|
|
Ceniamo al cinema
Cristina Sampiero, N. 6/7 giugno/luglio 2003
Il cibo come bisogno, il cibo anzi le tradizioni culinarie come giacimenti gastronomici, le lezioni di gusto, la politica a tavola, il mangiare e bere come occasione di socialità, incontro e discussione, sono alcuni dei temi che si ritrovano in molti film.
Il cinema è produttore e divulgatore di stereotipi: le sequenze restituiscono, rispetto ai temi citati, rappresentazioni a molte sfaccettature.
Nel racconto cinematografico, il rapporto tra gli italiani e il cibo ribalta spesso, polemicamente e anche cinicamente, l'immagine che assegnerebbe al cibo e alla buona tavola la funzione di facilitatore nel superare le differenze, suscitare la convivialità, favorire la conoscenza, la contaminazione tra le culture, consolidare l'unità familiare.
Spietato marcatore di disuguaglianze, a partire da quelle economico-sociali del dopoguerra, il cibo raccontato dal cinema sembra invece essere spesso pretesto per differenziazioni e dichiarazioni di appartenenze.
Cibo e cinema da sempre risultano fortemente intrecciati; pensiamo ad esempio al film Ricette damore. La regista Sandra Nettelbeck in una recente intervista sostiene che il cibo sia un modo meraviglioso per comunicare con la gente. E nel suo film, tramite il cibo, si assiste a una educazione sentimentale e all'evolversi del rapporto tra due persone incapaci di comunicare, non a caso all'interno di un ambiente claustrofobico come quello della cucina.
Daltro canto, sostiene la regista, quando si vuole approfondire un rapporto, ci si invita a cena! È una sorta di prova generale... un gioco di profumi, di sapori, di assaggi che si scambiano nel mangiare dal piatto l'uno dell'altra
E ancora: Ci sono livelli diversi, soprattutto nel non detto... Mario conosce meglio di Marta la chiave per entrare nel cuore di Lina, l'offerta di un piatto di spaghetti è uno stratagemma, risponde a uno stereotipo, ma è un gesto semplice che funziona.
Mia madre, come molte donne italiane, mi ha amato non con le parole ma nutrendomi. È il cibo l'elemento più sensibile dell'amore.
Joanne Harris, autrice di Chocolat, ha recentemente vinto la prima edizione del Premio Grinzane Cavour-Alba Pompeia con il suo ultimo libro Vino, patate e mele rosse che diventerà presto un film le cui riprese inizieranno proprio questanno nelle colline piemontesi: Ciò che racconto sono le cose che ci fanno andare avanti e non ci fanno dire basta, dal piacere del cibo alla famiglia agli amici. Il cibo è una metafora nei miei libri. Attraverso di esso parlo delle persone.
I cibi possono fare la felicità. Certo, una felicità palatale che dura il tempo del boccone, ma pur sempre felicità: Il cibo, quando non manca, non cambia la vita delle persone, ma può addolcirla.
Può essere divertente oltrecchè originale proporre un menù a base di film, una sorta di moovie menù che parte dal primo per arrivare ovviamente fino al dessert: Spaghetti alla Mario Ruoppolo (da Il Postino, di Michael Radford e Massimo Troisi). Durante il banchetto di nozze, Neruda riceve la notizia che può ritornare in Cile. Mario senza più lavoro aiuta la moglie nella conduzione dellosteria della zia e mentre cucina trova sempre una metafora adatta per ogni ingrediente.
Scaloppine alla pizzaiola (da Forget Paris, di Roger Ebert). Molte cose vengono raccontate da un gruppo di amici che, mentre sorseggiano del buon vino italiano in una trattoria, festeggiano il matrimonio di due di loro. È giunta l'ora di ordinare e Miky non potrà rinunciare al suo piatto preferito: la carne alla pizzaiola.
Pomodori verdi fritti (da Pomodori verdi fritti alla fermata del treno, di Jon Avnet). Ninny ormai vecchia, seduta nella veranda dell'ospizio racconta ad Evelyn, con grande nostalgia, i giorni che furono e che le fanno dire: Cosa non darei per un piatto di pomodori verdi fritti come quelli che mangiavamo al café.
Soufflé di formaggio (da Sabrina, di Billy Wilder). Con questo ruolo, Audrey Hepburn si consacra definitivamente come l'attrice più chic del cinema. A Parigi Sabrina conoscerà il barone Saint-Fontenelle, un arzillo vecchietto che l'aiuterà a cimentarsi nel soufflé di formaggio.
Insalata Barcelona (da Tutto su mia madre, di Pedro Almodovar). Manuela perde il suo adorato figlio Esteban, e con un pianto pieno di angoscia cerca di ricostruire lentamente la sua vita. Allinizio del film, prima della tragedia, Manuela prepara una deliziosa insalata da mangiare di fronte alla televisione, anticipando i festeggiamenti per il suo compleanno.
Torta Chabela (da Come l'acqua per il cioccolato, di Alfonso Arau). Messico d'inizio secolo: grande storia damore tra Pedro e Tita. Tita, per volere della madre, deve rinunciare a sposare Pedro che, per starle vicino, sposerà sua sorella Rosaura. Tita potrà con la cucina esprimere il suo messaggio d'amore e la sua passione per Pedro.
Torna ai risultati della ricerca
|