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Anziani: pazienti di serie B?

Cristina Mazzantini, N. 1/2 gennaio/febbraio 2004

L’Italia detiene purtroppo un triste primato. Dopo il Giappone è il Paese occidentale con il maggior numero di persone anziane e con il tasso di natalità più basso d’Europa (sotto l’1 percento). Gli esperti, soprattutto medici e epidemiologi, sono fortemente preoccupati dall’invecchiamento generale che, nel caso specifico delle malattie tumorali, rappresenta uno dei maggiori fattori di rischio peraltro immodificabile. La conferma? Da decenni la letteratura scientifica internazionale ha accertato che il progressivo avanzare dell’età è un importante indice dell’aumentato rischio di sviluppare il cancro. Peraltro è vero che, ogni anno, dei 270.000 nuovi casi italiani di neoplasie circa il 60 percento è diagnosticato in soggetti con più di 65 anni.
Il fenomeno è stato recentemente riproposto dal rapporto “Curare l’uomo, non solo il cancro. Indagine sulla condizione del paziente oncologico anziano”, un sondaggio condotto da Ilesis-Ricerca & Formazione per i sistemi sanitari, in collaborazione con la Società Internazionale di Oncologia Geriatrica, e presentato a Roma presso il Senato. I risultati? Il più eclatante è riassumibile nella frase seguente: “Gli anziani con tumore non sono pazienti di serie B”. Su questo tutti i partecipanti al sondaggio hanno concordato. Ma non solo. Seppur di età e sesso differenti, i soggetti indagati hanno avanzato proposte per far fronte alla nuova emergenza sanitaria. Ben il 44 percento degli italiani raggiunti dal sondaggio Ilesis, infatti, ha avuto esperienza diretta o indiretta dei problemi con cui si scontra un paziente oncologico anziano e della valenza “sociale” della malattia. Per un quarto dei 2.200 intervistati, al soggetto over 65 con neoplasia “deve essere dedicata più attenzione rispetto a un malato adulto”. C’è infatti il 71 percento a ritenere che “a un paziente anziano devono essere dedicate le stesse cure e attenzioni di un giovane”. Il suggerimento? “Sarebbe sufficiente ricorrere a un approccio clinico personalizzato”. Come? “Si dovrebbero coinvolgere figure professionali ad hoc, come il geriatra, in stretto rapporto con il medico di famiglia”. E ancora: “Creando quella rete di sostegno allargata, in grado di assicurare tanto i fabbisogni di cura in senso stretto (esami diagnostici, interventi chirurgici, radio-chemioterapie) quanto la necessaria assistenza di contorno (infermieri, anestesisti, psicologi, ecc.)”. C’è poi addirittura un 77 percento che sostiene che lo Stato dovrebbe incentivare il volontariato e dare maggior peso al ruolo assistenziale della famiglia attraverso interventi diretti (come contributi in denaro) o un’opportuna politica di permessi sul lavoro. Sull’argomento, il direttore di Ilesis, Nadio Delai, ha commentato: “In totale, quasi il 96 percento è di per sé favorevole a un investimento economico significativo nella cura del paziente anziano. Ma quando si tratta di mettere mano al portafoglio, solo poco più di un terzo degli intervistati è disposto a introdurre un’assicurazione integrativa obbligatoria o una tassa di scopo per ottenere una protezione aggiuntiva per la non autosufficienza nella vecchiaia”.
Nel sondaggio uno dei punti maggiormente discusso e discutibile riguarda l’assistenza ai pazienti oncologici anziani (in generale quelli affetti da malattie croniche degenerative), già difficoltosa per l’insufficienza di fondi e risorse e che rappresenta un problema da non sottovalutare, destinato ad aggravarsi con il progressivo invecchiamento della popolazione. Tale fenomeno è sottolineato dall’OMS che stima un aumento del 50 percento dei casi di cancro a livello mondiale tra il 2000 e il 2020. La causa principale è da imputare all’incremento degli anziani nelle società occidentali fortemente industrializzate. È una vera e propria “bomba” sanitaria, già da tempo annunciata. Basti pensare al numero degli ultraottantenni italiani, che nel 1951 erano poco più di 620 mila e solo cinquant’anni dopo, nel 2001, hanno raggiunto quota 2,4 milioni (di cui oltre 8.000 ultracentenari), passando dal 4,1 all’8,3 percento della popolazione totale. A preoccupare gli esperti (economisti e medici) sono le stime più recenti che prevedono come nel 2025 gli anziani con più di 65 anni costituiranno un quarto dell’intera popolazione italiana, secondo una tendenza all’invecchiamento che accomuna tutti i paesi occidentali. A rendere però la situazione sempre più critica non è solo l’importante incremento delle persone anziane, quanto il fatto che in questi soggetti aumenta il rischio di sviluppare un cancro. Più della metà delle neoplasie solide (mammella, prostata, polmone e colon) e dei tumori emolinfopoietici viene infatti diagnosticata in pazienti over 65. L’incidenza della malattia e la mortalità per cause tumorali sono rispettivamente 10 e 15 volte maggiori in una persona anziana rispetto a un adulto.
A Roma, gli esperti hanno dichiarato che è giunto il momento di abbandonare l’antico pregiudizio per cui non si deve intervenire su un paziente anziano come su un adulto. Le diversità e le specificità di un malato oncologico avanti con gli anni, spesso alle prese con più malattie concomitanti, non devono sfociare nel rischio di sottotrattamento. Il Codice europeo contro il cancro recita: “Un anziano ha le medesime chance di un adulto”. Come ha sottolineato il professor Silvio Monfardini, direttore della Divisione di Oncologia Medica presso l’Ospedale di Padova e presidente della Società Internazionale di Oncologia Geriatrica: “Nuovi studi, condotti appositamente su pazienti ultrasettantenni, definiscono il campo d’azione delle attuali chemioterapie: quali farmaci utilizzare, quali combinazioni evitare, come contrastare al meglio gli effetti collaterali. Il tutto dopo un’accurata valutazione del singolo soggetto, che permetta di inquadrare le sue eventuali fragilità, consentendone così una gestione migliore”.
Un vero e proprio esercito di pazienti con i capelli bianchi che metterà a dura prova il Servizio Sanitario Nazionale, in difficoltà soprattutto per dar vita a quel “sistema di supporto” senza cui la qualità di vita del paziente e la stessa capacità di entrare nel percorso terapeutico diventano addirittura impossibili da perseguire. Quali soluzioni proporre? “La risposta a questa complessa situazione non viaggia su un binario solo”, ha puntualizzato il senatore Antonio Tomassini, presidente della XII Commissione Igiene e Sanità del Senato. “Si deve favorire l’organizzazione del volontariato, accelerare l’introduzione di nuovi farmaci nel prontuario e limitare gli impedimenti burocratici. Ma l’ostacolo principale resta l’insufficienza di risorse: non rimane altro che far partire anche nel nostro Paese i fondi integrativi, polizze attraverso le quali creare un sistema di protezione”. La posizione dell’onorevole Giuseppe Petrella, vicepresidente della Commissione Affari Sociali alla Camera, è quella di favorire una tassa di scopo “che risponda sia alla necessità di reperire risorse che al mantenimento dei finanziamenti entro forme di fiscalità generale”. Ma non solo. Petrella ha ricordato che “le politiche dei servizi devono essere concepite, programmate e attuate in una prospettiva unitaria che ponga l’attenzione a salvaguardare la globalità della persona”.
In conclusione, sulla spinosa questione delle risorse finanziare è intervenuta la professoressa Isabella Mastrobuono, direttore sanitario del Policlinico “Tor Vergata” di Roma, che ha precisato: “Per rispondere in modo efficace al problema della non autosufficienza, bisogna quindi agire parallelamente su due versanti: da un lato, migliorare la qualità e la quantità dei servizi offerti, selezionando l’esistente secondo la tipologia di servizi da garantire e creando nuovi servizi e strutture; dall’altro, pensare a nuove modalità di finanziamento della rete dei servizi sociali e sociosanitari”. La Mastrobuono ha puntualizzato: “Per quanto riguarda questo secondo aspetto, in Italia si potrebbe ricorrere a un aumento dei finanziamenti pubblici sia per quanto riguarda la sanità che per i servizi sociali. Qualora non fosse possibile, come non lo è per i noti vincoli sanciti a livello europeo, si potrebbe pensare di orientare e organizzare in senso strutturale la componente privata della spesa sanitaria e sociosanitaria che in Italia è pari a circa il 28,1 percento per il settore sanitario (circa 25 miliardi di euro)”. Ma la professoressa Mastrobuono non si è soffermata solo sulla situazione italiana perché ha paragonato il nostro Paese ad altre nazioni: “In altri contesti europei (per esempio la Germania), il problema è stato affrontato nel 1995 con l’istituzione di un fondo pubblico alimentato (almeno per una parte rilevante) da contributi obbligatori a carico dei lavoratori e delle aziende. Ma in Germania vige un sistema assicurativo e non un Servizio sanitario nazionale. Appare, quindi, difficile pensare di introdurre un sistema simile anche in Italia, dove le politiche sono attualmente orientate alla diminuzione del costo del lavoro”.

Alcuni dati italiani
Per la presentazione a Roma del rapporto “Curare l’uomo, non solo il cancro. Indagine sulla condizione del paziente oncologico anziano”, gli esperti hanno ricordato le ultime stime secondo cui in Italia ci sono:

  • 270.000 nuovi casi di tumori
  • 165.000 (il 61 percento) persone di età over 65
  • 90.000 (33 percento) persone nella fascia 65-74 anni
  • 75.000 (28 percento) persone nella fascia over 75

Altri dati:

  • in Italia, circa 500.000 persone sono affette da tumore e necessitano di cura e assistenza in modo continuo
  • di queste, 165.000 hanno più di 64 anni e 140.000 hanno 75 anni o più

Il ritratto delle over 50
A Roma è stata presentata un’ampia ricerca intitolata “Over 50. Ricomincio da me. Una generazione di donne nuove”, promossa da DonnEuropee Federcasalinghe e Fondazione Organon. È un ritratto della donna ultracinquantenne che risulta a sorpresa più dinamica e meno ansiosa. Dalle 1.787 intervistate (un campione altamente incisivo) è emerso che il 49 percento frequenta una palestra, il 37 percento pratica uno sport e oltre il 50 percento si reca dal ginecologo almeno una volta l’anno. Non solo. Il 24 percento svolge un’attività lavorativa, il 30 percento dichiara di utilizzare il computer e addirittura il 22 percento naviga su Internet. E ancora: le donne over 50 mostrano un approccio più attento alla sessualità, affrontano la menopausa con maggiore consapevolezza e con un atteggiamento decisamente più positivo rispetto al passato. Tuttavia, non mancano di denunciare la propria la propria insoddisfazione sessuale e i disturbi legati all’età. A dispetto di antichi stereotipi e luoghi comuni, le donne all’esordio della seconda età adulta sfoderano dunque una marcia in più, ma soprattutto una gran voglia di pensare a se stesse. Oltre a una vita più attiva mostrano maggiore attenzione per il proprio corpo, la prevenzione e la salute.
La dottoressa Rosella Nappi, ginecologa e sessuologa presso la Clinica Ostetrica e Ginecologica dell’Università degli Studi di Pavia IRCCS Policlinico S. Matteo, commentando l’indagine, ha ricordato il ruolo del ginecologo: “Questi oggi è “un medico nuovo”, non più soltanto ostetrico e chirurgo per le perdite di sangue, il parto e le malattie genitali, ma interlocutore privilegiato del divenire della salute della donna, in tutti i periodi critici di cambiamento psico-biologico della vita. In tema di menopausa, poi, il ginecologo ha l’obbligo non soltanto di prendersi cura degli eventuali sintomi connessi all’età climaterica (vampate, sudorazioni, insonnia, irritabilità, calo della libido, rapporti dolorosi, cefalea, dolori articolari e muscolari, ecc.) e di prevenire le possibili patologie a lungo termine in parte correlate (osteoporosi, disturbi cardio e cerebrovascolari, neoplasie, ecc.) ma soprattutto di aiutare globalmente le donne a realizzare il loro progetto di qualità di vita. Come? Mediante un dialogo aperto su tutti gli aspetti della femminilità, ivi compresi l’immagine corporea, il vissuto sessuale e la relazione con il partner”.

Mortalità per cancro negli anziani: i dati mondiali
Le maggiori statistiche internazionali hanno registrato una diminuzione della mortalità per cancro negli anziani. Si tratta di un nuovo trend. Infatti è la prima volta che nel mondo, dopo decenni, si evidenzia un calo di decessi tra i soggetti neoplastici over 65. Tale fenomeno, che fa ben sperare la classe medica e soprattutto gli oncologi, è da attribuire sicuramente a una più attenta prevenzione (più controlli diagnostici, una corretta alimentazione e una moderata e costante attività fisica). Le conseguenze? Tra il 1985 e il 1998 si registra un’importante diminuzione della mortalità complessiva per neoplasia nei soggetti di 65-84 anni. In Europa, infatti, si registra un meno 5 percento di decessi per cancro in entrambi i sessi. In America, la riduzione interessa il 2 o il 3 percento degli uomini. Mentre in Giappone la mortalità è diminuita del 5,6 percento nelle donne.

Uno screening combinato per il cancro uterino
Palermo. “TruScreen”, messo a punto della ricerca australiana, è il nuovo sistema di screening per la neoplasia uterina che è in grado a dare risposte immediate. In tempo reale è capace di escludere o meno possibili mutamenti cancerogeni dei tessuti del collo dell’utero.
A Palermo ne sono in funzione due: presso l’Istituto Materno infantile e presso la clinica Ostetrica e Ginecologica dell’Università. Si tratta per il momento delle due uniche macchine disponibili in Italia che garantiscono prestazioni sanitarie al pubblico. Le pazienti che volessero o dovessero, sotto prescrizione medica, sottoporsi a questo tipo di screening devono telefonare ai numeri 091.6555439-6552035. Lo strumento è costituito da una sonda di 5 millimetri di diametro. Paragonabile a una penna, messa a diretto contatto con i tessuti della cervice uterina, produce impulsi ottici ed elettronici che, interagendo con i tessuti, inviano “risposte” all’ipersofisticato computer di cui è fornita l’apparecchiatura. Il computer analizza le risposte ricevute dal sistema optoelettrico ed è in grado di evidenziare (con un margine di errore minimo) se il tessuto della cervice è sano o se manifesta anomalie precancerose o cancerose.
Queste sono poi da sottoporre a indagini più approfondite. L’esame è indolore e dura soltanto pochi minuti, poiché il sistema è capace di attuare ben 14 misurazioni al secondo, rilevando così, in tempo decisamente breve, indicazioni su eventuali modificazioni del tessuto uterino.
In Europa e in altri Paesi la nuova metodica per l’identificazione di probabili anomalie alla cervice uterina è stata autorizzata in combinazione con il Pap-test, considerando che due indagini insieme consentono una maggiore possibilità (fino al 95 percento) di individuare modificazioni anomale del tessuto della cervice uterina, se confrontato al solo utilizzo del Pap-test.

Indirizzi utili

  • Professor Silvio Monfardini – Divisione di Oncologia Medica, Ospedale di Padova
    tel. 049.8212975
  • Azienda Osp. di Venere-Giovanni XXIII
    Via Ospedale di Venere - Bari
    tel. 080.5015111
  • Casa di Cura Castelli
    Via Mazzini, 11 - Bergamo
    tel. 035.283111
  • S. Orsola-Malpighi
    Via Massarenti, 9 - Bologna
    tel. 051.63631111
    www.med.unibo.it
  • Ospedale S. Orsola F.B.F.
    Via Vittorio Emanuele Ii, 27 - Brescia
    tel. 030.29711
  • Ospedale SS.Trinità
    Via Mirrionis, 92 - Cagliari
    tel. 070.288694
  • Ospedali Riuniti SS. Annunziata
    Via Colle dell’Ara - Chieti
    tel. 0871.3581
  • Azienda Ospedaliera Cannizzaro
    Via Messina, 829 - Catania
    tel. 095.7261111
  • Arcispedale S. Anna
    C.so Giovecca, 203 - Ferrara
    tel. 0532.236111
    www.ospfe.it
  • Quisisana
    Viale Cavour, 128 - Ferrara
    tel. 0532.207622
  • Casa Sollievo della Sofferenza
    Viale Cappuccini - San Giovanni Rotondo
    tel. 0882.4101
  • Azienda Ospedaliera Careggi
    V.le Pieraccini, 17 - Firenze
    tel. 055.4277111
  • Az. Osp. Ospedale S. Martino
    L.go R. Benzi, 10 - Genova
    tel. 010.5551
    www.hsanmartino.liguria.it
  • Policlinico Maggiore
    Via Francesco Sforza, 28 - Milano
    tel. 02.55031
    polic.cilea.it
  • Univ. Studi Napoli-Federico II Fac. Medic.
    Via Sergio Pansini, 5 - Napoli
    tel. 081.7462868
    www.policlinico.unina.it/index.html
  • Ospedale Nuovo Regina Margherita
    Via Morosini, 30 - Roma
    tel. 06.5844
    www.aslrma.rm.it/ospedale_nuovo_regina_margherita.htm
  • Policlinico Univ. A. Gemelli
    Largo Agostino Gemelli, 8 - Roma
    tel. 06.30151

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