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Droghe: rischi e benefìci

Lara Bettinzoli, N. 3 marzo 2004

Dall’indagine condotta dall’Istituto Superiore di Sanità che ha coinvolto oltre 200 servizi di assistenza pubblici e privati di tutta la penisola, è emerso un dato decisamente allarmante: il consumo di droghe, in particolare di cocaina, ecstasy e altre sintetiche è cresciuto del 4 percento tra il 1999 e il 2002.
Dato allarmante perché, anche se l’aumento delle sostanze stupefacenti si riferisce a quelle che una volta venivano indicate come «leggere», vari studi sottolineano un rapporto sempre più stretto tra l’uso di droghe (qualsiasi tipo) e sviluppo di gravi patologie.
Anche il Ministro della Salute Girolamo Sirchia afferma che «la dipendenza da qualsiasi sostanza stupefacente comporta seri danni sia all’individuo che alla società».
Gli effetti a lungo termine della cannabis (marijuana, pot, erba, canna o comunque venga chiamata) si stanno ancora studiando. Studi recenti hanno dimostrato un aumento dei problemi respiratori nei fumatori mentre la ricerca Sloan-Kettering del 1999 ha identificato il legame esistente fra il consumo di marijuana e il tumore del cervello e del collo.
«Contrariamente a quanto spesso viene riferito – spiega il Professor Umberto Tirelli, Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Aviano – le cosiddette droghe leggere, e in particolare quelle derivate dalla cannabis, hanno effetti collaterali sulla salute piuttosto seri. L’autorevole giornale scientifico Lancet, che in passato era stato molto tollerante nei confronti delle stesse, tanto da sostenere in un editoriale di soltanto 3 anni fa che «fumare cannabis non fa male alla salute nemmeno a lungo termine» oggi è molto meno indulgente. Sulla base dei dati esaminati sulla rivista da alcuni ricercatori del National Drug and Alcool Research Center di Sydney, Australia, la marijuana può provocare forme tumorali del tratto aereo-digestivo, molto più frequentemente che nei fumatori di tabacco, e inoltre provoca infiammazione cronica dei bronchi. Un grave pericolo associato a queste sostanze è la netta diminuzione dell’efficienza psicomotoria durante la guida, soprattutto, come spesso succede, se oltre a fumare si ha anche bevuto. In questo caso, infatti, spinello e alcool aumentano il rischio di causare gravi incidenti stradali. Lancet conclude con un invito a fare in modo che il fumo venga sconsigliato agli adolescenti, che per ragioni ambientali più che chimiche potrebbero iniziare una carriera di tossicodipendenza proprio partendo da un banale spinello, come ampiamente documentato dall’esperienza comune. Inoltre, le altre categorie che dovrebbero essere invitate a non fare uso dello spinello sono le donne gravide, gli asmatici, gli schizofrenici e gli alcolisti. Chi potrebbe invece beneficiarne sono i malati di sclerosi multipla e di glaucoma e coloro che soffrono di dolore cronico. Per questi usi medici e palliativi, la camera della Gran Bretagna ha suggerito di iniziare nuovi studi clinici per verificare l’efficacia del tetraidrocannabinolo in tali indicazioni mediche. Se ne verrà dimostrata l’efficacia, almeno per queste malattie, non si potrà parlare più di spinello ma di farmaco».
Droga e sport
«Diverso è il problema degli steroidi anabolizzanti derivati sintetici del testosterone, fondamentale ormone naturale maschile prodotto dai testicoli e responsabile della muscolarizzazione e dello sviluppo dei tessuti durante l’età adolescenziale e adulta del maschio – spiega il Professor Tirelli –; vasto è il loro uso per fini «sportivi» sia da parte dei professionisti di molte discipline sportive che dai frequentatori di palestre, di culturismo e body building, e addirittura da molti amatori, in particolare del ciclismo. Gli anabolizzanti aumentano la massa muscolare e la forza, la capacità di sostenere sforzi intensi e di lunga durata senza cedimenti fisici, anche se l’entità dei vantaggi e i fattori che li influenzano non sono ancora completamente chiari. Non si sa comunque quali siano i livelli di frequenza, la durata e l’intensità degli allenamenti da accompagnare all’assunzione degli steroidi perché si abbiano i risultati desiderati. I rischi sanitari sono elevati e variano a seconda del tipo di steroidi usati, il dosaggio, l’età di inizio e l’eventuale assunzione di altri farmaci e la durata del loro impiego. Problemi meglio documentati riguardano il fegato e l’apparato riproduttivo ma si nutrono molti sospetti anche relativamente a problemi cerebro-spinali, immunitari, cardiaci, alla prostata e oncologici. L’assunzione degli anabolizzanti comporta una diminuzione del testosterone prodotto autonomamente dall’organismo, e il nostro corpo può arrivare addirittura a sospenderne la produzione provocando la riduzione della dimensione dei testicoli, del numero e della mortalità degli spermatozoi. Nelle donne invece l’uso degli steroidi è associato a un processo di mascolinizzazione con irregolarità mestruali, abbassamento della voce, riduzione del seno, perdita dei capelli, aumento dell’acne e dei peli corporei. Complicazioni più gravi per altro sono quelle oncologiche, in quanto già si verificano casi di tumori, in particolare del fegato, della prostata e dei reni, e potrebbero aumentare nel tempo soprattutto in coloro che hanno assunto per molto tempo degli steroidi anabolizzanti, come sembra vi sia evidenza nei ciclisti in Francia.
L’eritropoietina invece – aggiunge Tirelli – è un ormone prodotto dal rene che stimola il midollo osseo a produrre globuli rossi e viene usato perché aumenta le capacità energetiche nell’attività sportiva, ed è stato ampiamente usato nello sport, in particolare nel ciclismo. Le complicazioni più gravi associate con l’aumento sproporzionato dei globuli rossi, sono trombosi, ipertensione, scompenso di cuore e danni cerebrali. Inoltre, poiché per evitare le complicazioni trombotiche, gli atleti spesso assumono anticoagulanti, vi possono essere complicazioni emorragiche gravi. L’eritropoietina ha senz’altro già prodotto morti tossiche negli atleti proprio a causa delle sue complicanze cardiovascolari e purtroppo è prevedibile che cirrosi e tumori del fegato saranno una complicazione tardiva del suo uso. Complessivamente non vi sono ancora prove di quanto sia diffuso l’uso di steroidi anabolizzanti e dell’eritropoietina nel calcio, ma certamente negli ultimi anni qualche cambiamento si è verificato, soprattutto tenendo conto dell’arrivo di medici e massaggiatori dell’ambiente del ciclismo, dove queste pratiche di doping sono molto più comuni. Si è forse arrivati in tempo per stroncare questo fenomeno anche nel calcio, uno dei pochi sport popolari dove apparentemente è ancora abbastanza limitato. Certo è necessario sottolineare di nuovo che la cultura della salute deve essere rafforzata nello sport e deve servire per evitare ad esempio che, chi stigmatizza l’uso della droga nel calcio, lo faccia con la sigaretta in bocca sul campo di gioco e sotto gli occhi della televisione».
Le droghe in medicina
Alcune volte, però, le droghe diventano dei preziosi alleati della medicina: delle sostanze stupefacenti, infatti, vengono utilizzate nella terapia del dolore oncologico.
Si parla di analgesici, termine tecnico con cui si indica un farmaco che attenua o elimina il dolore, o antidolorifici che sono complementari alla terapia antitumorale e si possono somministrare in caso di dolore.
Tra gli analgesici più efficaci e più usati c’è proprio la morfina; questa e altre sostanze simili derivate dall’oppio, cioè dal succo della capsula immatura del papavero, vengono dette oppiacei. Col termine di oppioidi, invece, si indica un insieme di farmaci che producono lo stesso effetto degli oppiacei o uno simile, ma non derivano dall’oppio. Oggi molte di queste sostanze sono sintetiche: esse eliminano il dolore interagendo coi cosiddetti recettori degli oppiacei.
L’utilizzo di oppiacei a scopo analgesico deve seguire precise linee guida stabilite dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) che prevedono al primo livello di dolore paracetamolo e antinfiammatori non steroidei (FANS), al secondo l’aggiunta di un oppiaceo debole (la codeina) e al terzo il ricorso alla morfina.
«Fino a poco tempo fa – spiega il dottor Cesare Bonezzi anestesista, neurochirurgo e direttore dell’Unità di terapia del dolore presso la Fondazione Maugeri di Pavia e autore di un libro intitolato «Liberi dal dolore» pubblicato dalla Mondadori – per quanto riguarda l’aspetto terapeutico del dolore, si ragionava in termini diversi e per la scelta della cura appropriata ci si basava sulla sua intensità: per un dolore lieve venivano utilizzati gli antinfiammatori, per un dolore un po’ più intenso gli oppiacei minori e per un forte dolore gli oppiacei maggiori. Quindi si faceva un rapporto tra intensità e farmaco. Con l’avanzare della ricerca si è capito che non è l’intensità l’elemento principale da considerare ma il meccanismo con cui il tumore invade e distrugge: ad esempio se si è di fronte a un tumore che sta distruggendo la pleura si utilizza un antinfiammatorio, se il tumore interessa un nervo si utilizza oltre all’antinfiammatorio anche un antiepilettico.
In altre parole, si può dire che la scala dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), dolore lieve dolore medio dolore intenso, stà cedendo il posto alla terapia basata sul meccanismo: si sceglie la terapia appropriata non in base all’intensità, ma in base al tipo di dolore».

Le principali droghe e i loro effetti
Per droga si intende una sostanza, di origine naturale o sintetica, che agisce sul sistema nervoso dell’individuo modificandone le percezioni e il comportamento. Le droghe sono dette anche «sostanze psicoattive» o «psicotrope» in quanto alterano l’equilibrio dell’individuo. Tra le principali:

  • oppio: l’oppio è il lattice disseccato ottenuto dalle capsule del Papaver somniferum (originario dell’area mediterranea, e coltivato da tempo immemorabile in molti Paesi). Contiene alcaloidi (morfina, codeina ecc.) molto usati in medicina. Oggi si usano anche oppioidi semisintetici (eroina, buprenorfina ecc.), o completamente di sintesi (meperidina, metadone, fentanyl ecc.). Dall’inizio del XX secolo, gli oppioidi sono sottoposti alle leggi proibizionistiche sugli “stupefacenti”. Sul mercato illegale, l’oppioide più comune è l’eroina, il derivato della morfina più potente e più facile da sintetizzare. Il metadone è molto usato per la disintossicazione o il mantenimento delle persone “dipendenti” da oppioidi. Con l’uso di oppio l’organismo è facilmente soggetto a infezioni, danni alle mucose nasali o alle vie respiratorie;
  • cannabis: dalla pianta si ricavano marijuana, hashish, olio di hashish. Agisce sui neuroni dell’ippocampo, area del cervello essenziale per la memoria. Tra gli effetti a lungo termine: riduzione degli ormoni sessuali maschili con atrofia degli organi genitali, agisce sul feto con ritardi nella crescita. Procura danni all’apparato respiratorio (contiene più catrame di una sigaretta forte). Ha effetti negativi sulla memoria e sulle capacità di apprendimento;
  • coca: foglie, pasta, caocaina, crack. L’uso di cocoa porta alla distruzione delle mucose nasali se questa viene sniffata, dà problemi respiratori se fumata e malatti infettive se iniettata. Provoca perdita di peso, disorientamento, apatia, allucinazioni e delirio;
  • ansiolitici e barbiturici: agiscono sul Gaba aumentando la quantità di dopomina. Si hanno sintomi fisici e psicologici quali mal di testa, irritabilità, diminuzione della memoria, depressione, insonnia, tremore. Si possono presentare sintomi di grave insufficienza respiratoria, calo di pressione e della temperatura;
  • amfetamine ecstasy: comprendono stimolanti e sostanze del gruppo ecstasy. Ci sono anche Amfetamine allucinogene. Agiscono degenerando i neuroni di precise zone del cervello (substantia nigra, nucleo striato) che controllano la vita e anche in piccole dosi possono provocare sintomi e danni al cervello simili a quelli riscontrati nel morbo di Parckinson come rigidità, tremore, lentezza e riflessi compromessi. Inoltre possono creare problemi respiratori, infezioni, disorientamento, danni al fegato, apatia;
  • allucinogeni: lsd, Pcp, mescalina e psilocibina (si trova in alcuni funghi). Provocano una percezione distorta di profondità e tempo e forniscono la sensazione di possedere capacità soprannaturali e di avere percezioni reali: a conseguenza di questo, la persona diventa irrazionale, distruttiva e pericolosa per sé e per gli altri. Altri effetti: ansia, disorientamento, depressione.

I centri specializzati

  • ABRUZZO
    L’Aquila
    Università presso Pres. Osp. S. Salvatore, Coppito
    Direttore: professor G. Varrassi
    tel. 086.2368526
    e-mail: giuvarr@tin.it
  • CALABRIA
    Cosenza
    Osp., Centro Oncologico
    tel. 0984.681359 fax 0984.681294
  • CAMPANIA
    Napoli
    Istituto dei Tumori, Div. Terapia Antalgica
    tel. 081.5903336 fax 081.5462043
    Univ. Federico II, Ist. di Anestesia e Rianimazione
    tel. 081.7463542-553
  • EMILIA-ROMAGNA
    Bologna
    Policlinico S. Orsola-Malpighi, Div. Oncol. Medica
    tel. 051.6362204
    Parma – Osp, Maggiore, Centro di Terapia Antalgica
    tel. 0521.991111-991152 fax 0521.991733
  • FRIULI-VENEZIA GIULIA
    Trieste
    Osp. Maggiore, Serv. Terapia del Dolore
    tel. 040.3991111-399235-278
  • LAZIO
    Roma
    Università Cattolica S. Cuore, Ist. Anestesia e Rianimazione
    tel. 06.30151-30155195
    Ist. Regina Elena, Serv. Ter. Dolore e Rianim.
    tel. 06.49851-49852362
    Policlinico Umberto I, Centro di Terapia del Dolore
    tel. 06.49971-4463101-102
    Ospedale «Carlo Forlanini» Centro di Terapia Antalgica – Ambulatorio
    tel. 06.55180514
  • LIGURIA
    Genova
    I.S.T., Terapia Antalgica
    tel. 010.35341-3534671-315 fax 010.352999
  • LOMBARDIA
    Milano
    Osp. Maggiore di Niguarda, Ambulatorio di Terapia Antalgica
    tel. 02.64441-64442192
    Ist. Europeo di Oncologia, Rep. di Terapia del Dolore e Cure Pallative
    tel. 02.574891
    Ist. Naz. dei Tumori, Rep. di Terapia del Dolore e Cure Palliative
    tel. 02.2390.1 (centralino)
    tel. 02.2390.2541 (informazioni)
    Pavia – Fondazione Maugeri Clinica del Lavoro, Serv. di Anestesia
    tel. 0382.5921-592306
  • MARCHE
    Ancona
    Az. Ospedaliera Umberto I, UO di Analgesia e Centro di diagnosi e terapia delle cefalee e del dolore facciale
    tel. 071.5963152-3151-3164 fax 071.5963152
    e-mail: d.analgesia@ao-umbertoprimo.marche.it
  • PIEMONTE
    Torino
    Ospedale S. Giovanni Battista, Istituto di Anestesia e Rianimazione
    tel. 011.6335241 fax 011.6535195
  • PUGLIA
    Lecce
    Osp. Gen. Reg. V. Fazzi, Serv. Terapia del Dolore
    tel. 0832.561111-664206 fax 0832.665462
  • SARDEGNA
    Cagliari
    Osp. Oncologico A. Businco, Centro Terapia Antalgica
    tel. 070.52941-5294347 fax 070.504208
    Osp. SS. Trinità, Anest. e Terapia Antalgica
    tel. 070.5391-539834 fax 070.291928
  • SICILIA
    Palermo
    Centro Terapia del Dolore, 1° Servizio Anestesia A.R.N.A.S. «Civico e Benfratelli, G. Di Cristina e M. Ascoli»
    tel. 091.6662925-21-23-27 fax 091.6662920
  • TOSCANA
    Firenze
    Policlinico Careggi, Centro Terapia del Dolore e Cure Palliative
    tel. 055.4277111-734
  • UMBRIA
    Perugia
    Osp. Silvestrini, Centro di Terapia del Dolore
    tel. 075.5781-5782520-350
  • VENETO
    Padova
    Servizio di Terapia Antalgica, Istit. Anestesiologia e Rianimazione, Osp. Geriatrico
    tel. 049.8216111 fax.049.8754256
    Ospedale, Terapia Antalgica
    tel. 049.8211111-8213195 fax 049.8213190
    Verona
    Policlinico, Terapia del Dolore
    tel. 045.8071111-8874666 fax 045.8204145
    Osp. Civ. Maggiore B.go Trento, Centro Terapia del Dolore
    tel. 045.8071111-8072581 fax 045.8073328

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