Esegui una ricerca

Informativa privacy

Acqua, sorgente di vita

Cristina Sampiero, N. 8/9 agosto/settembre 2003

Negli ultimi anni è diventato sempre più comune acquistare e bere l’acqua in bottiglia e questo ha dato vita a un vero e proprio businnes da milioni di euro.
Sugli scaffali dei supermercati fioriscono bottiglie di ogni forma e colore che esaltano questa o quella proprietà a seconda delle caratteristiche chimico-fisiche tipiche di ognuna.
L’essere umano è costituito per circa il 65 per cento di acqua, dunque, l’acqua è importante, ed è intelligente sceglierla bene se decidiamo di sostituire quella del rubinetto con quella del supermercato, anche se non ci sono reali motivi di salute per preferirla.
Le acque potabili sono spesso migliori di quelle in bottiglia e costano molto meno dato che subiscono controlli più frequenti rispetto all’acqua minerale, anche fino una volta al giorno in base al bacino di utenza servito.
In ogni caso, visti i costi, è bene imparare a capire quello che si sta comprando senza credere troppo nelle pubblicità.
Nelle etichette delle acque minerali ci sono alcune informazioni che ci aiutano a interpretare i messaggi pubblicitari.
Il residuo fisso è quello che rimane facendo evaporare un litro di acqua a 180 °C, e ci informa sulla quantità di sali minerali in essa presenti. In base al suo valore, le acque minerali si distinguono in: minimamente mineralizzate (residuo fisso inferiore a 50 mcg/l – microgrammi/litro); oligominerali (residuo fisso compreso tra 50 mcg/l e 500 mcg/l); minerali da tavola (residuo fisso compreso tra 500 mcg/l e 1500 mcg/l).
Se un’acqua minerale sgorga in alta montagna i rischi di contaminazione tipici delle attività umane (industrie, agricoltura, discariche) sono inferiori, ma anche molte sorgenti di pianura permettono di captare acque pulite. Se sull’etichetta l’altezza della fonte non è indicata, è meglio verificare a che temperatura sgorga: quando è molto bassa (5-7 gradi) la fonte è certamente in alta quota, se invece si avvicina a 12-14 gradi è in pianura.
L’acqua che compriamo non è necessariamente acqua minerale naturale: può essere anche acqua potabile, come quella del rubinetto di casa, oppure la stessa trattata industrialmente per cambiarne composizione e sapore.
Secondo le direttive Ce che regolamentano il settore, può essere:

  • acqua minerale di sorgente messa in bottiglia. Può subire eventuali trattamenti con aria arricchita di ozono per abbassare il valore di alcuni minerali indesiderabili, purché non ne venga modificata la composizione in componenti essenziali che conferiscono all’acqua stessa le sue caratteristiche. Dovrebbe essere indicato sull’etichetta. Non può subire aggiunte e non ci può essere aggiunta di cloro;
  • acqua di sorgente potabile, prelevata alla fonte dalle migliori falde che servono gli acquedotti, messa in bottiglia e venduta. Deve rispettare i parametri dell’acqua di rubinetto. Non si può aggiungere cloro, ma può subire gli stessi trattamenti di purificazione dell’acqua minerale. Solitamente, in commercio, viene usata per rifornire d’acqua raffreddata uffici o fabbriche, confezionata in “bocce” da nove litri;
  • acqua da tavola o acqua potabile. Può essere prelevata direttamente da un rubinetto, trattata industrialmente per conferirle le caratteristiche desiderate. Può essere addizionata di cloro. Si possono eliminare alcune sostanze o sali minerali e aggiungerne altri. Per esempio, si può arricchire di calcio o magnesio. Per legge non si può chiamare né minerale, né naturale, né mineralizzata e i produttori non hanno l’obbligo di riportare sull’etichetta tutti i dati di composizione come la normale acqua minerale.

La cosa strana e inquietante è che in base a un decreto del 1992 le acque minerali possono contenere 19 sostanze pericolose in quantità superiore rispetto a quella consentita per l’acqua del rubinetto. La percentuale di arsenico ammessa per una bottiglia di acqua minerale è di 200 mcg/l, contro i 50 dell’acqua potabile. Il limite per il cadmio è di 10 mcg/l per la minerale, 5 per l’acqua potabile. I nitrati sono consentiti fino a 45 mcg/l; nessun limite per il nichel e per il cromo trivalente.
Ora, la domanda sorge spontanea: vale la pena spendere tanti soldi, fare tanta fatica (una confezione da sei bottiglie pesa circa 9 kg!) per rischiare poi di bere peggio?

Torna ai risultati della ricerca