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Terapia combinata: evita una recidiva su 4

Annalisa Cretella, N. 10 ottobre 2005

Guarigione per un paziente su quattro a rischio di avere una recidiva del tumore del colon. E’ questo il risultato importantissimo a cui sono arrivati due studi internazionali, a cui hanno partecipato anche diversi centri italiani, presentati nel congresso mondiale sui tumori gastrointestinali di Barcellona, lo scorso giugno.
In base ai dati raccolti si è dimostrato che c’è una nuova arma per combattere il terzo big killer dei tumori, dopo quello del polmone negli uomini e del seno nelle donne. I due studi internazionali hanno dimostrato l’efficacia della combinazione della terapia farmacologica tradizionale con farmaci di nuova generazione, come la più recente molecola a base di platino chiamata oxaliplatino. Questa agisce interferendo con il processo di divisione delle cellule che hanno una crescita rapida, come quelle tumorali, e ne impedisce così la proliferazione. Utilizzando questa terapia combinata subito dopo l’intervento chirurgico è possibile evitare le recidive in un caso su quattro, come hanno dimostrato i due studi presentati in Spagna e ai quali hanno partecipato anche alcuni ospedali italiani, tra i quali l’Istituto Tumori di Milano. Il primo studio che ha dimostrato l’efficacia di questo approccio si chiama Mosaic ed è stato condotto su 2.246 pazienti di 146 centri in 20 Paesi, compresa l’Italia. E’ emerso che il rischio di avere una ricaduta si riduce del 25% nei pazienti operati e sottoposti alla terapia combinata. Questo equivale a dire che c’è un aumento del 25% di sopravvivenza a 5 anni col trattamento postoperatorio dei carcinomi del colon retto. Trasferendo questi dati alla situazione italiana, significa salvare dalla ricaduta circa 1.000 pazienti in più, a fronte di effetti collaterali accettabili. Il secondo studio, condotto da un gruppo internazionale chiamato National Surgical Adjuvant Breast and Bowel Project (NSABP) e condotto su 2.407 pazienti, ha dimostrato che a tre anni dall’intervento chirurgico il rischio di recidiva si riduce del 21%.
Il cancro del colon, dunque, è diventato un po’ più vulnerabile grazie agli ultimi studi. Il terzo dei big killer fra i tumori, può essere aggredito in modo più efficace in modo da ridurre molto il rischio di recidive e guarendo così mille persone in più ogni anno in Italia. Secondo i risultati delle ultime scoperte un paziente su quattro in più rispetto allo standard finora applicato non avrà una recidiva di malattia entro i 5 anni dalla diagnosi. Altra cosa importante è che la terapia che ha permesso di raggiungere questo risultato è già disponibile per i pazienti. I risultati sono stati tali da permetterne l’autorizzazione, proprio di recente in Italia dall’Agenzia del farmaco (AIFA). La nuova arma che, se utilizzata subito dopo l’intervento chirurgico, riesce a evitare una recidiva su quattro si basa sulla combinazione dei farmaci tradizionali con la più recente molecola, l’oxaliplatino, che agisce interferendo con il processo di divisione delle cellule che hanno una crescita rapida, come quelle tumorali, e ne impedisce così la proliferazione.
La situazione era molto diversa in passato; fino al ‘98 il trattamento per questi tumori era effettuato con il fluorouracile e la sopravvivenza, nei pazienti con ripresa di malattia, era di un anno circa. Oggi sono cambiati gli standard mondiali di trattamento. In Europa era stata già individuata la svolta data dal connubio tra il fluorouracile e l’oxaliplatino. Questo secondo ingrediente, non solo ha contribuito alla riduzione del rischio di recidiva, ma, secondo gli specialisti ha raddoppiato la sopravvivenza media portandola da uno a due anni, in stadio di malattia avanzata. I dati resi noti a Barcellona e quasi contemporaneamente a Bari durante il congresso nazionale del Gruppo Oncologico dell’Italia meridionale (Goim) sono stati accolti con entusiasmo dagli esperti perché rappresentano un passo in avanti decisivo contro un tumore che ogni anno provoca nel mondo oltre mezzo milione di morti e che in Italia ha un incidenza di 75-80 casi su 100.000 abitanti, colpendo annualmente circa 41.000 persone (27mila uomini e 14 mila donne), uccidendone 17.000. Oltre un terzo dei pazienti muore e solo fino a dieci anni fa la chirurgia era l’unica arma. Adesso le cose sono cambiate.
Per nessun’altra forma di tumore negli ultimi dieci anni si è assistito a un progresso così importante. Se con il solo intervento chirurgico guariva la metà dei pazienti con linfonodi interessati da malattia, mentre l’altra metà presentava una recidiva o una metastasi entro i cinque anni successivi, l’aggiunta della chemioterapia consente di guarire circa il 25% di pazienti in più. Per tutti questi motivi è particolarmente importante il primo risultato ottenuto dal tavolo di lavoro congiunto istituito due mesi fa dall’Agenzia Italiana del farmaco (AIFA) e dall’AIOM, ossia il documento che solo un paio di mesi fa ha autorizzato l’uso adiuvante (ossia subito dopo l’intervento chirurgico al fine di prevenire recidive) dell’oxaliplatino. Obiettivo del tavolo di lavoro, è proprio quello di creare una corsia preferenziale per rendere disponibili i farmaci antitumorali più innovativi, e proporre soluzioni per rendere più facilmente accessibili ai pazienti i farmaci antitumorali ad alto costo, con eventuali interventi tecnici sui meccanismi di rimborsabilità.

Cancro colon retto: al via la campagna di screening che coinvolgera’ over-50 in tutta italia
Il tumore del colon retto è una patologia ‘silenziosa’ che colpisce 32 mila italiani l’anno, ma la prevenzione può ridurre dell’80% l’incidenza della malattia. Per combatterla si svolgerà fino al 2007 una grande campagna di prevenzione, con un programma di screening che coinvolgerà uomini e donne ultra cinquantenni in tutta Italia. Questa forma tumorale rappresenta in Europa una vera e propria emergenza socio-sanitaria. Per questo il Ministero della Salute e la Conferenza Stato-Regioni hanno deciso di inserirla nel Piano della Prevenzione 2005-2007. Gli strumenti per diagnosticare tempestivamente questa malattia sono, essenzialmente, i test del sangue occulto nelle feci e la colonscopia. Si tratta di esami gratuiti, se prescritti dal medico. A partire dai 40 anni i controlli periodici sono consigliati alle persone a rischio, per esempio a chi ha avuto casi di tumore del colon in famiglia. Avviare programmi nazionali di screening è particolarmente importante perché la sopravvivenza alla malattia è direttamente legata all’estensione del tumore al momento della diagnosi. Secondo gli esperti è possibile prevenire il tumore del colon in 9 casi su 10 e le conoscenze più recenti sulla biologia di questa forma di tumore permettono di identificare gli individui a rischio e di interrompere il processo di trasformazione maligna già al livello delle lesioni pre-cancerose.
La campagna nazionale di sensibilizzazione ‘L’apparenza spesso inganna, la prevenzione del tumore del colon può salvarti la vita’ (vedi Prevenzione Tumori di aprile 2005), è stata avviata già da diverso tempo e il cancro del colon retto è stato anche inserito nel Piano Nazionale della Prevenzione. Grazie a parte dei fondi, complessivamente 240 milioni di Euro, stanziati dal Ministero della Salute e dalla Conferenza Stato-Regioni per le campagne di prevenzione delle emergenze sanitarie, partirà dunque uno screening sulla popolazione che coinvolgerà progressivamente tutte le Regioni italiane. Promotori della campagna sono la Federazione Italiana delle Malattie Apparato Digerente, gli Istituti Tumori e la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, con il supporto della Fondazione Johnson & Johnson. L’iniziativa ha ottenuto l’alto patronato della Presidenza della Repubblica ed è patrocinata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dal Ministero della Salute. Lo scopo di questo secondo triennio della campagna è quello di ridurre di oltre l’80% l’incidenza del cancro del colon retto nella popolazione italiana, attraverso uno screening capillare. Un obiettivo ambizioso, che potrà essere raggiunto solo con una stretta collaborazione tra Società Scientifiche e Medici di Medicina Generale, che dovranno invitare i soggetti a rischio a sottoporsi agli esami di screening. A questo scopo, sono stati accreditati 300 centri di endoscopia e gastroenterologia su tutto il territorio. Sono state identificate le popolazioni a maggior rischio di cancro colo-rettale: soggetti a rischio generico di oltre cinquant’anni di età e soggetti a rischio aumentato che hanno avuto in famiglia uno o più casi, sofferenti di poliposi adenomatosa o di malattie infiammatorie intestinali. Contro il cancro colo-rettale, è utile seguire due progetti di prevenzione: una prevenzione primaria, basata sulla correzione dello stile di vita e sulla lotta al tabagismo, e una prevenzione secondaria, che consiste in una vera e propria anticipazione diagnostica attraverso i test di screening, come appunto l’endoscopia del colon retto e la ricerca di sangue occulto nelle feci. Quest’ultimo esame, ha fatto registrare una riduzione della mortalità in una percentuale compresa tra il 18 ed il 33% e utilizzando la colonscopia, il dato statistico è salito al 60%. I protocolli di prevenzione europei convergono nel raccomandare di eseguire, dopo i 50 anni, l’esame del sangue occulto nelle feci ogni 12-24 mesi e, come opzione, una colonscopia ogni 10 anni.

I fattori di rischio dei tumori del colon-retto
Stile di vita
Diversi studi hanno dimostrato che esistono fattori ambientali (in particolare relativi allo stile di vita ed all’alimentazione) che si associano a un aumentato rischio di cancro del colon-retto.
Tra i fattori dietetici si trovano: l’eccessiva assunzione di grassi animali, di carni rosse e una dieta ipercalorica con zuccheri e carboidrati. Anche il sovrappeso si associa a un aumento del rischio. Mentre l’attività fisica e un’alimentazione ricca di vegetali, fibre e cereali aiutano a ridurre il rischio di cancro colo-rettale.
Fattori ereditari
E’ possibile ereditare il rischio di ammalarsi di cancro del colon-retto se nella famiglia di origine si sono manifestate alcune malattie che predispongono alla formazione di polipi e tumori dell’intestino.
Età
L’incidenza è dieci volte superiore tra le persone di 60-64 anni rispetto a quelle di 40-44 anni.
Malattie dell’intestino
Alcune malattie croniche infiammatorie intestinali (come la rettocolite ulcerosa e il Morbo di Crohn) rendono necessari controlli periodici, in quanto costituiscono a loro volta un fattore di aumentato rischio di cancro del colon-retto

Arriva la prima chemioterapia in compresse per la cura del tumore del colon retto
Anche per i malati di tumore del colon avanzato è ora disponibile una nuova chemioterapia orale, la capecitabina. Niente più ricoveri frequenti in ospedale, dunque, e cicli di cura debilitanti, né applicazione chirurgica di cateteri venosi o uso di dispositivi di infusione.
Solo alcune compresse, da prendere a colazione e a cena, per due settimane; e poi sette giorni senza farmaci. Sembra la prescrizione di una qualsiasi terapia antibiotica per curare una comune infezione, ma non è così. Stiamo parlando di un’importantissima novità nella terapia oncologica e le compresse in questione sono un chemioterapico per la cura del tumore del colon retto. La chemioterapia in compresse è stata presentata alla stampa, all’Istituto dei Tumori di Milano dal professor Emilio Bajetta, direttore della Struttura Complessa di Oncologia Medica 2. Quella del colon retto è la terza neoplasia per diffusione nel nostro Paese, con circa 41.000 casi registrati ogni anno e 17.000 morti. Sono tanti, dunque, i pazienti che potranno essere interessati alla capecitabina, la prima molecola di questo tipo di farmaci a essere disponibile in formulazione orale (nei malati in stadio avanzato) e che rappresenta un passo avanti enorme nell’approccio a questo tumore, considerato il terzo big killer fra le malattie oncologiche. A provare l’efficacia del chemioterapico in compresse ci sono i dati di uno studio internazionale, effettuato su più di 2 mila pazienti nel mondo. Questo ha dimostrato la notevole efficacia della nuova chemio, anche nelle fasi precoci della malattia, subito dopo l’intervento chirurgico (terapia adiuvante). Secondo quanto fanno sapere dall’Istituto Nazionale Tumori di Milano, i risultati sono stati così eclatanti che l’EMEA, ente europeo per la registrazione dei farmaci, ha autorizzato questa nuova indicazione in tutta Europa. La capecitabina ha infatti offerto performance migliori rispetto alla terapia standard con 5-fluorouracile, riducendo le recidive di malattia valutate dopo tre anni dall’intervento chirurgico, a favore della sopravvivenza e della qualità della vita. L’altro vantaggio da non sottovalutare, come sottolineano gli oncologi, è che il farmaco può essere assunto dal malato comodamente in casa sua, il che significa non doversi sottoporre più a ricoveri continui in ospedale e fare cicli di cura sfiancanti, e dire addio anche a tutte quelle sonde e dispositivi di infusione, con un comprensibile e oggettivo miglioramento della qualità di vita. Inoltre c’è tutto il discorso che riguarda gli effetti collaterali, che con questa cura sono molto meno rilevanti: è diminuita sensibilmente la perdita di capelli, così come sono meno frequenti gli episodi di diarrea e le stomatiti. Questo aspetto è molto importante per la qualità di vita del paziente: due terzi dei malati infatti soffrono di dolore, il 20% ha vomito nelle 24 ore successive alla chemioterapia tradizionale, tutti poi subiscono il contraccolpo psicologico della diagnosi, una prostrazione psicofisica che può causare l’allontanamento dalla terapia e diminuire anche del 10% la risposta al trattamento anticancro. Ma c’è dell’altro. I risultati degli studi condotti hanno confermato un’efficacia paragonabile alla terapia standard per quanto riguarda la sopravvivenza libera da malattia ma con una maggiore riduzione del rischio di recidiva. E’ stato inoltre dimostrato che un paziente trattato con capecitabina (che ha avuto il via libera dalla Commissione Europea anche per il trattamento adiuvante del tumore del colon) ha bisogno in media di solo 8 visite in ospedale rispetto alle 30 necessarie per il trattamento standard.

Indirizzi utili
Istituto Nazionale per la cura e lo studio dei tumori
Via Venezian, 1 - 20133 Milano
Centralino: 02.23901
Prenotazioni/informazioni: 02.23902541 – 02.23904000
Sito internet: http://www.istitutotumori.mi.it
Professor Bajetta, direttore della Struttura Complessa di Oncologia Medica 2 - tel.02.23901

Azienda ospedaliera San Giovanni Addolorata
Piazza San Giovanni in Laterano, 76 - 00185 Roma
Centralino: 06.77051
Prenotazioni/informazioni: 06 77288500 - 800 213391
Professor Huscher, direttore dell’U.O. Divisionale di Chirurgia - tel.06.77055914

Fondazione Salvatore Maugeri
Via Ferrata, 8 - 27100 Pavia
Centralino: 0382.5921
Prenotazioni/informazioni: 0382.5921
Professor Catona, primario di Chirurgia generale e mininvasiva - tel.. 0382.592292

Per approfondimenti
www.cancrocolon.it trovi l’elenco dei centri dove viene effettuato lo screening
www.tumori.net/it
www.gastroenterologia.net
www.gastronet.it

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