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Sulle ali dellinformazione
Mariagrazia Villa, N. 8/9 agosto/settembre 2003
Volare liberi sulle ali della conoscenza. Non a caso, il simbolo del GICO, il Gruppo per lo studio dellInformazione e Comunicazione in Oncologia, è proprio una farfalla. Se latto di comprendere è vitale e giusto, lo è ancora di più se si ha un tumore. Ricevere uninformazione corretta e adeguata sulla propria malattia, per abbassare il livello di disagio psicologico e partecipare, come soggetto consapevole e competente, alle scelte terapeutiche insieme con loncologo, è un diritto fondamentale del malato.
Da questa constatazione, è partito lo studio multicentrico, controllato e randomizzato proposto dal GICO nellottobre del 2000 e conclusosi qualche mese fa, per testare una modalità strutturata nel fornire informazioni e supporto alle persone con tumore tramite personale sanitario dedicato e biblioteche per pazienti, familiari e amici nei reparti oncologici italiani.
Sponsor, il Ministero della Sanità: lindagine si è inserita allinterno del programma di ricerca Miglioramento dellinformazione e della comunicazione fra strutture sanitarie e pazienti oncologici. Il patrocinio, invece, dellAIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica), con il contributo delle associazioni di volontariato Verso il Sereno, AIMaC (Associazione Italiana Malati di Cancro), Fondazione Calabresi e associazione BDS (Bibliotecari Documentalisti Sanità).
Responsabile dello studio è stato il dottor Rodolfo Passalacqua, attuale primario della Divisione di Medicina e Oncologia Medica dellAzienda Istituti Ospitalieri di Cremona, mentre limpostazione metodologica dello studio e lanalisi statistica è stata curata dalla dottoressa Caterina Caminiti (Unità Epidemiologica, Azienda Ospedaliera-Universitaria di Parma) e laspetto psico-oncologico della ricerca dal professor Francesco Campione (Dipartimento di Psicologia, Università di Bologna). Facevano inoltre parte del gruppo coordinatore della ricerca: Renata Todeschini (data manager), Francesca Pucci e Matteo Dalla Chiesa (oncologi), Cecilia Sivelli e Linda Soldani (psicologhe).
Quattro sono stati i consulenti per linformazione biomedica sul territorio: la dottoressa Gaetana Cognetti (Istituto Regina Elena, Roma), la dottoressa Antonietta Annunziata e Ivana Truccolo (Centro di Riferimento Oncologico, Aviano) e la dottoressa Francesca Diodati (Azienda Ospedaliera-Universitaria, Parma). Due i referenti per lAIOM: il dottor Roberto Labianca (Ospedale di Bergamo) e il dottor Oscar Bertetto (Ospedale Molinette, Torino).
Comè nata lidea di questo studio? Tra il 1998 e il 2000, durante e dopo levento Di Bella, sono state compiute due indagini nelle quali ci si è resi conto spiega il dottor Passalacqua che i pazienti oncologici italiani erano disorientati e disinformati. È emerso che il 95 per cento delle persone era venuto a conoscenza della campagna Di Bella attraverso stampa o tv, e solo il 5 per cento da un medico. Entrambe le ricerche hanno evidenziato la preponderante influenza dei media sulle opinioni e i sentimenti dei malati, in particolare quelli con basso livello di istruzione: Si è rilevato che il 50 per cento dei pazienti non comunica con il proprio oncologo e il fattore che maggiormente influenza la comunicazione e il processo decisionale è il loro livello di scolarità. Se si pensa che, secondo lultimo censimento della popolazione italiana, il 70 per cento delle persone è in possesso di una licenza di scuola elementare o media inferiore e solo il 25 per cento di un diploma e il 5 per cento di una laurea, si comprende come il problema sia serio.
Proprio per far fronte alla scarsa comunicazione tra pazienti oncologici e personale sanitario, mai adeguatamente affrontata nel nostro Paese a livello organizzativo e scientifico, si è deciso di misurare il disagio generale, sia tra la classe medica che tra i malati, costituendo ufficialmente nel marzo 2000 il GICO, un gruppo di lavoro multidisciplinare formato da medici oncologi, psicologi, biostatistici, esperti di comunicazione e organizzazioni di pazienti, accomunati dallinteresse umano e scientifico per i temi riguardanti linformazione e la comunicazione in ambito oncologico. Responsabile scientifico è il dottor Passalacqua e la sede è presso lAzienda Ospedaliera-Universitaria di Parma.
Si è proceduto secondo un ordine preciso: prima si è andati a fotografare la situazione esistente nelle Oncologie italiane, poi si sono individuate e proposte le soluzioni più appropriate. La prima indagine del GICO, infatti, condotta nel 2000, è una sorta di censimento nazionale sullinformazione ai pazienti nei vari reparti oncologici del Paese: È stato inviato un questionario a tutti i primari delle Oncologie. Lindagine, cui hanno risposto 210 centri, il 67 per cento del totale secondo lAIOM dunque, una percentuale rappresentativa , ha confermato le impressioni dei precedenti studi: emergono gravi carenze, in termini di strumenti e risorse dedicate allinformazione dei pazienti, frammentarietà e variabilità di materiali, spazi e persone deputate a informare i malati e un parere negativo espresso dagli stessi primari. In sostanza, si è registrato uno scarso supporto psicologico: Solo il 35 per cento delle Oncologie italiane ha uno psicologo, ma per lo più con un contratto saltuario, non strutturato. Una mancanza di spazi appositi: Solo nel 9 per cento dei casi è prevista la presenza di aree destinate allinformazione e solo nel 18 per cento di questi reparti esiste uno specifico protocollo di accoglienza del paziente. E uninsufficienza di materiale informativo: Nel 64 per cento delle Oncologie italiane vengono distribuiti degli opuscoli informativi, ma solo il 35 per cento di questi riguarda gli aspetti della malattia.
Partendo dallo stato di fatto, si è cercato dintervenire, proponendo delle strutture in cui ci fossero spazi, materiali e figure in grado di fornire tutte le informazioni necessarie in una forma comprensibile ai pazienti oncologici. Si tratta dei PIS (Punti dInformazione e Supporto), da creare allinterno delle Divisioni dOncologia.
Scopo principale dello studio era individuare un modello efficace per fornire informazioni e supporto ai pazienti oncologici, al fine di migliorarne lo stato di salute, psicologico e relazionale, e promuoverne la centralità, rafforzando il loro potere decisionale.
Non bastava, però, mettere un anonimo distributore dopuscoli: Occorreva una persona che potesse accogliere il paziente, analizzare e decodificare il suo bisogno, fornire le informazioni richieste, reperire altro materiale informativo non disponibile al PIS tramite Internet e le più moderne banche dati e fosse anello di congiunzione tra malato e medico, osserva la dottoressa Diodati. Così, sulla scorta di quanto avviene in Inghilterra, si è pensato di istruire le infermiere di oncologia, attraverso un corso di formazione in collaborazione con lIstituto di Psicologia dellUniversità di Bologna, perché fossero loro a informare/orientare i pazienti, i loro familiari e amici.
Il materiale a disposizione di questi punti informativi e di supporto è stato lo stesso per tutti: opuscoli su una trentina di forme tumorali, forniti da AIMaC e Fondazione Calabresi; materiale informativo per pazienti (PDQ) del National Cancer Institute, tradotto a cura del GICO; schede dei principali farmaci usati in oncologia, libri, riviste e videocassette dargomento oncologico.
Sono stati 38 i centri oncologici arruolati per lo studio racconta la dottoressa Caminiti secondo determinati criteri dinclusione, come la possibilità dallestire uno spazio dedicato ai PIS, la disponibilità di due infermieri professionali che lavorassero in oncologia da almeno tre anni e la presenza di un medico oncologo responsabile del corretto funzionamento dellindagine. È stata poi effettuata una randomizzazione per lassegnazione casuale dei PIS, utilizzando come criteri di stratificazione larea geografica e la presenza o meno di una biblioteca per pazienti, perché variabili in grado dinfluenzare i risultati. I 21 centri che hanno realizzato il PIS sono rientrati nel cosiddetto braccio di sperimentazione, mentre quelli in cui la situazione è rimasta invariata hanno costituito il braccio di controllo.
Dopo sei mesi di sperimentazione dei PIS, da settembre 2001 a marzo 2002, durante i quali il GICO ha verificato che fossero attuati in linea con il protocollo di ricerca, è stato somministrato un questionario alla cui elaborazione ha partecipato il professor Campione a tutti i pazienti che afferivano alla struttura oncologica, assolutamente identico per i due bracci dello studio e anonimo. La garanzia dellanonimato degli utenti ha costituito, insieme allutilizzo di uno strumento dindagine validato e la rappresentatività del campione indagato, uno dei tre elementi fondamentali per la realizzazione dello studio.
Analizzando i dati raccolti su 3.500 pazienti sparsi in tuttItalia, ci si è resi conto che su 21 PIS aperti, alcuni non hanno proprio funzionato per motivi interni tra personale medico e infermieristico e altri non hanno funzionato in modo regolare. Il 50 per cento, comunque, ha funzionato in modo buono, con unapertura costante e un costante afflusso di pazienti.
Forse, uno dei principali ostacoli a un buon funzionamento del PIS è stato sia lattuale carenza di personale infermieristico in molti centri oncologici italiani e la difficoltà a dedicarne una parte allinformazione dei pazienti, come se questa non fosse una forma dassistenza, sia la frequente assenza di sensibilità/motivazione presente negli operatori e nelle istituzioni.
Nei PIS che hanno funzionato, però, cè stata una riduzione dellansia e della depressione nei pazienti di circa il 5 per cento secondo la scala HADS Hospital Anxiety and Depression Scale usata per misurare il disagio psicologico nel contesto ospedaliero. Il 29 per cento dei pazienti oncologici sono risultati ansiosi o depressi in modo moderato/severo le donne, le persone del Sud e quelle con un minor livello distruzione più degli altri - nelle Oncologie con il PIS, contro il 34 per cento nei centri senza punto informativo e di supporto. Probabilmente, il dato si spiega nei termini sia di un miglioramento dello stato psicologico del paziente, via via che ottiene sempre più informazioni sulla propria malattia, sia di un miglioramento del clima relazionale nel reparto grazie alla presenza del PIS.
Il questionario non indagava solo il disagio psicologico del paziente, ma anche la sua opinione riguardo allinformazione ricevuta allinterno del reparto. Gli si chiedeva se ne era soddisfatto, in grado di comprendere e ricordare le notizie ricevute e successivamente facilitato nel parlare della propria malattia. Ci sono state più risposte soddisfacenti laddove era presente un PIS: un dato statisticamente significativo. Da sottolineare, poi, che al Sud i malati sono risultati in generale meno soddisfatti dellinformazione ricevuta rispetto a quelli del Nord.
Dopo aver discusso i dati, si è giunti alla conclusione che sarebbe necessaria una maggiore azione culturale, informativa ed educativa al fine di consentire ai pazienti che lo desiderano di essere più informati sulla loro malattia, afferma il dottor Passalacqua. I PIS andrebbero realizzati in tutte le oncologie italiane e, alla luce della nostra esperienza triennale su base nazionale, dovrebbero rispettare determinate linee-guida per funzionare. Ad esempio, essere ubicati nei punti di maggior afferenza dei pazienti nel reparto oncologico, in una zona immediatamente visibile.
Il GICO continuerà laddestramento del personale infermieristico per linformazione del paziente oncologico, organizzando un altro corso di formazione a numero chiuso e aiuterà i reparti doncologia che lo vogliono, a realizzare i PIS sottolinea la dottoressa Diodati , mentre quelli del braccio sperimentale sceglieranno, adesso che lo studio è terminato, se continuare a tenere aperti i PIS.
La fase successiva del progetto è salire un altro gradino della scala: dallinformazione alla comunicazione tra sanitari e pazienti. Agire per costruire un dialogo: processo di cui linformazione è la conditio sine qua non e dove occorrono sensibilità e capacità che si possono acquisire, conclude il dottor Passalacqua. La comunicazione andrebbe studiata con la stessa metodologia adottata per linformazione. Poi, andrebbe testato sperimentalmente il miglior modo di istruire medici e infermieri a comunicare con i malati, andando a misurare sugli utenti il risultato finale.
Insomma, il bisogno di conoscenza del paziente oncologico dovrebbe rientrare nel processo di cura. Soprattutto per ridurre quel disagio psicologico che, sappiamo, può influenzare negativamente lesito della terapia.
Dove cè il PIS
Il PIS, ai fini dello studio del GICO, è stato costituito nelle seguenti città:
- Ancona
Clinica di Oncologia Medica Università Ancona Ospedale Regionale Torrette
Professor Celerino, Dottoressa Bracci
tel. 071.5964171 - fax 071.5964192/639
- Arzignano/Valdagno
Servizio di Oncologia Medica Ospedale di Arzignano
Dottor Figoli
tel. 0444.479201 fax 0444.479255
- Belluno
Divisione di Oncologia Medica San Martino USL 1
Dottor Laveder
tel. 0437.216178 fax 0437.216522
- Bergamo
UO oncologia medica Az. Osp. di Bergamo
Dottoressa Poletti
tel. 035.269931/724 fax 035.266849
- Budrio
Servizio di Oncologia Osp. di Budrio Az. Bologna Nord
Dottoressa Valenti
tel. 051.809229/236/238 fax 051.809236
- Carpi
DH oncologico Osp. Ramazzini
Dottoressa Scaltriti, Dottoressa Cattabriga
tel. 059.659350/659741 fax 059.659741
- Cuneo
Oncologia Medica S. Croce e Carle
Dottor La Ciura
tel. 0171.441309 fax 0171.441793
- Imola
UO di Oncologia Medica - Presidio Ospedaliero Az. USL di Imola
Dottor Masina
tel. 0542.604387/604407 fax 0542.604151
- Messina
UO di Oncologia Medica Policlinico Universitario G. Martino
Dottor Aragona
tel. 090.2213230/49-2213231
- Napoli
Servizio di Psiconcologia Istituto Pascale
Dottor De Falco
tel. 081.5903218 fax 081.7701475
Oncologia Medica Osp. A. Cardarelli
Dottoressa Biglietto
tel. 081.7472221/22/24 fax 081.7472221
- Piacenza
Oncologia Medica Presidio Ospedaliero di Piacenza
Dottoressa Paladino
tel. 0523.302385 fax 0523.324338
- Pisa
Oncologia Medica Az. Osp. Pisana Osp. S. Chiara
Dottoressa Bonci
tel. 050.992145 fax 050.992069
- Ragusa
Divisione di Oncologia - Az. Osp. Ragusa
Dr. Iacono, Dottor Amendola
0932 600200 fax 0932 682210
- Reggio Emilia
Servizio di Oncologia S. Maria Nuova
Dottor Boni e Dottor Bisagni
tel. 0522.296628 fax 0522.296854
- Rimini
Divisione di Oncologia Osp. Infermi Az. USL Rimini
Dottor Oliverio, Dottoressa Livi
tel. 0541.705603/421 fax 0541.705567/413
- Sassari
UO Oncologia Medica Osp. Civile SS. Annunziata
Az. USL 1
Dottor Contu
tel. 079.2061638 fax 079.210853
- Terni
UO Oncologia Medica Az. Osp. S. Maria
Dottoressa Tagliavento, Dottor Farush
tel. 0744.205225/574/576 fax 0744.205632
- Torino
Oncologia Medica S. Giovanni Battista
Dottoressa Donadio
tel. 011.6335580/5743 fax 011.6335189
- Trieste
UO Oncologia Medica Ospedali Riuniti
Dottoressa Malagoli
tel. 040.3992375 fax 040.3992490
- Venezia
Dipartimento di Oncologia Osp. ULSS 12 Ospedali Civili Riuniti S. Giovanni e Paolo
Dottor Paccagnella
tel. 041.5294531 fax 041.5294898
Non è stata introdotta alcuna variazione, invece, negli altri centri aderenti allo studio, ad Asti, Biella, Cosenza, Fano, Genova (Ospedale Galliera), Gorgonzola, Mantova, Palermo (Ospedale M. Ascoli), Parma, Pavia, Potenza, Rionero in Vulture, Roma (Istituto Regina Elena), Rovereto, Treviglio e Varese.
Indirizzi utili
GICO Responsabile scientifico è il Dottor Passalacqua e la sede è presso lAzienda Ospedaliera Universitaria di Parma, Via Gramsci, 14, 43100 Parma, tel. 0521.703697, email: gico@ao.pr.it, sito: www.ao.pr.it/oncocomm
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