme di precancerosi, quelle virali che regrediscono e quelle non virali che progrediscono. Con laffinarsi delle metodiche diagnostiche e con studi prospettici si osservò che tutte le pre-cancerosi avevano il virus. Ulteriori studi utilizzando metodiche diagnostiche molecolari più accurate (PCR) dimostrarono che i virus ad alto rischio erano presenti in tutte le pre-cancerosi, talvolta in associazione ai ceppi a basso rischio, rendendo così inutilizzabile la tipizzazione. Tuttavia studiando la storia naturale dellinfezione da Hpv ci si rese conto che la maggior parte delle donne giovani aveva uninfezione transiente e che lassenza del virus si correlava con lassenza di lesioni pre-cancerose. Questo dato ha suggerito lipotesi di screenare le donne anche per la presenza del virus. Attraverso studi iniziati dieci anni or sono, oggi sappiamo che le pazienti che non hanno il virus hanno un piccolissimo rischio di essere portatrici di lesioni e hanno bisogno di un certo lasso di tempo per svilupparne di nuove.
Vaccino profilattico contro lHpv
Lanno scorso è partito in tutto il mondo il primo programma di vaccinazione sperimentale contro il papilloma virus su una vasta popolazione femminile tra i 16 e i 23 anni. La sperimentazione viene fatta su volontarie sane in sei centri italiani. Il vaccino anti-Hpv ha lo scopo di provocare una risposta al sistema immunitario attraverso la creazione di anticorpi capaci di neutralizzare il virus, spiega il professor Perino. La vaccinazione potrà, nel tempo, abbassare la circolazione dellHpv nella popolazione e frenare il tasso di infezione e impedire, in chi è vaccinato, lo sviluppo di tumori genitali. La maggior parte dei vaccini antivirali utilizza virus inattivati per la produzione di anticorpi. La difficoltà di produrre un vaccino contro il Papilloma è stata legata al fatto che il virus Hpv contiene Dna oncogeno ed elementi virali considerati a rischio. Negli ultimi anni è stato scoperta la possibilità di produrre particelle simili al virus, ma prive di Dna virale e capaci di stimolare il sistema immunitario a produrre anticorpi contro il virus. Il vaccino è stato ottenuto con la tecnologia ricombinante e non presenta rischi di tipo infettivo o oncogeno, poiché non contiene Dna virale. Lo studio su questo vaccino sperimentale durerà quattro anni. Il vero problema è riuscire a dimostrare che la protezione regge nel tempo, cioè che il vaccino è in grado di mantenere la donna immune dal contagio nellarco della vita sessuale. Se così fosse il tumore del collo dellutero sarebbe destinato a scomparire.
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Le domande più frequenti
Che cosè lHpv?
Il virus del papilloma umano (Human papilloma virus Hpv) si trasmette per via sessuale ed è molto comune, ma la sua presenza non porta disturbi ed è innocua. La maggior parte delle persone viene a contatto e diventa portatrice del virus senza nemmeno accorgersene; solitamente lorganismo se ne libera spontaneamente, attraverso il sistema immunitario, nellarco di alcuni mesi, come accade con altri virus che provocano ad esempio linfluenza o il raffreddore. Tuttavia una parte della popolazione non elimina il virus; la persistenza di questo, associata ad altri fattori di rischio, ad esempio il fumo di sigaretta, favorisce lo sviluppo di anomalie cellulari (condilomi acuminati o piatti) che possono essere segnalate dal Pap-test e rimosse con semplici trattamenti eseguiti ambulatorialmente; se non identificate e non curate, queste lesioni pre-cancerose nel tempo possono, in una piccolissima percentuale di casi, eventualmente evolvere in un tumore della cervice uterina. La presenza del virus a livello genitale non è segno di promiscuità e non significa che una donna svilupperà per certo delle anomalie cellulari e tanto meno un tumore del collo dellutero. È invece il segnale di una situazione di aumentato rischio, che si può facilmente tenere sotto controllo effettuando regolarmente gli esami di diagnosi precoce (Hpv test e Pap-test).
Come si effettua il test Hpv?
Per effettuare il test Hpv, il medico preleva un campione di cellule dal collo dellutero esattamente allo stesso modo del Pap-test. Il campione cellulare viene quindi immerso in uno speciale liquido, per essere poi iniviato al laboratorio. Qui verrà analizzato dal punto di vista molecolare utilizzando unapposita strumentazione in grado di riconoscere il Dna virale e quindi di segnalare la presenza del virus.
Il test Hpv sostituisce il Pap-test?
Bisogna effettuare entrambi gli esami perché hanno obiettivi diversi: il Pap-test è studiato per identificare le lesioni pretumorali, mentre il test Hpv identifica leventuale presenza del virus Hpv che è indice di un aumentato rischio di sviluppare una pre-cancerosi. Anche la FDA americana (Food and Drug Administration, lente preposto allapprovazione di ogni prodotto o metodo utilizzato in medicina) ha approvato la combinazione dei due esami per il controllo routinario delle donne sopra i 30 anni.
A che età si deve effettuare il test Hpv?
Il test Hpv è raccomandato alle donne dopo i 30 anni. Prima di questa età, la positività è molto frequente, ma non comporta un aumentato rischio.
Che cosa significa un test dellHpv con esito positivo?
Un test positivo allHpv non significa necessariamente che una donna svilupperà un cancro della cervice uterina, ma fornisce informazioni supplementari su potenziali rischi e consente al medico di effettuare controlli più accurati. È quindi possibile rilevare in anticipo qualsiasi segno di sviluppo della malattia e procedere a un trattamento efficace. Nelle donne di età superiore ai 30 anni un risultato positivo per i tipi di Dna dellHpv ad alto rischio sta ad indicare una potenziale infezione persistente. In concomitanza con un risultato del Pap-test positivo, segnala che la donna corre un rischio elevato di sviluppare in futuro una malattia invasiva del collo dellutero e che occorre quindi effettuare una colposcopia per identificare leventuale lesione pre-cancerosa che potrebbe dare origine al tumore. Nel caso in cui invece il Pap-test concomitante fosse negativo, si consiglia un controllo annuale con entrambi gli esami.
Che cosa significa un test dellHpv con esito negativo?
Se il risultato del test Hpv è negativo e il Pap-test è negativo la donna può essere certa che il suo rischio individuale di sviluppare un cancro del collo dellutero è trascurabile e può estendere lintervallo di controllo, sempre con i due esami, a 3 e forse a 5 anni. Se il risultato dellHpv è negativo, ma il Pap-test è positivo, a seconda dei casi si consiglia la colposcopia o la ripetizione dei due esami a sei mesi. Un Pap-test con esito negativo combinato con un test Hpv con esito negativo significa avere il 99 per cento di probabilità di non sviluppare un tumore del collo dellutero per almeno 5 anni. Altrettanto importante è il fatto che il test Hpv può fornire informazioni supplementari sullimportanza di qualsiasi anomalia rilevata dal Pap-test. È ben documentato che la maggior parte delle anomalie scompaiono da sole, ma finora non è disponibile un metodo per distinguere quelle che regrediscono da sole da quelle che si trasformeranno in una malattia più seria. Il test dellHpv può fornire queste informazioni, in particolare per quanto riguarda anomalie minori che, in più del 97 per cento del casi, scompariranno da sole se il risultato del test Hpv è negativo.
Indirizzi utili
- Professor Antonio Perino
Istituto Materno Infantile Università di Palermo
Via Cardinale Rampolla, 1 - 90142 Palermo
tel. 091.6555477
e-mail: omniasrv@tin.it
www.histeroscopia.med.br/hysteroscopy.htm
- Dottor Mario Sideri
Istituto Europeo di Oncologia
Via Ripamonti, 435 - 20141 Milano
tel. 02.574891 (centralino) fax 02.57489208
www.ieo.it
I centri italiani che partecipano al programma di vaccinazione sperimentale anti-Hpv:
- Università di Palermo tel 091.6555477
- Università La Sapienza di Roma, Prof. Moscarini, tel 06.80345696
- Istituto Regina Elena di Roma, dott. Mariani, tel 06.52666079
- Spedali Civili di Brescia, prof. Carosi tel 030.394467
- Istituto Nazionale dei Tumori di Napoli, dott. Greggi, tel 081.5903111
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