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Combattere il cancro in dodici mosse

Monica Melotti, N. 10 ottobre 2003

Ridurre del 20 per cento la mortalità di tumore entro il 2015, vale a dire salvare 300 mila vite ogni anno: con quest’obiettivo la Commissione Europea ha presentato, lo scorso giugno, all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano il nuovo Codice Europeo contro il Cancro.
Si tratta della seconda versione e si basa sui risultati di un processo di consultazione europeo, al quale hanno contribuito esperti di salute pubblica, oncologi, rappresentanti delle Leghe e Associazioni contro il Cancro e i Ministeri della Sanità di tutta Europa.
Da dove nasce il bisogno di rivedere il Codice? “Prima di tutto è stato ampliato e sono state rivedute alcune regole basilari”, risponde David Byrne, commissario europeo alla salute pubblica e tutela dei consumatori. “Oggi siamo alle soglie di una nuova era nella storia dell’Europa, soprattutto con l’allargamento che ci sarà da 15 a 25 Stati membri. E sarà molto maggiore la differenza negli stili di vita e nei rischi di malattia tra un Paese e l’altro. Il Codice è stato appunto rivisto nell’ottica di questa differenza, considerando anche i progressi della ricerca scientifica”.
Se il Codice è cambiato più di una volta dalla sua nascita nel 1987, la sua filosofia rimane la stessa. Dovendo fare un riassunto, i messaggi salienti sono due: alcuni tumori si possono prevenire – e lo stato di salute in generale può essere migliorato – adottando stili di vita più sani; i tumori possono essere curati e la prognosi essere migliore, se la diagnosi è precoce. “Dobbiamo fare ogni sforzo, a livello locale, regionale, nazionale ed europeo, per portare questi messaggi a casa dei nostri cittadini”, continua Byrne. “Il cancro rimane una delle principali cause di morte nella società europea. Tuttavia, abbiamo già fatto dei miglioramenti significativi nella lotta al cancro, rispetto a quando il Codice fu introdotto. Quando allora fu stabilito l’obiettivo per il 2000, i tassi di mortalità per tumore erano in crescita. Adottando l'approccio di salute pubblica stabilito dal Codice, abbiamo evitato 92 mila morti per cancro solo in quell’anno. È vero che entro tale data non abbiamo raggiunto l’obiettivo di riduzione stabilito nel 1987 (a causa dell'aumento del fumo fra le donne), ma questo rimane comunque un grande successo”.
La prevenzione primaria e secondaria
Ai problemi sempre più incalzanti della salute pubblica è necessaria una risposta europea. I Paesi dell’Unione sono chiamati a una gestione più efficiente delle risorse, purtroppo sempre più scarse. Siamo di fronte a una popolazione che invecchia, a una domanda di servizi sempre più ampia, a una tecnologia più costosa, a una spesa crescente dei farmaci. “Davanti a tutto questo, dobbiamo allora rinforzare la rete già esistente di Istituti Nazionali per la salute, fornire consulenza scientifica, facilitare una tempestiva risposta e una collaborazione tra i vari laboratori, migliorare il collegamento tra i professionisti della sanità e la gente comune”, dice Byrne. “Questo ci permetterà di garantire una pianificazione a livello europeo in anticipo sulle emergenze e sulle minacce per la salute, come nel caso della Sars. Stiamo anche lavorando per sviluppare un nuovo Centro Europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie. Ma l’obiettivo più importante resta sempre la promozione della prevenzione primaria e secondaria. La prima viene fatta attraverso l'informazione e le politiche educative per aiutare i cittadini a fare le scelte giuste, la seconda attraverso la diagnosi precoce e le politiche efficaci di screening. La prevenzione, del resto, funziona e le prove sono schiaccianti: si calcola che oltre l’80 per cento dei tumori nella popolazione occidentale può essere attribuita a cause esterne, fra cui un’ampia gamma di abitudini alimentari sociali e culturali. La Commissione Europea ha recentemente sottolineato l'importanza della diagnosi precoce nella sua proposta di una Raccomandazione del Consiglio sullo screening dei tumori. Il testo raccomanda che gli Stati Membri organizzino, in base a un’ampia serie di criteri, programmi di screening di massa per il seno, per il collo dell’utero e per il colon-retto. Questo è completamente in linea con le raccomandazioni del Codice. Proprio come la prevenzione, anche la diagnosi precoce funziona. Per esempio, in Europa potrebbero essere evitati 25 mila morti per tumore del seno se in ogni Paese fossero adottate le procedure corrette di screening mammografico”.
L’Europa e il cancro
Grazie alla prevenzione, il tasso di mortalità per tumore in Europa è diminuito in media del 10 per cento negli ultimi 20 anni. “Questa tendenza continuerà”, dice Peter Boyle, direttore della Divisione di Epidemologia dell’IEO e coordinatore del progetto del nuovo Codice Europeo, “permettendo una diminuzione di circa il 12 per cento ogni anno del numero di decessi per cancro dal 2000 al 2015. Se quindi da un lato il rischio individuale di un cittadino europeo di morire di cancro è diminuito rispetto agli anni ‘80 e continuerà a diminuire, dall’altro il numero assoluto di decessi aumenterà perché un sempre maggior numero di persone arriverà alla terza età, quella più a rischio di malattia. Sappiamo che il cancro è una malattia dell’invecchiamento e sappiamo che nel 2015, ad esempio, la popolazione degli ultra ottantenni sarà aumentata del 50 per cento rispetto a oggi. Se dunque applichiamo i tassi di mortalità attuali, nel 2015 avremo in Europa 1.405.000 morti per tumore, cioè 300 mila in più rispetto al 2000. La Commissione Europea ha chiesto a noi esperti come evitare questo nuovo aumento della mortalità”.
“Noi siamo certi di avere uno strumento per salvare delle vite umane”, spiega Umberto Veronesi, uno degli autori della prima versione del Codice Europeo e direttore scientifico dell’IEO. "Oggi sappiamo molto di più su quasi tutti i tumori e siamo quindi scientificamente convinti che le nuove raccomandazioni di prevenzione potranno ridurre la probabilità di ammalarsi, e di conseguenza il rischio di morire, fino al 20 per cento nei prossimi dieci anni. Questo vuol dire che il prossimo futuro della cura del cancro è in mano non solo alla ricerca, ma anche alla politica di sanità pubblica e soprattutto ai cittadini. In termini pratici le persone devono seguire delle semplici regole, le stesse indicate nel Codice appunto. Bisogna saper anche ascoltare i segnali di allarme che il nostro organismo ci invia: un neo che cambia forma o colore, un cambiamento nelle abitudini di intestino o vescica, un sintomo persistente come la tosse, ecc. In questi casi occorre consultare il proprio medico ed eventualmente concordare con lui un iter diagnostico appropriato”.
Nuovi legami fra geni e tumore
L’incontro annuale dell’IEO è stata anche l’occasione per presentare un’importante ricerca che rivela interazioni inaspettate tra i geni e l’origine dei tumori. La ricerca è stata recentemente pubblicata su Genes and Development, la nota rivista scientifica americana, e mostra una delle prime applicazioni in oncologia della post-genomica, la neonata branca scientifica che si occupa di esplorare l’intricata rete di interazioni fra gene e gene, fra proteina e proteina e fra geni e proteine, con l’obiettivo di mettere a punto nuove terapie più efficaci per le malattie genetiche, come il cancro. La post-genomica dà la possibilità di studiare l’attività di geni e proteine su grande scala e di scoprire così come essi interagiscano fra loro dando origine a numerosissimi processi e attività a livello molecolare, che trasformano la cellula da sana a malata. È chiaro ormai che solo interferendo in questa rete di interazioni si riesce a bloccare il cancro, a interrompere la catena della cancerogenesi. L’autore principale di questa importante ricerca è Bruno Amati, un giovane ricercatore appena approdato dagli Stati Uniti all’IEO.
“La ricerca rivela che la proteina Myc (un oncogene responsabile del processo di formazione del tumore) può interagire con circa il 10 per cento di tutti i geni della cellula umana, vale a dire con circa 3000 geni, svelando così un’inaspettata complessità nella relazione fra le proteine che stanno all’origine del cancro e il genoma umano”, spiega Amati. “Questo risultato, da un lato ci complica la vita perché abbiamo sempre pensato che Myc si legasse a un numero limitato di geni, invece ora ci troviamo a studiare un’enorme attività biologica connessa a esso. Dall’altro, però, ci apre grandi prospettive per la ricerca e per la clinica: fra le migliaia di geni con cui abbiamo scoperto che Myc può interagire, sappiamo che alcuni hanno un ruolo fondamentale nello sviluppo della malattia tumorale e dunque se troviamo una molecola, o più molecole, in grado di bloccarli, potremo ottenere potenti antitumorali. In altre parole, se identifichiamo quali fra i geni regolati da Myc sono implicati nella cancerogenesi, avremo individuato nuovi target terapeutici per la ricerca farmacologica”. Myc è uno dei primi onocogeni, scoperto circa vent’anni fa. Agisce un po’ come una chiave rispetto ai geni con i quali si lega: li apre ma non necessariamente li mette in funzione. Altre mutazioni e altri segnali all’interno della cellula fanno sì che il gene “aperto” da Myc si attivi. Su questa rete di mutazioni e di segnali si concentreranno ora i ricercatori alla scoperta di quelli che provocano nei geni le alterazioni che inducono la progressione tumorale.
L’impegno di Europa Donna per il tumore del seno
Appena il 25 per cento delle nostre connazionali (2.5 milioni le donne italiane, su oltre 10 milioni tra i 40 e i 70 anni) si sottopongono alla diagnosi precoce del tumore del seno e effettuano mammografie di controllo. In Italia la neoplasia colpisce ogni anno oltre 33 mila donne, ne uccide 11 mila, e rappresenta la prima causa di morte femminile fra i 35 e i 55 anni in tutta Europa. Questo allarme viene da Europa Donna, il grande Movimento di opinione femminile per il tumore del seno, fondato nel 1991 dall’oncologo Veronesi. “Tra gli obiettivi del nostro movimento figura la diffusione della cultura della diagnosi precoce”, spiega Francesca Merzagora, presidente di Europa Donna. “Questo impegno coinvolge le forze politiche e sanitarie al fine di garantire il controllo di qualità sui centri e i servizi mammografici e l’equità del trattamento su tutto il territorio. Le nostre richieste sono in linea anche con la Risoluzione del Parlamento europeo che invita gli Stati Membri a creare, entro il 2008, le condizioni necessarie per una riduzione globale del 25 per cento della mortalità per questo tumore. Fra queste condizioni figura l’indagine mammografica di qualità certificata, che secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità può, da sola, ridurre la mortalità fino al 35 per cento in alcune fasce di età. L’Italia figura fra i Paesi europei che ancora non offrono programmi e strutture in questo senso adeguate”.

Nuova sede per l’Istituto Neurologico Besta di Milano
La Bicocca era una grande area dismessa di Milano, dove sorgeva una ex fabbrica ridotta a un cumulo di macerie. Da alcuni anni è diventata un polo universitario, ora è pronta a ospitare il nuovo Istituto Besta e una nuova università.
L’Istituto Neurologico Besta, nonostante la fama di eccellenza, era ospitato in una struttura degli inizi del secolo scorso, difficilmente ristrutturabile, e contava un numero insufficiente di posti letto. Tra poco tempo, da via Celoria (a ridosso dell’Istituto Nazionale dei Tumori) si trasferirà nell’area Bicocca, tra via Chiese e via Pirelli. La posa della prima pietra avverrà nel 2004, la fine dei lavori è prevista nel 2008.
L’area su cui sorgerà avrà un’ampiezza di 42 mila metri quadrati e costerà circa 99 milioni di euro. Il nuovo ospedale manterrà la natura e i compiti di un Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, ma punterà molto anche sui day-hospital e i day-surgery e avrà per le degenze in fase non acuta e per i familiari delle strutture di accoglienza di tipo alberghiero. L’ospedale sarà dotato di 223 posti letto, che costeranno circa 400 mila euro ciascuno, a fronte dei 250 mila attuali, a testimonianza dell’altissimo livello sanitario e tecnologico della nuova struttura.
Quanto al complesso universitario, l’insediamento sorgerà in via dell’Innovazione su un’area di 20 mila metri quadrati e avrà un costo di 35 milioni di euro. Gli edifici saranno dotati di aule, spazi studenti, laboratori informatici, didattici e scientifici, spazi dipartimentali. Inoltre ci sarà anche un pensionato universitario, nello stile dei campus americani. Il progetto complessivo prevede anche la realizzazione di un parco urbano di circa 30 mila metri quadrati con un parcheggio sotterraneo pubblico e un’area verde.

Indirizzi utili

  • Istituto Europeo di Oncologia
    Viale Ripamonti, 435 – Milano
    tel. 02.574891
  • Aviano
    Centro di Riferimento Oncologico, tel. 0434/659111.
  • Bari
    Istituto Oncologico, tel. 080/5555111.
  • Firenze
    Ospedale Careggi, Presidio Prevenzione Oncologica, tel. 055/5001111.
  • Genova
    Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro, tel. 010/56001.
  • Milano
    Istituto Europeo di Oncologia, Divisione di Senologia e ginecologia, tel. 02/574891.
    Istituto Nazionale Tumori, tel. 02/23901.
    Università, Clinica Ostetrico Ginecologica Mangiagalli, tel. 02/57991.
    Università, Clinica Chirurgica, tel. 02/5462900.
    Ospedale San Raffaele, Cattedra di Chirurgia Generale, tel. 02/26432661.
  • Napoli
    Istituto Nazionale Tumori, “Fondazione G. Pascale”, Divisione di Senologia, tel. 081/5903111.
  • Palermo
    Ospedale Oncologico “Maurizio Ascoli”, tel.091/420846.
  • Parma
    Università, Istituto Clinica Chirurgica tel. 0521/9021.
  • Perugia
    Policlinico Monteluce, Clinica Chirurgica Generale, tel. 075/5781.
  • Roma
    Istituto Regina Elena, tel. 06/49851.
    Ospedale Fatebenefratelli, isola Tiberina, tel. 06/68371.
    Policlinico Gemelli Clinica Ostetrica e Ginecologica, tel. 06/30154511.
    Università Cattolica, tel. 06/301511.
    Università La Sapienza, Clinica Chirurgia, tel. 06/49971-4450741.
  • San Giovanni Rotondo (FG)
    Ospedale “Casa Sollievo della Sofferenza”, tel. 0882/410111.
  • Varese
    Ospedale di Circolo, Istituto Clinica Chirurgica II, tel. 0332/278111.
  • Monza (MI)
    Ospedale San Gerardo, Clinica Universitaria Ostetrico-ginecologica, tel. 039/2331.
  • Napoli
    Istituto Nazionale Tumori, “Fondazione G. Pascale”, tel. 081/5903111.
  • Padova
    Università, Clinica Ostetrica e Ginecologica,
    tel. 049/8213410.
  • Torino
    Ospedale San Giovanni Antica Sede Divisione di Chirurgia Oncologica, tel. 011/5754866-5754860.
    Ospedale Mauriziano Umberto I Università, Divisione di Ostetricia e Ginecologia, tel. 011/5080680.
    Ospedale Le Molinette, IV Divisione di Chirurgia Generale, tel. 011/6331633.

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