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Uno studio tutto italiano sui tumori mammari in donne anziane

Minnie Luongo, N. 10 ottobre 2005

Pubblicato sul prestigioso “Journal of Clinical Oncology” (organo ufficiale dell’American Society of Clinical Oncology), uno studio firmato dal professor Emilio Bajetta, direttore della Struttura Complessa di Medicina Oncologica 2 dell’Istituto Nazionale per lo studio e la cura dei tumori di Milano, e del suo staff, tratta dell’utilizzo della capecitabina in pazienti anziane con tumore mammario metastatico.
E proprio con l’aiuto del professor Emilio Bajetta, e della dottoressa Laura Catena, dell’Istituto dei Tumori, cerchiamo di spiegare l’importanza dei risultati di questo studio.

Tumore mammario e donne anziane
“Il carcinoma mammario rappresenta una patologia a elevata incidenza che riconosce come maggior fattore di rischio l’età- premette il professor Emilio Bajetta-. Inoltre, le donne con età superiore a 65 anni presentano tassi di incidenza e mortalità, per questa patologia, maggiori rispetto alle donne più giovani.
L’allungamento della vita media, pertanto, impone l’identificazione di un’adeguata strategia terapeutica per le pazienti anziane affette da carcinoma mammario.
Le pazienti con età superiore ai 65 anni, considerate “fragili” per la frequente presenza di patologie di accompagnamento alla problematica oncologica (malattie cardio-vascolari, diabete ecc..) e per il fisiologico decadimento delle condizioni generali (per esempio, la riduzione della funzionalità renale), spesso ricevono un trattamento sub-ottimale , temendo una maggiore incidenza di effetti collaterali conseguenti alle terapie oncologiche”.
Per questa ragione, sono anche poco numerosi gli studi clinici di terapia medica dedicati a pazienti con età superiore a 65 anni.

Lo studio
Nella Struttura Complessa di Oncologia Medica 2, presso l’Istituto Nazionale per lo Studio e la cura dei Tumori di Milano, è stato condotto- dal maggio 1999 al febbraio 2003- uno studio clinico atto a valutare l’efficacia e la sicurezza di un trattamento chemioterapico con Capecitabina (Xeloda“ Hoffmann- La Roche Inc., Nutley NJ) in donne affette da carcinoma mammario avanzato.
“La capecitabina,-spiega la dottoressa Laura Catena- è una fluoropirimidina orale, che viene assorbita a livello del tratto gastro-enterico, e successivamente metabolizzata a 5Fluorouracile (5FU) attraverso una cascata enzimatica a tre step. L’attivazione della capecitabina a 5FU avviene in modo preferenziale a livello del tessuto tumorale (alcuni studi clinici di fase II avevano dimostrato l’efficacia e la sicurezza della molecola nel trattamento del carcinoma mammario avanzato, pretrattato con taxani e antracicline)”.

I risultati
Riassume il professor Bajetta: “I risultati della ricerca dimostrano come il farmaco capecitabina sia ben tollerato ed efficace in persone anziane affette da carcinoma mammario metastatico. La risposta alla terapia, infatti, si è dimostrata in oltre il 30 percento delle pazienti trattate, mentre solo 10 percento di loro mostrava una tossicità di rilievo”.
”Allo studio-continua Bajetta- è stato dedicato, sullo stesso numero della rivista, anche un editoriale dal titolo "II paziente anziano non sempre è fragile", a firma del dottor Matti Aapro del Multidisciplinary Oncology Institute di Genolier( Svizzera), uno dei massimi esperti mondiali sul trattamento del carcinoma mammario.
Dopo aver definito "eccellente" il lavoro, Aapro spiega che esso
" esemplifica un problema incontrato in molti studi rivolti a una "speciale" popolazione in quanto, spesso, nei pazienti anziani si tende a ridurre il dosaggio della terapia. Questo studio dimostra invece che, attraverso modalità corrette di somministrazione e un attento monitoraggio dei pazienti, è possibile mantenere il dosaggio del farmaco antineoplastico a livelli ottimali e quindi ottenere i risultati terapeutici attesi”.

Le modalità
“La ricerca condotta all'Istituto Tumori di Milano- spiega la dottoressa Catena- ha portato alla conclusione che il dosaggio di capecitabina a 1000 mg/m2 due volte al giorno merita di essere considerato come il trattamento "standard" per le pazienti anziane con tumore alla mammella metastatico”
“Hanno aderito allo studio 73 pazienti con oltre 65 anni (età mediana 73 anni, range 65-89 anni) affette da carcinoma mammario in prima o seconda linea di chemioterapia per la malattia metastatica.
Le pazienti venivano sottoposte a chemioterapia con capecitabina per via orale, al dosaggio di 2500 mg/mq/die, successivamente ridotto a 2000 mg/mq/die; la terapia veniva assunta dalle pazienti al domicilio per 14 giorni consecutivi ogni 21.
La riduzione del dosaggio effettuata durante lo studio ha permesso di minimizzare gli effetti collaterali mantenendo invariata l’efficacia. Infatti, il tasso di risposte per le pazienti trattate con 2500 mg/mq/die era pari al 36,7 percento, mentre a dosaggio inferiore era del 34,9 percento.
Le pazienti trattate con capecitabina al dosaggio di 2000 mg/mq/die sperimentavano per lo più effetti collaterali di grado moderato (tossicità grado I e II) quali: astenia (35%), nausea (28%) e sindrome mano-piede (35%), che non hanno peraltro mai richiesto l’interruzione permanente della terapia.
E’ stata anche valutata la relazione tra funzionalità renale e incidenza di effetti collaterali, con evidenza di sicurezza del farmaco se somministrato a pazienti con creatinina clearance > 30 mL/min”.
Lo studio, pertanto, ha portato alla conclusione che il trattamento con capecitabina nelle pazienti con età superiore a 65 anni affette da carcinoma mammario avanzato è efficace e sicuro, e può essere considerato uno “standard” nelle pazienti anziane candidate a chemioterapia.
Inoltre, durante il trattamento è stata ottenuta un’ottima compliance da parte delle pazienti, agevolata dalla somministrazione orale del farmaco(che è risultata psicologicamente più accettabile rispetto ai trattamenti somministrati per via endovenosa)”.

La Capecitabina
E’ un nuovo chemioterapico, disponibile in compresse, che consente di evitare gli inconvenienti legati alla terapia intravenosa. Viene solitamente utilizzato nel trattamento dei tumori metastatici del colon-retto e della mammella.
Modalità di somministrazione
Il paziente segue un regime terapeutico molto semplice, che prevede l’assunzione del farmaco due volte al giorno (a colazione e a cena), per due settimane, con un periodo di riposo di una settimana.
La peculiarità di questo principio attivo? Possiede un meccanismo di attivazione in tre fasi. Una volta assunto, viene assorbito attraverso l’intestino ed entra nel circolo sanguigno, rimanendo inattivo. Nelle prime due fasi, che avvengono nel fegato, la capecitabina si converte in agente tumoricida, restando però non tossica. La molecola comincia ad agire solo nella terza fase quando, ormai giunta all’interno delle cellule tumorali, si trasforma in 5-fluorouracile grazie a un enzima presente in quantità molto più elevate nelle cellule tumorali rispetto a quelle sane. In virtù di questo meccanismo, il farmaco ha la possibilità di agire dove serve, colpendo le cellule malate. A differenza del 5-fluorouracile somministrato per via venosa, il principio attivo viene utilizzato in modo più selettivo dalle cellule malate.
Gli studi sull’efficacia
Diversi studi clinici hanno dimostrato una maggiore capacità da parte della capecitabina di ridurre la massa tumorale rispetto al tradizionale fluorouracile. I pazienti sperimentano meno effetti collaterali rispetto alla terapia tradizionale, riducendo soprattutto il rischio di diarrea, stomatiti, perdita di capelli. Ne risulta un minor bisogno di ricoveri ospedalieri.
La somministrazione orale, inoltre, migliora sensibilmente la qualità di vita del paziente, non più gravato dalla necessità di recarsi periodicamente in ospedale per il trattamento e di subire interventi per l’applicazione del catetere, che rimane all’interno di una vena per tutta la durata della terapia, e dei dispositivi di infusione.
Possibili effetti collaterali
Tuttavia, anche la capecitabina può avere effetti collaterali: nausea, vomito, diarrea e sindrome mano-piede, che ricorrono però con frequenza significativamente più bassa rispetto al fluorouracile, fatta eccezione per la sindrome mano-piede e la diarrea. In particolare, la minor diminuzione dei globuli bianchi rende il paziente meno soggetto alle infezioni e alle conseguenti ospedalizzazioni.

Un volume per l’istituto dei tumori
Anche molti milanesi “doc” ignorano che a qualche passo dal centro della città, sotto i palazzi patrizi dell’Ottocento, giacciono i resti della Milano romana. Per questo motivo Unione Fiduciaria, che attualmente occupa il palazzo Majnoni di Via Amedei 4, ha deciso di dare alle stampe un libro che racconti la storia di questa via e del suo quartiere, partendo proprio dalla villa romana, i resti della quale sono ancora visibili nei sotterranei del Palazzo. Si intitola per l’appunto “Palazzo Majnoni d’Intignano” il volume scritto dalla professoressa Laura Poli, con la prefazione di Marco Vitale: il ricavato della vendita del libro verrà devoluto all’Istituto dei Tumori di Milano.

Indirizzi utili
Istituto nazionale per la cura e lo studio dei tumori
Via Venezian, 1 - 20133 Milano
Centralino: 02.23901 Prenotazioni/informazioni: 02.23902541 - 02.23904000
Sito. www.istitutotumori.mi.it
Struttura Complessa di Medicina Oncologica - 02.23901

Istituto nazionale per la ricerca sul cancro
Largo Benzi, 10 - 16132 Genova
Centralino: 010.56001
Sito: www.istge.it
Senologia: - 010.5600866
Oncologia medica – 010.5600669
Oncologia chirurgica – 010.5600859

Azienda sanitaria ospedaliera san giovanni battista (molinette)
Corso Bramante 88/90 - 10126 Torino
Centralino: 011.6331633
Prenotazioni/informazioni: 011.633.2220-5906
Sito: www.molinette.piemonte.it
Oncologia geriatria: professor Mario Molaschi - 011.6336734

Per approfondimenti
www.mastectomia.it
http://www.regione.emilia-romagna.it/screening/
www.osservatoriotumori.it

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