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L'anziano, un paziente particolare
Cristina Mazzantini, N 6/7 giugno/luglio 2005
Un sondaggio tra 200 primari di Oncologia Medica ha fotografato, per la prima volta in Italia, l'emergenza anziani. Un pianeta sconosciuto, che rappresenta la stragrande maggioranza dei pazienti oncologici. A sorpresa si è scoperto che non sempre agli over 70 è garantito il diritto alla parità di cura rispetto agli altri adulti. Non solo. Oltre a lanciare l'allarme discriminazione, gli stessi oncologi hanno sottolineato sia la mancanza di studi clinici ad hoc che di linee guida per curare questo tipo di malati. Infatti ai soggetti anziani, come dimostrato dalla maggiore letteratura scientifica, non è possibile applicare automaticamente i protocolli messi a punto per i pazienti adulti. Il motivo? Questi malati con tumore sono per lo più in buone condizioni fisiche e privi di patologie correlate.
Stiamo parlando di un'indagine presentata recentemente a Roma, "Un paziente particolare. Il punto di vista dei primari di Oncologia Medica sull'emergenza anziani" , promossa dalla Società Internazionale di Oncologia Geriatrica (Siog) e dall'Associazione Italiana per l'Oncologia della Terza Età (Aiote), con il contributo di Novartis. Lo studio ha coinvolto gli specialisti che ogni giorno si occupano in prima persona del paziente anziano neoplastico. Ai primari interpellati è stato inviato un questionario dell'Istituto di ricerca Ermeneia, presieduto dal dottor Nadio Delai.
È emerso che la grande maggioranza degli oncologi italiani (61,7%) ritiene che, all'interno delle strutture di assistenza e non solo, gli over 70 corrono il rischio di non ricevere cure adeguate a causa dell'età: fatto che, a volte, diventa una vera e propria discriminazione. La tesi è stata confermata dal direttore della Divisione Oncologia Medica dell'Università dell'Azienda Ospedale Università di Padova e vicepresidente della Siog, il professor Silvio Monfardini, che ha dichiarato: «Confrontarsi con un malato oncologico anziano vuol dire fare i conti con una complessità data dalla presenza di patologie tipiche dell'età, perciò con terapie farmacologiche già in corso. Per questo vanno sperimentate linee guida adatte a questo tipo di pazienti» . Ha poi aggiunto il professor Monfardini: «I medici italiani hanno ben chiara la complessità della condizione di un malato in là con gli anni, che in genere presenta varie malattie croniche (affezioni cardiovascolari, ipertensione, diabete, bronchite cronica, artrosi, ipertrofia prostatica, ndr) . A queste vanno sommate problematiche di altra natura che condizionano negativamente il percorso terapeutico nelle sue diverse fasi: dall'accesso in ospedale alla relazione tra medico e paziente, fino alla continuità dei cicli di chemioterapia come la corretta assunzione dei farmaci prescritti. Se, in generale, fattori simili rappresentano un ostacolo tra paziente e cura, a maggior ragione ciò avviene nel caso degli anziani che non sono in grado di muoversi facilmente fra il luogo dei prelievi di laboratorio, quello dove vengono eseguite le radiografie e quelli dove vengono effettuate le visite specialistiche».
Dunque questa nuova consapevolezza si traduce, da parte degli oncologi, anche nell'attenzione agli effetti collaterali delle terapie, in particolare dei farmaci chemioterapici, e nell'interesse verso classi di farmaci che hanno minore impatto sulla qualità della vita dei pazienti. Nel caso delle donne over 70 con carcinoma della mammella, per esempio, circa la metà dei primari (44,7%) è dell'opinione che l'uso dell'endocrinoterapia adiuvante possa comportare problemi di varia natura, mentre la quasi totalità (99%) registra una maggiore accettazione della terapia ormonale rispetto alla chemioterapia. Insomma, gli over 65 colpiti da tumore presentano una maggiore debolezza da tutelare; debolezza che nasce da vari fattori: non solo la compresenza di diverse patologie precedenti all'insorgenza della neoplasia, ma anche fragilità emotive, sociali e, non da ultimo, familiari.
Alla luce dei risultati dell'indagine, abbiamo chiesto al professor Monfardini se sia possibile garantire la parità di cura anche al paziente anziano con tumore: «Direi di sì. Perciò è fondamentale una preparazione specifica: per assicurare una valutazione appropriata e per poter indicare una terapia adeguata. A tale scopo, nell'ambito di ogni divisione di Oncologia Medica, sarebbero necessari alcuni medici da dedicare specificatamente all'oncologia geriatrica. In Italia c'è una buona scuola sia in oncologia che in geriatria, ma è ancora assente una formazione ad hoc che combini l'una con l'altra. Inoltre è indispensabile il ruolo di associazioni, come l'Aiote, che si propone come priorità, da un lato, di supportare la formazione di medici e infermieri nel campo dell'oncologia geriatrica attraverso corsi e training mirati, e dall'altro, di favorire una maggiore collaborazione e comunicazione tra oncologi e geriatri». Ha così proseguito il vicepresidente della Siog: «Proprio per questo fine, l'Aiote ha dato vita ad un mensile on line che, oltre a informazioni e approfondimenti, si occupa di far circolare idee e novità nel campo dell'oncologia della terza età».
Queste iniziative sono molto importanti se si pensa che nel nostro Paese un cittadino su cinque ha già raggiunto un'età superiore ai 65 anni e, tra appena vent'anni, ben un quarto della popolazione apparterrà alla terza età. Ed è proprio tra queste persone che si registra il maggior numero di tumori: attualmente quasi due terzi (63,7%) dei circa 270.000300.000 casi di neoplasie solide (mammella, prostata, polmone e colon) e dei tumori emolinfopoietici (leucemie) diagnosticati ogni anno riguardano gli over 65, che corrono un rischio 40 volte maggiore di sviluppare un tumore rispetto alle persone di 2044 anni di età, e circa quattro volte superiore rispetto alle persone di 4564 anni.
Tutto questo si traduce, poi, in una forte sollecitazione per il sistema sanitario. «Gli over 65» , ha sottolineato Laura Pellegrini, direttore generale dell'Agenzia per i Servizi Sanitari Regionali, «rappresentano il 19% della popolazione, assorbono il 50% della quota del Fondo Sanitario destinata alla spesa farmaceutica e il 50% di quella per la spesa ospedaliera. Occorrono quindi risposte concrete per l'emergenza anziani».
Ma le strutture ospedaliere sono già messe duramente alla prova: si intensificano quindi gli appelli alla famiglia e al volontariato sanitario e sociale. «La famiglia occupa un ruolo essenziale» , ha chiarito l'onorevole Giuseppe Palumbo, presidente della Commissione Affari Sociali delle Camera dei Deputati, «per garantire alle persone più deboli quel supporto ulteriore rispetto ai servizi offerti dallo Stato, in tutte le sue diverse articolazioni. Molti degli interventi legislativi degli ultimi anni danno particolare risalto al ruolo della famiglia e sono volti a favorire le attività di sostegno da parte dei familiari alle persone bisognose di assistenza o comunque in situazione di svantaggio» .
Primari e cittadini sono d'accordo inoltre sull'importanza di organizzare, attraverso la promozione del volontariato, una buona "squadra sociale" che si faccia carico del peso assistenziale che un paziente anziano può richiedere. A tale proposito, l'onorevole Giuseppe Petrella, vicepresidente della Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati, ha riconosciuto come «una buona squadra sociale non possa e non debba fare a meno del volontariato sanitario e assistenziale che può integrare e completare i servizi messi a disposizione dagli enti pubblici per l'assistenza dell'anziano. Una politica tesa al potenziamento del volontariato è auspicabile alla luce della possibilità da un lato, di un risparmio delle risorse, e dall'altro, dell'impiego di soggetti realmente motivati nell'espletamento del loro compito assistenziale. Il potenziamento di tali realtà deve anche passare attraverso l'istituzione di corsi di formazione, dedicati alla descrizione delle di ffi coltà inerenti alla gestione di un paziente anziano e oncologico, per il quale sono necessarie precauzioni e dedizioni particolari. Accanto agli eventi formativi vanno sviluppate iniziative di finanziamento pubblico e privato attraverso la creazione di una rete territoriale di solidarietà, per mezzo non solo di associazioni laiche ma anche religiose» . E ancora. «Più che reperire nuove risorse economiche per l'assistenza dell'anziano oncologico», ha precisato sempre l'onorevole Petrella, «è necessario razionalizzare le risorse già esistenti e già impegnate per l'assistenza dell'anziano attraverso una serie di iniziative da parte degli enti regionali e delle ASL, allo scopo di organizzare incontri tra oncologi ospedalieri e medici di medicina generale e promuovere un vero e proprio team inconsentirebbero la riduzione dei giorni tegrato di lavoro. Tali progetti avrebbero di ospedalizzazione con la conseguente pertanto un duplice scopo di aumentare riduzione dell'aggravio di spese per il il grado di assistenza dell'anziano e dei Sistema Sanitario Nazionale. Inoltre parenti dell'anziano stesso. Parenti che l'assistenza territoriale dell'anziano si sentirebbero maggiormente protetti oncologico è sicuramente legata alla e seguiti da parte dei sanitari. E che presenza di ospedali dotati di reparti oncologici».
Sull'argomento è intervenuta la dottoressa Maria Elisabetta Alberti Casellati, sottosegretario alla Salute: «La necessità di salvaguardare la salute di fasce di età elevata non è solo uno dei compiti istituzionali più importanti, ma costituisce anche un dovere morale per ciascuno di noi. Per un'Italia che invecchia bisogna intervenire sull'intero sistema dei servizi. Il problema dei prossimi anni sarà pertanto costituito dal riuscire a conciliare la limitatezza delle risorse disponibili con una dignitosa "qualità della vita della persona che invecchia". é quindi necessario dotarsi di una strategia unitaria che sappia ricercare, nei principi di civiltà, un equilibrio tra una rete di sostegno formale garantita dalle istituzioni e quella informale al cui centro c'è la famiglia».
A conclusione dell'incontro romano, il dottor Giacomo Di Nepi, amministratore delegato di Novartis, ha ricordato che «le specifiche problematiche del paziente oncologico anziano sottolineano l'assoluta priorità che assume il tema dell'accesso alle terapie innovative, nonché quello degli strumenti economici, organizzativi, politico-sanitario, capaci di garantirlo a tutti. Si tratta di un percorso che vede necessariamente congiunto l'impegno di medici, istituzioni, ma anche di un'azienda come Novartis», ha aggiunto il dottor Di Nepi. «Siamo infatti tutti consapevoli che la nostra capacità d'innovazione non si misura solo con la tecnologia dei laboratori e l'eccellenza dei ricercatori, ma anche con la capacità di essere vicini ai pazienti, di capire le loro esigenze e riuscire ad assicurare, insieme a medici e istituzioni, la cura migliore».
Acido oleico BT contro il tumore al seno
È ormai noto da tempo che la dieta mediterranea è un rimedio salutare per le sindromi metaboliche. Ma è sicuramente una novità che i principi attivi contenuti nell'olio d'oliva siano implicati nella diminuzione del rischio di contrarre il tumore al seno. La scoperta è di un gruppo di ricercatori della Northwestern University di Chicago, diretti dal professor Javier Menendez, che ha recentemente pubblicato gli esiti di uno screening associato all'assunzione di olio extravergine d'oliva. Da tale sperimentazione è emerso che un'alta percentuale di donne a rischio, dal punto di vista del tumore mammario per fattori secondari, è risultata pressoché esente da danni citologici. «L'acido oleico contenuto nell'olio», ha spiegato il professor Menendez, «riduce in misura notevole i livelli di un oncogene, l' Her2/neu , tipico della comparsa di tumori estremamente aggressivi e dalla prognosi infausta. La relativa semplicità di sintesi del principio attivo», ha continuato l'esperto, «farà sì che, con adeguati trattamenti bioingegneristici, lo si possa produrre con le caratteristiche farmacologiche necessarie ad applicarlo come protettivo».
Contro le cellule tumorali del glioma del cervello un virus GM
Il glioma maligno, un tumore del cervello estremamente rapido nell'evolversi e particolarmente aggressivo verso le sinapsi, potrebbe essere arginato e "spento" da un virus biomodificato. é questo il risultato di una recente ricerca condotta per conto del MD Anderson Cancer Center dell'Università texana di Houston. Lo studio ha sequenziato un virus, denominato Delta24Rgd, e ha fatto sì che entrasse in relazione con il retinoblastoma, una proteina che si ritiene coinvolta nello sviluppo tumorale. «Quasi tutte le forme di glioma» , ha precisato il professor Juan FueyoMargareto, coordinatore del progetto, «presentano una forma difettosa del retinoblastoma che normalmente contribuisce a regolare la crescita citologica. Elaborando il Delta24Rgd, lo abbiamo reso sterile con le cellule sane e particolarmente riproduttivo con quelle malate, così da soffocarle. I primi riscontri in vivo», ha concluso ancora il professor Margareto, «sono risultati estremamente incoraggianti e contiamo di continuare la sperimentazione sull'uomo entro brevissimo».
La sanità si rinnova con l'HighTech Cnr
Un puntatore laser con dispositivo scintigrafico per localizzare le lesioni tumorali di pochi millimetri, un naso artificiale per analisi di tipo clinico, sofisticati marcatori di cellule staminali per individuare lesioni cerebrali, radiotraccianti specifici per i tumori alla prostata e alla mammella: queste sono solo alcune delle tecnologie d'eccellenza nate nei laboratori Cnr e presentate durante la Conferenza "Le innovazioni tecnologiche in Sanità", svoltasi a Roma. L'incontro ha avuto l'obiettivo di informare i cittadini sui servizi offerti dalle strutture pubbliche e private e sulle novità nel settore medico. Fiore all'occhiello dei laboratori Cnr è il "naso elettronico", strumento in grado di "odorare" la presenza di patologie interne e di tumori e di rivelarli con immagini olfattive elaborate dal computer. «Il dispositivo», ha spiegato il dottor Arnaldo D'Amico, dell'Istituto per la Microelettronica e Microsistemi (Imm) del Cnr, «ha la potenzialità di fornire indicazioni sulla presenza di malattie, analizzando, tramite sensori olfattivi, il cambiamento degli odori provenienti da sostanze organiche quali urina, pelle e alito del paziente. Il dispositivo ha avuto già una prima fase di sperimentazione presso l'Ospedale Forlanini di Roma e sta interessando diverse strutture ospedaliere nazionali e straniere». Ma le novità riguardano anche gli studi sperimentali. Nel corso della conferenza è stato illustrato, per esempio, l'utilizzo di cellule staminali marcate per seguire i processi responsabili della riparazione dei danni cerebrali. Le analisi sono supportate da una metodologia di imagining funzionale ad alta risoluzione, sviluppata in collaborazione con l'azienda nella quale il Cnr detiene il 25% delle azioni. «Per queste ricerche», ha chiarito il dottor Delio Mercanti, ricercatore dell'Istituto di neurobiologia e medicina molecolare (IM) del Cnr, «abbiamo utilizzato, per la prima volta, tecnologie avanzate e nuove sostanze marcate che permettono di localizzare le cellule staminali e verificarne l'e ffi cacia nel riparare il danno. Lo studio, condotto con test di laboratorio, appare confortante e apre la strada a una fase di ulteriore approfondimento che potrà aggiungere nuove informazioni sul comportamento delle cellule staminali cerebrali, oltre a offrire una metodologia di localizzazione utilizzabile in futuro per i trapianti delle stesse sull'uomo». Altro argomento d'interesse riguarda la sperimentazione di nuovi radiofarmaci per la diagnosi precoce delle neoplasie. «La collaborazione con l'Istituto Demokritos di Atene e l'Università di Roma "La Sapienza"È ha sottolineato il professor Salvatore Stella, responsabile della sezione di Roma dell'Istituto di ingegneria biomedica (Isib) del Cnr, «permette di guardare con fiducia alle nuove tecniche di diagnosi precoce dei tumori, specie per quelli che colpiscono la prostata e la mammella».
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