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Il corpo trasparente
Cristina Mazzantini, N. 1/2 gennaio/febbraio 2005
Questanno lAirc (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro) ha scelto il corpo trasparente come tema scientifico centrale per la conferenza internazionale e gli incontri pubblici organizzati, il 20 novembre, in 50 città italiane, con lo scopo di far conoscere a tutti i cittadini il lavoro e i progressi della ricerca oncologica. È stata anche loccasione per ricordare che le diagnosi, mediante tecniche di imaging quali la Risonanza magnetica o la Tac, si fanno sempre più raffinate e diffuse. Per cui, oggi, vedere il corpo dal di fuori non basta più. Il fronte della lotta ai tumori si è spostato allinterno, fin dentro le cellule, a caccia dei meccanismi molecolari che determinano e condizionano lo sviluppo dei tumori. Su questo nuovo fronte ci si ritrova a combattere un esercito un po diverso dal precedente, poiché a fianco di medici e biologi compaiono specialisti in discipline, come la computer science, apparentemente assai distanti dalla pratica clinica.
Sullargomento, il professor Francesco Cognetti, direttore scientifico dellIstituto Tumori Regina Elena di Roma, parlando a centinaia di alunni delle scuole superiori, ha chiarito: «Le nuove tecniche di nanotecnologia, come il recente minicomputer messo a punto dal ricercatore israeliano Ehud Shapiro, consentono di aumentare radicalmente le nostre opzioni per la prevenzione, la diagnosi e il trattamento del cancro. La nanotechnology sostiene ed espande la nostra comprensione dei meccanismi molecolari delle neoplasie, nonché gli avanzamenti scientifici ottenuti con il sequenziamento dei tre miliardi di basi del Dna umano. Sono queste le colonne che sosterranno il progresso contro il cancro nei prossimi anni».
Gli esperti riuniti a Roma hanno concordato nel riconoscere che uno dei maggiori problemi da affrontare è quello dellindividuazione precoce del tumore. Come mai? «Agli inizi, le cellule maligne danno debolissimi segnali della loro presenza e i nostri strumenti, attualmente, sono in grado solo parzialmente di capirne leco», ha risposto sempre il professor Cognetti. «È in questo senso che le nanotecnologie possono determinare un vero cambiamento di paradigma su come i clinici rileveranno il cancro nelle fasi iniziali. Dispositivi sempre più sensibili, costruiti in scale infinitesimali come i nanowires e i nanochannels, potranno rilevare persino i segnali molecolari finora difficilmente percepibili con la diagnostica tradizionale. Tali indizi, però, sono già ampiamente evidenti in una neoplasia agli esordi. Perciò, la tecnica per capire questi deboli segnali potrebbe permettere di isolare selettivamente le molecole del cancro, quali le proteine presenti anche in quantità minuscole nel sangue o nei linfonodi. I recettori già hanno dimostrato la fattibilità di questo metodo. Infatti, usando lalbumina (un esempio attuale di nanoparticella naturale), si è potuto evidenziare la presenza di tessuto ovarico maligno».
In studi recenti, poi, è stato dimostrato che le mutazioni e linstabilità del Dna possono favorire linsorgenza di neoplasie. A riguardo, così ha spiegato il nostro oncologo medico: «I ricercatori hanno sviluppato le metodiche capaci di analizzare le variazioni genomiche attraverso le diverse forme tumorali e di distinguere i tratti di Dna normale dalle cellule maligne. Le tecniche dei Nanopores e dei Nanotubes stanno permettendo di individuare in tempo reale queste differenze, osservando le mutazioni per mezzo di un microscopio elettronico a scansione».
Un altro campo di applicazione delle nanotecnologie potrebbe essere quello della differenziazione, con rapidità ed esattezza, tra i vari tipi di tumore. Lo scopo? Ottenere informazioni egualmente inestimabili per medici e ricercatori. «La spettroscopia totale è già in grado di identificare i tipi differenti di cancro e fornire i dati che spesso sono confermati dalla prognosi clinica soprattutto se infausta», ha sottolineato ancora Cognetti. «In più, i nuovi dispositivi possono permettere nuovi metodi per il controllo in tempo reale delle esposizioni ai fattori di rischio e ambientali del cancro. Tali informazioni sarebbero importanti non soltanto per identificare gli individui che possono essere a rischio di sviluppare il cancro, ma anche per lapertura del complesso settore dindagine sulle interazioni fra gene e ambiente, correlate allo sviluppo o alla resistenza al cancro».
Secondo la maggiore letteratura scientifica internazionale, una delle necessità più urgenti in oncologia clinica è quella di avere unimmagine diagnostica che possa identificare i tumori più piccoli possibili, a una scala costituita da 100.000 cellule piuttosto che da 1.000.000.000 cellule. Per realizzare un così elevato livello di sensibilità, è necessario possedere dispositivi operanti su nano-scale. A tal riguardo è bene sottolineare che gli ultimi avanzamenti nelle tecniche di produzione dellimmagine stanno producendo cambiamenti importanti nella pratica delloncologia, soprattutto quella radiante. La capacità di localizzare i tumori in zone specifiche, e di trattare queste con radioterapia di alta precisione, sta fornendo una nuova arma potente per vincere la lotta contro la malattia. «Oggi, la Risonanza magnetica e la Tac, la Spettroscopia di risonanza magnetica, la Tomografia a emissione di positroni (Pet) e la Tomografia computerizzata a singola emissione di fotone (Spect), sono integrate con la nuova tecnica di trattamento di radioterapia a intensità modulata (Imrt)», ha precisato il professor Cognetti. «Queste nuove tecnologie stanno fornendo ai clinici qualche arma in più. Per esempio, la Pet misura molti processi vitali, compreso il metabolismo del glucosio e dellossigeno. Tale metodica, poi, è lunica capace di rilevare i cambiamenti metabolici prima ancora che i mutamenti strutturali del tumore diventino visibili con altre tecniche. Queste informazioni possono aiutare il trattamento e, potenzialmente, migliorare la prognosi».
Oggi i clinici e i pazienti devono aspettare spesso mesi prima di sapere se e quanto una data terapia stia funzionando. In molti casi, tutto ciò fa ritardare il trattamento terapeutico. Quindi le terapie farmacologiche successive rischiano di ottenere effetti assai modesti. Che fare? Si sta pensando di incentivare lutilizzo delle nanotecnologie anche in campo farmacologico. Come?
«È possibile costruire dispositivi miniaturizzati che contengano anche i farmaci. Questi sarebbero facilmente trasportati in zone del corpo di difficile accesso, a causa di una varietà di barriere biologiche, comprese quelle sviluppate dai tumori. Tali strumenti in nanoscale offrono pertanto lopportunità di unire un agente di contrasto per la formazione dellimmagine o diagnostico con uno terapeutico-farmacologico e perfino con un rivelatore di efficacia terapeutica», ha puntualizzato il professor Cognetti. «Tutto nello stesso pacchetto. Questo complesso miniaturizzato può anche fornire ai clinici la capacità di cronometrare il rilascio di un farmaco antiblastico. I nuovi dispositivi, che contengono un dato agente terapeutico, sarebbero poi decorati con un anticorpo o un frammento monoclonale a una molecola della superficie del tumore». Molte di queste nanoparticelle rispondono a un campo esternamente applicato, sia magnetico sia di calore o di luce, che potrebbe rendere la loro risposta terapeutica ideale o molto mirata, riducendo tutti gli effetti secondari nocivi.
«Molti degli avanzamenti ottenuti dalle nanotecnologie in ciascuna delle aree appena descritte permetteranno ai ricercatori dindividuare gli indicatori di predisposizione del cancro e delle lesioni precancerose. Allora, la tecnologia potrà essere usata per sviluppare i dispositivi capaci di segnalare quando quei marcatori compaiono nel corpo e trasportare gli agenti che uccidono le cellule potenzialmente maligne», ha concluso il professor Cognetti. «Lobiettivo primario è quindi quello di integrare lo sviluppo delle nanotecnologie nella ricerca sia di base che applicata. Per questo è importante che un maggior numero di Centri di cura e ricerca siano collegati tra loro. Inoltre, data la natura multidisciplinare della nanotechnology, gli scienziati di base e quelli clinici saranno sottoposti a un accurato addestramento».
Le tesi esposte da Cognetti sullimpiego delle nanotecnologie in ambito diagnostico sono state riprese e approfondite dal dottor Rosario Francesco Grasso, radiologo presso il Dipartimento di Diagnostica per Immagini del Policlinico Universitario-Campus Biomedico di Roma. Lesperto ha riferito come, in campo oncologico, la diagnostica per immagini abbia sempre avuto un ruolo principe. «Negli ultimi anni, poi, la centralità della radiologia ha tratto nuovi impulsi grazie allavvento e allutilizzo clinico di nuove tecniche di imaging, basate sullo sviluppo tecnologico delle metodiche precedenti come la Tac, la Risonanza magnetica e lecografia», ha precisato il dottor Grasso. «È il caso della Tomografia computerizzata multistrato, che ha rivoluzionato lapproccio diagnostico al paziente. Con tali apparecchiature, oggi, è possibile effettuare lo studio dellintero corpo umano in una manciata di secondi. Inoltre, nella successiva fase, i dati ottenuti attraverso complessi sistemi computerizzati ci consentono unesplorazione completa dellorganismo come non era mai stato possibile in precedenza. In particolare, è possibile navigare virtualmente, quindi in maniera assolutamente non invasiva, allinterno di molte strutture anatomiche. Infine, possiamo dire che soprattutto con la colonscopia virtuale si è arrivati a un utilizzo quotidiano della metodica. Questa ci fa scoprire formazioni polipoidi anche di 8 mm, senza alcuna invasività per il paziente».
Il radiologo si è poi soffermato con la platea romana sulla Tc multistrato, senza però dimenticare il dato della sua scarsa diffusione. Infatti, sono ancora pochi gli ospedali italiani che ne possiedono un esemplare. Si tratta di un macchinario capace di acquisire fino a 32-64 immagini al secondo, con una risoluzione spaziale submillimetrica che consente di effettuare studi similangiografici completi, con immagini sovrapponibili allangiografia tradizionale. Questultimo è sicuramente un esame sicuramente più invasivo, più rischioso e che necessita di un maggior impegno da parte dello staff sanitario. «Con la Tc multistrato è possibile ottenere ricostruzioni complete del sistema vascolare e della patologia oncologica. Tutto ciò è di sicuro ausilio per lo specialista di riferimento», ha chiarito ancora il dottor Grasso. «Le caratteristiche di velocità di acquisizione delle immagini, lelevata risoluzione spaziale e la possibilità di ricorrere in maniera estremamente rapida a ricostruzioni specifiche multiplanari da parte delloperatore, permettono oggi di identificare con assoluta precisione il grado della malattia. E ancora, associando alla Tc multistrato unaltra metodica come la Pet-Ct, i medici radiologi possono, quasi con assoluta precisione, studiare la patologia neoplastica e il suo reale grado di estensione. Ma non solo. Siamo anche in grado di valutare la risposta alla terapia mirata e leventuale presenza di recidive». Queste affermazioni sono state confermate da recenti studi internazionali che hanno dimostrato come la Tc multistrato e la Rm dinamica siano capaci di valutare il grado di angiogenesi tumorale e di monitorare, quindi, lefficacia di farmaci anti-angiogenetici. Oggi il radiologo deve essere inoltre considerato non solo come un medico-diagnosta ma anche come uno specialista medico promotore e operatore in campo oncologico. Infatti, le nuove terapie locoregionali mini-invasive effettuate dal radiologo interventista e guidate dalle varie tecniche di imaging (TC, Ultrasuoni) sono sempre più frequentemente impiegate in campo oncologico (termoablazioni, chemioembolizzazioni, chemioterapia loco regionale).
Le terapie sono e saranno sempre più mininvasive grazie alla possibilità di evidenziare piccoli focolai di malattia, sia con limaging tradizionale che con quella molecolare. «Tuttavia non si deve arrivare a una disumanizzazione di quel rapporto con il paziente che il medico, proprio in virtù dello sviluppo tecnologico, rischia di dimenticare», ha concluso il dottor Grasso.
Primi risultati della sperimentazione su ovociti congelati
Al Convegno Internazionale sulla Procreazione Medicamente Assistita, organizzato dalla Tecnobios Procreazione, tenutosi questanno a Bologna, sono stati presentati i dati preliminari dello studio multicentrico italiano sul congelamento degli ovociti. Si tratta di una ricerca unica su 260 coppie, arruolate nel periodo tra ottobre 2003 e marzo 2004 da 10 Centri equamente distribuiti sul territorio nazionale. «Gli obiettivi primari clinici del nostro studio sono stati quelli di verificare i risultati ottenibili con questa tecnica e di valutare se la metodica fosse causa di aumento di malformazioni», spiega il dottor Andrea Borini, direttore sanitario di Tecnobios Procreazione. Quali gli esiti? «Il 40,6 percento degli ovociti è sopravvissuto: si sono avute 36 gravidanze, pari al 14 percento dei casi e un 44 percento di aborti», risponde il nostro esperto, che aggiunge: «Per avere un termine di confronto possiamo segnalare che, in media, la percentuale di gravidanze ottenute con embrioni scongelati, prima dellentrata in vigore della legge 40/2004, era del 20 percento».
Dunque, visto che attualmente è vietato il congelamento degli embrioni, quello degli ovociti, una volta apportati tutti i miglioramenti possibili, potrebbe rappresentare una soluzione, soprattutto per le donne giovani a rischio di infertilità a causa dei trattamenti chemioterapici e radianti.
Guida alle Associazioni
Oggi i malati oncologici e i loro familiari trovano molte difficoltà nel reperire indirizzi e numeri telefonici delle Associazioni di volontariato che erogano prestazioni sul territorio nazionale. Ben presto non sarà più così.
È in arrivo una Guida, suddivisa, in ordine alfabetico, regione per regione, dove è possibile trovare tutte le informazioni necessarie, compresi gli orari delle 560 strutture no profit presenti in Italia. La Guida delle associazioni di volontariato in oncologia è nata grazie al lavoro di Almac, Angolo e Vela, tre realtà da tempo impegnate nel campo che hanno dato vita, assieme allIstituto Italiano di Medicina Sociale, a un censimento nazionale. Per maggiori informazioni, rivolgersi alla Federazione Italiana Associazioni di Volontariato in oncologia al numero telefonico 06/400.120.79 oppure inviare une-mail al seguente indirizzo: info@favo.it.
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