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Strategie mirate contro i tumori

Monica Melotti, N. 1/2 gennaio/febbraio 2005

L’approccio alle forme tumorali è in continua evoluzione, grazie anche alla migliore conoscenza dei meccanismi alla base della proliferazione patologica. Attualmente, con l’ausilio delle tecniche di biologia molecolare, gli studiosi sono in grado di decifrare alcuni dei fenomeni che determinano la crescita incontrollata dei tumori. Si è così arrivati alla creazione di molecole che interagiscono con un difetto specifico. Si tratta della target therapy, l’utilizzo di farmaci che agiscono su recettori cellulari particolari. L’azione target del farmaco influenza positivamente il risultato terapeutico, come è stato dimostrato in diversi studi clinici randomizzati. Questa azione selettiva, inoltre, risparmia le cellule normali dell’organismo dall’azione dei farmaci, con un miglioramento sia di tollerabilità sia del trattamento stesso, a tutto vantaggio del paziente e della sua qualità di vita. Il gruppo farmaceutico Schering si muove in quest’ottica ed è presente in oncologia da circa un ventennio. Il gruppo tedesco opera anche in altre aree: ginecologia e andrologia, diagnostica per immagini e radiofarmaci, dermatologia (con la nuova società Intendis). «La salute è il nostro bene più prezioso», dice il professor Günther Stock, membro del comitato esecutivo Schering. «Siamo una società che opera con successo in campo farmaceutico e investe nel futuro della medicina. Sviluppiamo, diffondiamo farmaci e terapie di elevato valore clinico e a misura dei pazienti. Gli offriamo nuove prospettive terapeutiche per assicurare una migliore qualità di vita e un benessere, con l’intento di costruire un ponte ideale tra diagnosi, prevenzione e terapia».
Infatti, il gruppo tedesco è impegnato nella ricerca e nello sviluppo, produzione e commercializzazione di terapie di elevato valore clinico che aprono nuove prospettive in campo medico. L’azienda, a livello mondiale, investe circa il 20 per cento del fatturato in ricerca e sviluppo di nuovi prodotti. La filiale italiana è una delle più importanti, non solo dal punto di vista commerciale ma anche produttivo, con un ricavo complessivo di 304 milioni di euro.
La ricerca oncologica per la leucemia
Schering è presente in oncologia da circa vent’anni con diversi prodotti per il trattamento dei vari tipi di tumore: dal carcinoma prostatico all’oncoematologia, dalla leucemia alla cura dei tumori solidi. «Per la leucemia linfatica cronica, che si manifesta di solito dopo i 50 anni e con circa 180mila nuovi casi ogni anno, abbiamo introdotto dodici anni fa la fludarabina fosfato, che si è dimostrato uno dei più efficaci trattamenti per combattere la malattia», dice Marc Rubin, membro del comitato esecutivo Schering, con una consolidata esperienza all’Istituto Bethesda nel Maryland (Usa). «Una delle innovazioni più grandi è stato lo sviluppo della formulazione orale che rappresenta un notevole vantaggio per il paziente. Sin dalla sua introduzione oltre 4300 pazienti, in differenti paesi, sono stati trattati con questa formulazione. Un altro farmaco è l’anticorpo monoclonale alemtuzumab che viene impiegato nei pazienti che non hanno risposto alla chemioterapia standard e che sono diventati refrattari alla fludarabina fosfato. L’anticorpo attiva processi che portano alla distruzione mirata delle cellule malate. I linfociti maligni vengono così rimossi dal sangue, dal midollo osseo e da altri organi colpiti. In questo modo i pazienti hanno una maggiore aspettativa di vita. Schering ha in programma l’immissione in commercio dell’Ibritumomab tiuxetan, un farmaco per la radioimmunoterapia dei linfomi Non–Hodgkin (LNH). Si tratta di un tumore del sistema linfatico che in termini di frequenza si colloca dopo i più comuni tumori del seno, della prostata, del polmone e del colon. Ogni anno la sua incidenza, nell’Unione Europea, aumenta del 4 percento. Attualmente in Europa convivono con la malattia 230mila persone e vengono diagnosticati ogni anno 70mila nuovi casi. Questo farmaco è la prima radioimmunoterpia approvata che associa la capacità selettiva di un anticorpo monoclonale anti-CD20 con il potere citotossico di una radiazione ß emessa dall’isotopo ittrio-90 con il fine di distruggere efficacemente le cellule del linfoma. Del resto le nuove strategie terapeutiche sono indirizzate all’uso di molecole targeted ovvero mirate a colpire solo le cellule cancerose. Non bisogna certo dimenticare l’enorme contributo dei farmaci citotossici in ambito oncologico, tanto è vero che questi resistono tutt’ora come base della maggior parte dei protocolli terapeutici impiegati abitualmente».
Per i tumori solidi
Una diagnosi precoce associata a farmaci efficaci, allo sviluppo di tecniche chirurgiche mininvasive e all’uso sempre mirato della radioterapia ha fatto sì che molte forme tumorali siano oggi controllabili in misura più adeguata rispetto al passato. Le nuove strategie terapeutiche si basano su un concetto nuovo: cronicizzare la malattia neoplastica attraverso una protratta inibizione della crescita tumorale, senza pretendere la completa regressione della malattia. Talvolta, la rapida riduzione della massa tumorale che avviene impiegando la chemioterapia è, infatti, invariabilmente seguita da un’inesorabile ripresa. I nuovi farmaci dovrebbero produrre un allungamento della sopravvivenza del malato oncologico, interferendo solo con la crescita e la diffusione del tumore, senza produrre importanti tossicità e senza compromettere la qualità di vita del paziente. Come si muove la ricerca Schering per i tumori solidi? Per il cancro alla prostata, uno dei più comuni tumori che colpiscono l’uomo, ha sviluppato l’antiandrogeno ciproterone acetato impiegato se le cellule tumorali si sono diffuse nella forma di tumori secondari o se la malattia ha raggiunto uno stadio avanzato. Per il cancro alla mammella, la forma maligna più comune nelle donne, ha messo in campo un clodronato (Bonefos orale) per scongiurare la metastasi ossea. Ciò che maggiormente necessitano le donne ammalate di tumore al seno è un trattamento efficace della malattia metastatica per prolungare la vita. Questo clodronato riduce in modo significativo l’insorgenza di fratture ossee; ha mostrato una riduzione del 30 percento della morbilità scheletrica, oltre ad alleviare il dolore osseo. In pratica aumenta del 26 per cento la sopravvivenza globale (studio multicentro e randomizzato in sei centri di quattro Paesi per un totale di 1069 pazienti) e riduce del 50 per cento lo sviluppo di metastasi ossee. È anche ben tollerato: solo un aumento del 10 per cento dei casi di diarrea. «I nostri studi attualmente si stanno concentrando sugli inibitori dell’angiogenesi, in termini semplici togliere il nutrimento al tumore, con la nuova molecola PTK/ZK (formulazione orale) in fase tre e che a breve raggiungerà la fase quattro per poi essere immessa nel mercato. Lo sviluppo di questo farmaco è in cooperazione con Novartis».
Diagnostica per immagini per una diagnosi precoce
La diagnosi dei tumori deve essere precoce e sempre più accurata. Solo così è possibile salvare vite umane. Schering dispone di una gamma innovativa di mezzi di contrasto che rende la diagnosi sicura, riducendo i rischi per i pazienti e permettendo un efficace trattamento della malattia. È anche impegnata nella produzione di radiofarmaci che permettono indagini sul matabolismo e la funzionalità di un organo. I radiofarmaci di solito vengono impiegati per la diagnosi in vivo e in vitro e per la cura di alcune patologie in modo selettivo ed efficace. «Se più di 100 anni fa la scoperta dei raggi X ha rappresentato un traguardo sensazionale, oggi, accanto ai tradizionali raggi X, sono disponibili la Risonanza magnetica, la Tomografia computerizzata e gli Ultrasuoni», dice Marc Rubin. «Ma queste strumentazioni non farebbero bene il loro lavoro senza il mezzo di contrasto. Schering ha svolto un ruolo da pioniere nel loro sviluppo: nel 1930 ha lanciato il primo mezzo di contrasto iniettabile. Oggi concentra la propria attività su approcci innovativi nei campi della risonanza magnetica e della medicina nucleare. L’introduzione di Magnevist ha rappresentato una pietra miliare, essendo il primo mezzo di contrasto sviluppato per la risonanza magnetica. Gli studi si concentrano su innovativi mezzi di contrasto per la Risonanza magnetica: ferucarbotran e gadobutrolo, il primo per individuare le lesioni del fegato, il secondo per la diagnosi di infarto o di sclerosi multipla. La nostra azienda vede anche un importante potenziale nello sviluppo dei radiofarmaci. Queste sostanze innovative possono essere utilizzate sia per la diagnosi precoce sia per la terapia. I radiofarmaci sono in grado di dimostrare i processi metabolici e le funzioni di un organo che non sono visibili con le metodiche convenzionali. Di recente abbiamo ottenuto l’autorizzazione per un agente diagnostico per la Pet (tomografia a emissione di positroni). Sarà utilizzato nella diagnosi e nell’esame della crescita di vari tumori: testa, gola, polmone e melanomi».

I numeri della patologia oncologica in Italia
Ogni anno nel nostro paese vengono colpite da tumore oltre 260mila persone. Relativamente all’anno 2000 il numero dei casi stimati è stato di 260.767, con un’incidenza di 536 uomini e 425 donne affetti da forme tumorali ogni 100mila abitanti. I dati ricavati dai registri dei tumori confermano come i nuovi casi di malattia vengano diagnosticati in misura superiore negli uomini rispetto alle donne e nelle persone residenti al Nord rispetto a quelli residenti in altre aree (centro, sud e isole). La mortalità si mantiene ancora su livelli piuttosto elevati. Il tumore, sempre nel 2000, è stato responsabile di 157.145 decessi (dati Istat), ovvero il 28% delle morti in generali. Nel corso dell’ultimo ventennio si è registrato un aumento della mortalità per questa patologia attribuibile anche all’invecchiamento della popolazione. I tumori statisticamente più rilevanti sono quelli al polmone, stomaco, mammella (nelle donne) e prostata. Si sono notate riduzioni differenziate nei due sessi. Per il polmone nei maschi si è avuta una riduzione, dal 1988 al 1998, del 17,5 percento, mentre nelle donne si è verificato un aumento dell’8,2 percento. Nello stesso arco di tempo, il tumore del colon retto si è ridotto nelle donne del 10,2 percento e solo del 2,7 percento negli uomini. Per quanto riguarda la vescica e fegato la riduzione è stata rispettivamente del 26 percento e del 10 percento con una sovrapposizione di dati per i due sessi, mentre per la laringe ed esofago la diminuzione è stata più significativa nel sesso maschile. Il tumore della mammella si è ridotto del 15 percento circa, tuttavia la prevenzione rimane ancora poco praticata, nonostante una diagnosi precoce consenta una guarigione nell’80 per cento dei casi. In Italia solo 2-3 donne su dieci si sottopongono alla mammografia periodica, raccomandata a partire dai 40 anni di età.

Il mistero della vita? Nell’odore del mughetto
L’azienda farmaceutica Schering è soprattutto specializzata nel controllo della fertilità con una vasta gamma di preparati ormonali che permettono alla donna di gestire tutte le fasi chiavi della sua vita: dalla prevenzione della gravidanza alla menopausa. Durante la nostra visita a Berlino i ricercatori del gruppo tedesco ci hanno annunciato una scoperta sensazionale: a guidare la folle corsa degli spermatozoi, lanciati a fecondare l’ovulo femminile, è il profumo di mughetto. Così stanno studiando un sistema rivoluzionario, ma anche romantico, di controllo della fertilità di coppia. «La ricerca è ancora allo stato embrionale», ha detto Günther Stock, responsabile dell’Area ricerca nella multinazionale tedesca. «L’idea nasce dagli studi fatti da Richard Axel e Linda Buck, cui quest’anno è stato assegnato il Nobel per la medicina per aver scoperto il complicato puzzle biochimico e molecolare che sta dietro alla cosiddetta memoria olfattiva, che permette di immagazzinare ricordi e sensazioni legati ad almeno 10mila odori diversi. Abbiamo scoperto che i recettori sono gli stessi nel naso e nello sperma. Ed è un insieme di odori che attira lo spermatozoo verso l’ovocita e che rende poi possibile la fecondazione. Se si riuscissero a inibire i recettori degli odori sulle membrane degli spermatozoi, si potrebbe fermare la corsa verso l’ovaio. Nel testicolo sono presenti circa 50 recettori olfattivi, uno dei quali è stato scoperto nelle membrane delle cellule dello sperma umano ed è stato chiamato recettore odorizzante hOR17-4. Provando a metterlo in corrispondenza di vari aromi si è visto che questo recettore si attiva col profumo di mughetto. Tutto fa pensare che l’ovulo femminile guidi lo sperma e lo attiri a sé mediante il rilascio di sostanze di richiamo, di profumi, fra cui appunto quello di mughetto. Ora dobbiamo individuare gli altri recettori olfattivi e probabilmente ci sono altrettante sostanze di richiamo nell’ovaio tutte da individuare, oltre il mughetto». Gli studi sono ancora all’inizio, anche se i ricercatori stanno già provando centinaia di composti profumati per trovare i leganti giusti. E l’obiettivo non è solo la contraccezione, ma la stessa fertilità di coppia: se infatti inibire i recettori dei profumi guida può bloccare la corsa degli spermatozoi, potrebbe essere possibile l’azione contraria, cioè aumentarla nei casi di sterilità. È comunque stupefacente scoprire oggi che una della armi di seduzione che la donna ha sempre adottato per accentuare la propria femminilità nei confronti dell’uomo, cioè un conturbante profumo, sia utilizzata anche dall’ovulo per attirare a sé gli spermatozoi e da uno solo farsi fecondare.
In questo caso il profumo di donna diventa profumo di vita.

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