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Incantesimo napoletano

Maela Officio, N. 8/9 agosto/settembre 2003

Un giorno di festa, in un afoso pomeriggio estivo, abbiamo conosciuto Bruno e una parte della sua numerosa famiglia: papà mamma e nonna.
I nuovi ospiti dell’ANPO sono partenopei e da circa due mesi hanno lasciato Napoli per accompagnare Bruno a Pavia e assisterlo in una delicata fase della sua vita. La sua storia la ricostruiamo insieme alla mamma Giovanna, attenta e dettagliata nel ricordare i momenti che da un anno a questa parte sono entrati nel loro album di famiglia.
Alla signora Giovanna abbiamo chiesto di raccontarci perché oggi si trovano a Pavia e cosa è cambiato da quando sono arrivati.
“Nella primavera dello scorso anno, Bruno, che oggi ha otto anni, ha cominciato a manifestare dei sintomi anomali. In particolare uno strano gonfiore alle guance.
A breve distanza di tempo ci siamo allarmati vedendo che aveva difficoltà a respirare. Subito lo abbiamo portato al Pronto Soccorso dell’Ospedale Monaldi di Napoli dove gli è stata praticata una radiografia ai polmoni.
Da quel momento niente è stato più come prima: quel giorno stesso lo hanno ricoverato e operato d’urgenza al pericardio. In seguito i medici mi hanno confessato che se avessimo atteso anche solo poche ore in più prima di farlo visitare, non sarebbero riusciti a salvargli la vita.
La nostra odissea ospedaliera era solo agli esordi. La diagnosi esatta di quanto successo allora porta il nome di Linfoma non-Hodking. Che è anche il motivo per il quale oggi ci troviamo a Pavia.
In realtà, prima di affidarci alle cure del professor Franco Locatelli, direttore della Clinica di Oncoematologia pediatrica al Policlinico S. Matteo di Pavia, e di sottoporre Bruno a un trapianto di midollo, abbiamo seguito tutto l’iter terapeutico che si addice a casi come il suo.
All’intervento chirurgico sono seguiti diversi cicli di chemioterapia: da maggio a dicembre. Purtroppo però gli sforzi e le speranze di vederlo guarito non erano serviti: i medici hanno notato che, prima a livello renale e poi cerebrale, si era manifestata una recidiva.
Quando si vivono situazioni difficili come la malattia di un figlio, tutte le nostre energie vengono dedicate alle cure e all’attenzione costante verso ogni sua esigenza. La prova da superare è ardua, estenuante, ma ogni sorriso che ci dona soprattutto nei giorni più bui diventa la nostra sorgente di vita, ci aiuta a lottare e a continuare. Alla fine tutto diventa uno scambio reciproco di amore e solidarietà e la sua forza è poi anche la nostra.
Dal marzo di quest’anno alla chemioterapia si sono aggiunte le sedute di radioterapia finché a maggio, esattamente l’8 maggio scorso, presso l’ospedale pavese Bruno è stato sottoposto a trapianto di midollo autologo (ossia gli è stato prelevato il suo midollo, ripulito e poi trapiantato).
Ormai sono passate alcune settimane da quel momento, durante le quali i medici dell’équipe del professor Locatelli lo hanno tenuto in osservazione. Per ora stiamo aspettando di conoscere l’esito definitivo dell’intervento, ma siamo fiduciosi e sappiamo che tra breve torneremo a casa con mio figlio in buone condizioni di salute”.
Quando abbiamo incontrato Bruno e la sua famiglia siamo stati travolti dalla loro calorosa accoglienza. Visi sorridenti, naturale e spontanea capacità di comunicazione, tanta allegria. E Bruno ha deciso che regalerà la sua esuberanza al Napoli, la società calcistica di cui è un tifoso appassionato. Perché nella prossima stagione possa festeggiare una doppia vittoria.

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