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Tumore del seno: la lotta continua

Cristina Mazzantini, N. 3 marzo 2004

Medici e politici, italiani e stranieri, si sono confrontati su come raggiungere, in Europa, l’obiettivo di un migliore accesso allo screening e al trattamento del tumore del seno. L’occasione è stata un simposio importante, Improved Access to Screening and Treatment of Breast Cancer across Europe: Realty or Hope?, tenuto a Roma dall’Istituto Nazionale dei Tumori Regina Elena. Gli oncologi sottolineano come, nonostante i miglioramenti terapeutici, ci sia ancora molto da fare per assicurare risultati ottimali alle pazienti.
È ormai accertato che i progressi, registrati negli ultimi dieci anni, nello screening e nel trattamento sono stati influenzati principalmente dalla maggior forza acquisita dalle associazioni dei malati, dalla centralità di questo tema nel dibattito politico e dai miglioramenti nella pratica clinica, attraverso la ricerca e lo sviluppo di nuovi farmaci. Nonostante ciò, ogni anno nell’Unione Europea a 216.000 donne viene diagnosticato un tumore del seno. E ancora: oltre 79.000 pazienti muoiono per questa neoplasia. È possibile evitare questa strage?
Il professor Francesco Cognetti, direttore scientifico dell’Istituto Nazionale dei Tumori Regina Elena di Roma e presidente del Simposio, chiarisce: “Il simposio è importante perché riunisce persone impegnate nei diversi aspetti decisionali per quanto riguarda il tumore del seno: dalla diagnosi precoce al trattamento, tutto a beneficio della paziente. Non dobbiamo compiacerci dei buoni risultati ottenuti ma guardare avanti, impegnandoci a raggiungere nuovi traguardi”. E ancora: “Questo può avvenire ascoltando le esigenze delle pazienti e delle loro associazioni, migliorando le diagnosi precoci tramite uno screening più accurato sulla base delle linee guida europee. In poche parole sarebbe opportuno fornire i migliori trattamenti disponibili nella pratica clinica. Inoltre auspichiamo di poter garantire l’accesso alla cura più raffinata del tumore del seno (scoperta di terapie e molecole innovative) attraverso i programmi di ricerca”.
Rifacendosi agli ultimi dati della letteratura scientifica internazionale, gli esperti ipotizzano che la diagnosi precoce possa far aumentare di 25.000 il numero delle vite salvate in Europa. Sull’argomento interviene la dottoressa Karin Jons, del gruppo European Socialists, sottolineando come il Parlamento Europeo consideri la lotta al tumore del seno una priorità. Infatti i medici in tutti i Paesi sono esortati a promuovere l’adesione delle donne ai programmi di screening. Al riguardo, è bene ricordare che la Jons è stata promotrice e sostenitrice, in prima persona, di un programma europeo per il tumore del seno approvato a giugno 2003. Il programma punta a ridurre del 25 percento la mortalità entro il 2008 e ad abbattere del 5 percento la disparità nei tassi di sopravvivenza tra i diversi Stati, attualmente al 16 percento. “Tengo molto a questa risoluzione, dal momento che il 90 percento delle donne colpite potrebbe essere curato se la diagnosi fosse tempestiva e il tumore trattato in fase iniziale”, ricorda la dottoressa Jons. “Il Parlamento Europeo è convinto di un fatto: l’Unione Europea potrà raggiungere progressi concreti nel trattamento del tumore del seno se gli Stati membri si impegneranno in uno scambio di esperienze migliore e più rapido. E se la best practice e il benchmarking saranno applicati a livello europeo. Uno screening di qualità è comunque inutile se i trattamenti successivi sono inadeguati o addirittura errati”. Infine la Jons lancia un messaggio: “Il Parlamento Europeo punta alla creazione di centri multidisciplinari per il tumore del seno, in tutta Europa, dove i team medici possano lavorare su base multidisciplinare e specializzarsi esclusivamente nel trattamento di malattie benigne e maligne della mammella. Negli Stati membri, in cui questi centri già esistono, diversi studi hanno evidenziato che le loro pazienti hanno maggiori probabilità di essere curate”.
Il dottor Luca Gianni, direttore della Divisione di Oncologia Medica dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano, fa il punto sui progressi raggiunti nelle terapie farmacologiche e non, sottolineando la necessità di puntare sulla ricerca per trovare nuovi agenti e sull’ottimizzazione dell’utilizzo dei trattamenti già esistenti. Ribadendo i concetti espressi dalla dottoressa, Gianni raccomanda di garantire le migliori terapie, una volta diagnosticato il tumore del seno.
Il dottor Gianni precisa come negli ultimi 10 anni l’avvento dei taxani abbia rappresentato una pietra miliare nello sviluppo della chemioterapia. In tal senso il taxolo è un esempio di progresso nel trattamento del tumore. Si stima che questa molecola sia stata somministrata a un milione di pazienti, da quando nel 1993 ottenne la sua prima approvazione per la cura del tumore dell’ovaio in fase avanzata. Successivamente, il taxolo è stato ammesso anche per il trattamento del cancro al seno in stadio avanzato e del tumore non microcitoma della neoplasia polmonare.
“La scoperta e lo sviluppo clinico di taxolo hanno avuto un notevole impatto sulle vite delle pazienti con il cancro del seno. Infatti il farmaco è uno dei chemioterapici di ultima generazione che ha dimostrato elevate percentuali di risposta negli studi clinici della malattia in stadio avanzato”, spiega ancora il dottor Gianni. “Oltre a questo incoraggiante risultato, si spera di ottenere ulteriori progressi nei prossimi 10 anni. E tutto ciò grazie alle considerevoli promesse di beneficio ottenute sviluppando altre modalità di somministrazione del farmaco, anche nelle fasi iniziali della patologia”.
Quindi, analizzando come si potrebbero realizzare tali obiettivi, il dottor Gianni conclude: “Sappiamo già, da alcune sperimentazioni, che si potrebbero potenzialmente ottenere maggiori benefìci per le nostre pazienti e migliorare, al tempo stesso, la tollerabilità del farmaco”. Come? “Basandoci su semplici variazioni di schemi e tempi di somministrazione del taxolo: non più ogni 21 giorni (secondo l’usuale modalità di prescrizione) ma una volta alla settimana”. Per quanto riguarda l’impiego della molecola nei casi di tumore del seno in fase iniziale, si stanno già ottenendo importanti risultati, come segnala sempre il dottor Gianni: “Negli studi clinici a cui ho partecipato, come lo studio ECTO, abbiamo riscontrato che il 52 percento delle pazienti con tumore più grande di 2 cm ha riportato una risposta clinica completa. Un ulteriore 29 percento ha registrato una risposta parziale. L’elevata attività antitumorale ha comportato per le pazienti una probabilità doppia di evitare una mastectomia, se sottoposte a cura farmacologica prima dell’intervento chirurgico, rispetto a quelle trattate solo successivamente. Inoltre, l’uso della chemioterapia prima dell’operazione consente di investigare le determinanti biologiche della risposta al tumore, aprendo così la strada alla possibilità di confezionare terapie “su misura” per i bisogni individuali”. In pratica, la tanto agognata terapia personalizzata.
La nascita del ROC
All’incontro romano non si è parlato solo di terapie farmacologiche e di screening per il cancro al seno. È stata annunciata la nascita del Rome Oncogenomic Center (ROC), un polo di ricerca di altissima tecnologia nel campo degli oncogeni, uno dei settori chiave per la creazione di terapie mirate contro ogni forma tumorale. Capofila di questa iniziativa, che prenderà avvio entro il 2004 ed è destinata a diventare una delle più importanti al mondo per le collaborazioni già attive, è l’Istituto Tumori Regina Elena. È qui che si collocherà il ROC, con 12 laboratori in cui lavoreranno un centinaio di ricercatori. A sostenere economicamente (la spesa prevista è di alcuni milioni di euro) e scientificamente il progetto ci sono anche le Università di Roma La Sapienza, Tor Vergata, Cattolica e le Università di Milano, Firenze e Chieti. Poi ci sono l’Istituto Superiore di Sanità, il Consiglio Nazionale delle Ricerche, la Fondazione Andrea Cisalpino e il Dulbecco Telethon Institute. Un importante contributo, per i primi due anni, di 750.000 euro dovrebbe arrivare anche dall’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro.
“Il Rome Oncogenomic Center”, dichiara il professor Luigi Spagnoli, Commissario Straordinario del Regina Elena, “è un grande investimento per il nostro Istituto, che si conferma in questo modo uno dei presidi oncologici di primissimo livello per la diagnosi e la cura dei tumori. Ma l’apertura di questo centro rappresenta un contributo di enorme spessore scientifico anche per l’intera oncologia e la ricerca in Italia”. Gli obiettivi sono ambiziosi. “Prima di tutto, si costituisce una struttura centrale di coordinamento degli studi in tre settori strategici di ricerca”, spiega Cognetti. “Dagli approcci integrati per l’identificazione dei geni tumorali allo studio dei loro meccanismi di funzionamento, al ruolo delle cellule staminali nella terapia. In secondo luogo, ci sono l’integrazione dell’attività con altri centri di ricerca genomica e la realizzazione di diagnosi e cure personalizzate. Si tratta di una struttura di coordinamento tra ricerca di base e applicazioni cliniche, che intende colmare il vuoto temporale tra le scoperte scientifiche e la loro messa in pratica nei reparti”.
Sappiamo che, nei Paesi sviluppati, circa il 25 percento delle morti è imputabile al cancro. Solo in Italia, ogni anno, si registrano circa 160 mila decessi e 260 mila nuove diagnosi, con un trend in forte crescita dovuto al progressivo invecchiamento della popolazione. “Alla luce di questo aumento”, sostiene il professor Cognetti, “la ricerca di approcci terapeutici innovativi, che aiutano a combattere il male, appare di fondamentale importanza. Così come l’incremento delle risorse dedicate a migliorare la prevenzione e la diagnosi dei tumori. In questo senso l’oncogenomica”, prosegue l’esperto, “ha permesso di fare un grande balzo in avanti. Negli ultimi decenni, i miglioramenti nelle conoscenze biologiche e il completamento della sequenza dei geni umani hanno offerto opportunità insperate. Sono state esplorate strade alternative di cura, anche per adattare le diagnosi e i trattamenti ai singoli pazienti. La biologia tumorale ci ha consentito di studiare i geni, i loro prodotti proteici, i vari aspetti del ciclo cellulare. Grazie all’identificazione di molecole che interagiscono con un difetto specifico, l’approccio della farmacologia antineoplastica è quindi radicalmente cambiato: si è passati, cioè, dalla cura della malattia attraverso una chemioterapia indistinta a una terapia trasversale guidata sul difetto molecolare. I recettori per i fattori di crescita e le vie di trasduzione del segnale intracellulare rappresentano il bersaglio della maggior parte dei nuovi farmaci antineoplastici”. Il ROC nasce su questo solco e, come sottolinea ancora il professor Spagnoli, “lo sviluppo previsto di tecnologie innovative, da applicare alla ricerca oncologica, sarà di fondamentale ausilio proprio per la diagnosi e la terapia mirata dei tumori”.
Tutto ciò senza dimenticare gli enormi progressi della chemioterapia nello scorcio finale del secolo scorso e, in particolare, nel tumore del seno, filo conduttore del simposio. “L’avvento dei taxani nei primi anni Novanta”, riconosce il professor Cognetti, “è stata una delle pietre miliari nello sviluppo della chemioterapia. Il taxolo è sicuramente tra i migliori esempi dei progressi ottenuti nel trattamento di questo tumore. Un tumore che oggi, fortunatamente, riusciamo a risolvere in percentuali altissime (80-90 percento). La scoperta del taxolo ha avuto un notevole impatto sulle vite delle pazienti. Non è solo uno dei chemioterapici di nuova generazione che ha mostrato percentuali di risposta nei trial clinici fino al 60 percento nella malattia in stadio avanzato. Oggi si ritiene che utilizzarlo anche nelle fasi iniziali del tumore possa essere cruciale per ottenere risposte migliori”. Il ROC rappresenta, infine, una concreta possibilità per fermare quel fenomeno che gli inglesi chiamano brain drain, fuga dei cervelli, in cui l’Italia è tristemente all’avanguardia, come certificato dall’ultimo rapporto Censis: 2.600 tra professori e ricercatori sparsi nelle Università di tutto il mondo, soprattutto negli Stati Uniti (34,3 percento), ma anche di Inghilterra (26 percento) e Francia (11,4 percento). A questi si devono aggiungere gli oltre 12.000 giovani che, nel solo anno accademico 1999-2000, hanno preferito andare all’estero a studiare, a fronte di un’immigrazione universitaria di 8.000 ragazzi: un dato che pone l’Italia all’ultimo posto nel rapporto arrivi e partenze di tutta l’Unione Europea, con un saldo passivo del 34,5 percento. La causa? Nell’87,1 percento dei casi la scelta di lavorare lontano dall’Italia non è da imputare alla globalizzazione: i ricercatori se ne vanno spaventati dalle poche possibilità di carriera, dovute a un sistema piramidale bloccato e dalla mancanza di progetti e tecnologie all’avanguardia.

I numeri del tumore del seno
Secondo le ultime stime del più autorevole osservatorio epidemiologico sui tumori, l’International Agency for Research on Cancer (IARC) di Lyon, i nuovi casi di tumore registrati in Europa nel corso del 2000 (non considerando ancora i Paesi dell’Est prossimi all’Unione) sono stati 257.892.
L’Italia, con 32.037 persone colpite è al quarto posto, dopo Inghilterra (65.284 nuovi casi), Germania (51.710) e Francia (37.193). Nel nostro Paese, questa malattia è la prima causa di morte nella fascia di età tra i 35 e i 44 anni di età e, in molte zone, rappresenta un quarto circa di tutti i tumori di cui soffrono le donne. Negli ultimi anni si è osservata una diminuzione della mortalità: nel Meridione e nelle Isole l’incidenza della malattia è tuttora relativamente bassa rispetto alla media dei paesi industrializzati, mentre aumenta progressivamente salendo al nord. I motivi di questa distribuzione geografica non sono completamente noti anche se, verosimilmente, sono correlati sia alle abitudini riproduttive (al nord le donne fanno meno figli) che all'alimentazione e all’industrializzazione.

Indirizzi utili

  • Istituto Regina Elena e Istituto San Gallicano
    Viale Regina Elena, 291 - Roma
    tel. 06.52666919 (segreteria oncologica professor Cognetti)
  • Fondazione Maugeri
    Via Ferrata, 8 - Pavia
    tel. 0382.592292
    (segreteria oncologica professor Catona)
  • Istituto Nazionale Tumori
    Via Venezian, 1 - Milano
    tel. 02.23901 (centralino)
  • Istituto Europeo di Oncologia
    Viale Ripamonti, 435 - Milano
    tel. 02.574891 (centralino)
    www.ieo.it

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