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La sopravvivenza dei pił piccoli
Minnie Luongo, N. 8/9 agosto/settembre 2005
Il cancro in un bambino sembra ancora più assurdo che in un adulto.
Per fortuna, grazie ai progressi della ricerca e a una battaglia molto combattuta,
la maggioranza di questi piccoli è destinata a lasciarsi la malattia
alle spalle. Ma alcuni tipi di tumori solidi pediatrici sono più aggressivi
degli altri: sono quelli che colpiscono il cervello e purtroppo contro queste
forme di cancro i risultati non sono ancora così soddisfacenti. I tumori
cerebrali infantili ancora oggi rappresentano il lato più oscuro dell'oncologia.
Oggi, a cinque anni dalla diagnosi, solo la metà dei bambini colpiti
da un tumore del sistema nervoso centrale è ancora viva. Sono bambini
tre volte più sfortunati degli altri. Innanzi tutto perché la
loro malattia si chiama cancro, poi perché il loro tumore è ancora
difficile da guarire. Infine perché è una malattia molto rara,
per questo meno toccata dai progressi della ricerca. Per cercare di capire
a fondo i meccanismi molecolari di questi tumori cerebrali, l'Airc (Associazione
Italiana per la Ricerca sul Cancro) ha attivato il "Progetto Interregionale
pediatrico" al quale partecipano sette prestigiose sedi di oncologia pediatrica
in Campania, Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Piemonte, Sicilia e Veneto.
Il progetto, partito quest'anno, durerà tre anni e coinvolgerà soprattutto
la ricerca di base. Al bando hanno già risposto tre cordate di ricercatori
con progetti di altissimo livello; purtroppo le disponibilità economiche
sono limitate e, sino ad oggi, è stata consentita l'attivazione di soli
due progetti (Università di Bologna con la cordata diretta da Guido
Paolucci e Istituto Nazionale dei Tumori di Milano con Maura Massimino).
Tutti i numeri della malattia
Ogni anno circa 1400 famiglie devono confrontarsi
con questo dramma. «La
difficoltà nasce anche dal fatto che sono forme tumorali diverse tra
loro», spiega il professor Achille Iolascon, ordinario di genetica medica
all'Università Federico II e coordinatore dell'Unità di oncologia
pediatrica del CEINGE Biotecnologie avanzate di Napoli. «Alcuni, come
i cosiddetti gliomi a basso grado, non sono particolarmente maligni, anche
se in alcuni casi possono danneggiare il cervello. All'estremo opposto ci sono
tumori ad alto grado di malignità, come il glioblastoma o il medulloblastoma,
che sono invece molto aggressivi. Dove è possibile, la terapia è essenzialmente
chirurgica. A questa segue una radioterapia mirata, che però può dare
problemi di apprendimento e di funzionalità nei piccoli malati. Malgrado
gli sforzi fatti, si è ancora lontani dai progressi terapeutici raggiunti
per la maggior parte dei tumori infantili. Le neoplasie cerebrali pediatriche
sono ancora uno scoglio da arginare. Grazie ai finanziamenti del Progetto pediatrico
Airc siamo riusciti a mettere a punto una banca di materiale biologico già operativa
nei sette centri oncopediatrici (vedi box), dove vengono conservati il tessuto
e il DNA del bambino operato, un prezioso aiuto che ci permette di fare una
diagnosi sempre più precisa. Il nostro desiderio è quello di
realizzare strategie selettive per sconfiggere queste neoplasie in modo da
assicurare diagnosi sempre più precoci e terapie sempre meno tossiche,
ma per proseguire il nostro cammino abbiamo bisogno di finanziamenti».
Contro l'ependimoma si parte dalla ricerca
Lo scopo del Progetto Interregionale
pediatrico coordinato da Maura Massimino, responsabile del gruppo di neuro-oncologia
pediatrica dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano (Int), è di cambiare la vita ai bambini malati
di un tumore cerebrale chiamato ependimoma. «È un forma di tumore
raro del sistema nervoso centrale che colpisce i più piccoli, quasi
la metà dei pazienti ha meno di sei anni», spiega la professoressa
Franca Fossati Bellani, che all'Int dirige l'Unità operativa pediatrica. «In
Italia si ammalano, ogni anno, 20 bambini di età inferiore ai 15 anni.
Nel complesso questo tipo di tumore rappresenta il 10% di tutti i tumori infantili
al sistema nervoso centrale. Sul perché si formano, si sa ben poco,
come è sconosciuta l'anomalia genetica d'origine. Si ritiene però che
sia coinvolto un gene oncosoppressore che potrebbe essere sul cromosoma 22.
Gli ependimomi hanno origine dalle cellule gliali, cioè dal tessuto
connettivo del sistema nervoso che svolge una funzione di sostegno e protezione
delle cellule nervose vere e proprie. L'ambizione del progetto è quella
di capovolgere l'approccio abituale, partendo cioè dalla ricerca e non
dalla clinica. La prospettiva è quella di affiancare agli studi su diagnosi,
terapie e riabilitazione, un'importante ricerca di base. Per questo ci stiamo
concentrando sullo studio dei campioni biologici. Solo esaminandoli a fondo,
potremo capire le correlazioni con le possibilità di guarigione o con
il fallimento delle cure, cosa che ora non siamo in grado di fare. Si tratta
di materiale difficile da raccogliere, bisogna mettersi d'accordo con i neurochirurghi
che lo prelevano dai pazienti. Poi il tessuto va congelato e inviato ai laboratori
che eseguono la ricerca». Da poco l'analisi dei campioni biologici per
lo studio del profilo molecolare avviene presso l'Unità di citogenetica
molecolare dell'Istituto milanese diretta da Gabriella Sozzi, mentre la parte
riabilitativa dei piccoli pazienti viene seguita dall'Istituto Medea di Bosisio
Parini, in provincia di Lecco.
La banca del materiale biologico
Il Progetto Interregionale pediatrico,
coordinato dal professor Guido Paolucci, si concentrerà sul medulloblastoma, un tumore che colpisce già dai
primi mesi di vita. L'obiettivo è quello di identificare i geni che
contribuiscono a rendere molto aggressivi e poco curabili con le normali terapie,
questi tipi di tumore del sistema nervoso centrale. Il Progetto si occuperà anche
delle leucemie dei piccoli nel primo anno di vita. Si tratta di forme rarissime
legate a fattori genetici predisponenti, che però rappresentano la seconda
forma di cancro tra quelle che colpiscono i piccoli. È necessario specificare
che quando il tumore si sviluppa così presto, il difetto all'origine
della malattia è già presente nell'embrione. Può infatti
verificarsi che al momento in cui, nel feto, le cellule dovrebbero cominciare
a differenziarsi per formare i vari tessuti, alcune rimangano come bloccate
nello stadio precedente, continuando cioè a riprodursi. Questi tumori
hanno proprio origine da alcune cellule del cervello che rimangono ferme a
quella funzione. Al centro dell'attenzione è il medulloblastoma, il
più frequente tra i tumori maligni. Esso prende origine dai precursori
delle cellule granulari presenti nello strato granulare esterno del cervelletto
e nel 10-30% dei pazienti la malattia è metastatica all'esordio. Tuttavia
la sopravvivenza, libera da progressione, è attestabile intorno al 50-70%.
Il laboratorio del professor Iolascon, attivo presso il centro di ricerca CEINGE
Biotecnologie Avanzate di Napoli, è da tempo impegnato nell'organizzazione
di una vera e propria "banca di campioni tessutali" di medulloblastoma, campioni
tumorali che provengono, nella maggior parte dei casi, dall'Azienda Ospedaliera
Pediatrica Santobono-Pausillipon di Napoli, centro di riferimento oncologico-pediatrico
per buona parte del Sud Italia. «Il campione bioptico che, solitamente,
riguarda bambini in età compresa tra i 4 e i 10 anni, è fornito
al nostro laboratorio poco dopo essere stato prelevato dal piccolo paziente
e viene immediatamente conservato in azoto liquido (a -168°C di temperatura)
al fine di bloccare eventuali processi di degradazione degli acidi nucleici
e delle proteine, che potrebbero manifestarsi subito dopo la resezione chirurgica»,
spiega Iolascon. «Con il tessuto, inoltre, è fornito al laboratorio
anche un campione di sangue periferico, dal quale viene recuperato il siero
per eventuali e successivi studi funzionali, nonché estratto il relativo
DNA. L'intero materiale biologico viene infine catalogato e archiviato e le
differenti biopsie vengono classificate in base a determinati criteri di riferimento,
al fine unico di poter organizzare dei gruppi omogenei di campioni sui quali
effettuare successivamente le nostre indagini molecolari. Lo scopo del progetto
portato avanti dal nostro laboratorio è, dunque, la creazione di una
banca dati nella quale sia possibile classificare, dopo averlo attentamente
individuato e studiato, il maggior numero possibile di tessuti tumorali di
medulloblastoma, in modo tale da avere chiare e continuare a indagare, le differenze
eventualmente esistenti su larga scala nei diversi profili di espressione genica
rinvenibili tra i medesimi campioni tumorali, nonchè tra questi ultimi
e i campioni di controllo sani a disposizione. In questo modo, il lavoro quotidiano
dei nostri ricercatori è tendenzialmente indirizzato all'individuazione
e all'analisi di eventuali nuovi geni e pathways che potrebbero essere, a qualsiasi
condizione, coinvolti nelle manifestazioni di medulloblastoma».
Box: Airc, 40 anni di ricerca
Oggi in Italia ci sono laboratori,
scienziati all'avanguardia e centri di eccellenza in grado di curare il cancro
nel migliore dei modi. Tutto questo è stato
possibile grazie anche al contributo dell'Airc, l'Associazione Italiana per
la Ricerca sul Cancro, che ha finanziato centinaia di progetti scientifici
selezionati. Quest'anno l'associazione ha festeggiato i 40 anni di ricerca,
con il primo appuntamento "L'Azalea della Ricerca", avvenuto lo scorso 8 maggio.
In tutti questi anni l'Associazione ha compiuto un cammino di progressi cruciali
nella lotta contro il cancro che hanno permesso di cambiare radicalmente l'approccio
alla malattia. Ora l'Airc ha deciso di sostenere la ricerca sui tumori infantili
ancora resistenti alle cure, come quelli del sistema nervoso centrale. Il Comitato
ha fortemente voluto un "Progetto Speciale" che vede il meglio dell'oncologia
pediatrica italiana impegnata nella grande sfida per debellare, in modo definitivo,
i tumori dei più piccoli. Quattordici ricercatori sono già al
lavoro e a questi se ne aggiungeranno presto altri per costituire una task
force che si avvarrà di moderne tecnologie e di ricerche all'avanguardia
nell'oncologia molecolare, per offrire alle future generazioni una vita libera
dal cancro.
Info
numero verde: 840.001.001
sito: www.airc.it
Per contributi: c/c postale 307272
Indirizzi utili
Azienda ospedaliera pediatrica Santobono - Pausillipon
Via Posillipo,
226 - 80122 Napoli
Centralino: 081.2205111 Fax: 081.220.5418-5541 Prenotazioni/informazioni:
199.199.888
Sito: http://www.santobono.na.it
Istituto nazionale per la cura e lo studio dei tumori - Milano
Via Venezian, 1 - 20133 Milano
Centralino: 02.23901 Prenotazioni/informazioni: 02.23902541
- 02.23904000
Sito: http://www.istitutotumori.mi.it
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