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Un tumore al maschile

Minnie Luongo, N. 3 marzo 2004

Con l’eliminazione della visita di leva scompare anche la possibilità di sottoporsi a una fondamentale visita specialistica. Difatti, per molti giovani, soprattutto delle fasce sociali più deboli, tale momento rappresentava l’unico strumento per effettuare, da adulti, una visita medica che rilevasse eventuali malformazioni o malattie dell’apparato genitale. E, magari, anche per diagnosticare per tempo un tumore del testicolo.
Con l’aiuto del professor Vincenzo Mirone, professore all’Università Federico II di Napoli spieghiamo le caratteristiche di questa particolare patologia. Il tumore del testicolo è la neoplasia solida più comune nell’uomo tra i 15 e i 34 anni, ovvero il periodo di più intensa attività sessuale. Pur essendo un tumore piuttosto raro (costituisce l’1 percento delle neoplasie dell’uomo), l’incidenza nel mondo è più che raddoppiata negli ultimi 40 anni. Il tumore del testicolo ha, grazie agli sviluppi della chemioterapia e delle terapie chirurgiche e radianti, una percentuale di sopravvivenza a 5 anni superiore al 90 percento, ed è oggi il tumore solido con la migliore prognosi. Il 95 percento dei tumori maligni originati dal testicolo sono tumori a cellule germinali, termine che indica la loro origine nelle cellule della linea seminale. L’istotipo “seminoma” rappresenta approssimativamente la metà di tutti i tumori testicolari a cellule germinali; tutti gli altri istotipi (il carcinoma embrionale, il teratoma, il coriocarcinoma e il tumore del sacco vitellino) e i tumori “misti” vengono convenzionalmente racchiusi nella categoria dei “non seminomi”, e trattati in maniera spesso più aggressiva.
Un’orchiectomia inguinale radicale, con legatura del cordone spermatico all’anello interno, è richiesta in tutti i pazienti con tumore testicolare. L’eventuale terapia successiva varia a seconda della stadiazione e dell’istotipo. Per quanto riguarda i meccanismi dell’infertilità spesso riscontrata nei pazienti con tumore del testicolo non sono stati ancora del tutto chiariti. Infatti, le potenziali cause sono molteplici e possono essere legate alla presenza del tumore, alle terapie antineoplastiche e possono anche essere precedenti all’instaurarsi del tumore.
In letteratura è ben descritta un’anormale qualità del seme nei pazienti con cancro del testicolo già al tempo della diagnosi. Circa il 50-60 percento di questi hanno una concentrazione di spermatozoi al di sotto di 20 milioni/cc. La neoplasia esercita un°Øazione destruente diretta sul parenchima testicolare e aumenta la temperatura scrotale; ciò ha un effetto dannoso sulla spermatogenesi, allo stesso modo del varicocele.
Inoltre si può verificare una disfunzione dell’asse endocrino-riproduttivo in seguito all’aumentato livello di estrogeni, alfa-Fetoproteina e hCG.
Il trattamento

  • Orchiectomia. L’impatto di quest’ultima sulla qualità dello sperma non è ancora ben chiaro. Di certo, dopo l’orchiectomia, il potenziale spermatogenetico è ridotto della metà. Un recente studio ha però negato cambiamenti significativi dei parametri seminali prima e dopo l’orchiectomia.
  • Linfadenectomia retroperitoneale. La linfadenectomia retroperitoneale può causare due tipi di complicanze: l’eiaculazione retrograda o l’aneiaculazione. Entrambe queste complicanze derivano da un danno alle fibre simpatiche postgangliari che hanno origine dalla porzione toraco-lombare del midollo spinale. Queste strutture innervano l’ampolla dei vasi deferenti, le vescicole seminali, le ghiandole periuretrali e sono coinvolte nel meccanismo di chiusura dello sfintere interno, coordinando il meccanismo dell’emissione del liquido seminale. Inoltre, innervano i muscoli bulbo-uretrali e periuretrali responsabili del meccanismo dell’eiaculazione. Le prime linfadenectomie retroperitoneali, che erano molto estese e includevano l’escissione di linfonodi retropenitoneali dalla curva del diaframma alla biforcazione dell’aorta bilateralmente, causavano aneiaculazione in oltre il 90 percento dei pazienti. Oggi, invece, con la messa a punto della linfadenectomia monolaterale e delle tecniche di nerve-sparing, il rischio di aneiaculazione si è ridotto notevolmente.
  • Radioterapia. Gli esperti concordano che la radioterapia, come la chemioterapia, è “gonadotossica”, ma l’azione sembra essere reversibile dopo la fine della terapia.
  • Chemioterapia. La maggioranza dei pazienti sottoposti a chemioterapia diventa azoospermica dopo circa 7-8 settimane dall’inizio del trattamento. Questo è in relazione con la cinetica della spermatogenesi umana, in quanto gli antineoplastici agiscono soprattutto sulle cellule germinali durante la divisione. Con gli attuali schemi chemioterapici, che prevedono di norma 3 cicli con un mix di 3 farmaci (Cisplatino, Etoposide, Bleomicina), si ha un recupero pressocchè completo della spermatogenesi nella maggior parte dei casi.

Preservare la fertilità
La metodica più efficace, per permette a un paziente con tumore del testicolo di conservare il proprio futuro riproduttivo, consiste nella criopreservazione del liquido seminale, che deve essere eseguita dopo orchiectomia e prima dell’inizio della chemioterapia o della radioterapia. Ma siccome molti di questi pazienti presentano parametri seminali già alterati, è necessario tener presente che solo in una piccola percentuale di casi è possibile mettere da parte delle dosi di liquido seminale di buona qualità. Resta indubbio, comunque, che l’autoconservazione dello sperma offre dei vantaggi psicologici non indifferenti nei giovani pazienti oncologici, offrendo loro prospettive di paternità che permettono di proiettarsi nuovamente nel futuro, e attenuando le angosce delle trasformazioni del corpo legate alla malattia.
La sessualità
È difficile spiegare la presenza di disfunzioni sessuali in pazienti trattati per neoplasia testicolare sulla base di alterazioni organico-biologiche, in quanto interventi come l’orchiectomia non dovrebbero apportare nessun reale danno organico alla funzione sessuale. Si pensa allora che fattori emozionali (come l’ansia e l’indebolimento dell’integrità fisica), assieme a sentimenti quali l’avversione e la perdita di controllo, assumano una parte davvero importante. Allo stato attuale delle conoscenze, pertanto, i fattori psicologici sembrano giocare un ruolo determinante.
Per prevenire il tumore? Cominciamo a parlarne
Esperti come il professor Vincenzo Mirone e i colleghi della SIA (Società Italiana di Andrologia) sottolineano come ai medici di Medicina Generale spetti il compito di affrontare con sensibilità e professionalità le visite con i pazienti più giovani. Non a caso, come dice Mirone, “la diagnosi precoce è la più importante forma di prevenzione secondaria. E, alla luce dei confortanti dati delle statistiche (a questo proposito, è prezioso il sito internet dell’Alteg), i medici “di famiglia” possono svolgere questo ruolo senza creare alcun panico, diffondendo tranquillità e serenità di fronte a un evento che spesso, per essere troppo temuto, viene aprioristicamente rifiutato”. Inoltre, tutti i medici dovrebbero sensibilizzare e partecipare alle campagne che, da alcuni anni, si tengono per una diagnosi precoce dei tumori del testicolo.

Le dieci regole
Sul sito della SIA (Società Italiana di Andrologia) è riportato questo decalogo:

  1. I tumori del testicolo ogni anno colpiscono circa 5 maschi ogni 100.000 abitanti. Esistono molteplici tipi di tumori del testicolo e sono quasi tutti maligni. L’età più colpita è quella compresa fra i 20 e i 40 anni.
  2. Nonostante la loro elevata malignità, i tumori del testicolo sono i tumori più guaribili in assoluto. In mani esperte, le probabilità di guarigione possono superare il 90 percento, comprendendo tutti i casi, da quelli diagnostici in fase più precoce e quelli più avanzati.
  3. I tumori del testicolo sono più frequenti nei portatori di testicolo ritenuto con:
    • rischio massimo nella ritenzione addominale;
    • rischio aumentato anche nel testicolo controlaterale a quello ritenuto.
  4. Misura preventiva: correggere la ritenzione testicolare entro il primo anno di vita sia per ridurre il rischio di cancerizzazione, che per facilitare la diagnosi precoce dopo la riposizione scrotale.
  5. L’autoesame è fondamentale per la diagnosi precoce.
  6. Di regola un tumore al testicolo si manifesta come un nodulo duro, pesante e insensibile.
  7. Nel 20 percento dei casi può accompagnarsi a dolore acuto e rapido, aumento di volume, di regola attribuito a una emorragia intratumorale.
  8. In alcuni casi, un rimpicciolimento del testicolo può precedere la comparsa del tumore.
  9. L’esame clinico e l’ecografia testicolare sono gli esami fondamentali per la diagnosi.
  10. Valori elevati di AFP e/o B-HCG ematici confermano la diagnosi di tumore, ma valori normali non la escludono.

Indirizzi utili

  • Professor Vincenzo Mirone
    Università Federico II di Napoli
    tel. 081.5452959-7462611 (segreteria)
  • SIA – Società Italiana di Andrologia
    Segreteria
    Via Luigi Bellotti Bon, 10
    00197 Roma
    tel. e fax 06.80691301
    e-mail: info@siandrologia.org
    www.siandrologia.org
  • Alteg – Associazione per la lotta ai tumori nell’età giovanile
    Via Alfredo Casella, 49
    00199 ROMA
    tel. 06.8604498-86216443
    fax 06.86202482
    e-mail: ass.alteg@tin.it
    www.alteg.org

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