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Come si vince la voglia di sigaretta

Monica Melotti, N. 11 novembre 2003

Pacchetti di sigarette con scritte scioccanti per ricordarci che il tumore dei polmoni è uno dei killer più temibili, ad altissimo indice di mortalità. È anche la più frequente forma di neoplasia nei Paesi industrializzati e nel 90 per cento dei casi è associato al fumo di sigaretta. Così, a partire dal primo ottobre 2004, i 25 governi europei potranno ampliare le norme per collocare sul frontespizio delle confezioni di sigarette immagini ispirate ai “quattordici avvertimenti” adottati dalla Commissione Europea e già comparsi, di recente, tra le mani dei consumatori. Qualche esempio: “Il fumo uccide”, “Il fumo danneggia gravemente te e chi ti sta attorno”, “Il fumo ostruisce le arterie e provoca infarti e ictus”; e l’anno prossimo potremmo aspettarci di peggio: “Fumare può portare a una morte lenta e dolorosa”, il tutto corredato da eloquenti foto a colori, come un paziente in un letto di ospedale o la radiografia di un polmone ammalato. Tanto che stanno ritornando di moda i portasigarette per nascondere le macabre scritte nere su sfondo bianco, che ci ricordano un necrologio. Ma la campagna anti-fumo non va avanti solo con le scritte, fortunatamente comprende una serie di iniziative e campagne di prevenzione atte a dissuadere la popolazione da questo vizio pericoloso e mortale.
In Italia sono circa 14 milioni le persone che fumano: il vizio della sigaretta è in aumento soprattutto tra i giovani e le donne. Sono, invece, 85.000 (equivalente alla popolazione di un intero Paese) i morti a causa del fumo.
Fumo, un problema femminile
L’aumento delle morti per tumore del polmone nelle donne negli ultimi 20 anni è stato sorprendente: oltre il 30 per cento! E se la tendenza attuale continuerà ci troveremo fra 20 anni di fronte a una vera e propria epidemia da tabacco al femminile. “Gli studi di valutazione appena conclusi dimostrano che la mortalità per cancro in Europa (circa 950.000 vittime ogni anno) sarebbe diminuita globalmente del 15 per cento dagli anni ‘80 a oggi, se non si fosse verificato l’incremento di decessi per cancro polmonare nelle donne, che contrasta con una notevole diminuzione nell’uomo (-15 per cento)”, afferma Peter Boyle, uno dei massimi esperti d’Europa sulla questione fumo. “Nell’Unione Europea le morti per tumore del polmone nelle donne sono più che raddoppiate fra gli anni ‘70 e il 2000, passando da 19.000 a oltre 41.000 all’anno. In Italia negli anni ‘70 morivano 2.300 donne, mentre oggi ne muoiono 5.600 ogni anno. Oltre alle vite già perdute, preoccupano le previsioni: le tendenze che vediamo oggi nell’incidenza e la mortalità per cancro del polmone sono la causa dei comportamenti legati al fumo di 30 o 40 anni fa e se osserviamo la prevalenza dell’abitudine al fumo fra le donne in Europa, e in particolare in Italia, le proiezioni sono poco consolanti”.
Attualmente in Italia fuma il 19 per cento delle donne, cioè circa quattro milioni, e il 33 per cento degli uomini, per un totale di 14 milioni di persone. Due aspetti di questo dato sono particolarmente allarmanti:
l’Italia figura fra i Paesi europei (insieme a Grecia, Portogallo, Spagna Lussemburgo e Austria) dove il fumo fra le donne è ancora in crescita. Mentre la percentuale di uomini fumatori è diminuita di 20 punti tra gli anni ‘80 e gli anni ‘90 (nel 1980 fumava il 54 per cento mentre nel 1995 il 34 per cento), la percentuale di donne è oscillata stabilmente intorno al 17 per cento e alla fine degli anni ‘90 ha iniziato a salire progressivamente. Questo significa che la donna ha ignorato completamente le campagne antifumo degli ultimi venti anni. È in crescita progressiva il numero delle adolescenti che iniziano a fumare. "Considerando che, parallelamente all’aumento nelle donne, il fumo continua a mietere le sue vittime in maggioranza fra gli uomini, possiamo ragionevolmente concludere che nei prossimi 10 anni il più grosso impatto sulla salute pubblica in Italia, come nel resto d’Europa, deriverà dall’efficacia della lotta al fumo", continua Boyle. "I dati ci dimostrano però che il fumo non si elimina facilmente e che comunque le sue conseguenze si manifestano dopo 20 o 30 anni, quindi la ricerca ha il dovere di studiare delle strategie per ridurre il rischio di morte nei fumatori o negli ex-fumatori".
TAC e PET per una diagnosi precoce
Oggi però c’è un’arma in più per diagnosticare precocemente il tumore dei polmoni, in modo da assicurare la sopravvivenza del paziente. Si tratta di un uso combinato di due sofisticate apparecchiature diagnostiche, la TAC spirale e la PET (la tomografia a emissione di positroni), in grado di individuare quasi l’80 per cento dei casi di tumore iniziale. Il dato è stato confermato da una ricerca italiana, durata tre anni e pubblicata su Lancet, che ha coinvolto 1.000 volontari forti fumatori (30 per cento donne, 70 per cento uomini) ed è stata condotta da tre istituti di Milano: l’Istituto Europeo di Oncologia, l’Istituto Nazionale dei Tumori e il San Raffele. "I risultati pubblicati sono preliminari di uno studio clinico in corso dal 2000 all’Istituto Europeo di Oncologia su 1.000 forti fumatori di più di 50 anni, una popolazione ad altissimo rischio di ammalarsi di cancro polmonare", spiega Massimo Bellomi, Direttore della Divisione di Radiologia e responsabile dello studio all’Istituto Europeo di Oncologia. "Grazie alle ultime tecnologie di diagnostica per immagini, il tumore del polmone può essere scoperto in fase iniziale attraverso esami accurati, ma semplici e indolori: l’associazione della TAC spirale e della PET è in grado di individuare anche i più piccoli noduli polmonari e di scoprire la loro natura, benigna o maligna, senza bisogno di biopsie e attese di mesi. Con una diagnosi così precoce vengono ribaltate le prospettive di cura di questo tumore che ha oggi il record di mortalità. Il tasso di sopravivenza a 5 anni passa dal 10 per cento all’80 per cento, la chirurgia diventa conservativa e spesso la chemioterapia si può completamente evitare. La ricerca apparsa su Lancet ha offerto tre contributi fondamentali. Il primo è che nel 95 per cento dei casi l’abbinamento TAC spirale e PET individua i tumori in fase iniziale quando sono operabili, con altissime probabilità di successo e migliore qualità della vita del malato. Il secondo è che la PET nell’87 per cento dei casi è in grado di definire la natura dei noduli sospetti senza lunghe attese e senza biopsie. Il terzo è che abbiamo scoperto che i noduli di diametro fino a 5 mm sono da considerare benigni e vanno semplicemente ricontrollati ogni anno con TAC spirale, evitando esami inutili e ansie ingiustificate. Anche se sono necessari altri studi più ampi, siamo convinti di aver messo a punto un percorso diagnostico semplice, accurato ed efficace, potenzialmente in grado di salvare e migliorare enormemente la vita di chi è colpito dal tumore del polmone. Per questo abbiamo deciso di mettere i risultati della nostra ricerca e la nostra esperienza da subito a disposizione delle persone che sono oggi ad aumentato rischio di ammalarsi, vale a dire i fumatori o coloro che hanno smesso ma hanno fumato molto e a lungo. Il costo di una TAC spirale, da effettuarsi una volta all’anno, è più o meno l’equivalente della spesa di un mese per le sigarette".
Sulla base di questi dati incoraggianti, l’Istituto Europeo di Oncologia ha in progetto un nuovo studio clinico per 5.000 fumatori, che approfondirà le potenzialità della TAC e della TAC-PET.
La diagnosi precoce è un grande aiuto per le persone a rischio, ma non è la soluzione per ridurre la mortalità causata dal cancro polmonare e non è quindi un’alternativa allo smettere di fumare, che rimane l’unico modo di provata efficacia per non ammalarsi.
Smettere si può
Smettere di fumare si può e serve, a qualsiasi età, per diminuire il rischio di morte e lo sviluppo di tante patologie legate all’abitudine del fumo. Le implicazioni oncologiche, per esempio, sono drammatiche: più di un quarto di tutte le forme di cancro nel mondo occidentale è causato sicuramente dal fumo; si tratta di tumori in maggioranza del polmone (dei quali il 90 per cento è correlato al fumo) ma anche di tumori di esofago, laringe, corde vocali, vescica, pancreas, rene, stomaco, sangue (leucemia mieloide). I danni cardiovascolari sono ancora più ingenti: il rischio di contrarre una malattia coronarica è aumentato di oltre il 30 per cento in un fumatore. "Oggi abbiamo diverse armi e strategie per aiutare a smettere di fumare", afferma Carlo Cipolla, Direttore della Divisione di Cardiologia dell’Istituto e Responsabile di tutta l’attività anti-fumo. "Farmaci, quali il bupropione e la terapia nicotinica sostitutiva, protocolli di aiuto medico e psicologico che contemplano un programma per il controllo del peso, metodi ‘alternativi’ come agopuntura e auricoloterapia laser che, se gestiti da personale competente, possono dare buoni risultati in termini percentuali di cessazione o di riduzione e controllo del numero di sigarette fumate. Il successo di tutte queste metodologie dipende dal coinvolgimento del medico. Medico di famiglia, oncologo, cardiologo o pneumeologo: l’importante è che sia preparato e convinto che la dissuasione dal fumo è un atto medico". La figura del medico di fiducia è molto importante per la disassuefazione dal fumo, quando è assente il fumatore italiano si rivolge a centri non accreditati, a maghi e invenzioni varie. E il suo tentativo di smettere fallisce nella maggioranza dei casi. Questo fallimento si traduce in un’enorme perdita in termini di salute, perché è dimostrato che un fumatore abituale (che fuma 1 pacchetto al giorno) che smette di fumare dopo 5 anni riduce il suo rischio di ammalarsi di cancro al polmone di oltre il 50 per cento e dopo 15 anni il suo rischio è pressoché pari a quello di un non-fumatore. Poiché inoltre il danno da fumo è il risultato della quantità di sigarette e del numero di anni durante i quali si è fumato, anche la riduzione ha un suo valore: ad esempio, passare da 20 a 5 sigarette al giorno diminuisce, in proporzione, l’esposizione totale alle sostanze cancerogene (sono 8 diverse sostanze) contenute nella sigaretta.

Lotta al fumo su tutti i fronti
Per smettere di fumare è appena partito il Progetto Nazionale Fumo, promosso dall’Aimar (Associazione interdisciplinare per lo studio delle malattie respiratorie) e patrocinato dal Ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità. Lo scopo è quello di preparare il medico di famiglia nel compito non facile di aiutare i propri pazienti a smettere di fumare. Da uno studio recente risulta, infatti, che solo il 47 per cento dei medici di base cerca sempre di convincere i propri assistiti a interrompere questo pericoloso vizio, mentre il 24 per cento non lo fa mai. I corsi di formazione sono già partiti e coinvolgeranno oltre 1.200 medici di base, che diventeranno “esperti in disassuefazione” dal fumo. Per i fumatori, intanto, è stato attivato un numero verde contro il fumo 800.554088 (da lunedì a venerdì, dalle 10 alle 16) dove un’èquipe di psicologi, in modo anonimo e gratuito, risponderà ai problemi legati al fumo. Anche le vittime del fumo passivo possono ricevere informazioni. Il servizio dà anche gli indirizzi, in tutta Italia, delle strutture pubbliche dislocate negli ospedali o nei Centri della Lega Italiana per la lotta contro i tumori, dove è possibile avere l’assistenza (al costo del ticket o di un contributo volontario) di uno specialista e sottoporsi a una visita medica. Comprende: esami specialistici (come test di funzionalità respiratoria o del monossido di carbonio, per scoprire il grado di intossicazione del fumo), colloqui e questionari, per capire qual è il percorso migliore per smettere e sondare se la persona è veramente interessata a farlo.
La terapia a seconda dei casi può prevedere: farmaci, terapie sostitutive della nicotina (con i cerotti o chewingum che la rilasciano), terapie alternative, quali l’agopuntura o la magnetoterapia. Come il recente Zerosmoke, una cura che si basa sui magneti, l’auricoloterapia magnetica. I due magneti vengono posizionati in una determinata zona dell’orecchio e attraendosi fra loro esercitano una pressione prolungata che induce la produzione endogena di endorfine, sostanze che tolgono la voglia di fumare. Il metodo è stato approvato e consigliato dal Centro Antifumo Europeo. La cura va seguita per un mese e in molti casi è risultato efficace.

Arriva la super TAC
Le inserzioni pubblicitarie sui giornali e sui cartelloni americani lasciano poco spazio all’immaginazione: “Salvati la vita con un semplice test di pochi minuti”. Da un po’ di tempo, infatti, negli Stati Uniti, con qualche centinaio di dollari ci si può sottoporre alla TAC spirale multistrato, un’apparecchiatura ultrasensibile in grado di fornire un servizio diagnostico completo, dal collo alla punta dei piedi, e a tempo di record: pochi minuti per ottenere la scansione di un’immagine tridimensionale di un organo, meno di mezz’ora per tutto il corpo. Il nuovo esame viene anche effettuato in diverse strutture italiane, tra cui il Centro Diagnostico Italiano di Milano (convenzionato con il Sistema sanitario). "La TAC spirale multistrato costituisce un progresso significativo, sia dal punto di vista tecnologico, sia sotto l’aspetto pratico, rispetto alle TAC precedenti", spiega Sergio Papa, direttore del Dipartimento Imaging del Centro milanese. "Questa apparecchiatura, infatti, associa all’acquisizione “volumetrica” delle immagini, già effettuabile con la precedente generazione di macchine, la presenza di più rilevatori. In pratica la nuova TAC può spingersi fino ad avere 16 o 32 file di rilevatori che vengono colpiti simultaneamente, durante il periodo di rotazione del tubo radiogeno intorno al paziente, con una riduzione della durata dell’indagine. Inoltre il miglioramento dei software dedicati alla “elaborazione” successiva delle immagini acquisite, amplia ulteriormente le possibilità diagnostiche. I vantaggi sono notevoli: ridotti tempi di esecuzione, quindi apnee molto brevi che consentono di sottoporre all’indagine anche soggetti anziani, o con limitate capacità ventilatorie, bambini, o pazienti non collaboranti. Non solo: gli organi in movimento, da sempre mal visualizzabili in TAC a causa di artefatti, costituiscono un’indicazione elettiva per la nuova TAC, a questo proposito le applicazioni avanzate in ambito cardiologico e vascolare rappresentano il principale goal della metodica. È possibile, ad esempio, visualizzare rapidamente le calcificazioni coronariche attraverso il cosiddetto “scoring” del calcio, anche senza somministrare mezzi di contrasto, ed eventualmente seguirne l’evoluzione. Applicazioni più note della TAC multistrato, già di utilizzo clinico, sono la colonscopia virtuale, e gli screening dei tumori polmonari. Nel caso dei tumori polmonari, la rapidità dell’esame, unitamente alla possibilità di ricostruire immagini di spessori minimi e la maggiore versatilità nella gestione del mezzo di contrasto, hanno consentito di sviluppare un protocollo standardizzato, per lo studio dei noduli polmonari, visualizzabili molto precocemente e analizzabili nella loro componente vascolare. In ambito neuro-radiologico, infine, gli studi di perfusione cerebrale possibili con la TAC multistrato consentono una valutazione decisamente migliore che in precedenza, circa lo stato della circolazione cerebrale, nei soggetti affetti da ischemia o emorragie, o ancora, nelle patologie di tipo degenerativo".

Indirizzi utili
Centro Diagnostico Italiano
Via Saint Bon, 20
20147 Milano
tel. 02.483171
www.cdi.it

Per informazioni:
numero verde contro il fumo 800.554088 (da lunedì a venerdì, dalle 10 alle 16) oppure sito www.ossfad.oss.it

  • Istituto Europeo di Oncologia
    Viale Ripamonti, 435 – Milano
    tel. 02.574891
  • Istituto Nazionale Tumori
    Via Venezian, 1 – Milano
    tel. 02.2390384
  • Ospedale San Raffaele
    Via Olgettina, 60 – Milano
    tel. 02.26431

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