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I giovani e i tumori

Minnie Luongo, N. 5 maggio 2004

Nel nostro Paese, ogni anno, il cancro colpisce circa 11.000 giovani - 6.100 ragazze e 4.700 ragazzi - e ne uccide 2.600. È la prima causa di morte nelle donne tra i 18 e i 39 anni, e la seconda fra gli uomini (solo gli incidenti stradali fanno più vittime). Questa preoccupante fotografia è stata scattata dall’Istat, che fornisce altri dati: su un totale di 21 milioni di persone in questa fascia d’età, si stima che attualmente siano in cura circa 100.000, fra adolescenti e giovani adulti. Il cancro della mammella, del collo dell’utero e della tiroide sono le neoplasie più diffuse nelle donne under 40; il tumore del testicolo, i linfomi e le leucemie quelle più frequenti negli uomini.
Commenta il dottor Roberto Labianca, presidente AIOM e responsabile di Oncologia presso gli Ospedali Riuniti di Bergamo: “Alcuni dati impongono una maggiore attenzione nell’informazione e nella prevenzione. In primo luogo, è inevitabile notare l’incidenza nei nostri giovani dei carcinomi del polmone e dell’ovaio, assieme alle minori percentuali di guarigione rispetto ai coetanei del resto d’Europa e degli Usa”.
“La seconda considerazione, continua Labianca, è di ordine etico: la morte di un giovane, o anche solo la sua malattia, è sostanzialmente uno “scandalo della ragione”, è qualcosa che va contro natura. Affrontare a tutto tondo l’argomento tumori in questa fascia d’età, pertanto, significa entrare in problematiche non solo cliniche e scientifiche, ma anche psicologiche, sociali ed esistenziali, che coinvolgono pesantemente i pazienti”.
Dati a confronto
La frequenza con cui insorge la malattia negli uomini è in Italia abbastanza simile a quella europea e statunitense, con valori intorno a 41 nuovi casi ogni 100.000 giovani adulti; nelle donne invece il quadro italiano è leggermente svantaggiato se confrontato con quello europeo (49 nuovi casi), ma nettamente migliore di quello degli USA, dove si registrano 64 nuovi casi ogni 100.000 donne contro i 52 delle italiane.
Per quanto riguarda la mortalità, per entrambi i sessi la situazione italiana appare sostanzialmente simile a quella europea e statunitense (10-11 ogni 100.000).
Tumori del seno
In Italia i tumori della mammella costituiscono anche in età giovanile la neoplasia a più elevata incidenza, con una maggiore concentrazione dopo i 30 anni. Nel 1995 nella classe di età 15-39 anni il numero medio di nuovi casi diagnosticati è pari a 1.931, ovvero in un anno oltre il 30 percento dei nuovi casi di tumore è rappresentato dal tumore del seno. Rispetto al 1990 il numero di nuovi casi in questa fascia di età è passato da 11,61 ogni 100.000 donne a 15,35. Un dato di rilievo è la riduzione della mortalità nelle giovani adulte, che è passata da 2,83 decessi ogni 100.000 donne nel 1992 a 2,55 nel 1995. Mentre l’incidenza è leggermente più elevata rispetto all’Europa (14,38), la mortalità è in linea con quella registrata in Europa e negli USA. In termini di sopravvivenza, il nostro Paese è in una posizione intermedia con 73 sopravviventi su 100 malate a cinque anni dalla diagnosi, rispetto ai 66 del Regno Unito e ai 75 degli Stati Uniti.
Tumori del testicolo
Negli uomini il tumore del testicolo è la sede di maggior rilievo nella fascia d’età 15-39 anni: 910 sono i nuovi casi stimati annualmente (1995) tra la popolazione giovanile, ovvero il 19 percento di tutti i nuovi casi di tumore. Il tumore del testicolo, inoltre, è l’unico caso in cui i tassi d’incidenza in questa fascia d’età sono sensibilmente più alti rispetto a quelli delle età successive: 7,91 tra 15 e 39 anni contro 3,76 nuovi casi ogni 100.000 persone di 40 anni e oltre (1995). In base ai dati disponibili è possibile osservare un aumento dell’incidenza, che solo cinque anni prima presentava un valore pari a 5,5 nuovi casi ogni 100.000 uomini. Questo aumento, tuttavia, è da considerarsi con estrema cautela poiché non si dispone di dati negli anni intermedi. L’ipotesi di incremento dell’incidenza risulterebbe comunque confermata da una stima per il 1996 pari a 11,15 nuovi casi ogni 100.000 uomini. La mortalità per questa neoplasia è in diminuzione, proseguendo un trend già avviato negli ultimi decenni in quasi tutti i Paesi Occidentali. Da aggiungere che l’Italia nel 1995, rispetto all’Europa, si pone in condizioni vantaggiose sia per quanto concerne l’incidenza sia per la mortalità. Le particolarità del tumore del testicolo rendono tale sede ben disposta alla cura e alla guarigione: 93 persone su 100 sopravvivono dopo cinque anni dal momento della diagnosi di tumore.
Melanomi della pelle
I melanomi della pelle insorgono più frequentemente nelle donne rispetto agli uomini, e questo è un dato verificato in ciascun Paese e per ogni anno considerato nello studio.
Le donne comunque sembrano avere una maggiore possibilità di guarigione. Per quanto riguarda la sopravvivenza, l’Italia mostra in entrambi i sessi i valori più bassi tra i Paesi considerati, il 73 percento negli uomini e l’83 percento nelle donne, con uno scarto di oltre 10 punti percentuali rispetto agli Stati Uniti. Questo può suggerire ulteriori campagne informative per la prevenzione e la diagnosi precoce.
Linfomi di Hodgkin
In generale, i linfomi di Hodgkin sono meno frequenti e hanno un minor grado di letalità rispetto ai linfomi non-Hodgkin. Tuttavia, assumono un rilievo particolare nella classe d’età 15-39 anni rispetto alle età successive. Questo risultato è in linea con quanto emerso negli Stati Uniti dove, nel corso di 40 anni, l’incidenza è raddoppiata in corrispondenza dei 25-30 anni, mentre è diminuita del 20-30 percento nella classe d’età 60-70 anni. Nel 1995 le misure d’incidenza italiane per i giovani adulti sono più elevate di quelle medie europee, ma sensibilmente inferiori a quelle degli Stati Uniti. Tale vantaggio italiano non è però confermato in termini di sopravvivenza, in particolare tra le donne. Dal confronto internazionale emerge che a cinque anni dalla diagnosi in Italia sopravvivono 85 donne su 100 rispetto alle 91 degli USA.
Leucemie
Per le leucemie la consistenza dell’incidenza nella classe 15-39 anni emerge soprattutto per il sesso maschile: 3,17 nuovi casi per 100.000 uomini, rispetto a 2,22 per 100.000 donne. La situazione italiana si pone in una posizione intermedia rispetto agli altri Paesi, con valori più alti del resto dell’Europa e più bassi degli Usa. Per quanto riguarda la mortalità il trend temporale è in lieve diminuzione, coerentemente con il successo terapeutico che negli ultimi anni ha caratterizzato le età giovanili; tuttavia, nel 1995, le leucemie negli uomini erano ancora le neoplasie che provocavano il maggior numero di decessi. Per quanto riguarda la sopravvivenza, l’Italia presenta per entrambi i sessi i livelli più bassi rispetto agli altri Paesi.
Il “caso Bergamo”
Negli ultimi 25 anni l’incidenza tumorale nella fascia d’età fra i 15 e i 39 anni è aumentata velocemente, mentre la sopravvivenza a volte è inferiore a quella dei bambini o dei pazienti più anziani. In particolare, i dati italiani mostrano un’incidenza maschile pari a 41 per 100.000 casi ogni anno, e un’incidenza femminile di 52 per 100.000.
Un’indagine della Asl di Bergamo ha messo in luce una maggior incidenza in città e provincia, rispetto al resto del Paese, di carcinoma gastrico, epatocarcinoma e tumore del seno.
Per quest’ultimo caso, che si presenta in aree geograficamente ristrette (Isola e Valle Imagna), in cui le popolazioni sono molto poco “mixate” geneticamente, l’Asl, assieme agli Ospedali Riuniti di Bergamo, sta conducendo uno studio denominato “Astrogeo” (acronimo che sta per Analisi Sistematica Territoriale del Rischio Oncologico Genetico Ereditario Orobico), con l’obiettivo di identificare e studiare le alterazioni genomiche responsabili dell’elevato rischio familiare sul territorio.
L’importanza della riabilitazione
Nell’ambito dei recenti successi terapeutici, che hanno portato le percentuali di sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi di una quota di pazienti superiore al 50 percento, un contributo significativo viene dalle neoplasie in età giovane, alcune delle quali si possono definire guaribili. A fronte di questi importanti risultati clinici, non molto si sa ancora a proposito del “dopo” la malattia, di “come vivono” i pazienti, di quali siano le condizioni funzionali ed emozionali dei giovani che diventano adulti, entrano nella vita lavorativa, hanno una vita affettiva e riproduttiva.
A tale proposito, gli esperti sottolineano come nel paziente giovane debbano essere presi in considerazione, già al momento della prima stesura del piano terapeutico, problemi come la fertilità, la sessualità, la riacquisizione di uno schema corporeo soddisfacente. Ma, anche, la qualità di vita, il mantenimento del ruolo personale nella famiglia e nella società, uno stato funzionale buono anche dopo chirurgia radicale e/o trattamenti oncologici specifici, il controllo degli effetti tardivi degli stessi. Dice il dottor Marco Venturini della Divisione di Oncologia Medica dell’IST: “Capita spesso di dimenticare che un paziente di 18 anni, una volta guarito da un sarcoma di Ewing, un osteosarcoma o un tumore del testicolo, potrebbe volere un figlio. La chemioterapia può deprimere la spermatogenesi, e non tutti i malati recuperano autonomamente la funzione procreativa. Per questo è importante sottoporsi allo “sperm-banking”, ossia al deposito del seme”. Insomma, in tutti i pazienti oncologici, ma in particolare nei giovani, è evidente l’inscindibilità degli aspetti fisici e psicologici della malattia “cancro”: l’incontro con la patologia tumorale produce un differente impatto su un individuo in crescita, nel pieno della forza, del vigore, della progettualità per il futuro.
La famiglia
La famiglia e la società rappresentano gli elementi chiave del reiserimento del paziente e come tali vanno considerate quale parte integrante del percorso riabilitativo. Si tratta, infatti, di un momento della vita in cui il ruolo della famiglia è in una fase particolarmente delicata: i genitori con l’evento malattia tornano spesso ad avere un ruolo determinante quando era già in atto un processo fisiologico di distacco da parte dei figli, così come, nel caso di coppie formate da poco, ammalarsi di tumore può mettere a durissima prova un legame appena costruito.
Il lavoro
Altrettanto importanti sono gli aspetti relativi alla sfera lavorativa o, per meglio dire, occupazionale, fra cui il completamento dell’istruzione scolastica, la formazione professionale, l’inizio (o il ritorno) dell’attività lavorativa. Le nuove caratteristiche del mondo del lavoro, sempre più improntate alla temporaneità del rapporto lavorativo, unite a frequenti cambiamenti di mansione, incremento di modalità meno stabili (come il lavoro interinale, il part-time, i contratti a tempo), se da un lato aumentano l’offerta occupazionale, dall’altra possono rappresentare un ostacolo al reinserimento graduale o comunque “tutelato” di questa categoria di pazienti. Invece, proprio il lavoro rappresenta spesso la garanzia di un vero ritorno alla quotidianità, in quanto testimonia l’avvenuto recupero dello stato funzionale efficiente: per la famiglia attraverso il mantenimento del ruolo e la stabilità economica; per la società perché consente di non disperdere energie e competenze sia manuali sia intellettuali.
In definitiva, il ruolo della riabilitazione è quello di “riconsegnare” il giovane paziente alla vita attiva.

Indirizzi utili

AIOM
L’Associazione Italiana di Oncologia Medica è operativa dal 1973. Tra i suoi obiettivi rientrano: promuovere l’oncologia medica in Italia, i contatti fra gli oncologi medici italiani e gli specialisti ( in genere medici), In Italia e all’estero, la ricerca oncologica, la formazione in campo oncologico, l’informazione del pubblico sul trattamento e sulla prevenzione dei tumori.
via Noe 23 - 20133 Milano
tel. 02.70.63.02.79 fax 02.23.60.018
e-mail: info@aiom.it
www.aiom.it

ALTEG-Associazione per la Lotta ai Tumori nell’Età Giovanile
ALTEG è un’associazione di volontariato non profit nata nel 1999 che ha come obiettivi: incentivare la diagnosi precoce, rafforzare le attenzioni per la qualità della vita durante e dopo la malattia, estendere ricerca e specializzazione per le patologie più rare, diffondere i centri di riferimento, contrastare ogni discriminazione nei confronti di giovani ex-malati.
Via Alfredo Casella, 49 - 00199 ROMA
tel. 06.8604498-86216443 fax 06.86202482
e-mail: ass.alteg@tin.it
www.alteg.org

Professor Roberto Labianca
Oncologia Medica, Ospedali Riuniti
Largo Barozzi, 1
Bergamo
tel. 035.269111
Centro Unico Prenotazioni e Servizi - Numero Verde: 800624624

Andros Italia
http://www.andrositalia.org/

Aviano (PN)
Centro di Riferimento Oncologico
Via Pedemontana Occidentale
tel. 0434.659111

Bologna
Centro Interdipartimentale G. Prodi, Policlinico Sant’Orsola
Via Massarenti, 9
tel. 051.342823

Genova
Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro
Largo Benzi, 10
tel. 010.56001

Milano
Istituto Europeo di Oncologia
Via Ripamonti, 435
tel. 02.574891

Istituto Nazionale Tumori
Via Venezian, 1
tel. 02.23901

Napoli
Istituto Nazionale Tumori, “Fondazione G. Pascale”
Via Semmola
tel. 081.5903111

Pavia
Fondazione Maugeri
Via Ferrata, 8
tel. 0382.5921

Roma
Istituto Regina Elena
Viale Regina Elena
tel. 06.30151

Università Cattolica,
Largo Gemelli, 8
tel. 06.30151

Torino
Ospedale Mauriziano Umberto I
Largo Turati, 62
tel. 011.5082370

Varese
Ospedale di Circolo
Viale Borri, 57
tel. 0332.278111

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