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Fumo passivo: cancerogeno di prima qualità

Minnie Luongo, N. 12 dicembre 2003

Fisico, con 60 pubblicazioni scientifiche all’attivo e numerosi premi ricevuti, il professor James Repace della Scuola di Medicina all’Università americana di Tufts è un fisico che ha fatto della battaglia contro il fumo passivo una vera e propria crociata. Una crociata dei nostri tempi, condotta con gli strumenti dell’informazione e della dimostrazione scientifica, allo scopo di debellare ignoranza e superficialità.
A ragione considerato uno dei massimi esperti mondiali del “fumo di seconda mano” (come il fumo passivo viene chiamato nei Paesi anglosassoni), Rapace non si separa praticamente mai da un particolare strumento che serve per rilevare e quantificare la presenza di nicotina. E per “misurare” quanta se ne respira quotidianamente nei luoghi in cui viviamo e lavoriamo, alla presenza di uno o più fumatori (i risultati delle sue ultime ricerche sono stati presentati lo scorso agosto, durante la conferenza mondiale sul tabagismo tenutasi a Helsinki, in Finlandia).
I dati più significativi
Ecco alcuni dei risultati delle più recenti ricerche del professor James Repace, per giungere ai quali il fisico americano ha girato molti Stati, in tutto il mondo, per rilevare con il suo apparecchio portatile quanto veleno, sotto forma di nicotina, venga assorbito dai polmoni dei non fumatori, specialmente di chi lavora in bar e ristoranti.
Questi i dati preliminari, riferiti a coloro che fumano: far fuori 25 sigarette al giorno si traduce nel 55 percento di probabilità di morte – per tumore dei polmoni o di malattie di tipo cardiocircolatorio – prima dei 70 anni (in pratica, si buttano via 8 anni della propria vita).
Gran parte della gente è disposta ad accettare tali dati circa i fumatori, ma come credere che si va incontro a pericoli non da poco, “semplicemente” respirando il fumo altrui? La replica di James Repace è netta e senza possibilità di obiezioni: “Restare una sola mezz’ora esposti al fumo “di seconda mano” può provocare già qualche primo problema al cuore. Ancora: sette sigarette fumate all’interno di una stanza, distanziate di un’ora una dall’altra, fanno sì che l’accumulo di particelle nocive rimane inalterato, senza che la nicotina si dissolva in qualche modo. E ciò nonostante la presenza di qualsivoglia sistema di ventilazione”.
I rischi maggiori nei locali pubblici
Chi sta peggio tra i “fumatori di seconda mano”, si accennava prima, sono i lavoratori dei locali pubblici, specie dei pub irlandesi (l’Irlanda detiene la maglia nera per inquinamento “indoor”). Qui c’è bisogno di aprire una parentesi: come sottolinea il professor Rapace, contrariamente a quanto temevano le industrie della ristorazione circa una crisi economica dovuta alla politica antifumo, è successo il contrario. Infatti, un’indagine condotta in sei Stati americani è arrivata alla conclusione che il fatturato del settore della ristorazione è cresciuto del 2 percento proprio dove è proibito accendersi una sigaretta.
“A questo punto – conclude l’esperto americano – l’americano medio, ormai convinto che il fumo attivo faccia male, è portato facilmente a pensare che anche il fumo passivo sia dannoso”. Difficile prevedere quanto tempo occorra affinchè tale cultura sia diffusa anche nel nostro Paese.
Un’iniziativa smoke free
“L’Ambulatorio per i danni da fumo” dell’Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori di Milano, diretto dal Dottor Boffi, presta un’opera di informazione e documentazione, con interventi presso chiunque – in particolare le aziende – chieda pareri e consigli sugli indici di tossicità e di inquinamento che il fumo di sigarette provoca al fumatore stesso e a coloro che lo subiscono. In tali interventi vengono resi noti innumerevoli dati, accompagnati da istogrammi, frutto degli studi e delle ricerche continue condotti dall’Ambulatorio, commentati insieme agli interlocutori. Una prova della fiducia riscossa da tale lavoro è stata la richiesta di collaborazione pervenuta all’Ambulatorio da parte di una grande azienda come Albacom che, attenta al tema della salute in azienda, per sensibilizzare i dipendenti ai rischi del fumo, ha organizzato un incontro con i rappresentanti dell’Ambulatorio, mirato soprattutto alla valutazione della qualità dell’aria “indoor” nei luoghi di lavoro. Qui, un team composto da medici, psicologi, dietologi e fisioterapisti hanno illustrato la situazione ai dipendenti di Albacom (a quelli convenuti a Milano all’incontro e a quelli collegati in videoconferenza).
Dal manuale preparato per l’occasione – intitolato “Albacom senza fumo” – ecco riportate alcune parti tra le più significative. Utili non solo per i dipendenti dell’ Albacom, ma per tutti i lavoratori (e cittadini).
Fumo passivo e tumori
Oggi la cancerogenità del fumo passivo è evidente, come dimostrano alcuni studi pubblicati (dove viene indicato con la sigla ETS, “Enviromental Tabacco Smoke). In sintesi: una persona che convive con un fumatore aumenta il proprio rischio di contrarre un tumore del polmone del 20 percento se donna, e del 30 percento se uomo. Altri studi, inoltre, rilevano che determinati geni (anche se non è stato possibile, al momento, individuarli con assoluta certezza) sono in grado di aumentare il rischio di cancro del polmone nei fumatori passivi. L’“Enviroment Protection Agency” (EPA) ha calcolato che, solo negli Stati Uniti, annualmente 3000 casi di tumore polmonare tra i non fumatori si devono al fumo passivo.
Fumo passivo e cuore
Il tumore polmonare è il prodotto più conosciuto del fumo volontario e passivo, ma non è l’unico danno correlato al fumo di tabacco. La mortalità e morbilità per malattie cardiovascolari sono legate epidemiologicamente al fumo passivo. Per esempio, un’indagine condotta su 18 studi controllati ha evidenziato un aumento del 25 percento di malattie cardiache nelle persone esposte a fumo passivo (“Nejm”, marzo 1999. Un altro più recente studio giapponese sembra averne chiarito il meccanismo: in pratica, i ricercatori (“Jama”, 25 luglio 2001) sono riusciti a misurare una contrazione nelle arterie coronarie di un non fumatore dopo soli 30’ di permanenza nel fumo di una stanza riservata a fumatori.
Fumo passivo e asma
Particolarmente evidente nei bambini, l’asma rappresenta un importante problema nei luoghi di lavoro. Quasi il 10 percento degli italiani soffre di qualche forma d’asma, e per loro il fumo passivo rappresenta non solo un motivo di fastidio o un possibile danno cronico a lungo termine, ma anche un pericolo immediato. Le loro vie respiratorie, difatti, sono molto sensibili a tutte le sostanze irritanti (nel fumo di sigaretta sono stati identificati non solo sostanze cancerogene, ma anche altre particolarmente irritanti), e possono provocare reazioni allergiche di forte gravità.
Inoltre, esiste una forte e plausibile base fisiologica. Il monitoraggio dei costituenti del fumo passivo ha confermato una rilevante esposizione biologica associata ai cancerogeni e alle sostanze irritanti assorbiti direttamente dai tessuti, oppure entrati nella circolazione sanguigna, che provocano risposte negative nel sistema respiratorio, immunitario, cardiovascolare e neuroendocrino.
Fumo passivo, gravidanza e bambini
L’esposizione a fumo passivo prenatale e nell’infanzia aumenta il rischio di nascite sottopeso, della sindrome di morte improvvisa infantile, d’infezioni respiratorie, asma e della morbilità generale respiratoria.
Le donne in attesa di un figlio, pertanto, non devono mai esporsi a fumo passivo, in casa come sui posti di lavoro.
Un recente studio del prestigioso “British Medical Journal” (agosto 2003) dimostra che le “mezze misure” non bastano a proteggere i bambini. Ciò significa che non é sufficiente fumare nella stanza accanto a loro, sia pure con la porta chiusa: è stato confermato che l’unica maniera efficace per la salvaguardia della salute respiratoria dei bambini consiste nell’eliminazione del fumo passivo “indoor”.
Che cosa dice la legge
Il fumo passivo rientra nel decreto legge n. 25/2002 che ha introdotto nella legge 626/94 il nuovo titolo VII-bis per la protezione dei lavoratori contro i rischi per la salute e la sicurezza che derivano, o possono derivare, dagli agenti chimici presenti nel luogo di lavoro.
Su questo aspetto l’Associazione Ambiente Lavoro ha confermato precise indicazioni (ribadite in un convegno svoltosi lo scorso anno presso l’Istituto di Tumori di Milano).
Sono previste soltanto alcune limitate eccezioni (per esempio, il controllore del treno quando fa il proprio lavoro all’interno della carrozza fumatori; i camerieri nella zona fumatori di un bar o di un ristorante…). Per questi lavoratori, tuttavia, è prevista una sorveglianza sanitaria simile a quella riservata a quei lavoratori che, per esigenza di alcuni cicli produttivi, devono lavorare in processi che prevedono l’utilizzo di sostanze chimiche pericolose o, addirittura, cancerogene.

Un esperimento targato Istituto Nazionale Tumori
Una sigaretta inquina più di un motorino, chi l’avrebbe mai detto? È il risultato di un recente esperimento dell’Istituto Nazionale Nazionale Tumori di Milano che, in cerca di argomentazioni convincenti contro il vizio del fumo, ha condotto una prova scientifica che ha coinvolto il mondo delle due ruote con un risultato tanto inaspettato quanto positivo; in determinate condizioni d’uso il motorino, che emette gas di scarico abbastanza simili al fumo della sigaretta nella composizione, arriva a inquinare 50 volte meno della sigaretta. Attenzione però, i numeri vanno letti, e soprattutto interpretati, con criterio.
La prova è stata condotta in un’officina di 80 metri quadri dotata di un banco a rulli dove far girare il motorino e completamente sigillata dall’esterno, per impedire ogni ricambio d’aria.
Anche se per le misurazioni si è optato per uno strumento che utilizza una metodica differente rispetto a quella usata dall’ARPA, l’Agenzia che controlla la qualità dell’aria delle città, e quindi i dati dell’esperimento non sono direttamente confrontabili con i rilevamenti esterni, il risultato che emerge è, per certi versi, sorprendente.
Infatti, il gas di scarico prodotto dal motorino (mantenuto a una velocità costante di 40 km/h per due minuti), rispetto al fumo prodotto nel tempo equivalente bruciando 6 sigarette, contiene una concentrazione delle particelle più piccole (PM7 e PM1), quelle più dannose perché tanto piccole da entrare direttamente negli alveoli polmonari, entrando in alcuni casi nel circolo del sangue, fino a 70 volte maggiore.

Ma cosa ci fumiamo?
Questi dati sono stati rilevati in una stanza di 45 m3 dopo aver fumato 6 sigarette.
I dati sono molto attendibili, addirittura forniti da uno studio fatto dalla multinazionale del tabacco R.J. Reynolds, nel suo centro di Winston Salem nel North Carolina.

  • CO 7,9 ppm
  • Idrocarburi incombusti 3,0 ppm
  • NO2 268,0 ppb
  • Polveri 1.706,0 mg/m3
  • Nicotina 58,0 mg/m3
  • Ammoniaca 707,0 mg/m3
  • Formaldeide 153,0 mg/m3
  • Acetaldeide 382,0 mg/m3
  • Fenolo 20,0 mg/m3
  • Benzene 35,0 mg/m3
  • Toluene 76,0 mg/m3
  • Stirene 8,9 mg/m3
  • Etilbenzene 8,8 mg/m3

Le risorse antifumo dell’Istituto Nazionale Tumori: i numeri utili
Ambulatorio per la prevenzione, la diagnosi precoce e il trattamento dei danni da fumo: visite ambulatoriali tre pomeriggi alla settimana, previa prenotazione telefonica allo 02.23902307 e con impegnativa compilata dal medico di famiglia. Il costo del ticket (per persone non esenti) per il primo accesso (visita specialistica più spirometria globale con resistenze delle vie aeree più monitoraggio della saturazione arteriosa) è di 46 Euro, secondo il tariffario regionale.
L’Ambulatorio fa parte dell’U.O. di Pneumologia e Fisiopatologia Respiratoria (responsabile dottor Fabrizio Villani) ed è diretto dal dottor Boffi (tel. 02 23903386, boffi@istitutotumori.mi.it) con la collaborazione per il follow up di Edoardo Rossetti.
Task force INT/SIMG: per la qualità dell’aria con interventi delle aziende, istituzioni, scuole che intendono adottare norme di protezione dal fumo passivo dei dipendenti, utenti, clienti.
Gli interventi possono prevedere iniziative di informazione particolarmente efficaci, distribuzione di questionari, misurazione delle polveri e del monossido di carbonio nell’ambiente e nel fiato espirato.
Tel 02.23902772 Ufficio relazioni con il Pubblico, responsabile dottor Ivo Spagnoli, coordinamento di Roberto Mazza urp@istitutotumori.mi.it.
Per l’intervento nelle scuole coordina Cinzia De Marco, tel. 02.23902241, cinzia.demarco@istitutotumori.mi.it.
Le misurazioni sono coordinate da Ario Ruprecht di Tecnic sas, www.tecanalysis.it.
Per l’area pneumologica della Società Italiana di Medicina Generale collabora, a tutti i livelli di intervento e ricerca, il dottor Giovanni Invernizzi, inverni@clavis.it; www.medicichecurano.org.
Direzione Sanitaria: il dottor Edoardo Berselli è il responsabile della campagna “Istituto senza fumo” e di tutte le iniziative istituzionali per la protezione dal fumo passivo e per il supporto ai dipendenti che vogliano smettere di fumare.
Osservatorio del Tabacco, diretto dal dottor Crosignani: Centro di documentazione a disposizione di cittadini e istituzioni con banca dati e competenze (dottoressa Milena Calati) e scientifiche. tabacco@istitutotumori.mi.it.
Laboratorio di Endocrinologia: responsabile il dottor Giorgio Secreto, che mette a disposizione le sue competenze per un programma di ricerca sulla determinazione della nicotina assorbita attraverso l’analisi del capello.
U.O. di Psicologia: collaborazione per la disassuefazione di pazienti e dipendenti; gruppo di ricerca-intervento su “stress, fumo e burn out” per gli operatori sanitari.
Volontari di Istituto Senza Fumo. Le iniziative richiedono precise competenze tecniche e professionali, ma anche una forte motivazione.
Lega Italiana per la lotta contro i Tumori: partner in tutto il progetto, a disposizione con le sue pluriennali competenze antifumo e con i gruppi di disassuefazione: tel. 02 70603263.
www.legatumori.mi.it.
Associazione Ambiente e Lavoro
Viale Marelli, 497 20099 Sesto San Giovanni (MI)
tel. 02.26223120 fax 02.26223130
e-mail:info@amblav.it
oppure
Via Prospero Finzi, 15 20126 Milano
tel. 02.27002662 fax 02.27002564
e-mail:info@amblav.it
www.amblav.it

Per saperne di più

  • IX rapporto sui cancerogeni
    http://ehis.niehs.nih.gov/roc/ninth/known/ets.pdf
    I cancerogeni occupazionali segnalati dal Programma Nazionale di Tossicologia, Washington DC 2000
  • Le Basi Epidemiologiche per una regolamentazione del fumo passivo di sigaretta nei luoghi di lavoro e nell’ambiente. ACOEM, Collegio Americano di Medicina Ambientale e Occupazionale
    www.acoem.org/paprguid/papers/etspaper.htm
  • Fumo Passivo di Sigaretta: cancerogeno del gruppo A per l’uomo. Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro di Lione (IARC Lyon, Organizzazione Mondiale della Sanità 2003)
    www.iarc.fr

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