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Una mano tesa all'Africa
Paola Sarno, N. 3 marzo 2005
Dopo i tre grandi flagelli che prostrano lo sviluppo sociale, politico ed economico del continente africano, in Tanzania i tumori maligni rappresentano la quarta causa di morte. Fra le diverse neoplasie maligne prevalgono nella regione di Mwanza i tumori correlati a fattori eziologici biologici, come le infezioni virali (Hpv, Hiv, virus dell’epatite B e C) con una prevalenza del linfoma di Burkitt, molto frequente nei bambini, del morbo di Kaposi, dei carcinomi della cervice uterina, dei carcinomi della testa e del collo e degli epatocarcinomi. Non infrequenti, inoltre, sono altre forme tumorali, come i carcinomi della mammella e i linfomi non Hodgkin.
Si tratta quindi di neoplasie nei confronti delle quali le possibilità di controllo sono reali e molteplici, sia considerando la prevenzione primaria (igiene personale, abitudini alimentari, profilassi vaccinica), sia prendendo in esame l’idea della diagnosi precoce (pap test ed esame clinico del seno per la popolazione femminile, ispezione della cavità orale), sia infine ricorrendo alla terapia vera e propria con farmaci antiblastici, particolarmente attivi nel morbo di Kaposi e nel linfoma di Burkitt.
Proprio sulla base di queste evidenze, l’Istituto Oncologico Romagnolo (IOR), l’Associazione Tison (v. box) e, in particolare, il dottor Dino Amadori, direttore del dipartimento Oncologico e dei Servizi di Diagnosi dell’Ospedale Morgagni-Pierantoni di Forlì, hanno sviluppato il “Progetto Oncologia”, rivolto alle popolazioni della Tanzania per un intervento globale di controllo del cancro in questa regione. Questo progetto prevede la piena operatività di un’ Unità di Oncologia in loco che si faccia carico e promuova tutte le possibili iniziative nel campo dell’educazione sanitaria della popolazione, degli interventi di diagnosi precoce e delle applicazioni delle più aggiornate terapie mediche dei tumori responsivi.
A illustrare il progetto, il primo di questo genere in Africa, è lo stesso dottor Amadori.
«Il “Progetto Oncologia” prevede inizialmente due azioni fondamentali: l’attivazione, presso l’Ospedale di Mwanza, dell’Unità di Oncologia, per poter fin da subito operare attivamente in loco, e la formazione in Italia di un giovane medico tanzano nella disciplina dell’Oncologia Medica, per la trasmissione dei saperi alla popolazione locale, in modo da capacitare gradualmente i medici locali nella gestione delle problematiche connesse all’oncologia. Entrambe le azioni sono sostenute dall’Associazione Tison e dall’Istituto Oncologico Romagnolo (IOR)».
Che tipo di accordi sono stati presi con le autorità di Mwanza?
«La direzione del Bugando Medical Center allestirà presso lo stesso ospedale locali adeguati allo svolgimento delle attività diagnostiche e terapeutiche. Per le attività diagnostiche sono necessari uno o più ambulatori, sia per la diagnosi precoce dei tumori della sfera genitale femminile, dei tumori della cute (morbo di Kaposi) e dei tumori della testa e del collo, sia per le visite ai pazienti con una neoplasia conclamata. L’attività di diagnosi precoce potrà svilupparsi soprattutto nei confronti dei tumori della cervice uterina, grazie all’operatività di un Laboratorio di Anatomia Patologica, realizzato dall’Associazione Tison.
È stata prevista inoltre, per i pazienti affetti da tumore, la disponibilità di quattro camere (due per le donne e due per gli uomini) per l’assistenza e le terapie in regime di ricovero ordinario e di un minimo di due camere per le attività terapeutiche in regime di Day Hospital. Si è pensato, inoltre, anche a garantire le cure palliative ai degenti in fase terminale della malattia: per loro saranno allestite almeno due camere di degenza, una per gli uomini e una per le donne.»
Come avete risolto gli aspetti organizzativi del personale?
«Per far funzionare un’Unità di Oncologia di questo tipo sono necessari un caposala, sei infermieri professionali per l’assistenza ai pazienti in regime di ricovero ordinario, quattro infermieri professionali per l’assistenza ai pazienti in regime di Day Hospital, un’infermiera per le attività diagnostiche ambulatoriali e un assistente sanitario che garantisca un’attività di follow up “attivo” dei pazienti dimessi. L’assistenza medico-specialistica sarà garantita attraverso un modello dipartimentale che vedrà il coinvolgimento di varie figure professionali: un medico internista, che garantisca a tempo pieno la continuità assistenziale, gli specialisti di ogni organo, coinvolti di volta in volta per le specifiche competenze e un oncologo medico. In particolare la presenza di quest’ultimo, in attesa che il giovane medico completi il suo iter formativo in Italia, sarà garantita da una rotazione di oncologi medici italiani che offriranno, a turno, la loro opera per periodi di 20-30 giorni in modo tale da garantire la copertura assistenziale per tutto l’anno».
Oggi in Italia, un giovane medico tanzano, il dottor Nestory Masalu, venuto nel nostro Paese vestito di tanto entusiasmo e voglia di imparare presto come poter salvare la sua gente, ha già completato la prima tranche del suo apprendistato italiano. «Il programma prevede, infatti» ha spiegato il dottor Dino Amadori, «che egli frequenti il Dipartimento Oncologico dell’Ospedale di Forlì, da me diretto e, contemporaneamente, acquisisca la Specializzazione in Oncologia Medica presso la Scuola di Specializzazione dell’Università di Ferrara, per un periodo complessivo di studi calcolabile in cinque anni. Tutte le spese di formazione, così come pure le spese di viaggio e soggiorno degli oncologi italiani che si daranno il cambio a Mwanza finché l’iter formativo del collega non sarò concluso, saranno a carico dell’Associazione Tison, con il sostegno dell’Istituto Oncologico Romagnolo (IOR), che istituzionalmente mette a disposizione di giovani medici borse di studio che consentono l’iscrizione e la frequenza della Scuola di Specializzazione in Oncologia Medica presso l’Università di Ferrara, con la quale il Dipartimento Oncologico dell’Ospedale G. B. Morgagni-
L. Pierantoni dell’Asl di Forlì è convenzionato. Il collega medico in formazione potrà comunque svolgere periodicamente, durante i mesi di sospensione delle lezioni universitarie, attività presso l’Unità Oncologica di Mwanza. Successivamente vorrei far venire in Italia anche un gruppo di infermieri/e per insegnare loro le tecniche di assistenza al malato oncologico, per poi prepararci a un’altra fase del Progetto – che non partirà comunque prima di un anno - che ci vedrà impegnati, anche dal punto di vista didattico, in una formazione sul campo in Tanzania.
Per quanto riguarda, invece, le risorse necessarie per il funzionamento dell’Unità Oncologica, la direzione del Bugando Medical Center provvederà all’allestimento dei locali, al reperimento del personale infermieristico, all’individuazione del medico internista, assumendone gli oneri economici».
Dottor Amadori a che punto è la realizzazione del Progetto Oncologia?
«Il Progetto Oncologia non è altro che il naturale proseguimento del Progetto Tanzania per il quale è stata fondata, nel 1999, l’Associazione Tison. Obiettivo principale di quell’intervento era quello di fornire materialmente un laboratorio per le analisi a una zona completamente sprovvista di tale struttura. Basti pensare che, fino al 2000, i preparati venivano inviati, per la refertazione, in un centro negli Stati Uniti (nell’ambito di un programma di controllo di qualità per i Paesi in Via di Sviluppo), con conseguenti ed evidenti ritardi e disagi per la popolazione. Oggi, a cinque anni dall’inizio del progetto, il Laboratorio intitolato a Vittorio Tison è una realtà. Grazie anche alla Società Italiana di Anatomia Patologica, al Gruppo Patologi Oltre Frontiera e all’Associazione Ruvuma, che con noi hanno collaborato, il Laboratorio è stato realizzato presso il Bugundo Medical Center di Mwanza e inaugurato il 9 agosto del 2000 alla presenza delle maggiori autorità civili e religiose della Tanzania. La nuova struttura si pone come punto di riferimento di primo piano non solo per l’Ospedale stesso, ma anche per tutte le cliniche private e gli ospedali delle province vicine, che possono così usufruire di un servizio diagnostico veloce ed efficiente. Nel corso del 2003 e del 2002, all’interno della struttura sono stati processati ben 26.000 campioni l’anno contro i 1.261 del 2000 e i 399 del 1999. Presso il laboratorio, affiancati da personale del posto, si alternano mensilmente medici e tecnici di laboratorio italiani appartenenti al SIAPEC (Società Italiana di Anatomia Patologica e Citologica) che, con la loro attività gratuita di tipo assistenziale, organizzativo e didattico, assicurano una continuità al lavoro svolto e un sostegno alla formazione del personale locale. Su quest’ultimo aspetto, in particolare, l’Associazione Tison insiste moltissimo, ritenendo di estrema importanza, per una futura autonomia gestionale della struttura, la formazione di medici e di tecnici competenti e allo stesso tempo interessati e attenti ai bisogni del paziente.
Possiamo dire quindi che il “Progetto Oncologia” è il naturale sviluppo dell’attività del Laboratorio e già oggi, all’interno di questo, si fa attività di diagnosi precoce e di screening sulla popolazione, attraverso l’accesso spontaneo della gente».
Come avete risolto il problema dei farmaci?
«Stiamo prendendo contatto con case farmaceutiche, per vedere se è possibile ricevere delle donazioni e inoltre agire attraverso il Ministero della Salute per arrivare a forniture di farmaci al costo di produzione e non a quello, troppo oneroso, di vendita».
Con questo progetto quante vite umane si potranno salvare, dottor Amadori?
«La vita media in Tanzania è di 45 anni: nonostante ciò oggi abbiamo 21 mila morti all’anno per tumori maligni (contro 140 mila per Aids) e l’incidenza di nuovi casi all’anno, anche grazie al lento miglioramento delle condizioni di vita, è di 33 mila casi. Vale a dire che l’80% degli ammalati è destinato alla morte. Noi pensiamo che potremmo salvare 10 mila vite umane all’anno». Anche noi pensiamo che ne valga la pena.
L’associazione Tison
L’Associazione Vittorio Tison - Cultura e Solidarietà, costituita nel gennaio del 1999, nasce dall’iniziativa di alcuni amici e colleghi del dottor Tison, stimato anatomo-patologo faentino scomparso nel 1995, i quali hanno voluto così perpetuare il patrimonio culturale, scientifico e “di carità” da lui lasciato.
Vittorio Tison nasce a San Giovanni Rotondo (FG) nel 1936 e si laurea “summa cum laude” in Medicina e Chirurgia all’Università di Bologna, dove inizia il suo cammino professionale come assistente all’Istituto di Anatomia Patologica. Dal 1971 al ’73 è aiuto anatomo-patologo presso gli Ospedali Civili di Brescia, nel 1976, ad appena quarant’anni, è primario presso l’Ospedale degli Infermi di Faenza e successivamente presso l’Ospedale Bufalini di Cesena. All’attività clinica affiancherà sempre l’insegnamento universitario in epatologia, oncologia e patologia ginecologica, sia in Italia sia all’estero. Autore di oltre 150 pubblicazioni scientifiche, è stato anche un grande “viaggiatore” e al suo attivo figurano numerosi periodi di studio all’estero, nonché un’intensa attività scientifica come relatore e responsabile di ricerche. Ottimo organizzatore e uomo estremamente attento ai problemi della cultura, della ricerca e dell’assistenza, negli ultimi anni della sua vita ha un appassionato “incontro con l’Africa”, dove collabora alla realizzazione di un Dispensario Polimbulatorio presso Mbweni, in Tanzania. È stato socio fondatore dell’Istituto Oncologico Romagnolo e dell’associazione Ruvuma.
Nel nome di Vittorio Tison si è voluto dare vita a un’associazione che si propone, in Italia e all’estero, di promuovere iniziative culturali e scientifiche sui temi della solidarietà umana, in particolare nel settore dell’assistenza sanitaria e sociale in campo oncologico, con specifico riguardo al supporto dell’anatomia patologica.
L’Associazione, che ha la propria sede legale a Faenza, presso lo IOR, si avvale di un Consiglio Direttivo e di un Collegio di Revisori, che prestano la propria opera gratuitamente. Conta oltre 100 soci e ha già investito (solo per il Progetto Tanzania) 113.500,00 euro fra il 1999 e il 2003.
Per saperne di più
Chi volesse sostenere l’Associazione Tison può farlo
in diversi modi:
• diventando socio, con un contributo annuale di 52 euro;
• effettuando donazioni;
• effettuando lasciti ereditari;
• collaborando con l’associazione per l’organizzazione o la promozione di eventi.
Le donazioni possono essere effettuate:
• tramite versamento su c/c postale n.47505763 intestato a Associazione Vittorio Tison, C.so Mazzini, 153 - Faenza
• tramite bonifico bancario sul C7C 2704 - ABI 06120 CAB 13200 CIN Q, presso la Cassa di Risparmio di Cesena - sede
di Forlì piazza XX Settembre
• con assegno bancario non trasferibile intestato ad Associazione Vittorio Tison, da spedire c/o la sede operativa di Forlì, corso Mazzini, n.65
• in contanti presso la sede operativa di Forlì, corso Mazzini, n.65 (c/o IOR), Tel. 0543.35929
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