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I farmaci antitumorali

redazione, N. 1/2 gennaio/febbraio 2005

I farmaci antitumorali possono essere suddivisi per comodità in quattro macrocategorie, in base al loro profilo farmacologico:

  • Anticorpi monoclonali
  • Terapie biologiche
  • Farmaci chemioterapici
  • Terapia ormonale

Cerchiamo di riassumere per ogni categoria le caratteristiche principali.
Anticorpi monoclonali
Gli anticorpi monoclonali sono delle molecole di immunoglobulina che reagiscono specificamente contro un bersaglio, un antigene, che è una proteina, un’elicoproteina e una lipoproteina che ha la capacità di sviluppare una risposta immunologia. Questi anticorpi distruggono alcuni tipi di cellule tumorali, senza danneggiare in misura rilevante le cellule normali. La loro funzione è quella di riconoscere certi tipi di proteine che sono presenti sulla superficie di alcune cellule tumorali. Quando l’anticorpo monoclonale riconosce la proteina, si unisce saldamente a essa, stimolando il nostro sistema immunitario ad aggredire le cellule neoplastiche, inducendole ad autodistruggersi.
Si è dimostrato molto efficace associare all’anticorpo un farmaco antitumorale o una sostanza radioattiva. C’è da dire che i meccanismi di azione di queste proteine sono ancora piuttosto sconosciuti, in quanto l’uso diffuso degli anticorpi monoclonali è di quest’ultimo quinquennio. (Per approfondimenti consultare Prevenzione Tumori di giugno-luglio 2004).
Terapie biologiche
Con il termine terapia biologica si intende qualsiasi trattamento oncologico diretto verso una caratteristica ben definita del tumore, che lo differenzia dal tessuto sano di origine. Sono terapie mirate alle alterazioni tipiche tumorali. Possiamo distinguere diverse categorie all’interno di questo tipo di terapie. Le principali sono: gli immunoterapici e vaccini, la terapia anti-angiogenica, gli inibitori di fattori di crescita tumorale e la terapia genica.
Gli immunoterapici sono farmaci che hanno lo scopo di stimolare l’immunità del paziente per contrastare la crescita tumorale con un attacco di tipo immunologico. Il loro obiettivo lo raggiungono stimolando l’attività immunitaria dell’organismo. Questa può essere di due tipi: anticorpale, cioè la cosiddetta immunità sierologica; oppure immunità cellulo mediata, che è stimolata attivando i linfociti o macrofagi o cellule dendritiche.
I farmaci più diffusi all’interno
di questa categoria sono l’Interferone di tipo alfa e l’Interleuchina 2. L’Interferone è prescritto per il trattamento di alcune patologie neoplastiche, tra le quali il cancro del rene, il melanoma e anche per alcune forme di linfoma e di leucemia. L’Interleuchina 2 per il melanoma e il carcinoma renale metastatico. Per
i vaccini esistono diverse strategie;
la più usata è quella di prelevare cellule tumorali dal paziente, coltivarle in vitro e modificarle in modo da renderle più facilmente attaccabili dal sistema immunitario. A questo punto le cellule vengono re-iniettate nell’organismo per stimolare una risposta di tipo immunitario. I tentativi terapeutici si fanno prevalentemente per il melanoma, i tumori del rene e i tumori del colon.
I farmaci contro l’angiogenesi si dividono in due grandi classi: quelli che bloccano la formazione dei nuovi vasi sanguigni (farmaci anti-angiogenici veri e propri) e quelli che invece provocano la rapida distruzione dei vasellini sanguigni già presenti (farmaci antivascolari).
Uno dei più promettenti è il Bevacizumab (che fa parte della prima categoria). Con questo farmaco, usato in combinazione con la chemioterapia tradizionale, si sono ottenuti risultati significativi nei pazienti con tumore del colon avanzato.
L’obiettivo degli inibitori dei fattori di crescita, utilizzati da soli o associati alle terapie convenzionali, è di cercare di cronicizzare il decorso della malattia avanzata; possono anche essere dati a scopo preventivo nei pazienti ad alto rischio dopo un intervento chirurgico.
Hanno dunque dei vantaggi considerevoli: sono farmaci molto selettivi e permettono una terapia personalizzata e hanno la capacità di potenziare l’effetto delle terapie convenzionali Inoltre, poiché sono privi di importanti tossicità, possono essere somministrati per lungo tempo.
(Per approfondimenti consultare Prevenzione Tumori di agosto-settembre 2004).
La terapia genica è un procedimento terapeutico che designa una serie di tecnologie biomedicali, volte a introdurre in una cellula bersaglio un gene medicamento per correggere una disfunzione del suo genoma.
Nel caso delle malattie genetiche in cui un gene è difettoso o assente, la terapia genica consiste essenzialmente nel trasferire la versione funzionante del gene in modo da rimediare al difetto. Un’altra ipotesi di terapia genica pensata per i tumori, mira ad aggiungere una nuova funzione a una cellula (per esempio: far esprimere dei geni che fanno codificare alla cellula tumorale delle citochine o delle molecole che stimolano la risposta immunitaria). In questo modo un tumore può produrre delle proteine che sono proprie del sistema immunitario e quindi diventare aggredibile dallo stesso sistema immunitario.
(Per approfondimenti consultare il numero di ottobre 2004).
Farmaci chemioterapici
Per farmaci chemioterapici si intendono quei farmaci che agiscono direttamente sulle cellule tumorali bloccandone la proliferazione.
Sono farmaci che agiscono normalmente su quelli che sono i processi dei duplicazione delle cellule. Una caratteristica della cellula tumorale infatti è quella di avere un più rapido meccanismo di proliferazione; ciò significa che viene distrutta più facilmente rispetto alle altre cellule del nostro organismo che hanno una crescita più lenta.
I farmaci antitumorali sono divisi in grosse categorie. Quelle più conosciute sono le seguenti: gli alchilanti, gli antibiotici antitumorali, i veleni del fuso mitotico e gli anti metabolici.
C’è una classe di molecole nuove per le quali si hanno già dei risultati e che sono entrate ormai da qualche anno nell’ambito dei trattamenti classici.
Le molecole più significative sono: l’Irinotecan, l’Oxaliplatino, l’Alimta.
Le prime due hanno dimostrato una grandissima efficacia nell’ambito dei tumori del colon e del retto, modificando addirittura la strategia terapeutica in questi due tipi di tumore. Sono molecole con un meccanismo di azione più eterogeneo, più vasto, non limitato solo a una specifica attività su una fase dello sviluppo della cellula tumorale.
L’Alimta si è dimostrato il primo farmaco in grado di dare delle risposte significative nei casi di mesotelioma pleurico. (Per approfondimenti consultare Prevenzione Tumori di novembre 2004).
Terapia ormonale
In oncologia, per terapia endocrina o ormonoterapia si intende la somministrazione di farmaci endocrinologici in tumori ormonodipendenti o ormonosensibili, come il carcinoma della mammella e della prostata. Può essere suddivisa in farmaci per la terapia del carcinoma mammario e gli inibitori dell’aromatasi, una nuova classe di farmaci che agiscono inibendo il processo di aromatizzazione e quindi la conversione chimica degli androgeni in estrogeni; ciò determina, a sua volta, un abbassamento del livello degli estrogeni in circolo nell’organismo.
Il Tamoxifene è senza dubbio il farmaco più diffuso nell’ormonoterapia del tumore mammario. Si tratta di un antiestrogeno, ossia un medicinale di sintesi che contrasta gli effetti dell’ormone estrogeno. Da decenni è il più utilizzato nella terapia adiuvante in pazienti con recettori ormonali positivi (estrogeno e progesterone). Sono attualmente in corso degli studi miranti a verificare la possibilità di somministrare il Tamoxifene anche per altri tipi di tumore ormonodipendenti. (Per approfondire l’argomento consultare il numero di dicembre 2004).
Degli inibitori dell’aromatasi si parla ampiamente in questo numero.

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