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Svizzera o italiana purchè funzioni

Monica Melotti, N. 7/8 luglio-agosto 2000

Da appena due mesi è ministro della sanità ed ha già portato una ventata di novità. Umberto Veronesi, oncologo di fama mondiale ed ex-direttore scientifico dell'Istituto Europeo di Oncologia di Milano (ora l'incarico è stato assunto dal professor Giuseppe Della Porta) è stata la nomina più apprezzata del nuovo governo (lo hanno gradito il 44.2% degli Italiani). E il "Prof", come lo chiamano affettuosamente allo Ieo, si sta dando veramente da fare, sfruttando appieno la sua esperienza in materia sanità, per ristabilire il rapporto di fiducia tra cittadini e servizio sanitario. Nel suo arco diverse frecce: l'approvazione in tempi brevi del sanitometro, un'acerrima lotta al fumo, potenziamento della ricerca scientifica così penalizzata in Italia, medici contenti di esercitare l'intramoenia (il rapporto esclusivo con l'ospedale pubblico) e il modello svizzero. Sì, gli ospedali svizzeri sono il sogno nel cassetto del professor Veronesi: strutture efficienti, che offrono il massimo della specializzazione, in un ambiente lindo ed asettico dal comfort alberghiero, dove non esistono liste di attesa, al massimo si aspetta venti giorni per sottoporsi a un intervento chirurgico particolarmente difficoltoso. A pochi passi dall'Italia la situazione si ribalta completamente e i nostri vicini del Canton Ticino, ben il 73.6%, considera eccellente il servizio sanitario. Le lamentele sfiorano appena il 5%. Ma è tutto oro quello che luccica? Sarà mai possibile applicare un simile modello alla realtà italiana decisamente diversa da quella svizzera? Come funzionano questi ospedali-gioiello? Ne abbiamo parlato con il professor Franco Cavalli, oncologo medico, direttore dell'Istituto oncologico della Svizzera italiana, professore di oncologia medica dell'Università di Berna e parlamentare nazionale a Berna.L'assistenza sanitaria svizzera è un sistema di qualità che assicura buone prestazioni ma, per così dire, a caro prezzo. Le è infatti destinato l'11% del prodotto interno lordo: cifra che la pone fra le assitenze sanitarie più costose al mondo, dopo quella statunitense. Il segreto è solo nei soldi?
"Potremmo definire il nostro, un sistema a metà strada tra quello nordamericano, dove una parte della popolazione, le fasce più deboli, non sono tutelate (il 25% degli americani non ha diritto ad alcuna assistenza, ndr) e quello di tipo scandinavo, paladini del più acceso welfare state, dove viene garantita ogni prestazione. Nel nostro sistema abbiamo amalgamato gli elementi delle due culture e abbiamo reso l'assicurazione sanitaria obbligatoria per tutti. Tutti sono obbligati ad assicurarsi e tutti hanno diritto alle cure mediche. C'è un'assicurazione base alla quale si può aggiungerne una facoltativa, se per esempio si desidera essere ricoverati in una camera singola o si richiedono particolari prestazioni. Questa assicurazione di base ha un prezzo standard, la potremmo definire una sorta di 'tassa', uguale per tutti, sia per l'impiegato che per l'industriale. Solo chi ha un reddito imponibile inferiore ai 30 milioni all'anno di lire, è esente dal pagamento ed ha lo stesso diritto alle cure". Le sembra giusto che l'impiegato paghi come il ricco industriale?
"Il costo dell'assicurazione sanitaria varia da regione a regione, nel Canton Ticino è di circa 250 mila lire al mese per persona, per i figli piccoli si paga leggermente di meno. Se si pensa a una famiglia, la tassa è piuttosto elevata, basta moltiplicare 250.000 per quattro, e un milione al mese se ne va per le cure sanitarie. Bisogna però fare una precisazione gli stipendi medi in Svizzera si aggirano sui 4-5 milioni. Sul fatto della 'tassa' uguale per tutti i ceti sociali siamo consci che è un anello molto debole che però stiamo cercando di modificare"
Il personale medico e paramedico svizzero, e il rapporto esclusivo con l'ospedale
"Alta è la considerazione nella quale è tenuto il personale paramedico, in particolare infermieristico, che in media guadagna 4-5 milioni al mese. Da noi gli infermieri sono molto considerati perché svolgono un ruolo estremamente importante per il buon funzionamento dell'ospedale.
Il medico che lavora all'interno della struttura pubblica ha l'obbligo dell'esclusività del rapporto e può svolgere attività privata all'interno della struttura, a partire da un certo livello, per esempio se è un capo dipartimento o primario. Ha diritto a tre pomeriggi alla settimana per esercitare la sua attività privata e l'ospedale mette a disposizione tutte le attrezzature e tutti i servizi, segretarie comprese. In compenso trattiene una percentuale variabile che oscilla da un minimo del 30 ad un massimo dell'80%. In pratica, più aumenta il fatturato privato del medico, più sale la percentuale di trattenuta. Un medico, tuttavia, può anche decidere di non avere pazienti privati.
Ma quanto guadagna un medico svizzero che svolge solo attività pubblica?
"I medici svizzeri percepiscono in media 180 milioni l'anno, un primario ospedaliero può anche guadagnare circa 225 milioni di lire. Inoltre c'è anche l'obbligo di aggiornamento per assistenti e aiuti-primari: talvolta l'ospedale paga una parte della spesa per l'aggiornamento e rilascia di norma dei congedi ordinari. Del resto è nell'interesse del medico aggiornarsi: la competitività è molto elevata e un medico non aggiornato, risulta non competitivo e rischia di perdere pazienti. Anche il personale paramedico segue corsi di aggiornamento, finanziati interamente dall'ospedale ed ha delle notevoli facilitazioni per conseguire una maggiore specializzazione".
Gli ospedali cantonali svizzeri
L'80% degli ospedali svizzeri sono pubblici ed hanno un carattere federalista: ogni cantone adegua la sua politica sanitaria alle specifiche esigenze locali. Si tratta di solito di piccole realtà: per esempio l'Ospedale di Bellinzona consta di 220 posti letto, quello di Lugano di 300, e sono considerati ospedali grandi. "Sono strutture ad alta specializzazione, concepite per degenze brevi, con reparti anche a pagamento, ma con qualità di prestazioni uguale per tutti. Nelle strutture si svolgono tutte le attività terapeutiche e alcuni dipartimenti di chirurgia e diagnostica funzionano 24 ore su 24, oppure hanno dei turni di lavoro che partono dalle otto di mattina fino alle 1800 di sera".
Le strutture di supporto
Vicino agli ospedali vi sono anche strutture di tipo residenziale per i parenti dei pazienti impegnati in lunghe degenze e riabilitazioni. "Inoltre negli ospedali cantonali si svolge anche attività di ricerca, sostenuta in parte dallo Stato. A nostro giudizio il finanziamento è ancora insufficiente, si potrebbe fare di più, ma l'erogazione dei fondi varia da settore a settore, ed è destinato principalmente a progetti interessanti e con solidi base scientifiche. Per la ricerca sui tumori, per esempio, c'è l'intervento importante da parte della Lega contro il cancro che raccoglie parecchi fondi e sovvenziona molte iniziative. Anche i privati sostengono la ricerca".
Diciamolo ancora un volta, la sanità svizzera è organizzata e moderna, ma questo modello è applicabile alla realtà italiana?
"La situazione italiana è diversa da quella svizzera e posso ben dirlo perché la conosco avendo lavorato in Italia e avendo tuttora rapporti con medici italiani. Sono lusingato che il professor Veronesi voglia emulare il modello svizzero; in un certo senso noi siamo riusciti a risolvere alcuni dei problemi strutturali di fondo, per esempio quello del lavoro intramurario, evitando così la fuga dei medici più bravi, e abbiamo anche dato più centralità agli infermieri, una categoria da voi sottovalutata, curando la loro formazione e attribuendogli maggiori riconoscimenti. Credo che apportando queste modifiche, il sistema sanitario italiano possa cominciare a risolvere alcuni dei problemi nodali. In Francia, che è una realtà simile alla vostra, ci sono riusciti, perché non dovreste riuscirci anche voi?".
La lega ticinese contro il cancro
Un aiuto sociale e un sostegno psicologico agli ammalati e alle loro famiglie. Un aiuto finanziario ai pazienti economicamente disagiati, in collaborazione con i servizi sociosanitari pubblici e privati. Questo è lo scopo della Lega Ticinese contro il cancro, un'associazione fondata nel lontano 1936, periodo in cui sono nate molte organizzazioni non profit, per opera di un medico e di un gruppo di persone particolarmente sensibili. Da allora di strada ne ha fatta parecchia, sempre per la difesa dei più deboli, dei malati emarginati, e nel 1989 è iniziato il volontariato, che ha visto avvicendarsi 150 volontari nell'assistenza ai malati di tumore, sia in ospedale che a domicilio. La sede principale della Lega (segretariato e servizio di consulenza) è a Bellinzona (per il sopra Ceneri) e Lugano (per il sotto Ceneri). Nella segreteria lavorano attualmente undici collaboratori, con diverse funzioni: sociale, volontaria, informativa e segretariato. "La Lega Ticinese condivide i suoi scopi con la Lega svizzera contro il cancro, alle quale è legata, assieme ad altre 19 leghe cantonali e regionali in una struttura federativa" spiega Rosalba Canova, direttore della Lega Ticinese "Nella nostra lunga storia abbiamo sempre cercato di apportare dei cambiamenti, al fine di strutturare al meglio il servizio sociale, ponendo soprattutto l'accento sul servizio psicosociale, a totale beneficio dei malati e dei loro familiari. Il lavoro viene svolto in collaborazione con gli ospedali, le cliniche, i medici e tutti i servizi sociosanitari, coinvolti nella cura e nel sostegno degli ammalati di cancro. La Lega offre i suoi servizi attraverso un'équipe di professionisti, assistenti sociali, volontari e gruppi di auto-aiuto. Lo scopo è quello di dare un aiuto pratico e concreto per risolvere problemi di organizzazione della vita quotidiana, per procurare mezzi ausiliari e anche per sbrigare pratiche amministrative. Talvolta diamo anche degli aiuti finanziari diretti".
Ma come si mantiene la Lega? Che tipo di finanziamenti riesce ad ottenere? "La Lega può svolgere la propria attività grazie soprattutto al contributo dei propri soci (2700 alla fine del '99) e ai contributi spontanei: semplici offerte, devoluzioni in caso di morte, proventi da manifestazioni organizzate in suo favore" risponde la Presidente "Inoltre beneficia dei sussidi della Confederazione, erogati in base alle leggi "assicurazione invalidità" e "assicurazione vecchiaia superstiti", che erogano tutte le prestazione di assicurazione sociale sia agli invalidi che alle persone anziane.
Queste entrate ci permettono di pagare una parte degli operatori che lavorano per noi (circa il 40% dell'importo salariale). Inoltre anche la Lega svizzera eroga delle sovvenzioni a nostro favore e ci aiuta per la produzione di libretti informativi e altro materiale pubblicitario".
Il rapporto con l'esterno e i progetti futuri La Lega ticinese è in stretto contattato anche con altre associazioni che condividono gli stessi obbiettivi, in particolare con la Lega Tumori di Milano e la Vidas, che è stato anche il modello ispiratore come organizzazione. Il reclutamento dei volontari, infatti segue una procedura simile a quella della Vidas: ogni volontario deve avere precisi requisiti, deve seguire un corso con lezioni tecnico-pratiche e deve assicurare minimo un impegno di mezza giornata la settimana. Nel futuro della Lega ci sono diversi progetti"Prima di tutto vogliamo incrementare il nostro sostegno al di fuori degli hospice" continua Canova "Andare direttamente a casa del malato, in modo che possa vivere gli ultimi anni della sua vita nel suo ambiente familiare, a contatto con i suoi cari e i suoi oggetti. Il nostro obbiettivo è quello di concentrarci su svariate categorie di persone, ribadendo con forza che il malato deve essere soggetto nel rapporto con il medico e avere più centralità.Chi soffre deve essere difeso e non stigmatizzato ed emarginato, ed anche i familiari coinvolti in questa tribolazione devono essere sostenuti in tutti i modi. Ogni problemai salute porta sempre con sé delle valenze psicologiche.
Da parte nostra c'è e ci sarà sempre un'azione costante per fare in modo che la società evolva culturalmente, guardando con un occhio diverso il malato, giudicato erroneamente non più utile alla comunità perché sofferente".

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