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Occhio ai proiettili nucleari
Angelo Torrisi, N. 11 novembre 2003
Ci sono tumori maligni minuscoli e superficiali per i quali si sconsiglia limpiego della comune radioterapia: ciò a causa dei possibili effetti lesivi che questultima può provocare sui tessuti circostanti, nonostante unattenta opera di centraggio. È il caso di un particolare tipo di neoplasia, il melanoma, che colpisce una porzione dellocchio la coroide e che pur non rappresentando unevenienza neoplastica tra le più frequenti (circa duecento nuovi casi lanno in Italia) è pur sempre una patologia grave per i suoi effetti devastanti in loco e per le metastasi, soprattutto a carico del fegato, che da esso possono derivare.
Da qualche anno a Losanna, Londra, Nizza e Berlino queste neoplasie vengono trattate con una terapia radiante denominata adroterapia e che al posto dei comuni protoni impiega gli adroni, particelle nucleari che, opportunamente accelerate mediante sofisticatissime apparecchiature, penetrano nel tessuto colpito dal carcinoma muovendosi in linea rigorosamente retta e cedendo la loro energia solo alla fine del percorso, mirando diritto al cuore del tumore e risparmiando gli organi e i tessuti adiacenti. Adesso anche lItalia si è allineata a questa metodica con un progetto che è stato concepito e realizzato a Catania grazie alla stretta collaborazione tra il dipartimento di Fisica e Astronomia dellUniversità, lIstituto di Oftalmologia e quello di Radiologia, il Centro siciliano di Fisica nucleare e Struttura della materia, con lapporto determinante dei Laboratori Nazionali del Sud, operanti nella stessa città etnea, che con il loro potentissimo acceleratore lineare rappresentano per ora lunica realtà italiana in grado di fornire lenergia necessaria per tali applicazioni cliniche in oncologia. Il progetto, denominato CATANA (Centro di Adroterapia e Applicazioni Nucleari Avanzate), ha già consentito il trattamento, in pochi mesi, di cinquantadue pazienti affetti da melanoma oculare, con risultati eccellenti. Lapparecchiatura che rappresenta lelemento base per un tale trattamento e che è installata già da anni nei Laboratori è un Ciclotrone superconduttore con sorgente assiale che accelera, tra laltro, fasci di protoni sotto forma di molecola H2. Esso è impiegato primariamente per la ricerca nel campo della fisica nucleare con particolare riferimento allo studio della struttura dei nuclei e dei meccanismi di reazione e viene prestato alla medicina ogni 5-6 settimane per i trattamenti di protonterapia. A tale ultimo scopo è stato necessario progettare e realizzare una sala interamente dedicata a questi trattamenti come descrive il professor Giacomo Cuttone degli stessi Laboratori del Sud con particolare attenzione allultimo tratto della linea di trasporto e di preparazione del fascio, nonché al sistema di immobilizzazione del paziente su unapposita sedia che è stata progettata e realizzata dal dipartimento di Fisica e Astronomia dellUniversità di Catania e che è dotata di sette gradi di libertà interamente controllati mediante apposito computer: tre per il posizionamento della testa e quattro per quello del resto del corpo. Per limmobilizzazione della testa e del collo viene utilizzata una maschera di materiale termoplastico trasparente modellata sul viso del paziente.
La preparazione del malato da trattare rappresenta sicuramente una fase delicata e complessa: tutti i pazienti infatti vengono sottoposti preliminarmente a unaccurata visita oculistica per la conferma della diagnosi e per valutare lesatta dimensione e posizione della piccola massa tumorale rispetto al nervo ottico. Di fondamentale importanza risulta anche la delimitazione del melanoma mediante lapplicazione chirurgica di quattro o cinque clips di tantalio che, oltre a mettere in evidenza la forma reale del melanoma, forniscono punti di riferimento costanti riguardo al controllo della sua posizione rispetto al fascio di adroni.
Il primo passo per lapplicazione radioterapica consiste nellelaborazione del piano di trattamento mediante un complesso programma elaborato dagli stessi Laboratori del Sud: in esso vengono inseriti i dati del paziente forniti dalloculista per una ricostruzione virtuale dellocchio da trattare, al fine di individuare a perfezione langolazione e la direzione più opportune del fascio durante lirradiazione. La neoplasia viene poi ricostruita in maniera tridimensionale, basandosi sulle dimensioni reali e utilizzando una geometria sferica che ben approssima la forma dellocchio.
Durante la simulazione, una volta rappresentati il profilo del tumore sul piano retinico e il suo spessore nellambito del modello elaborato dal computer, vengono anche ristabilite le curve di dosaggio dei raggi secondo valori di distribuzione costante e omogenea dal centro ai bordi. La durata di una singola seduta del trattamento è compresa tra i sessanta e i novanta secondi. In totale sono necessarie quattro sedute effettuate nellarco di una settimana.
Ladroterapia raccontata dallesperto
Sino a una trentina di anni addietro afferma il professor Alfredo Reibaldi, direttore dellIstituto di Oftalmologia dellUniversità di Catania e autore materiale delladroterapia in presenza di un qualsiasi tumore dellocchio si procedeva esclusivamente a un intervento demolitivo.
Fu intorno agli anni 70 del Novecento che cominciarono a essere posti in essere le metodiche conservative di cui ladroterapia è la più recente e per molti versi la più utile espressione in quanto consente leliminazione di un tumore tanto insidioso quale appunto il melanoma della coroide senza danno alcuno per i tessuti circostanti.
Professore come mai tanto interesse riservato al melanoma della coroide quando esistono tumori anche in altre porzioni dellocchio?
Evidentemente perché tale tipo di tumore è il più frequente tra i tumori medesimi specie negli adulti dopo i cinquantacinque anni, fatta eccezione per qualche soggetto giovane. Resta chiaro tuttavia che lutilizzazione degli adroni può avvenire anche per melanomi di altre parti dellocchio.
E a proposito di tumori oculari: quali sono gli altri più frequenti e gravi?
In termini di gravità primeggiano sicuramente i retinoblastomi che vengono riscontrati eminentemente nei bambini e che sono oltremodo caratterizzati da malgnità. Per essi, per esempio, ladroterapia non è indicata dovendo agire su un tessuto in accrescimento. Ci sono inoltre i tumori metastatici da carcinomi a distanza, quali quelli derivanti dalla vescica, dalla prostata e dalla mammella e per quali sono indicati altri trattamenti a seconda che si tratti di metastasi unica o multipla. Ci sono infine gli angiomi che sono a carattere benigno e per i quali risulta utile la laserterapia o il trattamento fotodinamico.
Visto che il melanoma sfocia piuttosto facilmente in metastasi, in particolare epatiche, non sarebbe da preferire una tumorectomia oppure una enucleazione al fine di scongiurare tale complicanza?
Assolutamente no: è stato infatti ampiamente documentato che un tale tipo dintervento demolitivo non diminuisce il rischio di metastasi perché un melanoma, in quanto tumore altamente maligno, quando già evidenziabile, può aver dato luogo a una disseminazione nel sangue di cellule metastatiche. Pertanto nel bilancio prognostico prevale lorientamento a risparmiare al paziente almeno il trattamento demolitivo.
Esistono presupposti essenziali per una terapia a base di adroni?
In genere si preferisce agire su melanomi di dimensioni piuttosto grandi, ovvero di spessore superiore agli 8 mm con base superiore a 16 mm. Non esistono limiti per quel che concerne letà del paziente. Lunico aspetto per cosi dire negativo delladroterapia è rappresentato dallimpossibilità di procedere a un esame istologico, ma a sopperire è lesperienza del team oftalmologico e lattenta osservazione clinica da parte degli stessi specialisti.
In Italia, a oggi, siete i primi e gli unici a attuare tale metodica. E nel resto del mondo?
Il trattamento è in uso a Boston, a Loma Linda (Usa), Villingen (Svizzera), Clatterbridge (UK), Orsay (Francia), Uppsala (Svezia), Vancouver, Città del Capo, Berlino.
Quali sono i risultati da voi raggiunti a Catania?
A oggi essi sono soddisfacenti nel 100 per cento dei casi, ma è chiaro che il follow-up di un anno appena è ancora troppo breve per autorizzare a parlare di successo assoluto.
Cè da prevedere un ampliamento dellimpiego degli adroni per altri tipi di neoplasie in generale e di melanomi cutanei in particolare?
Una tale prospettiva non è affatto da escludere: se ne parla in maniera sempre più insistente e pare sia allo studio unadroterapia per il carcinoma prostatico. Ma è ovvio che per far ciò occorre adattare lapparecchiatura occorrente in maniera quasi sostanziale.
I Laboratori Nazionali del Sud
I Laboratori Nazionali del Sud (LNS) sono uno dei quattro laboratori nazionali dellIstituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN). Istituiti nel 1976 con una convenzione tra lINFN, lUniversità di Catania e il Centro Siciliano di Fisica Nucleare e Struttura della Materia (CSFNSM), sono collocati allinterno dellarea della Città Universitaria di Catania e rappresentano uno dei poli di ricerca più avanzati dellItalia meridionale e di tutto il bacino del mediterraneo. Con i suoi due acceleratori, il Tandem Van de Graaff da 15 milioni di Volt e il Ciclotrone Superconduttore, sono uno dei pochi laboratori al mondo dove è possibile effettuare della sperimentazione in fisica nucleare con fasci di ioni pesanti a bassa e media energia.
Le ricerche svolte ai Laboratori del Sud vertono principalmente sulla fisica nucleare. Vengono anche condotte ricerche nel campo della fisica degli acceleratori e della fisica dello stato solido e dei materiali.
Nei campi della medicina e dei beni culturali sono state sviluppate delle tecniche di analisi non distruttiva di materiali, che consentono di datare e determinare la composizione mineralogica di reperti archeologici e beni culturali (progetto LANDIS, Laboratorio di Analisi non Distruttive in Situ).
Inoltre, per la prima volta in Italia, è stata intrapresa la terapia di alcuni tipi di tumore dellocchio mediante lutilizzo di un fascio di protoni di energia opportuna. Inoltre, è in corso di realizzazione un progetto che, basandosi sullutilizzo degli acceleratori attualmente in funzione presso i Laboratori, consentirà di produrre e accelerare nuclei radioattivi, schiudendo così nuove entusiasmanti prospettive di ricerca (progetto EXCYT).
Un ambizioso progetto per la rivelazione di neutrini di altissima energia provenienti da sorgenti cosmiche prevede la realizzazione di un apparato sottomarino di enormi dimensioni che sarà installato al largo delle coste della Sicilia alla profondità di circa 3500 metri (progetto NEMO).
Indirizzi utili
- Professor Alfredo Reibaldi
Clinica Oculistica dellUniversità di Catania
Via Bambino, 32 - 95100 Catania
tel. 095.311676 - fax 095.312917
Clinica.Oculistica@mbox.unict.it
- Professor Roberto Caramazza
Clinica Oculistica dellUniversità di Bologna-Policlinico S. Orsola
Via Massarenti, 9 - 40138 Bologna
tel. 051.342821 - fax 051.342516
- Professor Antonina Serra
Clinica Oculistica dellUniversità di Cagliari-Ospedale S. Giovanni di Dio
Via Ospedale - 09124 Cagliari
tel. 070.652392 - fax 070.6092318
- Professor Giovanni Scorcia
Clinica Oculistica dellUniversità di Catanzaro
Via T.Campanella, 115 - 88100 Catanzaro
tel. 0961.712403 - fax 0961.712485
- Professor Giuseppe Salvi
Istituto Clinica Oculistica dellUniversità di Firenze-Policlinico Careggi
Viale Morgagni, 85
50134 Firenze
tel. 055.411765 - fax 055.4377749
- Professor Giovanni Calabria
Istituto Clinica Oculistica dellUniversità di Genova-Pad.9
Largo Rosanna Benzi, 10 - 16132 Genova
tel. 010.3538469 - fax 010.3538494
- Professor Nicola Orzalesi
Clinica Oculistica della III Università di Milano-Osp. S. Paolo
Via di Rudinì, 8 - 20142 Milano
tel. 02.8184401 - fax 02.8139221
- Professor Giulio Bonavolontà
Clinica Oculistica-I Facoltà Medicina e Chirurgia dellUniversità di Napoli
Via Pansini, 5 - 80131 Napoli
tel. 081.7462389 - fax 081.7462389
- Professor Cesare Bisantis
Clinica Oculistica dellUniversità di Padova
Via Giustiniani, 2 - 35128 Padova
tel. 049.8752350 - fax 049.8755168
- Professor Fernando Trimarchi
Clinica Oculistica dellUniversità di Pavia-Policlinico S.Matteo
Piazzale Golgi, 2 - 27100 Pavia
tel. 0382.526213 - fax 0382.527006
- Professor Corrado Balacco Gabrieli
Istituto Clinica Oculistica dellUniversità La Sapienza-Policlinico Umberto I
00161 Roma
tel. 06.490296 - fax 06.4457706
- Professor Federico M. Grignolo
Clinica Oculistica dellUniversità di Torino-Ospedale Oftalmico
Via Juvarra, 19 - 10122 Torino
tel. 011.5666185 - fax 011.539024
- Professor Giuseppe Ravalico
Clinica Oculistica dellUniversità di Trieste
Piazza Ospedale, 1 - 34129 Trieste
tel. 040.772449 fax 040.301243
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