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La grande paura di un tumore del seno

Minnie Luongo, N. 6/7 giugno/luglio 2004

La conferma ufficiale giunge ora dai risultati di una ricerca effettuata nei mesi scorsi da NOP Research Group, con l’obiettivo di accertare la percezione di uomini e donne, di età pari o superiore ai 45 anni, sulla diagnosi e il trattamento del carcinoma alla mammella.
Come reagiscono uomini e donne
Svolta in Australia, Francia, Germania, Spagna, Regno Unito e USA, l’indagine ha coinvolto 3.435 persone (1.796 donne e 1.639 uomini), raccogliendo informazioni sulle reazioni delle donne sane ad un’eventuale diagnosi di carcinoma alla mammella e al conseguente intervento chirurgico di asportazione del tumore. Agli uomini, invece, è stato chiesto di descrivere le maggiori e probabili preoccupazioni nel caso fosse diagnosticato, alle loro compagne un tumore al seno e venissero sottoposte ad un intervento chirurgico al seno.
Alle donne è stata fornita una lista delle paure più diffuse tra le pazienti con tumore al seno, per identificare quelle ritenute più preoccupanti.
Le paure più sentite dalla maggior parte delle donne intervistate sono:

  • Rischio di diffusione del carcinoma: 58 percento;
  • Possibilità di sopravvivenza: 49 percento;
  • Asportazione chirurgica di un seno: 31 percento.

La paura di perdere un seno è stata evidenziata come “maggiormente sentita” dalle donne che vivono in Australia (49 percento), Germania (40 percento) e Regno Unito (32 percento).
Opzioni chirurgiche. È stato chiesto quale opzione chirurgica per il carcinoma alla mammella sceglierebbero.
Il 55 percento delle donne ha scelto l’asportazione totale del seno, preferendola a quella parziale(19 percento) anche in rapporto al rischio di ulteriori interventi chirurgici nell’eventualità di una diffusione del tumore.
Opzioni terapeutiche. Alle stesse donne (in una domanda a parte) è stata offerta la possibilità di scegliere fra un trattamento prima dell’intervento chirurgico (finalizzato a ridurre le dimensioni del tumore e a limitare la parte di seno da asportare) e l’asportazione totale della mammella (mastectomia).
La maggior parte delle donne (47 percento) ha preferito l’ipotesi di sottoporsi ad un trattamento farmacologico di riduzione del tumore. Solo il 23 percento delle donne ha continuato a preferire la mastectomia.
Infine, è stato chiesto di esprimere le principali preoccupazioni relative all’asportazione chirurgica del seno.
Le tre preoccupazioni più frequenti sono risultate:

  • L’effetto negativo sull’autostima 30 percento;
  • la perdita della propria femminilità 27 percento;
  • la sensazione di apparire brutta 27 percento;
  • la paura di perdere la propria femminilità risulta più sentita in Francia (48 percento) e in Germania (41 percento), molto meno negli Stati Uniti (15 percento).

E gli uomini? Per conoscere le reazioni maschili, anche agli uomini è stata fornita una lista delle preoccupazioni diffuse tra i compagni di donne con tumore al seno.
Il 31 percento è preoccupato del possibile stato d’animo della propria compagna dopo l’intervento, preoccupazione che risulta più diffusa tra gli uomini australiani (77 percento), e meno tra quelli spagnoli (4 percento).
Resta la curiosità di sapere quali sarebbero state le risposte italiane, femminili e maschili, se l’indagine commissionata da AstraZeneca avesse coinvolto il nostro Paese, ma non è azzardato pensare che le nostre reazioni si avvicinino a quelle dei cugini europei più vicini, soprattutto spagnoli e francesi.
Nuove opportunità ormonali prima di un intervento
Alla luce dei dati emersi dalla ricerca, che dimostrano senza ombra di dubbio quali e quante paure le donne abbiano di fronte ad una diagnosi di tumore alla mammella, è evidente che ancor più spaventate lo siano quelle che devono sottoporsi all’asportazione di un seno. Non a caso, tutti gli oncologi, di qualsiasi Paese, concordano con il professor Lesley Fallowfield, direttore del Cancer Research UK Psychosocial Oncology Group, quando afferma: “Per le donne a cui viene diagnosticato un tumore alla mammella, la perdita di un seno è fonte di un reale stress psicologico”.
Recentissimamente (fine aprile), durante il quarto European Breast Cancer (EBCC), è stata presentata una nuova ricerca clinica (che segue i famosi studi “PROACT” e “IMPACT” ), la quale dimostra l’efficacia della terapia ormonale con anastrozolo nel ridurre alcuni tumori alla mammella, consentendo così alle donne di sottoporsi ad interventi chirurgici maggiormente conservativi.
I nuovi dati clinici che evidenziano l’efficacia di anastrozolo nella fase pre-operatoria sono documentati dallo studio clinico PROACT nonché da un’analisi prospettica, combinata dei risultati degli studi clinici PROACT e IMPACT.
“Questi nuovi dati – commenta Fallowfield- hanno un importante valore per la possibilità di assicurare alle donne il miglior esito terapeutico ottenibile sia in termini di efficacia terapeutica, sia di possibilità di evitare un intervento invasivo ed angosciante”.
Lo studio “PROACT”
Nello studio PROACT (“Efficacy of PReOperative Arimidex, tamoxifen, or Combined with Tamoxifen”), 12 settimane di trattamento preoperatorio con anastrozolo hanno registrato benefici significativi.
Lo scopo del trattamento preoperatorio – definito anche terapia neoadiuvante – è di ridurre il volume o di far “regredire” la stadiazione dei tumori per consentire alle pazienti destinate alla mastectomia di sottoporsi ad un intervento più conservativo, oppure di diminuire il volume dei carcinomi non operabili abbastanza da poterli asportare chirurgicamente. Nello studio il 43 percento in terapia con anastrozolo ha raggiunto una riduzione sufficiente allo scopo previsto (percentuale registrata solo nel 31 percento).
I risultati diventano ancor più significativi quando combinati con i dati dello studio clinico IMPACT, strutturalmente simile, presentati alla fine dello scorso anno. Un’analisi combinata di entrambi gli studi clinici, infatti, ha confermato come in un gruppo più ampio di quasi 350 pazienti, l’anastrozolo – rispetto al tamoxifene – consenta ad un numero maggiore di donne (+12 percento) di sottoporsi ad interventi chirurgici meno invasivi. Inoltre, tali dati sono particolarmente significativi in considerazione dei risultati di un’indagine internazionale svolta da NOP Research Group, i cui dati sono stati resi noti per la prima volta durante il 4° EBCC. L’indagine, condotta su oltre 1.700 donne, di età pari o superiore ai 45 anni, ha identificato nella paura di perdere un seno la principale preoccupazione delle intervistate, associata ad un’eventuale diagnosi di tumore al seno. Ma non basta. Circa la metà delle donne intervistate (47 percento) ha dichiarato che preferirebbe sottoporsi, se disponibile, ad un efficace trattamento preoperatorio finalizzato alla riduzione del tumore, così da poter evitare la mastectomia a favore di un intervento conservativo.
L’azione delle terapie endocrine nelle donne in menopausa
Molti carcinomi alla mammella, in particolare nelle donne anziane, sono “ormono-sensibili” (definiti anche positivi per il recettore degli estrogeni o ER+), ovvero la loro crescita continua dipende dagli ormoni femminili chiamati estrogeni. Nelle donne in menopausa le ovaie smettono di produrre estrogeni, ma gli ormoni continuano ad essere sintetizzati in piccole quantità attraverso un processo definito di “aromatizzazione”. Le terapie endocrine agiscono bloccando tale processo, allo scopo di prevenire la produzione di estrogeni nelle donne anziane (IA), o interferendo nell’interazione fra estrogeni e tumore, bloccando l’accesso dededell’ormone alledell’ormone alle cellule (tamoxifene). Il risultato è quello di privare il tumore del suo nutriente trinci- meno suo nutriente principale, così da impedirne la crescita.
Tamoxifene è un antiestrogeno e agisce principalmente prevenendo il legame degli estrogeni ai rispettivi recettori presenti nei siti tumorali. Tamoxifene è dotato di una parziale attività estrogenica potenzialmente responsabile delle differenze nel profilo degli effetti collaterali rispetto ad anastrozolo.
Anastrozolo è un potente inibitore, altamente selettivo, non steroideo dell’aromatasi utilizzato nel trattamento endocrino (ormonale) del carcinoma alla mammella in donne in post-menopausa. A differenza di tamoxifene, agisce bloccando la produzione di estrogeni dovuta all’enzima armatasi, la principale fonte di estrogeni nelle donne in post-menopausa le cui ovaie hanno terminato la propria fase attiva.
Le terapie endocrine sono oggi ampiamente utilizzate nel trattamento del carcinoma della mammella in fase iniziale e in fase avanzata. Inoltre, sono attualmente studiate quali possibili terapie preventive della malattia.
Per riassumere: due studi in pillole
Lo studio clinico PROACT (Efficacy of PReOperative Arimidex Compared with Tamoxifen) ha confrontato l’efficacia dei trattamenti preoperatori con anastrozolo e con tamoxifene nelle donne in post-menopausa con carcinoma alla mammella candidate alla mastectomia, ad un intervento conservativo o affette da tumori non operabili (anche localmente avanzati). Lo studio, randomizzato in doppio cieco, ha coinvolto 541 pazienti a un trattamento preoperatorio di 12 settimane. Alcune pazienti erano sottoposte contemporaneamente a chemioterapia.
Le pazienti continueranno ad assumere la terapia (terapia adiuvante) per un massimo di 5 anni. Durante il congresso sono stati presentati solo i risultati della fase preoperatoria dello studio, gli unici attualmente disponibili.
Studio clinico IMPACT
Lo studio clinico IMPACT (IMmediate Preoperative Arimidex, tamoxifen, or Combined with Tamoxifen) ha coinvolto 330 donne in post-menopausa con tumore ormono-sensibile ER operabile, tra le quali pazienti con carcinoma alla mammella localmente avanzato (ovvero già diffuso oltre i confini anatomici del seno) – è stato condotto per confrontare l’efficacia di anastrozolo vs tamoxifene in monoterapia o in associazione quali trattamenti prima dell’intervento chirurgico. Le pazienti sono state randomizzate alla terapia in doppio cieco con anastrozolo, tamoxifene o con un’associazione di entrambi i farmaci. Ciascun trattamento è stato somministrato per 3 mesi prima dell’intervento chirurgico.
Due definizioni in sintesi
Trattamento preoperatorio. Il trattamento preoperatorio o neoadiuvante è la terapia farmacologica, effettuata prima dell’intervento di asportazione del carcinoma alla mammella; trattamento effettuato con l’obiettivo di ridurre le dimensioni del tumore o di farne “regredire” la stadiazione consentendo il ricorso ad intervento chirurgico nei casi precedentemente ritenuti non operabili, e/o la messa in atto di interventi chirurgici conservativi nelle pazienti candidate alla mastectomia.
Terapia adiuvante. Rappresenta il trattamento messo in atto subito dopo l’asportazione chirurgica del carcinoma alla mammella. Nelle donne in post-menopausa, l’attuale strategia terapeutica per il tumore al seno ormono-sensibile in fase iniziale (non ancora esteso oltre i confini anatomici del seno) prevede in genere l’iniziale rimozione chirurgica del tumore, eventualmente seguita da un ciclo di chemioterapia e/o di radioterapia. Le donne in post-menopausa vengono generalmente sottoposte ad un successivo trattamento ormonale della durata di 5 anni per ridurre il rischio di recidive.

Un villaggio per la prevenzione
Sempre più spesso i due mondi del profit e del non profit si alleano e creano fattive collaborazioni. Così è appena avvenuto in occasione della quinta manifestazione chiamata “Di corsa contro i tumori al seno”- svoltasi a Roma il 15 e il 16 maggio –realizzata grazie ad Eastman Kodak Company a fianco di Komen Italia Onlus (Organizzazione non lucrativa di utilità sociale), con obiettivi la prevenzione e la cura dei tumori al seno. Quest’anno, accanto alla minimaratona, dedicata ad atleti ed appassionati, si è registrata una preziosa novità: l’allestimento di un “villaggio della prevenzione”, dove sono stati presentate alcune unità mobili per l’effettuazione gratuita dello screening mammografico, dotate di sistemi diagnostici oltremodo avanzati.

Indirizzi utili
I centri di riferimento per la cura del tumore del seno

Centro di Riferimento Oncologico
Aviano (PN) tel. 0434.659111

Istituto Oncologico
Bari tel. 080.5555111

Ospedale Careggi, Presidio Prevenzione Oncologica
Firenze tel. 055.5001111

Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro
Genova tel. 010.56001

Istituto Europeo di Oncologia, Divisione di Senologia
Milano tel. 02.574891

Istituto Nazionale Tumori
Milano tel. 02.23901

Istituto Scientifico San Raffaele
Milano tel. 02.26431

Istituto Nazionale Tumori, “Fondazione G. Pascale”, Divisione di Senologia
Napoli tel. 081.5903111

Ospedale Mauriziano Umberto I Università, Divisione di Ostetricia e Ginecologia
Torino tel. 011.5080680

Ospedale Oncologico “Maurizio Ascoli”
Palermo tel. 091.420846

Università, Istituto Clinica Chirurgica
Parma tel. 0521.9021

Policlinico Monteluce Clinica Chirurgica Generale
Perugia tel. 075.5781

Istituto Regina Elena
Roma tel. 06.49851

Ospedale Fatebenefratelli,
Isola Tiberina- Roma tel. 06.68371

Policlinico Gemelli, Istituti di Patologia e Clinica Chirurgica
Roma tel. 06.30154511

Ospedale “Casa Sollievo della Sofferenza”
San Giovanni Rotondo (FG) tel. 0882.410111

Ospedale Le Molinette, IV Divisione di Chirurgia Generale
Torino tel. 011.6331633

Ospedale di Circolo, Istituto Clinica Chirurgica II
Varese tel.0332.278111

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